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mercoledì 26 gennaio 2011

Cattolici dell’altro mondo

Quando leggerete questo articolo, il presidente Barack Obama avrà probabilmente già tenuto il suo discorso sullo “Stato dell’Unione” al Congresso in seduta plenaria, e sarà senza dubbio questo il tema che terrà banco sui media per il resto della settimana.

Tutti si aspettano un discorso ideologicamente “centrista”, che enfatizzi la riduzione della spesa federale e la creazione di nuovi posti di lavoro attraverso “l’investimento” (cioè la spesa!) del denaro risparmiato con i tagli alla spesa. Sembra contraddittorio? Vuole esserlo.

I Repubblicani sono pronti a insistere su maggiori tagli alla spesa, magari tornando ai livelli del 2006, ma i Repubblicani del Tea Party non sono inclini a negoziare e hanno perfino scelto, per rispondere al discorso del presidente, una persona diversa da quella scelta dal Partito Repubblicano “ufficiale”.

Tuttavia, questo confronto avverrà verosimilmente in modo da riflettere la nuova “correttezza”, che si suppone ciascuno faccia propria in risposta alla tragedia di Tucson di poche settimane fa, come sollecitato dal presidente, la cui popolarità ha cominciato a crescere dopo il suo discorso sui fatti di Tucson. Sembra quindi che Repubblicani e Democratici saranno insieme, piuttosto che nel tradizionale schieramento su due fronti (si spera che il “popolo americano” veda oltre tutti questi gesti da show-business. Ma chi lo sa, sempre più gente ha una visione della vita filtrata dagli spettacoli televisivi. Posso immaginare che i sostenitori del Tea Party e i poveri guarderanno a tutto questo con scetticismo).

Secondo i commentatori, c’è un altro movimento politico la cui popolarità è crescente: “l’ala sinistra dei libertari”, come descritta da Sheldon Richman in un interessante articolo nell’ultimo numero di The American Conservative (due miei riferimenti a questa rivista nei miei articoli faranno pensare ai miei amici moderati di sinistra che io stia rischiando di perdere la mia identità politica, che presumono essere simile alla loro. Non devono preoccuparsi, perché sono ancora ben radicato nel “Partito Mistico”, che non è né di destra, né di sinistra, progressista o conservatore, ma, al di sopra di tutto questo, avvolto nel Mistero).

Questi libertari di sinistra in favore del libero mercato hanno forti radici nel pensiero politico americano, come spiega Richman nel suo articolo, e anche se divisi al loro interno (naturalmente!), sembrano guadagnare popolarità. A volte appaiono simili al Tea Party, altre volte si riferiscono positivamente al pensiero marxista. Sebbene il neo conservatorismo sia il loro comune nemico, possono essere definiti dei “neo-liberal”.

In questa atmosfera politica di cecità e totale confusione, ho riletto il messaggio di Papa Benedetto XVI per la Giornata Mondiale della Pace 2011. È un documento che va alle radici della dottrina sociale cattolica, tanto soddisfacente sotto il profilo intellettuale, quanto “bello” da ammirare. Direi che è un “altro mondo” rispetto al nostro attuale dibattito nazionale; questo è proprio il punto, è un altro mondo, ma in questo mondo e con lo scopo di salvare la nostra umanità dal nichilismo attuale.

Come al solito, mi chiedo quanti cattolici sono preparati per essere testimoni del tipo di vita che il documento descrive e definisce possibile e che corrisponde ai nostri bisogni e desideri. L’interesse dimostrato la scorsa settimana nella Chiesa e tra le personalità politiche e accademiche di Porto Rico per la presentazione di Don Julián Carrón de Il Senso Religioso di Don Giussani, come successo anche al New York Encounter, ci fa sperare che le cose stiano cambiando.

http://www.ilsussidiario.net

martedì 25 gennaio 2011

I cattolici del PdL scrivono ai credenti italiani: “Non credete ai pettegolezzi su Silvio”

Quando si pensa che la politica italiana abbia raggiunto il fondo, ecco che Gasparri, Quagliariello e Formigoni cominciano a scavareI cattolici italiani sono come gli anglicani: il papa è il papa, invece il capo è  Berlusconi. Questa è l’unica spiegazione per la “lettera aperta ai credenti” orchestrata dai cosiddetti ‘cattolici del PdL, che con audacia e sprezzo del ridicolo si rivolgono ai fedeli dicendo che è tutto un equivoco proprio nel giorno in cui persino Benedetto XVI non ha potuto esimersi dal criticare Silvio.
LA LETTERA - Una ‘marea di pettegolezzi’ rischia di farci tutti ‘trascinare da un moralilsmo interessato’ contro Berlusconi. Un moralismo che ‘nulla ha a che fare con la imitatio Christi a cui la Chiesa ci invita’. Un moralismo che puo’ diventare una ‘trappola’ e ingannare i cittadini. Per questo con una lettera aperta ai cattolici italiani i cattolici del Pdl chiedono di ‘sospendere il giudizio’ di dare tempo perche’ ‘la polvere e il fango si depositino’ in modo di conoscere la verita’ e di permettere ai credenti del Pdl di continuare a ‘lavorare per il bene comune’, sostengono nella lettera i firmatari, che sono Raffaele Calabro’, Roberto Formigoni, Maurizio Gasparri, Maurizio Lupi, Alfredo Mantovano, Mario Mauro, Gaetano Quagliariello, Eugenia Roccella, Maurizio Sacconi. Da segnalare, all’interno della cerchia, Mantovano che oggi sul Corriere diceva che Berlusconi doveva presentarsi ai giudici; Formigoni, nelle cui liste è stata eletta Nicole Minetti, protagonista dei bunga bunga; una serie di ciellini, un ex socialista recentemente convertito e persino una passata femminista e un radicale. Di certo sono autorevoli quanto i Vangeli.
IL TESTO – Ecco il testo completo della lettera.
‘Cari amici, in un momento tanto confuso e delicato per il nostro paese vorremmo evitare che la marea dei pettegolezzi che invade ogni giorno le pagine dei giornali finisca per oscurare il senso del nostro lavoro quotidiano per il bene comune. C’e’ il rischio di farsi tutti confondere o trascinare dall’onda nera, lasciandosi strumentalizzare da un moralismo interessato e intermittente, che emerge solo quando c’e’ di mezzo il presidente Berlusconi. Un moralismo che nulla ha a che fare con quella ‘imitatio Christi’ a cui la Chiesa ci invita, e che anzi non si fa scrupoli a brandire per fini politici, e in senso opposto a seconda delle convenienze di parte, l’idea della morale cristiana.


L’enorme scossone mediatico e politico di questi ultimi giorni non si comprende appieno se non come l’ultimo atto di un’offensiva giudiziaria iniziata con Tangentopoli: il tentativo di una piccola ma agguerrita minoranza di magistrati di interferire pesantemente negli assetti politici, per determinare nuovi equilibri che prescindano dal consenso popolare. Diciassette anni fa c’erano gli arresti spettacolari: politici e personaggi pubblici sfilavano in manette sotto telecamere impietose, e la carcerazione preventiva era lo strumento privilegiato di alcune procure. Ma quante di quelle accuse, urlate da certi magistrati con tanta sicurezza da sembrare indubitabili, si sono rivelate poi vere? Certamente sono stati riconosciuti dei colpevoli, anche se altri pur imputabili delle stesse responsabilita’ sono stati risparmiati e in alcuni casi nemmeno sfiorati dall’ombra del sospetto. Quel che e’ piu’ grave, pero’, in numerose occasioni processi condotti nelle aule dei tribunali sono giunti a ben altre conclusioni rispetto alle accuse iniziali.
Le tante assoluzioni che pure ne sono seguite, pero’, non potranno mai ripagare l’ingiustizia subita da chi vi si e’ trovato coinvolto, soprattutto da chi non ce l’ha fatta e si e’ tolto la vita. E intanto, il paese ha pagato e paga ancora oggi le conseguenze di indagini a senso unico che hanno azzerato il ceto politico moderato, rallentato e inibito la capacita’ decisionale delle pubbliche amministrazioni, indebolito la grande impresa italiana. Adesso la carcerazione preventiva e’ stata sostituita dalla gogna preventiva. Si butta nella pubblica piazza con una violenza inusitata la presunta vita privata delle persone (presunta perche’ contenuti frammentari di intercettazioni e commenti di persone terze non offrono alcuna garanzia di veridicita’), e la si chiama ‘trasparenza’.
Abbiamo bisogno di giustizia, una giustizia che sia pero’ veramente giusta, che segua regole certe, assicuri l’inviolabilita’ dei diritti di tutti i cittadini compreso chi si trova ad essere oggetto di accuse, e offra le garanzie necessarie, a partire dall’imparzialita’ del giudice e dal rispetto del segreto istruttorio. Una giustizia nella quale i magistrati formulino ipotesi di reato e non si occupino di costruire operazioni finalizzate ad emettere sentenze di ordine morale. Chiediamo a tutti di aspettare, di sospendere il giudizio, di non farsi trascinare nella facile trappola del processo mediatico e sommario al Presidente del Consiglio, e chiediamo che si rispetti una vera presunzione di innocenza nei suoi confronti, finche’ il percorso di accertamento dei fatti sara’ completato. Ve lo chiediamo non solo perche’ e’ un elementare principio di civilta’ giuridica, ma anche perche’ noi all’immagine abietta del Presidente Berlusconi cosi’ come dipinta da tanti giornali non crediamo.
Noi conosciamo un altro Berlusconi, conosciamo il Presidente con cui abbiamo lavorato in questi anni, e che ci ha dato la possibilita’ di portare avanti battaglie difficili e controcorrente, condividendole con noi. Siamo certi che il tempo ci dara’ ragione: ma e’ di quel tempo che adesso c’e’ bisogno. Sarebbe assurdo e deleterio per il futuro dell’Italia consentire che, nell’attesa di un esito incerto della vicenda giudiziaria si producesse il danno certo di un cambiamento politico nel segno della conservazione sociale, della recessione economica e del relativismo etico come conseguenza di indagini asimmetriche che colpiscono alcuni risparmiando altri. Cio’ che non intendiamo invece tenere in sospeso e’ la responsabilita’ di noi, credenti e non credenti, impegnati convintamente nel Popolo della Liberta’. Non abbiamo alcuna intenzione di interrompere il lavoro politico e legislativo che ci vede dediti alla costruzione del bene comune, dalla difesa della famiglia alla liberta’ di educazione, dalle leggi in difesa della vita alla attuazione concreta del principio di sussidiarieta’.
Aspettiamo che la polvere e il fango si depositino, diamo tempo alla verita’ e alla giustizia’.