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domenica 6 febbraio 2011

Preti contro prova palloncino

L’agenzia Reuters riferisce dall’Irlanda delle obiezioni del clero cattolico irlandese alla proposta di una politica di “tolleranza zero” per chi guida in stato di ebbrezza. Secondo i religiosi, l’obbligo di condurre più messe al giorno – comune, vista la scarsità delle vocazioni – impone di bere delle quantità di vino eucaristico che potrebbero superare le norme stabilite. Il Padre Brian D’Arcy ha detto all’agenzia: “Si potrebbe superare il limite officiando in due o forse tre chiese la domenica”. Un altro religioso che dichiara di officiare regolarmente a tre messe domenicali ha detto: “Poniamo che poi arrivi la chiamata per uno in fin di vita. Non ho nessuna scelta che guidare fino a dove si trova per somministrare l’estrema unzione”. (Fonte)

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sabato 5 febbraio 2011

Matrimonio anche per i preti?

Provengono da Germania, Austria e Svizzera, i teologi che propongono anche il sacerdozio per le donne e l’accettazione delle unioni omosessuali da parte della Chiesa cattolica
Non succedeva da 22 anni che la Chiesa romana ricevesse critiche e istanze di ammodernamento di questa portata. L’ultima infatti risale al 1989, quando 220 scienziati firmarono la “Dichiarazione di Colonia“, contro la privazione dei diritti civili e per un cattolicità aperta. Allora si protestava contro  il Cardinale Joachim Meisner, arcivescovo di Colonia, reo di essere eccessivamente conservatore; mentre il Papa di allora, Giovanni Paolo II, mostrava una timida disponibilità al dialogo.
IL DOCUMENTO DEI 144 TEOLOGI – Si intitola “Chiesa 2011: un rinnovamento indispensabile” (visionabile sul sito del quotidiano tedesco Süddeutsche Zeitung) nel quale chiedono alla Chiesa romana di rivedere le sue posizioni in merito a tre temi: la fine del celibato per i sacerdoti, la possibilità di sacerdozio anche per le donne e il riconoscimento dei matrimoni gay. Essi richiedono altresì la partecipazione dei fedeli alle nomine dei vescovi, e la fine del “rigore morale” della Chiesa. Essi giustificano le loro istanze dal fatto che la Chiesa cattolica di Germania stia vivendo una “crisi senza precedenti” dallo scoppio di una serie di scandali di abusi sessuali da parte di sacerdoti, risalente a un anno fa. “Le turbolenze che possono sorgere dal dialogo aperto, senza tabù – scrivono nel memorandum incluso nel documento – non sono ben accolte, soprattutto alla vigilia della visita del Papa. Ma l’alternativa, ovvero il silenzio, non può essere accettabile in quanto distrugge ogni speranza”.
I FIRMATARI – I 144 teologi provengono da Germania, Austria e Svizzera, e tra loro vi è Michael Albus dell’Università di Friburgo, Arno Anzenbacher dell’Università di Mainz, Sabine Demel dell’Università di Regensburg, Reinhold Zwick e Marie-Theres Wacker dell’Università di Münster. Recentemente è stato rivelato che anche Papa Benedetto XVI, come teologo nei primi anni Settanta, stava riconsiderando il celibato per i sacerdoti, poiché esso era uno dei motivi principali della scarsità delle vocazioni. Tra l’altro, il Papa farà visita alla sua terra natia, la Germania, il prossimo settembre. E ad accoglierlo troverà anche una bella richiesta di cambiamento.

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sabato 29 gennaio 2011

“Matrimonio tra preti gay? Teologicamente corretto”

Può sposarsi un pastore protestante? Sì, se è un eterosessuale, no se è gay. Questo avviene finora in Germania, e il dibattito si sta accendendo su un eventuale cambiamento che sarebbe epocale
Da alcuni anni i gay tedeschi possono unirsi civilmente, in una forma giuridica simile ai Pacs francesi o alle civil partnership britanniche. Settimana scorsa otto vescovi emeriti hanno scritto una lettera a Christ & Welt, inserto della Die Zeit, per rimarcare la loro ferma contrarietà alla presenza di pastori gay uniti davanti alla legge nella comunità evangelica. Questa settimana la Die Zeit ospita la risposta dei teologi , affermando  otto motivi per i quali il matrimonio gay è compatibile con il sacerdozio protestante.
NUOVI MODELLI – Ciò che viene predicato dai pastori non dovrebbe essere in contrasto con il loro stile di vita. Partendo da questo assunto, la teologa Stephanie Schardien rimarca come i sacerdoti protestanti possano essere single, divorziati, conviventi, forme di famiglia in passato non accettate ma ancora pienamente integrate nella comunità evangelica. Un cambiamento di prospettiva riconosciuto dalla Chiesa protestante negli ultimi decenni, perché non conta più la forma esterna nelle quali le relazioni vengono vissute, ma il loro modo di essere. Dove c’è amore, c’è una famiglia. Il modello, che si accorda al messaggio evangelico, è quello di un concorde, responsabile e armonioso vivere comune, e in questo non c’è differenza tra un matrimonio o un’unione civile.
L’ANTICA NATURALEZZA – L’uomo definisce da sé la sua natura, perché a differenza degli altri esseri viventi noi plasmiamo il mondo che ci circonda. In questo senso, essere gay, un orientamento sessuale che caratterizza fin dalla nascita chi lo è, sarebbe contro natura come la lettura o la scrittura. Neanche la visione solamente biologica del rapporto uomo e donna finalizzato alla sola concezione regge per la nuova dottrina luterana. Il teologo Bernd Oberdorfer rimarca come il compito della Chiesa non sia quello di confermare gli antichi pregiudizi, ma di mettere in discussione, come già fece Gesù, chi veniva escluso dalla società perché all’epoca era un barbaro, o anche una donna. “Se la Chiesa protestante si definisce una comunità radicalmente inclusiva, perché dovrebbe escludere solo i gay e le lesbiche?”


IL GRANDE AMORE DIVINO - Helga Kuhlmann evidenzia come Dio sia l’essenza stessa e anche la fonte dell’amore, e tutti coloro che si amano devono essere rispettati perché così si rispetta anche Dio. Dopo molti secoli la Chiesa protestante ha smesso per fortuna di discriminare chi trova l’amore in persone del suo stesso sesso, così che avere preti sposati con il loro partner non dovrebbe suscitare alcuna forma di protesta. La loro unione sarebbe un modello di amore per i fedeli, il vero messaggio che il matrimonio del sacerdote deve comunicare. “Contraddice l’amicizia e  l’amore di Dio limitare la sua benedizione solo agli uomini che amano le donne, e viceversa. La sacralità della Chiesa, la sua appartenenza al Dio dell’amore, può invece mostrarsi, quando rafforza e difende l’amore in tutte le forme nei quali l’uomo lo vive”.
LE REGOLE DELLA BIBBIA – Il professor Peter Dabrock, teologo dell’università di Erlangen-Norimberga, chiede ai vescovi che contestano il matrimonio omosessuale sulla base delle Sacre Scritture quali cristiano vivano la Bibbia parola per parola? Nessuno sacrifica più i figli perché così ha fatto Abramo con Isacco, nessuno nega il ruolo sociale alla donna perché così era nelle società descritte nel Vecchio e Nuovo Testamento, nessuno tiene ancora gli schiavi anche se San Paolo lo permetteva ai cristiani.  Il teologo Dabrock contesta ai vescovi la scelta di alcuni passaggi biblici per contrastare l’omosessualità, perché le Sacre Scritture sono una lunghissima e ricca collezione di testimonianze, che copre un arco temporale millenario, il cui messaggio è stato poi rimodulato con i cambiamenti sociali intercorsi. Martin Lutero si chiedeva che cosa spinge Cristo oggi, e la risposta è la fiducia, la fedeltà e la curiosità verso la diversità del giardino di Dio, non certo la riproposizione di antiche proposizioni dismesse a partire dagli anni sessanta.
MEZZA SACRALITA’ – Il teologo Michael Nausner invece pone il problema sull’unità della comunità cristiana di fronte al dilemma dell’omosessualità. Una preoccupazione che condivide con i vescovi, che però hanno sbagliato l’oggetto della loro lettera, visto che la loro condanna dei matrimoni gay per i pastori protestanti si basa su motivazioni di biasimo per l’omosessualità in generale. Una simile posizione trascende il problema del possibile impatto sulla comunità evangelica, e diventa un’inaccettabile condanna all’esclusione dei gay. Secondo Nausner il tema dell’unità cristiana va declinato come ha spiegato il teologo John Wesley, non come l’occasione di confronto per immutabili opinioni, ma come una domanda di un Cuore, che viene formato dalla fede in Cristo. E Gesù non ha mai pronunciato condanne a morte nei confronti di chi ama persone dello stesso sesso.
AUTENTICA FEDELTA’ – La differenza tra le unioni degli animali, spiegate dagli istinti, e il matrimonio degli uomini è il concetto di fedeltà. Nella cerimonia cristiana è questo il concetto più importante, che sostanzia la relazione davanti al Signore, la promessa della fedeltà eterna, qualsiasi cosa succeda. Il matrimonio diventa in questo senso la relazione più importante, specchio della fedeltà di Dio nei confronti del suo popolo. Secondo Johann Hafner nel momento in cui si accetta, come fa la moderna scienza, la presenza in natura di istinti omosessuali, un elemento non conosciuto all’epoca della redazione della Bibbia, non c’è nessuna base per negare il matrimonio tra gay. Le persone omosessuali possono esprimere nella loro relazione la stessa fedeltà che è la base del matrimonio eterosessuale, e chi nega questo cade in un discorso naturalistico ormai sorpassato nelle dottrina della stessa Chiesa protestante.


NOTTE DELLA COMUNITA’ - Ulrike Link-Wieczorek discute la penultima tesi della lettera degli otto vescovi protestanti, dove il matrimonio gay dei sacerdoti omosessuali era definito una sorta di punto più basso della comunità ecclesiale. La teologa rimarca come il concetto di omosessualità come orientamento contro la natura è stato ormai superato, e solo i fedeli della comunità protestante decidono chi potrà diventare il loro parroco. Se il matrimonio del pastore è accettato in caso di legame eterosessuale, allo stesso tempo non ci sono ragioni per respingerlo se questo è di natura omosessuale.
ECUMENE SBAGLIATA – Martin Hailer, che insegna Teologia ecumenica all’università di Erlangen, critica invece l’ultima tesi proposta dai vescovi protestanti, ovvero che accettare pastori legati in un un’unione civile con un partner gay preclusa il dialogo con le altri parti della comunità cristiana, ortodossi e cattolici, che rifiutano simili istituti. Secondo Hailer la tesi non è sostanziata dal vero dissidio presente per esempio con la Chiesa cattolica, che è la rottura con il vescovo di Roma e la sua linea di successione, non più riconosciuti come la guida dei fedeli cristiani. Inoltre, il dialogo non presuppone con le altre fedi non presuppone di certo disconoscere la propria dottrina.

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venerdì 28 gennaio 2011

Elisa Claps, gli inquirenti:“Corpo trovato nel 2008”

I magistrati sono stati in Congo per interrogare il prete che per primo avrebbe fatto la scoperta. Il fratello della studentessa uccisa: “Preti, parlate, il talare non vi protegge”.

Il corpo di Elisa Claps, scoperto ufficialmente il 17 marzo del 2010 nel sottotetto della chiesa Ss. Trinità di Potenza a 17 anni dalla scomparsa, era visibile già dal 2008. A stabilirlo è la perizia botanica richiesta dalla procura di Salerno. Inoltre, in un articolo pubblicato oggi, il quotidiano «La città di Salerno» ipotizza che i preti sapessero di Elisa già due anni fa. «La famiglia ora ha la certezza che il corpo è stato trovato nel 2008”, dice il fratello di Elisa, Gildo Claps. “Abbiamo tutti i riscontri confortati dai dati forniti dalle perizie. Mi rivolgo nuovamente ai sacerdoti: se sapete parlate perché il fatto di indossare una talare non vi mette al riparo da conseguenze penali”.




Secondo il quotidiano salernitano, i preti del tempio potentino sapevano della presenza del corpo di Elisa Claps nel sottotetto della chiesa già dal 2008 e i magistrati di Salerno, che indagano sull’omicidio della studentessa, sono stati in Congo la scorsa estate per interrogare don Guy Noel Okamba, il giovane sacerdote congolese che ha affiancato l’anziano parroco della Trinità, don Mimì Sabia, nella reggenza della chiesa da marzo 2008. Sarebbe stato don Noel, durante alcuni sopralluoghi per «verificare lo stato di abbandono e decadimento in cui versavano alcuni locali dei piani superiori dove c’erano gravissime infiltrazioni d’acqua», a scoprire il corpo di Elisa «sepolto da un cumulo di tegole e altro materiale». Poi il prete «informa i suoi superiori dello scioccante ritrovamento. O, almeno, è altamente probabile che lo abbia fatto. Fatto sta - continua l’articolo - che la reggenza della Trinità gli viene tolta di lì a poco e qualche tempo dopo Don Noel viene rispedito inaspettatamente in Congo, diocesi di Owando».È lì che l’estate scorsa lo hanno rintracciato i magistrati di Salerno.


Analizzando le foglie e i semi alati di acero che erano presenti sui resti di Elisa, il perito botanico, «dallo stato di conservazione», ha stabilito che risalivano a «due anni prima», quindi al 2008. La perizia merceologica, inoltre, affidata alla paleontologa Eva Sacchi, ha stabilito che dopo l’omicidio, l’assassino coprì il cadavere con tegole e calcinacci: materiale edile che al momento del ritrovamento, a marzo 2010, non era più presente nel sottotetto. Che fine aveva fatto quel materiale? È partendo da questo interrogativo che gli investigatori sono riusciti a stabilire la data presunta del primo vero ritrovamento della salma di Elisa: il 22 maggio del 2008, giorno della festa della Polizia. Un testimone riferì agli inquirenti di aver visto, nella piazzetta alle spalle della chiesa, «un cumulo di materiale edile di risulta» e riportò anche di un atto vandalico: «qualcuno danneggiò la vetrina di un negozio con una pietra presa proprio da quel cumulo di rifiuti». Il testimone disse anche di ricordare perfettamente la data perchè era il giorno della festa della Polizia dell’anno 2008, ovvero il 22 maggio.


«Mi rivolgo a tutti coloro che sanno e non hanno detto nulla di ciò che hanno visto”, dice Gildo Claps. “Fatevi avanti perché comunque tutti i tasselli del puzzle stanno andando a posto e coloro che non hanno responsabilità diretta nell’omicidio di Elisa dovrebbero avere tutto l’interesse ad aiutare la magistratura nella ricostruzione di ciò che è accaduto». Il fratello di Elisa si rivolge in particolar modo agli operai della ditta edile che hanno comunicato, a marzo 2010, la presenza del cadavere nel sottotetto: «Dicano finalmente quello che hanno visto, perché altrimenti nel momento in cui venisse accertata la loro presenza sul luogo del delitto potrebbero incorrere in responsabilità penali pesantissime».

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domenica 23 gennaio 2011

Heil Jesus: i preti a cui la croce piace uncinata

Himmler, Rom, negazionismo, saluti  romani, tonache come “camicie nere taglia XXL” ed “esplosioni biologiche” di musulmani. I deliri xenofobi e reazionari di alcuni rappresentanti della religione
Sono tempi duri per chi si sente minacciato dalla liquidità dei flussi migratori, dall’invasione dei barbari (soprattutto musulmani) e dal caos multietnico che sprigiona da questo mondo globalizzato. I punti di riferimento sono pochi, e confusi. Mancano figure forti, decisioni irrevocabili che scoccano nei cieli della nostra patria e i cari vecchi regimi totalitari nel bel mezzo dell’Europa, rimpiazzati da un’Unione che anni fa si è addirittura permessa di ripudiare le sue radici cristiane. Persino la Sacra Romana Chiesa, che in fatto di progressismo davvero non teme rivali, è troppo molle nell’inquisire i suddetti problemi. Questo, almeno, è quello che pensano alcuni preti che sembrano usciti direttamente da “Il re degli ontani” di Michel Tournier o uno spin-off di “American History X” ambientato in Italia.
UNO DUE HIMMLER – L’ultimo in ordine temporale è stato Don Virgilio Annetti, parroco di Rigutino (Arezzo), che nell’ultimo numero del suo bollettino parrocchiale (durante le festività natalizie) ha scritto:
Non ne posso più! In poco meno di una settimana tre furti si sono verifcati in parrocchia ad opera degli zingari che vengono prima a spiare e poi a portar via quello che trovano. Allora senza tanti pietismi torna in mente quell’ uomo che tentò invano, a suo tempo, una vera pulizia etnica. Si chiamava Himmler. Dette questo ordine. Aggiungere ad ogni convoglio un vagone di rom. Sappiamo bene dove il convoglio era diretto. Verrebbe da dire: ma benedetto Himmler, perchè uno solo invece che due!


 NO SCIACALLAGGIO – E perché non tre, già che ci siamo? Questo proclama di amore e di tolleranza sarebbe stato causato, come riporta La Nazione di Arezzo, da “tre furti, [compiuti] probabilmente da rom, per un totale di 300 euro e una macchina fotografica”. Don Virgilio si è poi scusato, e il suo paese si è stretto intorno a lui. “Il buon Cristiano deve saper perdonare, ma sulla Bibbia non c’è scritto a oltranza…una volta sì e l’altra no”, si legge in una lettera inviata dal consigliere Enrico Verrazzani a Arezzonotizie.it. Sempre sullo stesso sito appare anche una nota del responsabile provinciale dei Promotori per la Libertà, Francesco Conti, in cui si stigmatizza lo “sciacallaggio mediatico” di cui sarebbe vittima il prete, denunciando anche la “morale ipocrita” di chi “ha seguito e segue tutt’ora l’ideologia di un regime che nella storia ha prodotto milioni e milioni di morti”, ovvero i soliti comunisti.
SAN MARCO D’AVIANO NELLE CAMERE A GAS – Era il 2006 quando le telecamere di Annozero riprendevano una funzione officiata da Don Floriano Abrahamowicz, all’epoca capo della comunità lefebvriana del Nordest (Fraternità Sacerdotale San Pio X, il movimento scissionista e ultra-conservatore fondato dal monsignor Marcel Lefebvre nel 1970, poi scomunicato dal Vaticano nel 1988 ed infine riabilitato da Benedetto XVI nel 2009):
Se è vero che San Marco d’Aviano combatteva con la croce in mano, tirando dietro di se i battaglioni, indicando e dando precise lezioni e indicazioni tattiche di vera battaglia, io vi incoraggio a abbracciare la vita cristiana tutta intera, con tutte le sue virtù. È questa la crociata primaria da fare. E poi, con l’aiuto dell’intervento divino, certamente rispondere, se necessario, anche con l’intervento armato a un’aggressione, combattendo.
Fatto l’elogio delle crociate, nel prosieguo del servizio Abrahamowicz arrivava a dire di non riuscire proprio ad affibiare l’epiteto di “boia” a Erich Priebke, dato che la guerra era cruenta, le rappresaglie all’ordine del giorno e lui, alla fine, eseguiva solo gli ordini. Nel 2007 il prete lefebvriano fece un favore alla Lega battezzando il Parlamento del Nord e celebrando una messa in latino a Lanzago di Silea per Umberto Bossi. Quando nel 2009 scoppiò l’affaire Richard Williamson – un vescovo lefebvriano che partecipava a conferenze con storici negazionisti e aveva insormontabili dubbi sull’esistenza delle camere a gas naziste – Abrahamowicz puntualizzò la sua posizione in merito con un’intervista alla Tribuna di Treviso:
Io so che le camere a gas sono esistite almeno per disinfettare, ma non so dirle se abbiano fatto morti oppure no, perché non ho approfondito la questione. So che, accanto a una versione ufficiale, esiste un’altra versione basata sulle osservazioni dei primi tecnici alleati che sono entrati nei campi.
IL FALÒ DEL CONCILIO VATICANO II – E per “tecnici alleati” probabilmente sono da intendersi quelli della IG Farben entrati ad Auschwitz nel 1940 per i primi accertamenti preliminari. Abrahamowicz venne espulso dalla FSSPX nell’ambito di un giro di vite operato sui suoi membri più radicali che avrebbero potuto compromettere il difficile processo di mediazione in corso con il Vaticano: il prete aveva infatti definito una “cloaca” il Concilio Vaticano II – non esattamente un messaggio di distensione. Don Floriano è tornato a far parlare di sé nel marzo del 2010, quando all’interno della cappella di Paese (Treviso), dopo aver letto il giuramento antimodernista e celebrato messa, gettò nelle fiamme il testo dell’odiato Concilio Vaticano II, chiarendo una volta per tutte il suo orientamento politico. Last but not least, Abrahamowicz è anche un fiero oppositore del signoraggio bancario.
MANGANELLO E ASPERSORIO – Nel 2004 Gian Antonio Stella dedicò un ritratto al “gesuita itinerante” Don Giulio Tam, iniziandolo con un ritornello catto-fascista di tutto rispetto: “E adesso per gli islamici / adesso arriva il bello / Rosario e manganello! / Rosario e manganello!” Tam prese i voti scismatici nel 1980, ma nel 2000 venne buttato fuori dalla FSSPX perché considerato troppo estremista persino per loro. Da sempre praticamente organico alla destra radicale, tanto da candidarsi alle europee del 2004 con Alternativa Sociale di Alessandra Mussolini e ora come sindaco di Bologna per Forza Nuova, Don Giulio ha celebrato più volte la messa sulla tomba del Duce a Predappio e le commemorazioni dei repubblichini. Considera la tonaca “una camicia nera taglia XXL” e il rosario “un mitragliatore a 50 colpi”, da utilizzare ovviamente per fermare “l’esplosione biologica” dei musulmani, la loro subdola invasione e anche, se avanzano pallottole, il relativismo culturale.
MUSSOLINI, BEATO SUBITO - Nel 2009 delle foto apparse su Repubblica.it lo beccavano in testa ad un corteo neofascista organizzato a Bergamo da Forza Nuova, a braccio destro spianato verso il cielo. “Starò sempre a fianco dei giovani di Forza Nuova – si legge in un articolo di Repubblica del marzo 2009 – Mussolini è un martire e io sono favorevole alla sua beatificazione”. Nel 2008, in un comizio di Forza Nuova a Chieti, Don Tam propose anche una pratica soluzione finale per risolvere il problema dell’adozione di bambini delle coppie omossessuali: “Quando Gesù Cristo dice: ‘Chi scandalizza uno di questi piccoli, mettetegli una pietra al collo e buttatelo nel mare’. Gesù Cristo lo diceva, leggete il Vangelo! San Matteo, capitolo diciotto!” Applausi. E in attesa della prossima, soave dichiarazione clerico-fascista, amen.

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lunedì 17 gennaio 2011

'Paga o ti mando i preti!'

L’Agence France-Presse dà notizia di un accordo raggiunto tra la Chiesa ortodossa russa e i servizi giudiziari dello Stato russo che prevede la collaborazione dei preti nel recupero dei crediti non saldati. Il ruolo dei religiosi sarà quello di “redarguire e svergognare” i debitori in ritardo con i pagamenti. Secondo un portavoce, un test sul territorio condotto recentemente a San Pietroburgo avrebbe dato un esito “favoloso”, a tal punto che si pensa ora di estendere il progetto al clero buddista e islamico in quelle parti del Paese dove tali religioni hanno una forte presenza. (Fonte), (Foto)

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domenica 16 gennaio 2011

Prega e scia, campionato riservato a preti e per la prima volta alle suore

Neve e preghiere, campionato di sci aperto a preti e suore. Accade a Limone Piemonte, in provincia di Cuneo, dove un centinaio di sacerdoti e operatori pastorali, il prossimo 7 febbraio, si contenderanno la quattordicesima edizione di "Sursum corda", pressapoco uno slalom gigante, organizzata dalla parrocchia di San Pietro Apostolo. «La novità - racconta don Romano Fiandra, il sacerdote ideatore della competizione - sta nel fatto che la gara sciistica è aperta anche alle suore. Vedremo se quest'anno si faranno vive. Di solito temono la figuraccia, e all'ultimo non si presentano».

La competizione è stata ribattezzata "descensio fluctuosa". «Abbiamo chiesto l'ok all'apposita commissione in Vaticano - ragguaglia don Fiandra -. Volevamo dare l'idea delle tonache fluttuanti. Il nome è stato accettato».

Partita quasi in sordina nel 1997, la competizione, inizialmente frequentata solo da sacerdoti del cuneese, con un passaparola si è estesa a prelati di altre regioni. «E ora sono guai - scherza l'ideatore della competizione -. Soprattutto i genovesi sono fortissimi. Da quando sono arrivati loro la competizione per noi è praticamente persa in partenza».

Non c'è limite di età nel campionato di sci per religiosi. «Per i più anziani, però, - spiega don Romano Fiandra - c'è un abbuono. A seconda dell'anagrafe partono in vantaggio di qualche secondo. I secondi lievitano in base agli anni. Più anziani si è, più si parte in vantaggio. Ma a metà strada spesso i più vecchi soccombono».

La fama della competizione cuneese è arrivata addirittura in Francia dove esiste una edizione di "Sursum corda". Lo scorso anno, per una sorta di gemellaggio, come spiega don Fiandra, le due manifestazioni sono state unite e a Limone Piemonte sono arrivati sessanta preti sciatori francesi. Quest'anno si replica. Non solo sacerdoti di piccole parrocchie di provincia tra i partecipanti alla 'descensio fluctuosà. A dare filo da torcere ai preti sciatori al campionato, persino un monsignore. Si tratta del vescovo della diocesi di Saluzzo, Giuseppe Guerrini.



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giovedì 13 gennaio 2011

Preti pedofili in Belgio su 134, 21 condanne

Su 134 preti pedofili individuati in Belgio, solo 21 sono finiti in carcere. Lo dice un rapporto della COnferenza episcopale

La Conferenza episcopale del Belgio ha identificato ufficialmente 134 preti pedofili, ma di questi solo 21 sono stati poi condannati e finiti in carcere. Lo rivela oggi il quotidiano belga Le Soir, che ha preso visione del rapporto consegnato dalla stessa Conferenza episcopale alla commissione parlamentare che si occupa dei casi di abusi sessuali nella Chiesa.
Dei 134 preti pedofili identificati, accusati di aver commesso abusi su minori a partire dagli anni ‘60, 90 sono ancora in vita. Ma la cifra di 134 non tiene conto di una cinquantina di denunce presentate dopo il caso delle dimissioni del vescovo di Bruges accusato di aver abusato del nipote.
Stando al rapporto, tra i preti colpevoli di pedofilia solo 22 (16%) sono stati sospesi definitivamente dalle loro funzioni e soltanto 21 (15%) sono stati condannati da un tribunale e sono stati messi in carcere.
L’arcivescovo André-Joseph Leonard, primate del Belgio, in un’intervista all’emittente televisiva Vtm, non ha escluso la possibilità di indennizzare le vittime.

http://city.corriere.it

sabato 8 gennaio 2011

Meno sacerdoti ma di qualità

Poche vocazioni. Ma di qualità. È questa la parola d'ordine dei seminari di Roma. Sono circa un centinaio quelli che stanno facendo un cammino per diventare sacerdoti nella città di Roma. Di loro, una piccola percentuale lascerà la capitale, per tornare nelle diocesi di appartenenza. Mentre gli altri saranno smistati nelle parrocchie di Roma, dove cominceranno il loro servizio pastorale.
È la capitale d'Italia e la sede del governo centrale della Chiesa. Ma Roma, come del resto tutta Italia, risente della crisi delle vocazioni. Dal 1998 al 2008 i seminaristi in Italia, religiosi e diocesani, sono diminuiti del 10,6%, passando da 6.315 a 5.646, e sempre più sono gli stranieri. Roma non fa eccezione. Una istituzione come il Seminario Romano Maggiore, che ospita ogni anno Benedetto XVI durante la festa della Madonna della Fiducia, oggi conta 73 seminaristi. Di questi, solo 25 sono romani. Un altro terzo sono sacerdoti di fuori Roma che sono qui e tornano nelle proprie diocesi. E una ventina di loro sono sacerdoti stranieri che studiano nel Seminario Maggiore e poi tornano nei loro Paesi d'origine. I numeri segnano una crisi: poco più di vent'anni fa, il Seminario Maggiore di Roma contava circa duecento seminaristi. Non se la passano meglio gli altri seminari della capitale. Specialmente quando si parla di seminaristi per Roma, ovvero di seminaristi che vengono dalla città di Roma e studiano a Roma per poi proseguire il loro servizio pastorale nella capitale. È vera crisi? Se si guarda ai numeri, indubbiamente sì. Ma don Dario Gervasi, vicerettore del Seminario Maggiore di Roma, guarda tutto da un'altra prospettiva.
«Noto - racconta - un bel clima in seminario. Un clima di speranza, voglia di fare, di migliorare. Io sono convinto che il Signore sa come aggiustare le cose. La diminuzione del numero dei seminaristi può essere colta come un'occasione per ripartire meglio». Un compito reso ancora più difficile dal fatto che le ordinazioni sacerdotali a Roma sono andate diminuendo. Erano in 14 lo scorso anno a ricevere l'ordinazione sacerdotale, 5 in meno del 2009. Merito anche delle norme più restrittive per l'accesso al sacerdozio, voluto dal Papa. Meno numeri, più qualità. Secondo i dati dell'Ufficio Vocazioni della Conferenza Episcopale Italiana, in quest'ultimo anno nella città di Roma ci sono 118 aspiranti sacerdoti, divisi tra il biennio di filosofia e il triennio successivo in teologia. Sono ventitré, invece, le persone che hanno lasciato la preparazione al sacerdozio durante lo scorso anno.
Il numero di religiosi è più ingente, e basterebbe guardare alle 61 ordinazioni di Natale dei Legionari di Cristo, celebrati a San Paolo Fuori Le Mura. Sono oltre un migliaio quelli che seguono tra i religiosi la formazione per diventare sacerdoti. Numeri alti, che però non devono ingannare. «Le congregazioni - spiega padre Giovanni Sanavio, responsabile del sito vocazioni.net - un percorso di studi più prolungato (dai 7 agli 8 anni) ed è ovvio che risultano più candidati al sacerdozio di quelli diocesani che hanno in tutto sei anni di formazione al seminario maggiore».

http://www.iltempo.it/

Malta, gruppo di vittime scrive al Papa "Qui la Chiesa protegge i preti pedofili"

La lettera l'hanno scritta nell'italiano pidgin, contaminato dall'inglese, che tuttora si parla a Malta. Ma il messaggio, indirizzato al Papa, è chiarissimo: "Noi ci ritroviamo molto dispiaciuti perché questi preti da oggi girano per le strade vestiti ancora da preti". Le vittime degli abusi con le quali Benedetto XVI pregò ad aprile durante la sua visita pastorale nell'arcipelago al centro del Mediterraneo si riferiscono ai responsabili delle violenze: nonostante le scuse e le lacrime di Ratzinger, i religiosi sono ancora al loro posto. "Perché la Chiesa di Malta protegge ancora questi scandali? Perché i preti hanno ammesso nel 2003 e tutto va avanti come se non fosse successo niente?".

Tutto è rimasto come prima, dicono gli ex ragazzi dell'orfanotrofio di Santa Venera, costretti un tempo a vestirsi da donna o ad assecondare, di notte, le perversioni sessuali dei sacerdoti. Della fermezza del Papa - che il 20 dicembre, parlando alla Curia romana, si è di nuovo scagliato contro gli abusi commessi dai sacerdoti, che "sotto il manto del sacro feriscono profondamente la persona umana nella sua infanzia e le recano un danno per tutta la vita" - oltre il canale di Sicilia non arrivano che flebili echi. Il processo penale contro i sacerdoti, dopo sette anni, non si è ancora concluso.

E proprio in questi giorni l'avvocato che assiste i sacerdoti sotto accusa, Gianella Caruana Curran, ha depositato un'istanza alla Corte costituzionale maltese contestando la "sovraesposizione mediatica" dei loro assistiti, non ancora giudicati: un artificio legale, a istruttoria conclusa, per prendere tempo in vista della sentenza. Dopo la visita del Papa, infatti, i sacerdoti hanno continuato in aula a proclamarsi innocenti, nonostante nei primi interrogatori avessero ammesso tutto alla polizia. Non è neppure cominciato, invece, il processo ecclesiastico.

Eppure la "investigatio previa", l'indagine interna condotta dal "Response team" della Curia maltese che segue i casi di pedofilia, si è già conclusa, come hanno spiegato con una lettera spedita alle vittime a ottobre, i missionari di San Paolo, l'ordine a cui appartengono i preti accusati, Charles Pulis, Conrad Sciberras (trasferito poi in Italia, ad Albano Laziale) e Joe Bonnet. Nella missiva si spiega che si è presa la precauzione di non far entrare i sacerdoti a contatto con bambini. Quanto alle accuse "risultano fondate, per questo abbiamo trasmesso gli atti a Roma".

Ma le vittime degli abusi non contestano Benedetto XVI. Al contrario, tornano a ringraziarlo per il tempo che ha dedicato loro durante la visita nell'isola. E lo implorano: "Stiamo ancora soffrendo e siamo senza giustizia dopo sette anni. Per favore, ci aiuti Lei, la preghiamo molto". Il timore di Lawrence Grech, uno dei sei firmatari dell'appello, è che alla fine il loro caso finisca per essere insabbiato. "A Malta Chiesa, potere politico e magistratura sono una cosa sola - dice - Tant'è vero che un ministro è venuto in aula a testimoniare a favore dei sacerdoti. Pochi, anche nell'opposizione, vogliono difenderci: la gente è molto religiosa e ha paura di toccare i preti. Ma noi non riusciamo a dimenticare. E neppure a parlarne con i nostri figli".

La loro lettera è arrivata anche nelle mani di monsignor Charles Scicluna, il promotore di giustizia della congregazione per la dottrina della fede cattolica delegato da Ratzinger di occuparsi dei casi di pedofilia. Scicluna, anche lui maltese, preferisce però astenersi da commenti. Ma a stento riesce a nascondere la "mortificazione" per i tempi estenuanti con cui la vicenda è stata trattata dalle autorità e dalla Curia della sua nazione. Una lentezza che rischia di vanificare tutti gli sforzi di Benedetto XVI di far pulizia all'interno della Chiesa, alimentando le frustrazioni delle vittime.

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giovedì 6 gennaio 2011

La Chiesa cerca preti nei pub

Secondo la BBC, la Chiesa cattolica in Inghilterra avrebbe deciso di combattere la crisi delle vocazioni religiose attraverso una campagna pubblicitaria che prevede la distribuzione nei pub di sottobicchieri per la birra che recano l’invito di considerare il ministero di Cristo come possibile carriera. (Fonte)

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