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domenica 2 gennaio 2011

Arborea, “sesso e favori” nella comunità di don Usai

Dal quadro accusatorio che ha portato agli arresti domiciliari don Giovanni Usai, fondatore della comunità "Il Samaritano" emergono nuovi sconcertanti particolari. La comunità di Arborea, per come viene descritta dall'accusa, sembra una casa di tolleranza. Accusa che il sacerdote ha respinto nell'interrogatorio di garanzia.
Stando agli elementi raccolti dagli inquirenti, attraverso dichiarazioni e intercettazioni, la comunità "Il Samaritano" viveva al suo interno secondo uno stile ben diverso da quello che proiettava all'esterno. Porte aperte giorno e notte e tanta attività sessuale, a pagamento o in cambio di favori. Spetterà naturalmente ai giudici stabilire la veridicità dell'impianto accusatorio. Ma intanto ci sono queste accuse, che pesano come macigni sulla testa di don Giovanni Usai, principale protagonista di questa storia. Accusa che parla di favoreggiamento della prostituzione e di violenza sessuale.
L'ACCUSA - Alla base della richiesta della misura cautelare "c'è la grave e principale tesi" secondo la quale don Usai avrebbe consapevolmente consentito all'interno della comunità "l'esercizio della prostituzione". Non solo, ma una delle donne nigeriane arrivate nella comunità ha dichiarato agli inquirenti "che da subito il sacerdote ebbe a pretenderle relazioni sessuali". Dopo qualche rifiuto iniziale - prosegue la donna nelle sue dichiarazioni agli inquirenti - "capì che l'unico modo per ottenere un contratto a tempo indeterminato era quello di soggiacere alle pretese sessuali" di don Usai.
LA DIFESA - A tutte queste accuse ha ribattuto don Usai nel corso dell'interrogatorio di garanzia che si è svolto il 31 dicembre. Il sacerdote ha definito falsi tutti gli episodi che gli sono stati contestati. Uno dei suoi legali, l'avvocato Francesco Pilloni, ha puntualizzato che "c'è una malcelata voglia di provocare danno a quest'uomo da parte di soggetti che non hanno certo l'aureola. Le intercettazioni possono avere tante interpretazioni, non c'è niente di eclatante".

mercoledì 29 dicembre 2010

Oristano, violenza sessuale: arrestato il prete del carcere


Violenza sessuale e favoreggiamento della prostituzione: con queste accuse è finito agli arresti domiciliari don Giovanni Usai, 67 anni di Assolo, cappellano del carcere di Oristano e fondatore della comunità Il Samaritano di Arborea.
Il sacerdote è stato raggiunto da un'ordinanza di custodia cautelare firmata dal Gip del tribunale Mauro Pusceddu su richiesta del pm Diana Lecca. Che ha anche chiesto e ottenuto la misura cautelare in carcere per Eze Alphonsus, 35 anni nigeriano, domiciliato presso la comunità Il Samaritano: per lui le accuse sono favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione.
ACCERTAMENTI Gli accertamenti dei militari sono iniziati tempo fa e sono andati avanti per un lungo periodo. Don Giovanni Usai è molto conosciuto per il suo impegno nel recupero di detenuti e accoglienza dei cittadini stranieri. Sempre in prima linea per aiutare i bisognosi, don Usai un paio di anni fa aveva accolto una comunità di nomadi che erano stati cacciati dal Comune di Terralba: aveva dato ospitalità alle tante famiglie rom che si erano ritrovate senza un tetto. Da alcuni mesi è cappellano del carcere oristanese di Piazza Manno.
DOMICILIARI Don Giovanni Usai trascorrerà la sua prima notte agli arresti domiciliari a Oristano in una struttura messa a disposizione dalla Diocesi. La notizia dell'arresto è stata subito comunicata all'arcivescovo Ignazio Sanna, che sta trascorrendo alcuni giorni di ferie in Germania e che per il momento ha preferito non commentare aspettando di farlo al suo rientro in città, previsto per giovedì 30. La notizia si è diffusa velocemente anche in città, dove don Usai è molto conosciuto per la sua attività a favore degli emarginati e dei detenuti cominciata ormai molti anni fa nella casa parrocchiale di Senis, un paesino di poche centinaia di abitanti del quale era parroco, e proseguita poi ad Arborea in un terreno concesso dalla Società Bonifiche Sarde. Attualmente il sacerdote era anche cappellano del carcere di Oristano. Sul fronte dell'inchiesta, i carabinieri della Compagnia e del Comando provinciale di Oristano mantengono il più stretto riserbo, anche perché le indagini - fanno sapere i militari dell'Arma - sono tutt'altro che concluse. I fatti per i quali è stato disposto l'arresto di don Usai e del cittadino nigeriano Eze Alphonsus sono avvenuti comunque all'interno della Comunità e la vittima della presunta violenza sessuale, per quanto è dato di sapere, sarebbe un'ospite della stessa struttura.