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giovedì 3 marzo 2011

Svezia, la Chiesa ha coperto per 30 anni i preti pedofili?

Oggi il clero scandinavo ammette: per decenni i prelati sono stati liberi di fare quel che volevano. “Nessuna redenzione per loro”, dice ora il vescovo.
Troppo tardi, e troppo poco. Il commento del vescovo di Stoccolma Anders Arborelius dovrebbe essere sufficiente a rimarginare la ferita che la chiesa di Svezia ha inferto ai suoi fedeli e alla Chiesa intera? “Per lui, non ci sarà salvezza”, dice riferendosi al sacerdote pedofilo di recente morto. Altri due preti violentatori di bambini sono ancora vivi: in totale fanno tre. Tre preti, e la Chiesa di Svezia ha ammesso oggi che hanno compiuto le loro azioni criminali negli scorsi 30 anni, senza mai essere fermati o segnalati.
SAPEVANO? – Non è chiaro se la Chiesa Svedese li abbia coscientemente coperti. Di certo è improbabile che non sapesse, e di certo la macchia è indelebile.
La Chiesa Cattolica di Svezia ha confermato che tre preti avrebbero abusato sessualmente di bambini nello spazio di 30 anni. Si sa che i preti pedofili, uno dei quali è morto, avrebbero abusato sessualmente di complessivamente 5 bambini fra il 1940 e il 1970, delitto perciò ormai andato in prescrizione. L’arcivescovo di Stoccolma Anders Arborelius ha detto Sabato che non potrà esserci “alcuna redenzione” per i tre. Un prete ha abusato di due bambini, un altro ha abusato di una ragazza per quattro anni prima che se ne lamentasse. Il terzo prete avrebbe molestato due ragazze, sorelle fra di loro, mentre era in una relazione con la madre.

Tanto per non farsi mancare niente, diciamo.
NESSUNA GIUSTIZIA – Siccome tutte queste informazioni sono emerse solo in questi giorni come risultato di una indagine interna alla Chiesa di Svezia, è realistico che qualcuno sapesse anche prima. Ma tanto, nessuno renderà giustizia alle vittime perchè, come detto, la tagliola della prescrizione ha affondato ogni cosa. E inoltre, nessuno dei tre uomini è più nei ranghi della Chiesa, per cui nemmeno la palliativa sanzione ecclesiastica potrà essere applicata contro di loro.
Uno dei tre preti è morto, un altro si è spretato e il terzo non è stato identificato, dice la Chiesa. L’ex-prete, tuttora vivo, declina “del tutto” ciò che è scritto nel rapporto investigativo.
Se la Chiesa si fosse messa in moto più velocemente, forse il terzo prete avrebbe potuto essere individuato. Nelle parole del Vescovo praticamente una resa: il caso è prescritto, i preti sono irrintracciabili, non si prenderanno provvedimenti di alcun genere. Le vittime ringraziano.
“Molestare un minore è un crimine abietto che causa una vita di sofferenze. Per me non c ci dovrebbe essere prescrizione per l’abuso infantile”, dice il vescovo di Stoccolma in una nota. “La Chiesa Cattolica non potrà mai riparare ciò che è successo alle vittime, ma vogliamo che questa indagine dia loro almeno la verità. Visto che i crimini si sono verificati fra il 1940 e il 1970 non possono più essere perseguiti e la Chiesa non ha in programma di intraprendere nessun altra azione legale.

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lunedì 21 febbraio 2011

Preti pedofili: il sacerdote accusato si difende in radio

Succede a Philadelphia. Un religioso interviene in trasmissione per respingere le accuse di abusi ad una minore.
Di processi mediatici se ne vedono a bizzeffe. Ma è difficile vedere una persona che interviene pubblicamente per difendersi dalle accuse di abusi sessuali. E’ successo a Philadelfia. Un sacerdote rimosso dal suo incarico insieme ad altri due religiosi per aver abusato di minori ricorre ai microfoni di una stazione radio per esporre le sue ragioni.
ABUSO SESSUALEJoseph Di Gregorio, il cui caso è al vaglio della arcidiocesi definisce “completamente e totalmente una bugia” i fatti che gli vengono contestati. “Spero io non stia diventando una sorta di caprio espiatorio. Spero la diocesi non permetterà questo”, ha detto venerdì all’emittente WPHT. Il prete nel 2005 è stato accusato da una donna di aver abusato di lei nel lontano 1968, quando era ancora una ragazza. “Ogni affermazione è una menzogna assoluta”, ha affetmato Di Gregorio durante l’intervista – Non l’ho mai toccata. Non ho mai tentato o assunto alcun comportamento fuori luogo”. Un test della macchina della verità, però, gli dà torto: rivela che il sacerdote “ha mentito quando ha negato di aver toccato la ragazza nella sua auto e in camera da letto”. Lo rende noto il rapporto del grand jury che si deve esprimere sulla vicenda. Su quella relazione Di Gregorio dice: “L’ho vista. E Letta. E’ inconcludente”.
63 SACERDOTI NEL CICLONE - Di casi simili ce ne sono diversi. Alla fine di questo mese il grand jury della città ha accusato altre cinque persone, quattro sacerdoti e un ex insegnante di religione, per aver stuprato ragazzi o di aver coperto reati. Un rapporto del 2005 si scaglia contro la chiesa per aver ignorato i casi di abuso sessuale dei quali si sarebbero resi protagonisti 63 sacerdoti dell’arcidiocesi di Philadelphia presentate negli ultimi decenni. Per Di Gregorio non bisogna generalizzare: alcuni dei preti andrebbero accusati sono colpevoli, altri sarebbero innocenti. Lui compreso, ovviamente. Il religioso promette di combattere fino in fondo contro le accuse che gli vengono rivolte. “Cerchiamo di essere precisi e di condannare chi ha commesso un reato, e non semplicemente un gruppo, un certo numero di sacerdoti da dare in pasto ai lupi”, ha dichiarato. “Perché è questo - ha spiegato – quello che sta realmente accadendo”.

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MOLESTÒ UNA CHIERICHETTA: PRETE CONDANNATO A 7 ANNI

 

7 anni e 8 mesi al parroco
SAVONA - Molestò una chierichetta di 12 anni, nella sua parrocchia nel savonese. E' arrivata oggi una condanna di 7 anni e 8 mesi da parte del tribunale di Savona per don Luciano Massaferro, 46 anni, parroco di San Giovanni e San Vincenzo di Alassio. Il prete dovrà pagare anche 190mila euro di risarcimento alla vittima e a sua madre, oltre ad essere stato condannato anche alla interdizione perpetua dai pubblici uffici e alla interdizione perpetua a fini educativi. La sentenza è arrivata dopo circa due ore di Camera di Consiglio.

Don Luciano Massaferro, 46 anni, era stato arrestato il 29 dicembre 2009 dalla squadra mobile della questura di Savona e dai colleghi del locale commissariato di polizia di Alassio che avevano indagato su almeno tre situazioni raccontate dalla vittima delle molestie subite da don Luciano. L'indagine era nata dopo la segnalazione dei medici del Gaslini di Genova, dove era stata ricoverata la bambina, all'epoca undicenne. L'attività investigativa della squadra mobile della questura di Savona è durata un mese e mezzo. Poi il clamoroso arresto e la detenzione prima a Chiavari e poi a Sanremo. Nel settembre 2010 il sacerdote aveva ottenuto i domiciliari e, dopo un periodo trascorso in un convento di Diano Castello, a gennaio aveva fatto ritorno nella canonica della parrocchia di Alassio, dove oggi ha atteso la sentenza. I legali di don Luciano, Mauro Ronco e Alessandro Chirivì hanno preannunciato che ricorreranno in appello dopo aver letto le motivazioni della sentenza.

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mercoledì 16 febbraio 2011

Il prete mi spogliava sempre, mi fotografava nudo e mi molestava nella doccia

Le indagini sul collegio gesuita di Bonn dipingono un quadro di abusi e violenze raccapriccianti

Torture, violenze e molestie sessuali. Per molti decenni i padri gesuiti e gli insegnanti del collegio Aloisius di Bonn hanno fatto passare l’inferno ai giovani studenti. Una scuola elitaria, che si è trasformata in un incubo di silenzio e violenza per le vittime, costrette dai preti ad umiliazioni che li hanno segnati per sempre. Ora si è conclusa l’indagine su quanto accaduto negli ultimi 50 anni nel collegio gesuita, e il quadro tracciato dalle indagine è raccapricciante. Il rettore della scuola si è detto mortificato e ha promesso un risarcimento economico alle vittime, che però l’hanno subito respinto: “I soldi offerti  sono solo noccioline, per quello che abbiamo subito durante la nostra adolescenza”.
PRETI MOLESTATORI – Il rapporto conclusivo delle indagini sul collegio gesuita Aloisius di Bonn accusa 23 dipendenti della struttura, 18 preti e cinque insegnati laici, di continue molestie sessuali, violenze fisiche e torture psicologiche nei confronti degli alunni della scuola. I casi si sono ripetuti per un lasso temporale di circa 60 anni, e si sono conclusi solo nel 2009, poco prima che grazie alle rivelazioni di una vittima scoppiasse lo scandalo, l’ennesimo che coinvolge la Chiesa tedesca. Le vittime sono state 58 studenti, e molte delle violenze sarebbero state perseguibili penalmente se fossero state scoperte quando si sono verificati.  Ma i responsabili hanno preferito tacere per non compromettere il buon nome della scuola.
UN MOSTRO IN TONACA – Metà delle violenze sono poi attribuite ad un solo sacerdote, Padre Georg, che è stato una figura storica del collegio gesuita. Nel 1968 è diventato insegnante, per poi fare carriera fino a diventarne il direttore nel 1992. Il prete è poi rimasto attivo come docente fino al 2006, ed è morto l’anno scorso, così che non sarà più perseguibile, anche se la gran parte dei suoi reati sono ormai prescritti. Padre Georg avrebbe molestato oltre 30 ragazzi, costringendoli ripetutamente al sesso orale, facendoli spogliare in palestra davanti a lui, per poi osservarli lussuriosamente mentre eseguivano esercizi ginnici davanti a lui. Padre George decideva anche la disposizione delle camere del collegio, così che faceva alloggiare le sue prede vicino alla sua residenza. Il sacerdote si presentava spesso nelle docce quando gli alunni si lavavano, per toccarli nelle parti intime e costringerli a rapporti sessuali. Un’ulteriore usanza dell’ex direttore del collegio gesuita era la misura della febbre per via rettale, dopo che aveva costretto le vittime a denudarsi ulteriormente. L’uomo era il padre padrone della struttura scolastica, e manipolava i voti e utilizzava comportamenti violenti durante le lezioni per incutere terrore ai giovani studenti, così che la pressione psicologica era così forte che un rifiuto di fronte alle sue perversione era quasi impossibile. Chi si opponeva veniva convinto in modo disgustoso, costretto ad entrare in vasche ripiene di escrementi e topi. Le vittime di padre Georg erano poi continuamente fotografate, ed il sacerdote collezionava gli scatti con i corpi nudi dei suoi studenti preferiti.
SCUSE RESPINTE – Oltre a padre Georg almeno altri 10 sacerdoti avrebbe compiuto ripetute molestie. L’indagine privata commissionata dallo stesso collegio indica che le violenze sono state continue negli anni, e che gli altri gesuiti abbiano preferito tacere di fronte all’evidenza per non danneggiare la fama dell’istituto. Il collegio Aloisius, che si trova nel quartiere di Bad Godesberg, era una delle scuole più esclusive nell’allora capitale tedesca Bonn. Il responsabile dei gesuiti tedeschi, Stefan Kiechle, ha rimarcato di essere profondamente costernato e di  provare un profondo senso di vergogna dopo la pubblicazione del rapporto. L’ordine vuole risarcire simbolicamente ogni vittima delle violenze con 5 mila euro, ma secondo la Die Zeit questa somma viene definita “noccioline” da chi ha subito ogni angheria dai sacerdoti.

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mercoledì 19 gennaio 2011

Il Vaticano ostacolò le denunce ai preti pedofili: la pistola fumante del New York Times

Una lettera inviata ai vescovi irlandesi avvertiva che Roma non era d’accordo con la politica di collaborazione con le autorità civili
Una lettera datata 31 gennaio 1997 rappresenterebbe la “smocking gun” che prova l’acquiescienza del Vaticano nei confronti dei preti pedofili, esprimendo perplessità sulla necessità di denunciarli. Ne parla il New York Times, specificando che è indirizzata ai vescovi irlandesi.
PAROLE E FATTI - Il documento sembra contraddire quello che ha sempre sostenuto il Vaticano, ovvero che i leader della chiesa di Roma non hanno mai cercato di controllare o influenzare le azioni dei vescovi locali nei casi di abuso, e che la Chiesa cattolica romana non ha ostacolato le indagini penali di sospetti abusi sui minori. Le  vittime degli abusi in Irlanda e negli Stati Uniti hanno subito definito il documento una “pistola fumante”, da utilizzare come prova importante nelle cause contro il Vaticano.  “Il Vaticano è alla radice di questo problema”, ha dichiarato Colm O’Gorman, vittima di abusi in Irlanda, ora direttore di Amnesty International nel paese. “Hanno deliberatamente e volontariamente istruito i vescovi a  non rivelare i nomi dei sacerdoti alle autorità civile è ormai”.  Ma un portavoce del Vaticano ha detto che il documento rappresenta semplicemente un’ulteriore prova che i passi falsi del passato sulle  accuse di abusi sessuali sono stati corretti dal cardinale Joseph Ratzinger, all’epoca a capo dell’istituzione che vigilava sul tema.
LE FONTI – Il documento, una lettera di due pagine, è stata raccontata dalla rete televisiva irlandese RTE e pubblicata dalla Associated Press.  La lettera è stata scritta solo dopo la prima ondata di scandali sugli abusi sessuali da parte di preti irlandesi in scuole cattoliche e altre strutture – uno scandalo così grande che fece cadere il governo irlandese nel 1994. Nel 1996, un comitato consultivo di vescovi irlandesi aveva elaborato una nuova politica che includeva “segnalazione obbligatoria” dei  sospetto alle autorità civili. La lettera, firmata da Mons. Luciano Storero, allora nunzio apostolico del Vaticano in Irlanda, informava i vescovi irlandesi che il Vaticano aveva molte riserve sulla denuncia obbligatoria per ragioni “morali e canoniche” ragioni. L’Arcivescovo Storero è morto nel 2000. La lettera annunciava anche il rischio che le decisioni di cacciare alcuni preti da parte loro potevano anche essere riformate dal Vaticano: “I risultati potrebbero essere molto imbarazzanti e dannosi per quelle stesse autorità diocesane”, dice la lettera.
FRAINTENDIMENTI - Jeffrey S. Lena, avvocato dell Vaticano, ha risposto che la lettera “è stata profondamente fraintesa”, dichiarando che il suo scopo primario era quello di assicurarsi che i vescovi avessero utilizzato le adeguate procedure canoniche per disciplinare i loro sacerdoti in modo che le pene non potessero essere annullate per motivi tecnici. Il portavoce del Vaticano, padre Federico Lombardi, ha detto che la lettera rappresenta un approccio per casi di abuso sessuale da parte di un ufficio particolare del Vaticano, la Congregazione per il Clero, precedente al 2001. Quell’anno, Papa Giovanni Paolo II ha affidato alla Congregazione per la Dottrina della Fede, allora guidata dal futuro papa Benedetto, il trattamento di tali casi. “Questo approccio è stato superato, compresa la questione della collaborazione con le autorità civili”.

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giovedì 13 gennaio 2011

Preti pedofili in Belgio su 134, 21 condanne

Su 134 preti pedofili individuati in Belgio, solo 21 sono finiti in carcere. Lo dice un rapporto della COnferenza episcopale

La Conferenza episcopale del Belgio ha identificato ufficialmente 134 preti pedofili, ma di questi solo 21 sono stati poi condannati e finiti in carcere. Lo rivela oggi il quotidiano belga Le Soir, che ha preso visione del rapporto consegnato dalla stessa Conferenza episcopale alla commissione parlamentare che si occupa dei casi di abusi sessuali nella Chiesa.
Dei 134 preti pedofili identificati, accusati di aver commesso abusi su minori a partire dagli anni ‘60, 90 sono ancora in vita. Ma la cifra di 134 non tiene conto di una cinquantina di denunce presentate dopo il caso delle dimissioni del vescovo di Bruges accusato di aver abusato del nipote.
Stando al rapporto, tra i preti colpevoli di pedofilia solo 22 (16%) sono stati sospesi definitivamente dalle loro funzioni e soltanto 21 (15%) sono stati condannati da un tribunale e sono stati messi in carcere.
L’arcivescovo André-Joseph Leonard, primate del Belgio, in un’intervista all’emittente televisiva Vtm, non ha escluso la possibilità di indennizzare le vittime.

http://city.corriere.it

sabato 8 gennaio 2011

Malta, gruppo di vittime scrive al Papa "Qui la Chiesa protegge i preti pedofili"

La lettera l'hanno scritta nell'italiano pidgin, contaminato dall'inglese, che tuttora si parla a Malta. Ma il messaggio, indirizzato al Papa, è chiarissimo: "Noi ci ritroviamo molto dispiaciuti perché questi preti da oggi girano per le strade vestiti ancora da preti". Le vittime degli abusi con le quali Benedetto XVI pregò ad aprile durante la sua visita pastorale nell'arcipelago al centro del Mediterraneo si riferiscono ai responsabili delle violenze: nonostante le scuse e le lacrime di Ratzinger, i religiosi sono ancora al loro posto. "Perché la Chiesa di Malta protegge ancora questi scandali? Perché i preti hanno ammesso nel 2003 e tutto va avanti come se non fosse successo niente?".

Tutto è rimasto come prima, dicono gli ex ragazzi dell'orfanotrofio di Santa Venera, costretti un tempo a vestirsi da donna o ad assecondare, di notte, le perversioni sessuali dei sacerdoti. Della fermezza del Papa - che il 20 dicembre, parlando alla Curia romana, si è di nuovo scagliato contro gli abusi commessi dai sacerdoti, che "sotto il manto del sacro feriscono profondamente la persona umana nella sua infanzia e le recano un danno per tutta la vita" - oltre il canale di Sicilia non arrivano che flebili echi. Il processo penale contro i sacerdoti, dopo sette anni, non si è ancora concluso.

E proprio in questi giorni l'avvocato che assiste i sacerdoti sotto accusa, Gianella Caruana Curran, ha depositato un'istanza alla Corte costituzionale maltese contestando la "sovraesposizione mediatica" dei loro assistiti, non ancora giudicati: un artificio legale, a istruttoria conclusa, per prendere tempo in vista della sentenza. Dopo la visita del Papa, infatti, i sacerdoti hanno continuato in aula a proclamarsi innocenti, nonostante nei primi interrogatori avessero ammesso tutto alla polizia. Non è neppure cominciato, invece, il processo ecclesiastico.

Eppure la "investigatio previa", l'indagine interna condotta dal "Response team" della Curia maltese che segue i casi di pedofilia, si è già conclusa, come hanno spiegato con una lettera spedita alle vittime a ottobre, i missionari di San Paolo, l'ordine a cui appartengono i preti accusati, Charles Pulis, Conrad Sciberras (trasferito poi in Italia, ad Albano Laziale) e Joe Bonnet. Nella missiva si spiega che si è presa la precauzione di non far entrare i sacerdoti a contatto con bambini. Quanto alle accuse "risultano fondate, per questo abbiamo trasmesso gli atti a Roma".

Ma le vittime degli abusi non contestano Benedetto XVI. Al contrario, tornano a ringraziarlo per il tempo che ha dedicato loro durante la visita nell'isola. E lo implorano: "Stiamo ancora soffrendo e siamo senza giustizia dopo sette anni. Per favore, ci aiuti Lei, la preghiamo molto". Il timore di Lawrence Grech, uno dei sei firmatari dell'appello, è che alla fine il loro caso finisca per essere insabbiato. "A Malta Chiesa, potere politico e magistratura sono una cosa sola - dice - Tant'è vero che un ministro è venuto in aula a testimoniare a favore dei sacerdoti. Pochi, anche nell'opposizione, vogliono difenderci: la gente è molto religiosa e ha paura di toccare i preti. Ma noi non riusciamo a dimenticare. E neppure a parlarne con i nostri figli".

La loro lettera è arrivata anche nelle mani di monsignor Charles Scicluna, il promotore di giustizia della congregazione per la dottrina della fede cattolica delegato da Ratzinger di occuparsi dei casi di pedofilia. Scicluna, anche lui maltese, preferisce però astenersi da commenti. Ma a stento riesce a nascondere la "mortificazione" per i tempi estenuanti con cui la vicenda è stata trattata dalle autorità e dalla Curia della sua nazione. Una lentezza che rischia di vanificare tutti gli sforzi di Benedetto XVI di far pulizia all'interno della Chiesa, alimentando le frustrazioni delle vittime.

http://www.repubblica.it/