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domenica 13 febbraio 2011

Tettamanzi: i politici si occupino del bene comune

Il cardinale di Milano Il cardinale di Milano
Milano, 13-02-2011
"Da tempo la politica italiana appare più concentrata a far parlare di sé che non ad occuparsi delle difficoltà che le persone concrete incontrano". E' il richiamo del cardinale di Milano, Dionigi Tettamanzi in un'intervista al Corriere della Sera, in cui invita "gli amministratori e i politici" a "non perdere il legame vitale con la gente e con il Paese".

Il cardinale sollecita "le persone che hanno incarichi pubblici" a puntare sulla sobrietà che deve essere "una nota di stile caratteristica e visibile. Deve emergere dal tipo di linguaggio che si usa, nell'esibizione di sé, nell'esercizio di potere, nello stile di vita".

"I cittadini hanno il diritto di attendersi da chi li rappresenta - prosegue Tettamanzi - la correttezza di comportamento, l'esemplarità nel pubblico e nel privato". Il compito della Chiesa, secondo il cardinale, è quello di "richiamare, incoraggiare e sostenere gli uomini politici e delle istituzioni a occuparsi del bene comune, a essere veri uomini di Stato".

Se non si assume questa consapevolezza, "il rischio è che ciascun soggetto, singolo o comunitario - avverte Tettamanzi - si rinchiuda in sé stesso, si arrangi come può, cerchi il proprio interesse a ogni costo, anche a danno degli altri, frammentando ulteriormente il Paese".

Il cardinale rileva la scarsità della capacità di fare rete, "di rendere istituzione quel senso di responsabilità verso gli altri e che corre il rischio di essere solo un'ottima qualità personale". Infine, Tettamanzi ricorda la visita al campo rom milanese di via Triboniano, dove ha pregato "affinché si possa giungere a condizioni di vita più umane" per i bambini rom.

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venerdì 31 dicembre 2010

I vescovi: «In politica è necessaria una nuova generazione di cattolici»

I vescovi chiedono una «nuova generazione di cattolici in politica». L'appello proviene dalla voce italiana più autorevole, il cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Conferenza episcopale italiana (Cei), in un'intervista alla Radio Vaticana. «Più volte la Chiesa esorta i cattolici all'impegno in politica. Ma come può avvenire ciò se, come accade, la nomina dei parlamentari è saldamente in mano alle segreterie dei partiti? Il nostro appello di vescovi ad una nuova generazione di politici cattolici, non è un atto di disistima o ingratitudine verso quei cattolici che già ora, da tempo, sono impegnati in politica», precisa il cardinale. «Verso di loro semmai c'è l'incoraggiamento e l'invito a essere sempre di più e sempre meglio una presenza incisiva, efficace, per il bene di tutti».
PREPARARSI - «Vogliamo incoraggiare i giovani che si sentono portati per questa forma di servizio alla collettività che è la politica, questa grande forma di carità come diceva Paolo VI, però preparandosi», puntualizza il presidente della Cei, che precisa: «Facendo discernimento su sé, sulle proprie capacità, attitudini intellettuali e morali. Ma preparandosi attraverso una vita cristiana radicata, profonda, attraverso una conoscenza il più possibile completa della dottrina sociale cattolica e una conoscenza più puntuale, un addestramento circa la polis con tutte le sue articolazioni. Dalle più immediate e vicine come quelle territoriali, amministrative, a quelle più ampie e complesse che sono la politica nazionale».
LEGGE ELETTORALE - Per quanto riguarda le difficoltà dei giovani a entrare in politica con le liste che, con l'attuale legge elettorale, sono decise dai leader dei partiti e sulle quali i cittadini non possono nemmeno esprimere la propria preferenza, «noi vescovi - ha concluso Bagnasco - non entriamo nel merito delle dinamiche degli ingressi o degli ingaggi. Ma affidiamo questo aspetto più problematico all'onestà, al discernimento, alla serietà dell'attuale politica per poter arricchire il mondo politico, quindi il servizio al bene nazionale, di nuove intelligenze, di nuovi soggetti, di nuove preparazioni».