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lunedì 21 febbraio 2011

Il Bunga bunga dei vescovi in Vaticano

Oggi la celebrazione dei Patti Lateranensi: l’imbarazzo dei vertici della Chiesa. Ma Silvio non si toccaUfficialmente si parla di profilo istituzionale e di abbassare i toni. Ma l’imbarazzo è palpabile, tanto che persino l’Avvenire, oltre ai “soliti” gesuiti, ne parla apertamente. Oggi, al ricevimento per l’anniversario dei Patti Lateranensi, Napolitano e Berlusconi incontrano in ambasciata Bertone e Bagnasco, mentre i giornali della Chiesa evidenziano la particolare gravità del momento. Ma il premier e Bertone non si vedranno privatamente: dall’etichetta non è previsto alcun vertice bilaterale, ma soltanto quelli ufficiali e “obbligati”: la Chiesa non potrebbe sopportare l’ennesimo schiaffo ai cattolici, dopo il Bunga bunga spiattellato su tutti i giornali. Scrive Giacomo Galeazzi su La Stampa:
Non poteva cadere in un momento più delicato l’annuale celebrazione della firma dei Patti Lateranensi tra l’Italia e la Santa Sede, a cui partecipano, come da tradizione, imassimi vertici istituzionali dei due Stati. Dopo il rinvio a giudizio diBerlusconi per il «caso Ruby», la ricorrenza crea, infatti, più di un imbarazzo tra le gerarchie ecclesiastiche, desiderose soprattutto di non offrire il destroa interpretazioni favorevoli all’una o l’altra partepoliticadalla possibile presenza, fianco a fianco, del premier con Bertone e Bagnasco. Di qui la volontà da parte dei vertici della Chiesa (messa a punto in una riunione in Cei in consultazione telefonica con la Segreteria di Stato) di rispettare «rigorosamente» il cerimoniale e di sottolineare il «profilo istituzionale» dell’evento. Nessun «faccia a faccia» privato, quindi,ma incontri tra delegazioni (ci saranno anche Letta, Tremonti,Frattini).
Per questo, sottolinea La Stampa:
Oggi a Palazzo Borromeo, Berlusconi e Bertone non si vedranno privatamente, nessun colloquio riservato, bensì incontri collegiali tra le due delegazioni italiana e vaticana. «La Corte invia alle istituzioni unmessaggio che, al di là delle dichiarazioni di illegittimità costituzionale, invita alla “leale collaborazione” attraverso il coordinamento delle rispettive agende di impegni – scrive Civiltà Cattolica -. Questo sarebbe anche un messaggio alla classe politica italiana, che interpreta il bipolarismo purtroppo come una ininterrotta battaglia campale, tipica di alcune campagne elettorali».

http://www.giornalettismo.com/

venerdì 18 febbraio 2011

I cattolici contro i vescovi: “Non dovevate assolvere Berlusconi”

I sondaggi parlano chiaro: il popolo delle parrocchie molla in massa Silvio. Ma, in assenza di un’alternativa….
La Chiesa boccia Silvio Berlusconi sul caso Ruby: ma non le gerarchie. E’ il popolo delle parrocchie, invece, a dirsi profondamente scontento della situazione morale del paese. Molti cattolici che ostentavano simpatie per il premier si dicono indisponibili a votarlo ancora, mentre chi già non lo apprezzava ora ha intenzione di mollarlo del tutto.
A PICCO – Tutto risulta in un sondaggio commissionato da Mimmo Lucà, leader dei Cristiano-Sociali, area interna al Partito democratico, presso l’istituto SWG di Trento.
Il caso Ruby fa crollare l’indice di gradimento di Berlusconi tra i cattolici praticanti. Il dato emerge da una ricerca realizzata dalla Swg e commissionata dai Cristiano Sociali guidati da Mimmo Luca’. La vicenda delle feste nelle abitazioni private del premier ha deluso il 57% degli elettori che si dichiarano cattolici: 40 su 100 erano gia’ delusi ma il Rubygate ha “peggiorato ulteriormente” l’immagine del premier, mentre 17 interpellati su 100, che prima dello scandalo dicevano di avere un’opinione positiva, ora si dichiarano delusi e parlano anch’essi di un peggioramento dell’immagine. Solo il 4% dei cattolici ritiene che le cose siano migliorate, mentre per il 36% la considerazione nei confronti del premier e’ rimasta invariata. Il sondaggio fornisce una risposta al ‘dilemma’ sul quale si e’ molto dibattuto nel confronto tra sostenitori e detrattori di Berlusconi: la vita privata del premier ha un rilievo pubblico o no? Il 33% degli intervistati ritiene che quello che fa il presidente del Consiglio nelle ore di liberta’ non riguardi l’opinione pubblica ma c’e’ un 59% che pensa proprio l’esatto contrario e che per la figura del premier non possa esserci una distinzione tra il pubblico e il privato.
Tuttavia, continuano le rilevazioni demoscopiche, in mancanza di credibili alternative, Silvio Berlusconi godrebbe ancora del consenso di molti voti cattolici.
IL PAPA DOV’ERA? – Nonostante il Rubygate, infatti, e nonostante dunque la pessima opinione che i cattolici dicono di essersi fatti su Berlusconi, in molti gli riaccorderebbero il loro consenso.
Benche’ l’opinione sia risultata in molti casi negativa, il 72% di quelli che lo hanno votato nel 2008 gli riconfermerebbe il consenso, mentre solo il 22% sarebbe disposto a cambiare idea, esprimendosi con un “probabilmente no” (8%) e un “sicuramente no” nel 14% dei casi. L’indagine della Swg e’ stata condotta tra il 27 e il 30 gennaio 2011 con interviste telefoniche e online, su un campione di 700 cattolici praticanti.
Su un punto praticamente tutti i cattolici concordano: la risposta della chiesa gerarchica è stata molto tiepida. Da Papa, Vescovi, Cardinali e porporati vari il popolo delle parrocchie – che però, dicevamo, dichiara di essere pronto a rivotare Silvio: quando si dice l’autonomia dei laici dal clero – si aspettava una risposta molto più incisiva.
Per il 51% dei cattolici praticanti la gerarchia ecclesiastica avrebbe dovuto esprimere ‘una critica piu’ diretta e severa nei confronti dello stile di vita’ di Berlusconi
Grazie al comportamento di Berlusconi, conclude il sondaggio, secondo i cattolici l’Italia nello scenario internazionale è definitivamente compromessa.
Dal sondaggio, presentato nel corso di una conferenza stampa, emerge anche un giudizio negativo sull’operato del governo Berlusconi da parte dei cattolici praticanti (il 67%). Negative anche le reazioni di fronte ai presunti scandali che hanno coinvolto il premier: il 30% degli intervistati prova ‘vergogna per l’immagine dell’Italia all’estero’, e il 28% ‘disgusto per il comportamento di Berlusconi’.(

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giovedì 20 gennaio 2011

I vescovi vogliono chiarezza

Distinguere. È questa la parola che filtra dalle Stanze Vaticane riguardo il caso di Berlusconi. Una distinzione diplomatica. In molti interpretano il silenzio della Segreteria di Stato, e del suo organo, l'Osservatore Romano, come un segnale, perché «tacere è come parlare di fronte a quanto di sporco sta venendo a galla», riporta un noto sito di informazione. Ma a tastare gli umori Oltretevere ci si imbatte in una spaccatura, che rappresenta poi le due realtà della Segreteria di Stato e della Conferenza Episcopale Italiana. La prima è un ministero degli Esteri, che non prende posizioni ufficiali riguardo le abitudini private di un uomo politico, e ha tutto l'interesse a mantenere ottimi rapporti diplomatici con gli Stati. La seconda, espressione collegiale di una realtà pastorale, che compie atti di indirizzo nei confronti dei fedeli, e ne raccoglie i malumori.
Il mondo cattolico resta scandalizzato. Chiede ai propri vescovi un atto di indirizzo. Lo aspetta. E un silenzio sarebbe come avallare qualunque comportamento immorale. È per questo che il Sir, l'agenzia di stampa della Cei, diffonde una lunga nota. I vescovi chiedono di «chiarire» e «mettere dei punti fermi». Sottolineano come «sono ormai più di vent'anni, per chi ha la memoria lunga, che le iniziative delle procure configgono con il sistema politico e con la stessa figura di Berlusconi». Denuncia: «Così trasmettono un senso di conflittualità permanente e dunque di precarietà».
Avvenire, il quotidiano della Cei, non è da meno. A intervenire sul caso Ruby è un editoriale del direttore Marco Tarquinio, intitolato «Chiarezza necessaria». «Anche solo l'idea – scrive Tarquinio – che un uomo che siede al vertice delle istituzioni dello Stato sia implicato in storie di prostituzione e, peggio ancora, di prostituzione minorile ferisce e sconvolge». Una posizione pienamente sposata dal cardinal Bagnasco, presidente della Cei, che non fa commenti. «Ha già parlato Avvenire», dice. Di sicuro ne condivide l'appello alla sobrietà, lanciato da Bagnasco nell'ultimo Consiglio Permanente. Un appello cui probabilmente il numero uno della Cei tornerà il prossimo lunedì, quando si riunirà di nuovo il Parlamentino dei vescovi. Sono parole che rappresentano lo specchio di un mondo cattolico che chiede risposte. «Sono rivelazioni poco confortanti», concede il governatore della Lombardia Roberto Formigoni, cattolico doc. Che però poi chiede venga rispettato «il diritto alla privacy». E Mario Mauro, capogruppo Pdl al Parlamento Europeo, commenta con una battuta: «Andreotti diceva che con Craxi ci doveva governare, non sposarlo...». È un approccio pragmatico. Lo stesso che attua la Segreteria di Stato. Alcuni dicono che siano più preoccupati di mantenere l'esenzione Ici per le strutture ecclesiastiche che non di dare un chiaro segnale di moralità. «Il problema è diverso - dice un funzionario di Oltretevere - la Segreteria di Stato non si accavalla con la Cei, quello che dice lo dice in termini istituzionali. Poi, è ovvio che nei buoni rapporti tra gli Stati rientra anche la questione patrimoniale. Ma non è il centro della questione».
Un silenzio che fa da contraltare alla società civile, che si esprime con le sue dinamiche. «Dinamiche - afferma un altro osservatore interno - non sempre in buona fede. Di Berlusconi fino ad un anno fa tutti parlavano benissimo». Ma è da un po' che si registrano movimenti, da parte di alcune fronde, tesi a strumentalizzare alcune posizioni della Chiesa in chiave antiberlusconiana. «Si è come avvertita - dicono - l'idea di un cambio della guardia».
È su queste due impostazioni differenti che si giocano i commenti dei cattolici che fanno politica. Per Stefano Graziano, deputato vicino a Marco Follini, il silenzio della Segreteria di Stato è sintomo di troppa cautela. «Ci voleva - afferma - una nota di padre Lombardi. Così Berlusconi si sentirà forte e resisterà». E Rocco Buttiglione (Udc) si appella anche alla gerarchie: «Avvenire e Sir - dice Buttiglione - sono stati cauti perché aspettano a vedere cosa dicano quelli che sono sopra di loro. Per questo ho chiamato "chi sta sopra di loro" ed ho spiegato che Berlusconi non può più governare». Ma prendere una posizione ufficiale non è compito della Segreteria di Stato. Che ci tiene a mantenere saldi rapporti con il governo. Qualunque governo sia.

http://www.iltempo.it/

venerdì 31 dicembre 2010

I vescovi: «In politica è necessaria una nuova generazione di cattolici»

I vescovi chiedono una «nuova generazione di cattolici in politica». L'appello proviene dalla voce italiana più autorevole, il cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Conferenza episcopale italiana (Cei), in un'intervista alla Radio Vaticana. «Più volte la Chiesa esorta i cattolici all'impegno in politica. Ma come può avvenire ciò se, come accade, la nomina dei parlamentari è saldamente in mano alle segreterie dei partiti? Il nostro appello di vescovi ad una nuova generazione di politici cattolici, non è un atto di disistima o ingratitudine verso quei cattolici che già ora, da tempo, sono impegnati in politica», precisa il cardinale. «Verso di loro semmai c'è l'incoraggiamento e l'invito a essere sempre di più e sempre meglio una presenza incisiva, efficace, per il bene di tutti».
PREPARARSI - «Vogliamo incoraggiare i giovani che si sentono portati per questa forma di servizio alla collettività che è la politica, questa grande forma di carità come diceva Paolo VI, però preparandosi», puntualizza il presidente della Cei, che precisa: «Facendo discernimento su sé, sulle proprie capacità, attitudini intellettuali e morali. Ma preparandosi attraverso una vita cristiana radicata, profonda, attraverso una conoscenza il più possibile completa della dottrina sociale cattolica e una conoscenza più puntuale, un addestramento circa la polis con tutte le sue articolazioni. Dalle più immediate e vicine come quelle territoriali, amministrative, a quelle più ampie e complesse che sono la politica nazionale».
LEGGE ELETTORALE - Per quanto riguarda le difficoltà dei giovani a entrare in politica con le liste che, con l'attuale legge elettorale, sono decise dai leader dei partiti e sulle quali i cittadini non possono nemmeno esprimere la propria preferenza, «noi vescovi - ha concluso Bagnasco - non entriamo nel merito delle dinamiche degli ingressi o degli ingaggi. Ma affidiamo questo aspetto più problematico all'onestà, al discernimento, alla serietà dell'attuale politica per poter arricchire il mondo politico, quindi il servizio al bene nazionale, di nuove intelligenze, di nuovi soggetti, di nuove preparazioni».