Non poteva cadere in un momento più delicato l’annuale celebrazione della firma dei Patti Lateranensi tra l’Italia e la Santa Sede, a cui partecipano, come da tradizione, imassimi vertici istituzionali dei due Stati. Dopo il rinvio a giudizio diBerlusconi per il «caso Ruby», la ricorrenza crea, infatti, più di un imbarazzo tra le gerarchie ecclesiastiche, desiderose soprattutto di non offrire il destroa interpretazioni favorevoli all’una o l’altra partepoliticadalla possibile presenza, fianco a fianco, del premier con Bertone e Bagnasco. Di qui la volontà da parte dei vertici della Chiesa (messa a punto in una riunione in Cei in consultazione telefonica con la Segreteria di Stato) di rispettare «rigorosamente» il cerimoniale e di sottolineare il «profilo istituzionale» dell’evento. Nessun «faccia a faccia» privato, quindi,ma incontri tra delegazioni (ci saranno anche Letta, Tremonti,Frattini).Per questo, sottolinea La Stampa:
Oggi a Palazzo Borromeo, Berlusconi e Bertone non si vedranno privatamente, nessun colloquio riservato, bensì incontri collegiali tra le due delegazioni italiana e vaticana. «La Corte invia alle istituzioni unmessaggio che, al di là delle dichiarazioni di illegittimità costituzionale, invita alla “leale collaborazione” attraverso il coordinamento delle rispettive agende di impegni – scrive Civiltà Cattolica -. Questo sarebbe anche un messaggio alla classe politica italiana, che interpreta il bipolarismo purtroppo come una ininterrotta battaglia campale, tipica di alcune campagne elettorali».
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