"Il contatto virtuale non può e non deve sostituire il contatto umano diretto con le persone a tutti i livelli della nostra vita". Lo afferma Benedetto XVI nel Messaggio per la Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali che sarà celebrata il prossimo 5 giugno con lo slogan "Verita', annuncio e autenticità di vita nell'era digitale".
"Le nuove tecnologie - spiega Papa Ratzinger - permettono alle persone di incontrarsi oltre i confini dello spazio e delle stesse culture, inaugurando così un intero nuovo mondo di potenziali amicizie. Questa è una grande opportunità, ma comporta anche una maggiore attenzione e una presa di coscienza rispetto ai possibili rischi". "Chi è - si domanda il Pontefice - il mio 'prossimo' in questo nuovo mondo? Esiste il pericolo di essere meno presenti verso chi incontriamo nella nostra vita quotidiana ordinaria? Esiste il rischio di essere più distratti, perché la nostra attenzione è frammentata e assorta in un mondo 'differente' rispetto a quello in cui viviamo? Abbiamo tempo di riflettere criticamente sulle nostre scelte e di alimentare rapporti umani che siano veramente profondi e duraturi?".
"Anche nell'era digitale, ciascuno - sottolinea il testo - è posto di fronte alla necessità di essere persona autentica e riflessiva. Del resto, le dinamiche proprie dei social network mostrano che una persona è sempre coinvolta in ciò che comunica. Quando le persone si scambiano informazioni, stanno già condividendo se stesse, la loro visione del mondo, le loro speranze, i loro ideali". E oggi "si prospettano traguardi fino a qualche tempo fa impensabili, che suscitano stupore per le possibilità offerte dai nuovi mezzi e, al tempo stesso, impongono in modo sempre più pressante una seria riflessione sul senso della comunicazione nell'era digitale". Un progresso che risulta "particolarmente evidente quando ci si confronta con le straordinarie potenzialità della rete internet e con la complessità delle sue applicazioni". Ma, "come ogni altro frutto dell'ingegno umano, le nuove tecnologie della comunicazione chiedono di essere poste al servizio del bene integrale della persona e dell'umanità intera. Se usate saggiamente, esse possono contribuire a soddisfare il desiderio di senso, di verità e di unità che rimane l'aspirazione più profonda dell'essere umano".
"Invito soprattutto i giovani - scrive ancora il Pontefice - a fare buon uso della loro presenza nell'arena digitale", che li pone "di fronte alla sfida dell'essere autentici, fedeli a se stessi, senza cedere, nella ricerca di condivisione, di amicizie, all'illusione di costruire artificialmente il proprio profilo pubblico".
"Soprattutto i giovani - rileva il Papa - stanno vivendo questo cambiamento della comunicazione, con tutte le ansie, le contraddizioni e la creativita' proprie di coloro che si aprono con entusiasmo e curiosità alle nuove esperienze della vita". Nel testo, Papa Ratzinger ricorda che "il coinvolgimento sempre maggiore nella pubblica arena digitale, quella creata dai cosiddetti social network, conduce a stabilire nuove forme di relazione interpersonale, influisce sulla percezione di sé e pone quindi, inevitabilmente, la questione non solo della correttezza del proprio agire, ma anche dell'autenticità del proprio essere".
In questo contesto, afferma, "la presenza in questi spazi virtuali può essere il segno di una ricerca autentica di incontro personale con l'altro se si fa attenzione ad evitarne i pericoli, quali il rifugiarsi in una sorta di mondo parallelo, o l'eccessiva esposizione al mondo virtuale".
Benedetto XVI esorta i cattolici a impegnarsi "affinché il web non diventi uno strumento che riduce le persone a categorie, che cerca di manipolarle emotivamente o che permette a chi è potente di monopolizzare le opinioni altrui". "Esiste - scrive il Papa - uno stile cristiano di presenza anche nel mondo digitale: esso si concretizza in una forma di comunicazione onesta ed aperta, responsabile e rispettosa dell'altro".
"L'impegno per una testimonianza al Vangelo nell'era digitale richiede a tutti di essere particolarmente attenti agli aspetti che possono sfidare alcune delle logiche tipiche del web. Anzitutto - elenca Benedetto XVI - dobbiamo essere consapevoli che la verità che cerchiamo di condividere non trae il suo valore dalla sua popolarità o dalla quantità di attenzione che riceve. Dobbiamo farla conoscere nella sua integrità, piuttosto che cercare di renderla accettabile, magari annacquandola".
"Comunicare il Vangelo attraverso i nuovi media - si legge ancora nel testo - significa non solo inserire contenuti dichiaratamente religiosi sulle piattaforme dei diversi mezzi, ma anche testimoniare con coerenza, nel proprio profilo digitale e nel modo di comunicare, scelte, preferenze, giudizi che siano profondamente coerenti con il Vangelo, anche quando di esso non si parla in forma esplicita. Del resto, anche nel mondo digitale non vi puo' essere annuncio di un messaggio senza una coerente testimonianza da parte di chi annuncia. Nei nuovi contesti e con le nuove forme di espressione, il cristiano è ancora una volta chiamato ad offrire una risposta a chiunque domandi ragione della speranza che è in lui".
La testimonianza cristiana in rete, insiste il Pontefice, "deve diventare alimento quotidiano e non attrazione di un momento". Infatti, "la verità del Vangelo non è qualcosa che possa essere oggetto di consumo, o di fruizione superficiale, ma è un dono che chiede una libera risposta. Essa, pur proclamata nello spazio virtuale della rete, esige sempre di incarnarsi nel mondo reale e in rapporto ai volti concreti dei fratelli e delle sorelle con cui condividiamo la vita quotidiana". "Per questo - dunque - rimangono sempre fondamentali le relazioni umane dirette nella trasmissione della fede".
Ancora, Benedetto XVI invita i cristiani "a unirsi con fiducia e con consapevole e responsabile creatività nella rete di rapporti che l'era digitale ha reso possibile". "Non semplicemente per soddisfare il desiderio di essere presenti, ma perché questa rete è parte integrante della vita umana". Secondo Papa Ratzinger, "il web sta contribuendo allo sviluppo di nuove e più complesse forme di coscienza intellettuale e spirituale, di consapevolezza condivisa". Anche in questo campo, rileva, "siamo chiamati ad annunciare la nostra fede che Cristo è Dio, il Salvatore dell'uomo e della storia". E anche in rete "la proclamazione del Vangelo richiede una forma rispettosa e discreta di comunicazione, che stimola il cuore e muove la coscienza una forma che richiama lo stile di Gesù risorto quando si fece compagno nel cammino dei discepoli di Emmaus, i quali furono condotti gradualmente alla comprensione del mistero mediante il suo farsi vicino, il suo dialogare con loro, il far emergere con delicatezza ciò che c'era nel loro cuore". Per il Papa, "la verità che è Cristo, in ultima analisi, è la risposta piena e autentica a quel desiderio umano di relazione, di comunione e di senso che emerge anche nella partecipazione massiccia ai vari social network. Le nuove tecnologie non stanno cambiando solo il modo di comunicare, ma la comunicazione in se stessa, per cui si puo' affermare - conclude - che si è di fronte ad una vasta trasformazione culturale. Con tale modo di diffondere informazioni e conoscenze, sta nascendo un nuovo modo di apprendere e di pensare, con inedite opportunità di stabilire relazioni e di costruire comunione".
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