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venerdì 25 febbraio 2011

Tribunale assolve prete che suona le campane ogni quarto d'ora

TRENTO - Non è reato far suonare le campane della chiesa a tutte le ore del giorno, ma un legittimo esercizio di culto previsto dal Concordato. Lo ha stabilito il Tribunale di Rovereto che ha assolto il parroco di Sabbionara di Avio, don Ernesto Villa, chiamato in causa per disturbo della quiete pubblica. Il caso era iniziato con la denuncia da parte di un abitante del paese il quale sosteneva che la frequenza dello scampanio, dalle 7 del mattino ogni quarto d'ora, gli precludesse il diritto al riposo.

Approdata in tribunale la vicenda, il pm ha chiesto l'assoluzione del parroco nel nome del rispetto di tradizioni e consuetudini, mentre la parte civile ha insistito sul fatto che la libertà religiosa può essere assicurata con rintocchi meno intensi e meno frequenti. Tesi contestata dalla difesa del parroco che ha sostenuto la tollerabilità del suono delle campane e il dovere del rispetto delle tradizioni. Inoltre suonare le campane - a giudizio della difesa - fa parte della libertà di manifestazione di culto sancita dal Concordato. Tesi fatte proprie dal giudice Corrado Pascucci che ha assolto il parroco.

http://www.ilmessaggero.it

lunedì 21 febbraio 2011

MOLESTÒ UNA CHIERICHETTA: PRETE CONDANNATO A 7 ANNI

 

7 anni e 8 mesi al parroco
SAVONA - Molestò una chierichetta di 12 anni, nella sua parrocchia nel savonese. E' arrivata oggi una condanna di 7 anni e 8 mesi da parte del tribunale di Savona per don Luciano Massaferro, 46 anni, parroco di San Giovanni e San Vincenzo di Alassio. Il prete dovrà pagare anche 190mila euro di risarcimento alla vittima e a sua madre, oltre ad essere stato condannato anche alla interdizione perpetua dai pubblici uffici e alla interdizione perpetua a fini educativi. La sentenza è arrivata dopo circa due ore di Camera di Consiglio.

Don Luciano Massaferro, 46 anni, era stato arrestato il 29 dicembre 2009 dalla squadra mobile della questura di Savona e dai colleghi del locale commissariato di polizia di Alassio che avevano indagato su almeno tre situazioni raccontate dalla vittima delle molestie subite da don Luciano. L'indagine era nata dopo la segnalazione dei medici del Gaslini di Genova, dove era stata ricoverata la bambina, all'epoca undicenne. L'attività investigativa della squadra mobile della questura di Savona è durata un mese e mezzo. Poi il clamoroso arresto e la detenzione prima a Chiavari e poi a Sanremo. Nel settembre 2010 il sacerdote aveva ottenuto i domiciliari e, dopo un periodo trascorso in un convento di Diano Castello, a gennaio aveva fatto ritorno nella canonica della parrocchia di Alassio, dove oggi ha atteso la sentenza. I legali di don Luciano, Mauro Ronco e Alessandro Chirivì hanno preannunciato che ricorreranno in appello dopo aver letto le motivazioni della sentenza.

http://www.leggo.it/

mercoledì 16 febbraio 2011

Il prete mi spogliava sempre, mi fotografava nudo e mi molestava nella doccia

Le indagini sul collegio gesuita di Bonn dipingono un quadro di abusi e violenze raccapriccianti

Torture, violenze e molestie sessuali. Per molti decenni i padri gesuiti e gli insegnanti del collegio Aloisius di Bonn hanno fatto passare l’inferno ai giovani studenti. Una scuola elitaria, che si è trasformata in un incubo di silenzio e violenza per le vittime, costrette dai preti ad umiliazioni che li hanno segnati per sempre. Ora si è conclusa l’indagine su quanto accaduto negli ultimi 50 anni nel collegio gesuita, e il quadro tracciato dalle indagine è raccapricciante. Il rettore della scuola si è detto mortificato e ha promesso un risarcimento economico alle vittime, che però l’hanno subito respinto: “I soldi offerti  sono solo noccioline, per quello che abbiamo subito durante la nostra adolescenza”.
PRETI MOLESTATORI – Il rapporto conclusivo delle indagini sul collegio gesuita Aloisius di Bonn accusa 23 dipendenti della struttura, 18 preti e cinque insegnati laici, di continue molestie sessuali, violenze fisiche e torture psicologiche nei confronti degli alunni della scuola. I casi si sono ripetuti per un lasso temporale di circa 60 anni, e si sono conclusi solo nel 2009, poco prima che grazie alle rivelazioni di una vittima scoppiasse lo scandalo, l’ennesimo che coinvolge la Chiesa tedesca. Le vittime sono state 58 studenti, e molte delle violenze sarebbero state perseguibili penalmente se fossero state scoperte quando si sono verificati.  Ma i responsabili hanno preferito tacere per non compromettere il buon nome della scuola.
UN MOSTRO IN TONACA – Metà delle violenze sono poi attribuite ad un solo sacerdote, Padre Georg, che è stato una figura storica del collegio gesuita. Nel 1968 è diventato insegnante, per poi fare carriera fino a diventarne il direttore nel 1992. Il prete è poi rimasto attivo come docente fino al 2006, ed è morto l’anno scorso, così che non sarà più perseguibile, anche se la gran parte dei suoi reati sono ormai prescritti. Padre Georg avrebbe molestato oltre 30 ragazzi, costringendoli ripetutamente al sesso orale, facendoli spogliare in palestra davanti a lui, per poi osservarli lussuriosamente mentre eseguivano esercizi ginnici davanti a lui. Padre George decideva anche la disposizione delle camere del collegio, così che faceva alloggiare le sue prede vicino alla sua residenza. Il sacerdote si presentava spesso nelle docce quando gli alunni si lavavano, per toccarli nelle parti intime e costringerli a rapporti sessuali. Un’ulteriore usanza dell’ex direttore del collegio gesuita era la misura della febbre per via rettale, dopo che aveva costretto le vittime a denudarsi ulteriormente. L’uomo era il padre padrone della struttura scolastica, e manipolava i voti e utilizzava comportamenti violenti durante le lezioni per incutere terrore ai giovani studenti, così che la pressione psicologica era così forte che un rifiuto di fronte alle sue perversione era quasi impossibile. Chi si opponeva veniva convinto in modo disgustoso, costretto ad entrare in vasche ripiene di escrementi e topi. Le vittime di padre Georg erano poi continuamente fotografate, ed il sacerdote collezionava gli scatti con i corpi nudi dei suoi studenti preferiti.
SCUSE RESPINTE – Oltre a padre Georg almeno altri 10 sacerdoti avrebbe compiuto ripetute molestie. L’indagine privata commissionata dallo stesso collegio indica che le violenze sono state continue negli anni, e che gli altri gesuiti abbiano preferito tacere di fronte all’evidenza per non danneggiare la fama dell’istituto. Il collegio Aloisius, che si trova nel quartiere di Bad Godesberg, era una delle scuole più esclusive nell’allora capitale tedesca Bonn. Il responsabile dei gesuiti tedeschi, Stefan Kiechle, ha rimarcato di essere profondamente costernato e di  provare un profondo senso di vergogna dopo la pubblicazione del rapporto. L’ordine vuole risarcire simbolicamente ogni vittima delle violenze con 5 mila euro, ma secondo la Die Zeit questa somma viene definita “noccioline” da chi ha subito ogni angheria dai sacerdoti.

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Il parroco anti-Silvio

Un prete bergamasco scrive sei pagine del periodico parrocchiale contro Berlusconi
Sta facendo discutere a Bergamo l’iniziativa del parroco di un quartiere cittadino, che ha deciso di dedicare sei pagine del periodico parrocchiale a una severa analisi e stroncatura di quello che gia’ nel titolo viene chiamato “Berlusconi e il Berlusconismo”. Don Massimo Maffioletti, parroco di Loguelo, alla periferia ovest di Bergamo ha un passato da caporedattore dell’Eco di Bergamo. E lo si vede nel modo in cui ha scritto le sei pagine di “Longuelo comunita’”. Berlusconi viene accusato di “mancanza di senso dello Stato, tra “barzellette, corna, cucu’ ad appuntamenti istituzionali” e “consigli per gli acquisti di varia natura”, con “insofferenza per la legalita’, le regole e le istituzioni”, “confusione tra privato e pubblico” e “populismo come guida per le scelte politiche”. Mentre il berlusconismo viene visto come uno stile di vita e di politica basato sulla “diminuita capacita’ di comprendere la fondamentale distinzione tra i poteri dello Stato, cardine della democrazia occidentale”, che provoca “uno stravolgimento del rapporto tra fede e politica. Mentre il cattolico dovrebbe mostrare per intero la propria appartenenza religiosa-etica nella sua testimonianza personale ed essere piu’ indulgente verso gli altri cittadini e cercare una mediazione nella costruzione della legge che deve salvaguardare un bene di tutti, si ha nel berlusconismo la richiesta di una legislazione esigente e dura per la citta’ di tutti (sullo stato terminale della vita e sull’accanimento terapeutico, sulle relazioni familiari, sulla prostituzione, sul consumo di coca…) e una pretesa indulgenza verso se stessi e la propria liberta’ personale”. Servirebbe insomma la “buona politica, povera di privilegi e ricca di proposte”.

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sabato 5 febbraio 2011

Prete lo annega al battesimo

Secondo quanto riferito dall’inglese The Sun, un prete ortodosso del distretto di Rascani, nel nordovest della Moldavia, avrebbe fatto annegare un neonato mentre lo battezzava. I testimoni raccontano che il religioso ha trascurato di coprire la bocca del piccolo con la mano prima di immergerlo nel fonte battesimale – la Chiesa ortodossa pratica il sacramento per immersione totale. Aliona Vacarciu, di 32 anni, la matrigna della povera creatura, ha detto: “Pensavamo che un prete dovesse sapere come fare, ma non è stato così. Quando ce lo ha ridato non c’era più niente da fare”. L’officiante, identificato solo come Padre Valentin, ora rischia tre anni di galera per omicidio colposo. (Fonte), (Foto)

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domenica 30 gennaio 2011

Sudafrica, ancora un prete violentatore

Arrivato nel paese nel 1998, avrebbe commesso un abuso contro un ventenne: arrestato, ma rilasciato su cauzione.
La notizia arriva praticamente dagli antipodi: a Mthatha, cittadina orientale del Sudafrica, un nuovo caso di abusi nel clero cattolico. Un sacerdote 68enne è stato arrestato con l’accusa di aver violentato un ragazzo di 20 anni nella casa di accoglienza che gestiva.
ABUSI AFRICANI – Sono i media africani a raccontare la notizia.
La procura di Mthatha ha concesso una cauzione di 1000 rupie martedì e il sacerdote riapparirà presso la corte il 2 febbraio”, ha detto il procuratore nazionale Luxolo Tyali. Il prete, 68 anni, è stato arrestato domenica e ha chiesto la cauzione già lunedì. La violenza sarebbe stata perpetrata nel 2009.
Subito arriva la reazione della Chiesa locale: sapevamo, e abbiamo agito.
Un portavoce per la Chiesa, Padre Chris Townsend afferma che gli abusi sessuali furono visti in una luce molto seria dal vescovo di Mthatha, Sithembele Siphuka. “Tutte le lamentele verso il clero e i lavoratori religiosi nella Diocesi di Mthatha sono stati gestiti secondo il protocollo per le indagini sulle lamentele contro sacerdoti…riguardo agli abusi sessuali su minori, una linea guida della Conferenza Sudafricana dei Vescovi. I vescovi hanno già aperto una indagine preliminare sul caso, ha detto.


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mercoledì 26 gennaio 2011

IL CUGINO PRETE SU 'CHI': "SILVIO PERSONA BUONA"

«Queste vicende calunniose mi hanno profondamente ferito, amareggiato oltre che disgustato, pensando come è possibile che qualcuno possa architettare ad arte tali vergognose accuse solo per diffamare una persona buona come Silvio»: così don Andrea Livio, parroco di Lomazzo e cugino di Silvio Berlusconi, commenta il caso Ruby su Chi, in edicola domani.
«Sono sicuro che non ha fatto nulla di quello di cui si parla. Troppi personaggi lo vogliono colpire e screditare agli occhi di tutti gli italiani, che lui ama e porta nel cuore». Il sacerdote, infine, risponde a una domanda sulle donne, che nell'inchiesta giocano un ruolo importante: «tutte le creature del Signore sono create buone, Dio si ritrova nell'uomo e nella donna. Ma, come diceva il cardinal Schuster, 'le donne sono come le api: fanno il miele, ma possono pungere!'».

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PARROCCO DAGNENTE, NON C'E' PIU' RISPETTO PER NESSUNO

"E' il segno del mondo in cui viviamo, dove non c'e' piu' rispetto per nessuno". Con queste parole Don Mauro Pozzi, parroco della Chiesa di San Giovanni Battista a Dagnente, la frazione di Arona dal cui cimitero la scorsa notte e' stata trafugata la bara di Mike Bongiorno, commenta con l'Agi quanto avvenuto. "Non vedo alcun motivo per un gesto simile", ha aggiunto, "se non un possibile tentativo di estorsione". "E' una roba veramente incredibile, mi spiace molto per la famiglia, non c'e' piu' rispetto per nulla", ha detto successivamente, Don Mauro Pozzi, parroco di Dagnente. "Di notte il cimitero e' chiuso con un cancello elettrico, ma non ci sono ne' telecamere ne' altro. Ho un dubbio che possa esserci qualche collegamento con il caso Cuccia, ma non so".
  (AGI) .

Ex modello di Prada diventa vice parroco

Da modello per Prada a vice parroco della chiesa di Sant’Antonio Abate, a Diano Marina. È nella cittadina del golfo degli aranci che il vescovo della diocesi di Albenga-Imperia, Mario Oliveri, ha destinato don Julio Abalsamo, 46 anni, dopo averlo ordinato sacerdote poco prima di Natale.
Domani pomeriggio l’ex modello celebrerà la sua prima messa ufficiale. Don Julio Amedeo Abalsamo, argentino, inizia la sua missione pastorale affiancando il parroco don Gianfranco Minasso. Da via Montenapoleone, a Milano, all’altare di un piccolo centro di provincia, dal mondo patinato delle passerelle, al buio del confessionale. Niente più locali notturni, niente più fotografie con vip e starlette. All’improvviso la vocazione lo ha rapito e, dopo un lungo percorso di preghiera e di studio, è finito in Liguria.
E da domani si metterà al servizio della comunità di Diano. Lontano da riflettori

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venerdì 21 gennaio 2011

Volevo essere prete fin da bambina

Maria Vittoria Longhitano Siciliana, domenica prossima diventerà parroca della Chiesa Vetero-Cattolica di Milano. La prima ordinata ed eletta in Italia.
 
Lei è una donna sacerdote ed è cattolica, come è possibile?
Perché appartengo alla Chiesa Vetero-Cattolica italiana, che è indipendente da Roma e vuole recuperare la Chiesa autentica, quella indivisa, democratica e pluralista precedente agli scismi.
Come ha capito che voleva diventare prete?
Lo desideravo fin da bambina. Giocavo a battezzare le bambole, a dire messa con le patatine come se fossero ostie, ogni sciarpa diventava una stola.
Ma cosa le piaceva dell’essere prete?
L’idea che un sacerdote è una persona che ha cura, che abbraccia tutti. E il contatto con Dio: mi immaginavo che fosse molto profondo. Poi la liturgia: i colori, l’incenso, i gesti, il simbolismo.
Il mistero del contatto con Dio l’ha trovato?
Ma certo... da bambini si ha un’immagine idealizzata: o bianco o nero. Il contatto con Dio invece non è una cosa che si trova in un giorno: si coltiva sempre e al di là della vocazione.
Lei è stata educata nella Chiesa romana: quando ha capito che non poteva fare il prete?
Quando dissi al parroco che volevo diventare chierichetta - non osavo chiedere troppo! Mi rispose che Gesù non voleva. È stata l’angoscia della mia infanzia.
C’è chi dice che battezzare una bimba significa iscriverla a un’associazione di cui non potrà mai diventare il capo...
(Ride, ndr.) Bella! Io direi che è un’associazione in cui una bimba non può esprimere a pieno il suo talento e la sua vocazione.
Lei si mise l’anima in pace?
Da noi si prega molto Santa Rita, la “santa degli impossibili”. Ci dicevano che se volevamo qualcosa di irrealizzabile, dovevamo pregare lei. Il giorno della sua festa, il 22 maggio, le chiesi di diventare sacerdote.
C’è riuscita.
Sì. Dopo molti anni, quando il vescovo ha fissato la data della mia ordinazione sacerdotale ha scelto il 22 maggio - senza che lo sapesse. È come se, nella comunione dei santi, questa donna straordinaria mi avesse sostenuto.
Come è stato il suo percorso concreto?
Ho studiato teologia e tentato la strada del monastero di clausura: mi attirava la radicalità della vita contemplativa. Ma quello in cui ero entrata fu chiuso prima che iniziassi il noviziato.
Fu chiuso? Perché?
Era considerato troppo “progressista”: le monache recitavano l’omelia, c’era democrazia interna e autonomia gestionale.
Alla fine ha abbandonato la Chiesa cattolica.
“Cattolico” vuol dire universale. Come fa a essere davvero universale una Chiesa che esclude le donne? Quella Vetero-Cattolica invece è davvero inclusiva e universale.
Anche voi avete vescovi e confessione?
Abbiamo i vescovi e tutti i sacramenti della Chiesa romana. Ma non la sua sessuofobia, non l’esclusione delle donne, non l’idea che il papa sia infallibile e superiore agli altri vescovi. E il nostro clero è eletto dai fedeli.
Quando è nata la vostra Chiesa?
Nel 1873, dopo che 55 vescovi si rifiutarono di sottoscrivere l’idea pontificia che il papa non può sbagliare. A noi, però, piace dire che esistiamo dall’inizio del Cristianesimo e abbiamo mantenuto il suo significato originario di libertà, dignità e rispetto delle persone.
Quanti siete in Italia?
Alcune centinaia, concentrati a Milano, Sabbioneta (Mantova), Roma. A parole molti condividono le nostre scelte, ma poi sono pigri: difficilmente un italiano abbandona la Chiesa romana
E da voi i sacerdoti possono sposarsi.
Anche nella Chiesa del primo millennio il matrimonio dei preti era una cosa regolare. A Ravenna ci sono ancora oggi i dipinti che raffigurano San Pietro con la moglie.
Anche sulla morale sessuale, avete delle posizioni più aperte rispetto alla Chiesa romana...
La sessualità è una forza positiva per la crescita delle persone. E un modo per dimostrare amore tra due persone che hanno un progetto comune. Dio non entra nelle camere da letto.
Ci deve essere un progetto di vita comune?
Siamo per l’assoluta libertà di coscienza, non per uno stile di vita libertino. La sessualità tocca profondamente la struttura e l’anima delle persone, non si può usare disinvoltamente. Ma non abbiamo paura del piacere e del desiderio.
Vale anche per gli amori gay?
Accettiamo i divorziati, i gay, qualunque amore, perché Dio è amore. Nella nostra messa partecipata gli omosessuali sono liberi di parlare della loro vita e pregare con gli altri per i loro partner. E ogni seconda domenica del mese, a Milano, celebriamo con il Guado, un’associazione di credenti gay, lesbiche e trans.
Lei spesso va in giro vestita da prete, con il clergyman: come reagisce la gente in Italia?
A Milano non si stupisce nessuno. Al Centro si girano e fanno considerazioni a voce alta: “È anglicana?”, dicono. Al Sud chiedono.
E lei cosa preferisce?
Il Sud! Sono siciliana! E preferisco la gente che si mette in dialogo.
Cosa le piace di più dell’essere prete?
Dare speranza. Che la gente possa smettere di identificare Gesù e Dio con un Chiesa maschile, maschilista, che esclude molte persone.

http://city.corriere.it/

domenica 9 gennaio 2011

Tutta colpa della molesta banana!

L’inglese The Sun dà notizia del processo al prete evangelico David Morris, 60 anni, accusato di avere molestato una ragazzina di 12 anni durante una lezione d’inglese. L’uomo di Dio si è difeso spiegando che ha di tanto in tanto l’abitudine di portare una banana in tasca e che quando ha preso la manina della piccola e l’ha messa sull’inguine, può darsi che lei avesse confuso la frutta con un membro maschile eretto. La Corte, di Swansea, nel Galles, non ha ancora raggiunto il verdetto. (Fonte), (Foto)

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sabato 8 gennaio 2011

Prete in casco per gabbiani

L’inglese Daily Mail dà notizia delle traversie del Rev. Graham Minors, della chiesa di St. Petroc a Bodmin, in Cornovaglia. Il religioso sarebbe stato preso di mira da due gabbiani che si sono installati in permanenza sulla croce che sormonta la struttura e ogni volta che l’uomo di fede ci si avvicina lo attaccano. Come testimonia la foto che alleghiamo, il Reverendo è ora obbligato a mettere un casco giallo da minatore per poter sbrigare i suoi doveri pastorali in condizioni di sicurezza. (Fonte), (Foto)

http://www.essentialnews.net/

domenica 2 gennaio 2011

Arborea, “sesso e favori” nella comunità di don Usai

Dal quadro accusatorio che ha portato agli arresti domiciliari don Giovanni Usai, fondatore della comunità "Il Samaritano" emergono nuovi sconcertanti particolari. La comunità di Arborea, per come viene descritta dall'accusa, sembra una casa di tolleranza. Accusa che il sacerdote ha respinto nell'interrogatorio di garanzia.
Stando agli elementi raccolti dagli inquirenti, attraverso dichiarazioni e intercettazioni, la comunità "Il Samaritano" viveva al suo interno secondo uno stile ben diverso da quello che proiettava all'esterno. Porte aperte giorno e notte e tanta attività sessuale, a pagamento o in cambio di favori. Spetterà naturalmente ai giudici stabilire la veridicità dell'impianto accusatorio. Ma intanto ci sono queste accuse, che pesano come macigni sulla testa di don Giovanni Usai, principale protagonista di questa storia. Accusa che parla di favoreggiamento della prostituzione e di violenza sessuale.
L'ACCUSA - Alla base della richiesta della misura cautelare "c'è la grave e principale tesi" secondo la quale don Usai avrebbe consapevolmente consentito all'interno della comunità "l'esercizio della prostituzione". Non solo, ma una delle donne nigeriane arrivate nella comunità ha dichiarato agli inquirenti "che da subito il sacerdote ebbe a pretenderle relazioni sessuali". Dopo qualche rifiuto iniziale - prosegue la donna nelle sue dichiarazioni agli inquirenti - "capì che l'unico modo per ottenere un contratto a tempo indeterminato era quello di soggiacere alle pretese sessuali" di don Usai.
LA DIFESA - A tutte queste accuse ha ribattuto don Usai nel corso dell'interrogatorio di garanzia che si è svolto il 31 dicembre. Il sacerdote ha definito falsi tutti gli episodi che gli sono stati contestati. Uno dei suoi legali, l'avvocato Francesco Pilloni, ha puntualizzato che "c'è una malcelata voglia di provocare danno a quest'uomo da parte di soggetti che non hanno certo l'aureola. Le intercettazioni possono avere tante interpretazioni, non c'è niente di eclatante".

mercoledì 29 dicembre 2010

Oristano, violenza sessuale: arrestato il prete del carcere


Violenza sessuale e favoreggiamento della prostituzione: con queste accuse è finito agli arresti domiciliari don Giovanni Usai, 67 anni di Assolo, cappellano del carcere di Oristano e fondatore della comunità Il Samaritano di Arborea.
Il sacerdote è stato raggiunto da un'ordinanza di custodia cautelare firmata dal Gip del tribunale Mauro Pusceddu su richiesta del pm Diana Lecca. Che ha anche chiesto e ottenuto la misura cautelare in carcere per Eze Alphonsus, 35 anni nigeriano, domiciliato presso la comunità Il Samaritano: per lui le accuse sono favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione.
ACCERTAMENTI Gli accertamenti dei militari sono iniziati tempo fa e sono andati avanti per un lungo periodo. Don Giovanni Usai è molto conosciuto per il suo impegno nel recupero di detenuti e accoglienza dei cittadini stranieri. Sempre in prima linea per aiutare i bisognosi, don Usai un paio di anni fa aveva accolto una comunità di nomadi che erano stati cacciati dal Comune di Terralba: aveva dato ospitalità alle tante famiglie rom che si erano ritrovate senza un tetto. Da alcuni mesi è cappellano del carcere oristanese di Piazza Manno.
DOMICILIARI Don Giovanni Usai trascorrerà la sua prima notte agli arresti domiciliari a Oristano in una struttura messa a disposizione dalla Diocesi. La notizia dell'arresto è stata subito comunicata all'arcivescovo Ignazio Sanna, che sta trascorrendo alcuni giorni di ferie in Germania e che per il momento ha preferito non commentare aspettando di farlo al suo rientro in città, previsto per giovedì 30. La notizia si è diffusa velocemente anche in città, dove don Usai è molto conosciuto per la sua attività a favore degli emarginati e dei detenuti cominciata ormai molti anni fa nella casa parrocchiale di Senis, un paesino di poche centinaia di abitanti del quale era parroco, e proseguita poi ad Arborea in un terreno concesso dalla Società Bonifiche Sarde. Attualmente il sacerdote era anche cappellano del carcere di Oristano. Sul fronte dell'inchiesta, i carabinieri della Compagnia e del Comando provinciale di Oristano mantengono il più stretto riserbo, anche perché le indagini - fanno sapere i militari dell'Arma - sono tutt'altro che concluse. I fatti per i quali è stato disposto l'arresto di don Usai e del cittadino nigeriano Eze Alphonsus sono avvenuti comunque all'interno della Comunità e la vittima della presunta violenza sessuale, per quanto è dato di sapere, sarebbe un'ospite della stessa struttura.