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mercoledì 2 marzo 2011

[Esplora il significato del termine: «Mai adozioni a coppie gay e mai matrimoni tra omosessuali» Berlusconi: «Ancora vivo il pericolo comunista»] «Mai adozioni a coppie gay e mai matrimoni tra omosessuali» Berlusconi: «Ancora vivo il pericolo comunista»

Il premier: «Nella scuola pubblica gli insegnanti inculcano principi diversi da quelli delle famiglie»


Silvio Berlusconi (Reuters)
Silvio Berlusconi (Reuters)
MILANO - Il pericolo del comunismo è ancora vivo in Italia, mai adozioni per singole e coppie gay, le unioni omosessuali non saranno mai equiparate a quelle tra un uomo e una donna, mai la patrimoniale, un attacco durissimo alla scuola pubblica. Sono le linee indicate da Silvio Berlusconi al congresso dei Congresso dei Cristiano riformisti, dopo essere intervenuto anche a quello del Partito repubblicano e aver inviato un messaggio ai giovani del Pdl.
COMUNISTI - «La storia del comunismo con oltre 100 milioni di morti alle nostre spalle non è ancora alle nostre spalle», ha spiegato il capo del governo. «Si sono trasformati in laburisti in Gran Bretagna, in socialdemocratici in Germania mentre quelli di casa nostra erano e sono tuttora comunisti. Ed è per questo che sono in campo».
SCUOLE PUBBLICHE PERICOLOSE - È probabilmente pensando alle infiltrazioni nella società civile delle idee comuniste che Berlusconi si è scagliato contro la scuola pubblica, rivendicando la libertà di iscrivere i figli in altri istituti, visto che in quelli di Stato «gli insegnanti inculcano idee diverse da quelle che vengono trasmesse nelle famiglie».
COPPIE GAY - «Finché governeremo noi, non ci saranno mai equiparazioni tra le coppie gay e la famiglia tradizionale, cosi come non saranno mai possibili le adozioni di bambini per le coppie omosessuali», afferma il Cavaliere.
PATRIMONIALE - «Noi sosteniamo la famiglia davvero non come la sinistra che vuole andarla a rapinare con una bella patrimoniale. Ma fino a quando siamo noi al governo non ci sarà mai una patrimoniale», ha detto il premier.
GOVERNO - Berlusconi ha annunciato che a breve sarà aumentato il numero dei sottosegretari e ci sarà un Consiglio dei ministri straordinario per la riforma della giustizia e delle intercettazioni.
BUNGA BUNGA - Il presidente del Consiglio ha anche trovato l'occasione di dare una sua versione di che cosa sia il bunga bunga ormai famoso in tutto il mondo: «Non è quello che viene descritto. Andiamo a scherzare, a ridere, a fare quattro salti, a bere qualcosa, ma sempre con grande eleganza e senso di rispetto per tutti, nell'ambito di una casa dove non possono che succedere cose moralmente a posto».
FINOCCHIARO - «Anche oggi siamo alle solite. Il Presidente Berlusconi ha invaso le tv e le agenzie di stampa con le sue parole, i suoi annunci e la sua propaganda». È la reazione di Anna Finocchiaro, presidente del gruppo del Pd al Senato, alle parole del premier. «In ben tre occasioni diverse - rileva - come un attore alla fine della sua carriera che propone sempre lo stesso stanco repertorio, anche oggi il premier ha parlato di comunisti, riforma della giustizia che è sempre domani ma non arriva mai, di intercettazioni, di Libia (oggi, dopo essersi preoccupato di non disturbare Gheddafi, è dalla parte del popolo), di economia, di patrimoniale, di coppie gay, di bunga bunga, dell'aumento dei sottosegretari, ecc, ecc. Ormai siamo alla bulimia dell'oratoria berlusconiana. Ma è l'unica cosa che gli è rimasta. Ormai Berlusconi parla solo ma non governa più. I problemi del Paese non sono nella sua agenda, e in quella del Parlamento. Nella sua agenda ci sono solo i suoi interessi», ha concluso la Finocchiaro.

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lunedì 21 febbraio 2011

Incontro Cav-Bertone

Berlusconi e Bertone si incontrano. Non da soli, e non privatamente. Il presidente del Consiglio e il Segretario di Stato Vaticano avranno modo di incontrarsi oggi all'ambasciata presso la Santa Sede, alle consuete celebrazioni dei Patti Lateranensi del 1929 e dell'accordo di revisione del Concordato del 1984. Un incontro istituzionale, scandito dal protocollo: prima una bilaterale tra le due delegazioni (Berlusconi, Letta e Frattini per l'Italia, Bertone, il sostituto Filoni e Dominique Mamberti, segretario dei Rapporti con gli Stati Esteri per il Vaticano); quindi un incontro più allargato, in cui intervengono le prime tre cariche dello Stato (il presidente Napolitano e i presidenti di Camera e Senato, Fini e Schifani) e Angelo Bagnasco, presidente della Conferenza episcopale italiana, insieme con altri ministri, e presidenti dei gruppi parlamentari, infine, la cerimonia vera e propria, cui partecipa un nutrito gruppo di invitati, tra parlamentari e membri del mondo ecclesiale. Oltretevere specificano che non ci saranno incontri. Che nessun faccia a faccia tra Bertone e Berlusconi è previsto. Ma è semplice protocollo. Certo, ci sarà occasione di parlare a quattrocchi durante la cerimonia vera e propria. Incontri perlopiù informali, non ufficiali. «Si tratta comunque - afferma un funzionario vaticano - di un gesto necessitato e non voluto».
Sarà un momento per discutere in modo equilibrato circa il rapporto intergovernativo. Le relazioni tra Italia e Santa Sede fanno parte delle normali relazioni istituzionali che intercorrono tra due Stati. Relazioni istituzionali che prescindono dalla cronaca politica, e guardano piuttosto a prospettive più larghe. «In fondo - ragionano sempre da Oltretevere - se il cardinal Gasparri si fosse lasciato trascinare da quella che era la realtà italiana dell'epoca, non ci sarebbe mai stato un Concordato nel 1929. Ed è bene ricordare che gli accordi si fanno soprattutto con le persone di cui non ci si fida». Insomma, se imbarazzo c'è per il caso Ruby e il rinvio a giudizio del presidente del Consiglio, non riguarda comunque i rapporti istituzionali.
La volontà è quella di fare il punto della situazione, come si fa ad un compleanno, quando si guarda indietro a ciò che è stato fatto e ciò che ancora c'è da fare. E i temi sul tavolo sono moltissimi: la legge sul fine vita (presto in discussione in Parlamento), i sovvenzionamenti per le scuole paritarie, il quoziente familiare. Addirittura - ma è solo un rumor - l'ipotesi di una nuova revisione del Concordato, accreditata anche dalla Lectio Magistralis che monsignor Georg Gaenswein, segretario personale del Papa, ha tenuto martedì all'Università per Stranieri di Perugia, che gli ha conferito una laurea honoris causa. Gaenswein ha spiegato di aver «solo messo in fila le possibilità». Ma si tratta senza dubbio di un testo meditato, che lancia un segnale preciso. Su questi temi si gioca il rapporto tra Italia e Santa Sede. Che va oltre la contingenza politica.

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venerdì 18 febbraio 2011

I cattolici contro i vescovi: “Non dovevate assolvere Berlusconi”

I sondaggi parlano chiaro: il popolo delle parrocchie molla in massa Silvio. Ma, in assenza di un’alternativa….
La Chiesa boccia Silvio Berlusconi sul caso Ruby: ma non le gerarchie. E’ il popolo delle parrocchie, invece, a dirsi profondamente scontento della situazione morale del paese. Molti cattolici che ostentavano simpatie per il premier si dicono indisponibili a votarlo ancora, mentre chi già non lo apprezzava ora ha intenzione di mollarlo del tutto.
A PICCO – Tutto risulta in un sondaggio commissionato da Mimmo Lucà, leader dei Cristiano-Sociali, area interna al Partito democratico, presso l’istituto SWG di Trento.
Il caso Ruby fa crollare l’indice di gradimento di Berlusconi tra i cattolici praticanti. Il dato emerge da una ricerca realizzata dalla Swg e commissionata dai Cristiano Sociali guidati da Mimmo Luca’. La vicenda delle feste nelle abitazioni private del premier ha deluso il 57% degli elettori che si dichiarano cattolici: 40 su 100 erano gia’ delusi ma il Rubygate ha “peggiorato ulteriormente” l’immagine del premier, mentre 17 interpellati su 100, che prima dello scandalo dicevano di avere un’opinione positiva, ora si dichiarano delusi e parlano anch’essi di un peggioramento dell’immagine. Solo il 4% dei cattolici ritiene che le cose siano migliorate, mentre per il 36% la considerazione nei confronti del premier e’ rimasta invariata. Il sondaggio fornisce una risposta al ‘dilemma’ sul quale si e’ molto dibattuto nel confronto tra sostenitori e detrattori di Berlusconi: la vita privata del premier ha un rilievo pubblico o no? Il 33% degli intervistati ritiene che quello che fa il presidente del Consiglio nelle ore di liberta’ non riguardi l’opinione pubblica ma c’e’ un 59% che pensa proprio l’esatto contrario e che per la figura del premier non possa esserci una distinzione tra il pubblico e il privato.
Tuttavia, continuano le rilevazioni demoscopiche, in mancanza di credibili alternative, Silvio Berlusconi godrebbe ancora del consenso di molti voti cattolici.
IL PAPA DOV’ERA? – Nonostante il Rubygate, infatti, e nonostante dunque la pessima opinione che i cattolici dicono di essersi fatti su Berlusconi, in molti gli riaccorderebbero il loro consenso.
Benche’ l’opinione sia risultata in molti casi negativa, il 72% di quelli che lo hanno votato nel 2008 gli riconfermerebbe il consenso, mentre solo il 22% sarebbe disposto a cambiare idea, esprimendosi con un “probabilmente no” (8%) e un “sicuramente no” nel 14% dei casi. L’indagine della Swg e’ stata condotta tra il 27 e il 30 gennaio 2011 con interviste telefoniche e online, su un campione di 700 cattolici praticanti.
Su un punto praticamente tutti i cattolici concordano: la risposta della chiesa gerarchica è stata molto tiepida. Da Papa, Vescovi, Cardinali e porporati vari il popolo delle parrocchie – che però, dicevamo, dichiara di essere pronto a rivotare Silvio: quando si dice l’autonomia dei laici dal clero – si aspettava una risposta molto più incisiva.
Per il 51% dei cattolici praticanti la gerarchia ecclesiastica avrebbe dovuto esprimere ‘una critica piu’ diretta e severa nei confronti dello stile di vita’ di Berlusconi
Grazie al comportamento di Berlusconi, conclude il sondaggio, secondo i cattolici l’Italia nello scenario internazionale è definitivamente compromessa.
Dal sondaggio, presentato nel corso di una conferenza stampa, emerge anche un giudizio negativo sull’operato del governo Berlusconi da parte dei cattolici praticanti (il 67%). Negative anche le reazioni di fronte ai presunti scandali che hanno coinvolto il premier: il 30% degli intervistati prova ‘vergogna per l’immagine dell’Italia all’estero’, e il 28% ‘disgusto per il comportamento di Berlusconi’.(

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mercoledì 16 febbraio 2011

Il parroco anti-Silvio

Un prete bergamasco scrive sei pagine del periodico parrocchiale contro Berlusconi
Sta facendo discutere a Bergamo l’iniziativa del parroco di un quartiere cittadino, che ha deciso di dedicare sei pagine del periodico parrocchiale a una severa analisi e stroncatura di quello che gia’ nel titolo viene chiamato “Berlusconi e il Berlusconismo”. Don Massimo Maffioletti, parroco di Loguelo, alla periferia ovest di Bergamo ha un passato da caporedattore dell’Eco di Bergamo. E lo si vede nel modo in cui ha scritto le sei pagine di “Longuelo comunita’”. Berlusconi viene accusato di “mancanza di senso dello Stato, tra “barzellette, corna, cucu’ ad appuntamenti istituzionali” e “consigli per gli acquisti di varia natura”, con “insofferenza per la legalita’, le regole e le istituzioni”, “confusione tra privato e pubblico” e “populismo come guida per le scelte politiche”. Mentre il berlusconismo viene visto come uno stile di vita e di politica basato sulla “diminuita capacita’ di comprendere la fondamentale distinzione tra i poteri dello Stato, cardine della democrazia occidentale”, che provoca “uno stravolgimento del rapporto tra fede e politica. Mentre il cattolico dovrebbe mostrare per intero la propria appartenenza religiosa-etica nella sua testimonianza personale ed essere piu’ indulgente verso gli altri cittadini e cercare una mediazione nella costruzione della legge che deve salvaguardare un bene di tutti, si ha nel berlusconismo la richiesta di una legislazione esigente e dura per la citta’ di tutti (sullo stato terminale della vita e sull’accanimento terapeutico, sulle relazioni familiari, sulla prostituzione, sul consumo di coca…) e una pretesa indulgenza verso se stessi e la propria liberta’ personale”. Servirebbe insomma la “buona politica, povera di privilegi e ricca di proposte”.

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martedì 1 febbraio 2011

Ruby, la Chiesa è nervosa: Fisichella molla i cronisti che gli chiedono del caso

Il monsignore si arrabbia per una domanda di troppo, e risponde come farebbe Berlusconi
I cronisti prendono a modello la contestualizzazione che monsignor Rino Fisichella ha proposto sulla bestemmia che il premier Silvio Berlusconi pronuncio’ raccontando una barzelletta. E quando Fisichella arriva alla presentazione dell’ultimo libro di Massimo Franco, gli rivolgono la seguente domanda: Ma secondo lei il caso Ruby si puo’ contestualizzare?
DISCORSI SERI! – Secca e risentita la replica di monsignor Fisichella: “Ma per l’amor di Dio. Io faccio un discorso serio, non le consento…”, dice prima di abbandonare taccuini e microfoni. Ed è significativo che utilizzi la formula del ‘Mi consenta’, resa famosa proprio da Silvio. Ma c’è anche chi non la pensa così: “”È sotto gli occhi di tutti la debolezza morale del presidente del Consiglio”. Cosi’ monsignor Domenico Mogavero, vescovo di Mazara del Vallo, intervenuto stamattina a “24 Mattino” su Radio 24, ha commentato l’inchiesta che vede coinvolto il premier. “La debolezza delle diverse forme di governo sta tutta nella approssimazione di coloro che governano le nazioni. Anche in Tunisia c’era una debolezza dovuta al fatto che tutte le leve dell’economia e del potere erano nelle mani del presidente, della sua famiglia e della sua potentissima moglie. In Italia – ha aggiunto Mogavero che si trova ad Algeri – i problemi sono di natura morale. Ma la radice comune e’ la debolezza della personalita’ dei governanti, la mancanza di limpidezza nella loro vita e nei loro affari”.
LA REPLICA DI ROTONDI – “E questo ci riporta al nodo che anche il cardinale Bagnasco ha messo in evidenza la scorsa settimana, e cioe’ la rilevanza degli aspetti della vita privata in chi ha dei ruoli pubblici, personaggi per i quali la vita privata non puo’ essere considerato un accessorio o un elemento indipendente – ha continuato Mogavero - Dalla moralita’ della vita ne nasce la moralita’ del governo, dalla immoralita’ della vita ne puo’ discendere la immoralita’ del governo. E in Italia credo sia sotto gli occhi di tutti la debolezza del presidente del Consiglio. Possiamo discutere sul fatto che tutto questo venga fuori attraverso delle intercettazioni che potrebbero avere per qualcuno il sapore di persecuzioni o di eccessiva ingerenza nella vita privata. Ma i fatti – ha concluso – restano quelli che sono”. Le frasi di Mogavero non sono piaciute al ministro per l’attuazione del Programma Gianfranco Rotondi: ‘Sinceramente e senza ironia preghero’ per l’anima di monsignor Mogavero, che parla di debolezza morale del premier, cadendo nel peccato mortale di giudicare il prossimo. Nell’Italia del fango cio’ che piu’ colpisce e’ la voglia di giudicare e non essere giudicati’, ha risposto.

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Il Vangelo secondo Lerner Berlusconi come Erode

Silvio bifronte: un po’ Mubarak, un po’ Re Erode. La guerra santa dell’Infedele Gad Lerner mette a segno un altro duro colpo contro il presidente del Consiglio. Sono passati appena sette giorni dalla sfuriata televisiva di lunedì scorso quando Berlusconi definì la conduzione del programma «spregevole, turpe, ripugnante, basata su tesi false, lontane dalla realtà» e Lerner decide di rincarare la dose.
Troppo succulenta la possibilità di ripetere il record di ascolti della settimana scorsa e così ieri sera si è voluto vendicare. Il perbenismo ha imposto a Lerner un timido tentativo di superiorità annunciando di non voler cavalcare l'onda, «decisamente più redditizia» degli scandali legati al caso Ruby, poi però ha cambiato idea. «L'infedele deve fare L'infedele» e così, dopo aver aperto il programma con le immagini della conferenza stampa del 4 giugno del 2008 tra il premier italiano e il presidente dell'Egitto Hosni Mubarak, commentando «temo che ora Berlusconi dovrà chiedere consiglio a qualcun'altro», lancia l'ennesima crociata. Ovviamente contro il Cavaliere. Sullo sfondo dello studio è riprodotta una gigantografia di uno striscione con scritto «L'Italia non è un bordello». A fianco uno schermo. L'immagine è fissa e riprende una donna. Dietro di lei un pannello nero. In mano ha dei fogli bianchi. È Lunetta Savino.
Il grande pubblico l'ha conosciuta quando vestiva i panni di Cettina nella fiction Un medico in famiglia e ieri sera si è prestata a leggere una lettera di suor Rita Giaretta. Una donna, consacrata, impegnata da anni contro la tratta delle donne della Comunità Rut di Caserta che «come cittadina italiana» si è detta «sconcertata nell'assistere come, da "ville" del potere, alcuni rappresentanti del governo, in un momento di grave crisi, offendano, umilino e deturpino l'immagine della donna». E così una puntata che nelle anticipazioni prevedeva di muoversi tra il caso Belgio sull'orlo della secessione e la rivolta popolare che sta travolgendo i presidenti tiranni nostri alleati, dalla Tunisia all'Egitto, fa irruzione per l'ennesima volta il caso Italia divisa, come riporta il promo, «tra l'inesauribile harem di Berlusconi e il braccio di ferro sul federalismo: il nostro futuro sarà un'avventura?».
Un'avventura che L'infedele Lerner cavalca dando voce a una suora che, dopo aver espresso la sua inquietudine nel «vedere esercitare un potere in maniera così sfacciata e arrogante che riduce la donna a merce e dove fiumi di denaro e di promesse intrecciano corpi trasformati in oggetti di godimento», arriva a paragonare la villa di Arcore al palazzo di Erode, lo spietato e crudele re della Galilea: «Di fronte a questo spettacolo - conclude la religiosa - sento di alzare la mia voce e dire ai nostri potenti, agli Erodi di turno, "non ti è lecito! Non ti è lecito" offendere e umiliare la "bellezza" della donna; non ti è lecito trasformare le relazioni in merce di scambio, guidate da interessi e denaro; e soprattutto oggi non ti è lecito soffocare il cammino dei giovani nei loro desideri di autenticità, di bellezza, di trasparenza, di onesta.
Tutto questo è il tradimento del Vangelo, della vita e della speranza!». Il premier diventa così un uomo diviso a metà: da una parte lo si vorrebbe vedere nei panni del presidente egiziano Mubarak messo all'angolo e costretto a trattare con le forze politiche dell'opposizione per effettuare le riforme costituzionali e dall'altra lo si paragona a quell'Erode che condannò alla decapitazione Giovanni il Battista per compiacere la bella Salomè. Una serie di accostamenti che piacciono, non solo a Lerner, ma anche a qualche ex alleato del premier che ora vede nel futuro di Berlusconi solo le dimissioni. Ne è convinto per esempio Italo Bocchino, capogruppo di Fli alla Camera, secondo il quale «entro dieci giorni l'inquilino di Palazzo Chigi sarà sotto processo per prostituzione minorile, e sarà devastante. Non potrà restare oltre». E affonda: «Ben Ali all'inizio non avrebbe voluto lasciare. E come lui anche Mubarak non vorrebbe farlo».

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domenica 30 gennaio 2011

Tettamanzi richiama chi guida il paese ad essere esemplare nel pubblico e nel privato

Da coloro che guidano il paese «tutti attendono esemplarità, nel pubblico e nel privato». L'arcivescovo di Milano, il cardinale Dionigi Tettamanzi, non fa alcun riferimento esplicito al caso Ruby ma il messaggio arriva forte e chiaro nell'incontro con i giornalisti per la festa del patrono della categoria, san Francesco di Sales. Durante il quale l'arcivescovo rivolge un invito al mondo dell'informazione perché quando parla di politica non si limiti al «racconto degli scandali». «Nessuno chiede di tacere episodi, fatti, denunce, indagini, ma i problemi veri del paese sono altri».
Sui media ci sono troppi litigi permanenti che producono ansia e rassegnazione invece che indurre a uno scatto in avanti, a un moto di orgoglio. Con l'immagine di una classe politica ripiegata su se stessa.
«Il paese reale e le forze del bene» che in Italia agiscono «sono poco rappresentate dai media», dice Dionigi Tettamanzi. Che richiama il mondo della comunicazione a testimoniare la verità «inserendo i fatti della realtà in un contesto più ampio». Spesso invece i singoli episodi vengono utilizzati per dar ragione a uno o all'altro schieramento politico. Il lettore/spettatore, indica l'arcivescovo, va aiutato «ad alzare lo sguardo», perché diventi «consapevole». Il mondo dell'informazione ha un ruolo determinante per spronare il paese a «uscire dal clima di scoraggiamento e depressione che rischia di diventare cronico». Ci sono «persone, comunità, modelli che aspettano di essere raccontati», ricorda Tettamanzi, e con loro «il paese che ce la fa, le categorie che lottano per uscire dalla crisi».

Una critica arriva anche a certi programmi tv fondati «sull'esposizione oltre misura dell'intimità delle persone». E poi c'è la raccomandazione al giornalismo a non cedere alle logiche del potere.
Il momento è tutt'altro che da sottovalutare, ammonisce il cardinale. Che indentifica nell'attuale una situazione speculare a quella sperimentata dall'Italia alla fine della seconda guerra mondiale. Con una differenza sostanziale: «Oggi rischiamo di rimanere vittime del benessere, che ci rende ciechi e sordi». Rimettere in circolo la passione sana, immunizzarsi dal racconto delle banalità, non rassegnarsi: sono queste le strade suggerite dall'arcivescovo di Milano.


Sciortino (Famiglia Cristiana): «L'Italia sembra il set del Grande Fratello»
Coniugare verità e informazione è la parte più difficile oggi, dice Antonio Sciortino, direttore di Famiglia Cristiana. Perchè «il nostro paese sembra trasformato in un set televisivo che ha le stesse logiche del Grande Fratello», dove «lo scoop vale più della dignità delle persone». Sciortino dice basta all'utilizzo «improprio» dei giornali, «come strumenti di consenso, per delegittimare e distruggere l'avversario». E all'uso del dossieraggio per cui «non importa che i fatti siano veri, basta che siano verosimili», il cosiddetto metodo Boffo, quello «del killeraggio mediatico». Insomma «in questo clima da guerra civile verbale in atto che rovina i rapporti a tutti i livelli», è più che mai importante saper «distinguere il grano dalla pula». E in questo Sciortino rivendica il ruolo della stampa cattolica, «non siamo casa e chiesa, siamo la piazza», dice. «Perché il punto di vista cristiano è quello dell'uguaglianza degli essere umani in tutte le situazioni».
Tarquinio (Avvenire): «C'è un deficit di speranza perché non si raccontano certe storie»
Anche Marco Tarquinio, direttore di Avvenire ha qualcosa da dire su come certa stampa cattolica viene vissuta. «Siamo l'unico giornale che ha un nome e un cognome», dice. Il cognome è Cei, ossia vescovi. Quando «il nostro editore è una fondazione, senza cioè fini di lucro». E «il nostro è un lettore non sempre fedele». Insomma nessuna rendita per il quotidiano dei cattolici che adopera «uno sguardo laico» per raccontare un paese (l'Italia) «in crisi di sistema, anche a livello istituzionale e non solo politico o di leadership di governo». Pure Tarquinio denuncia «un deficit di speranza», perché ci sono alcune storie che non si vogliono raccontare. E cita il caso della trasmissione di Fabio Fazio e Roberto Saviano in cui si è parlato dell'eutanasia senza portare, sottolinea il direttore di Avvenire «storie diverse, storie di chi ha trovato le ragioni per andare avanti».
Mentana (Tg La 7): «La cosa che più mi appassiona nel mio mestriere è essere spassionato»
Il grande problema del mondo dei media oggi secondo Enrico Mentana direttore del Tg di La 7, è la credibilità. Perché «la rappresentazione della realtà non può essere visualizzazione», con «l'iperrealismo che nasconde il resto della scena». Ad esempio porta il caso di Avetrana, quando «si è costruito un reality su un fatto di sangue». Criterio seguito anche da quei «gangli vitali, le cattedrali dell'informazione che credevamo al riparo» da queste tentazioni, e che invece si sono adeguate «alla realtà commerciale». Ma l'anomalia «gigantesca» dell'Italia resta quella di un'informazione spesso «nata o adattata non alla necessità di informare ma a spiegare che Berlusconi ha ragione oppure che ha torto». Invece «la cosa che più mi appassiona nel mio mestriere è essere spassionato», dice Mentana, saper essere «mediatori credibili quando indichiamo quali sono le notizie del giorno e quanto pesano». Berlusconi? «È il dito e non la luna, la luna sono le ragazze senza valori che vanno da lui per portarsi a casa la paghetta».
Calabresi (La Stampa): «Guardarsi da spettacolarizzazione ed enfatizzazione»
Siamo giornalisti, riflette Mario Calabresi direttore de La Stampa «se abbiamo lo stomaco e la schiena per sopportare le pressioni. Si paga un prezzo per resistere. Ma lì sta il nucleo, la sfida della nostra professione». La spettacolarizzazione e l'enfatizzazione del particolare sono, secondo Calabresi, i pericoli dai quali guardarsi. Perché il rischio «è quello di perdere di vista le proporzioni» e quindi «non essere rappresentativi della realtà». Occorre perciò «saper indicare contesti e chiavi di lettura». Per farlo è fondamentale «saper scegliere e saper rinunciare tra la sovrabbondanza di notizie che la tecnologia e la digitalizzazione offrono». La bussola? Il trafiletto della testata del New York Times: dare spazio a «tutte le notizie che vale la pena pubblicare».

mercoledì 26 gennaio 2011

IL CUGINO PRETE SU 'CHI': "SILVIO PERSONA BUONA"

«Queste vicende calunniose mi hanno profondamente ferito, amareggiato oltre che disgustato, pensando come è possibile che qualcuno possa architettare ad arte tali vergognose accuse solo per diffamare una persona buona come Silvio»: così don Andrea Livio, parroco di Lomazzo e cugino di Silvio Berlusconi, commenta il caso Ruby su Chi, in edicola domani.
«Sono sicuro che non ha fatto nulla di quello di cui si parla. Troppi personaggi lo vogliono colpire e screditare agli occhi di tutti gli italiani, che lui ama e porta nel cuore». Il sacerdote, infine, risponde a una domanda sulle donne, che nell'inchiesta giocano un ruolo importante: «tutte le creature del Signore sono create buone, Dio si ritrova nell'uomo e nella donna. Ma, come diceva il cardinal Schuster, 'le donne sono come le api: fanno il miele, ma possono pungere!'».

http://www.leggo.it/

Cei, Bagnasco non "scomunica" il Cavaliere

Bagnasco ha parlato del caso Ruby, aprendo i lavori del Consiglio permanente della Cei ad Ancona, città che sarà sede del prossimo Congresso eucaristico nazionale. Ha dedicato un ampio paragrafo del suo discorso alle polemiche di questi giorni. Ma non ha lanciato anatemi né ha dato la tanto attesa (dagli avversari del Cavaliere) spallata a Berlusconi. Non ha certo taciuto sui "comportamenti contrari al pubblico decoro" e sugli di stili di vita "non compatibili con la sobrietà e la correttezza" - riferimento inequivocabile al caso Ruby, ma è sembrato anche condividere le perplessità di fronte all'imponente spiegamento di forze messe in campo dalla Procura di Milano per intercettare il premier e gli ospiti di Arcore: "Qualcuno si chiede - ha detto - a che cosa sia dovuta l'ingente mole di strumenti di indagine". Bagnasco ha aggiunto: "In tale modo, passando da una situazione abnorme all'altra" (e cioè da un'esagerazione all'altra), è "l'equilibrio generale che ne risente in maniera progressiva, nonché l'immagine generale del Paese". Il cardinale ha insistito particolarmente sulla responsabilità educativa di tutta la società e ha parlato del "disagio morale" che la collettività prova guardando "gli attori della scena pubblica". Insomma, un discorso chiaro e allo stesso tempo alto, da pastore che non vuole farsi strumentalizzare da quanti invocano solo in questo caso l'ingerenza della Chiesa. Ha parlato a tutti, dicendo a ognuno il suo, senza farsi arruolare da nessuno. E' la linea di Benedetto XVI, il quale, fin dall'inizio di questa vicenda aveva stabilito che a parlare fosse la Conferenza episcopale italiana.

http://www.ilgiornale.it/

Papi & Papa: Silvio paga il conto, ecco le esenzioni fiscali per gli immobili della Chiesa

Una manina ha escluso le case dei preti dalla nuova imposta federalista voluta dalla Lega: che tempismo, proprio dopo la nuova esplosione del caso Ruby.
Silvio Berlusconi e la sua maggioranza infilano nei decreti del federalismo comunale un piccolo comma che rende esenti gli immobili della Chiesa dal pagamento delle imposte municipali, le nuove tasse che, nella versione federalista dell’ordinamento dello Stato, andrebbero a sostituire l’Ici e tutti gli altri prelievi a favore delle amministrazioni comunali: è sui giornali di oggi. E non è, in realtà, difficile, definire il rapporto che in queste ore affollate vede contrapposti il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e il mondo cattolico. Due sono le anime che compongono il popolo di Dio, è noto: la base, i fedeli laici, il basso clero, e le alte gerarchie. E la dinamica del consenso che si instaura fra queste è spesso dialettica e non univoca: come in questo caso, d’altronde.
LA BASE E LA CROCE – Da una parte, le lettere inferocite che i fedeli mandano ad Avvenire, e gli editoriali che il direttore Marco Tarquinio, rischiando di trovarsi immerso in una riedizione del metodo-Boffo che per analoghi motivi scoppiò, verga quotidianamente per mettere alla sbarra morale il Silvio Berlusconi in versione bunga-bunga.
I lettori di Avvenire conoscono bene le nostre battaglie contro l’infame industria della prostituzione, contro le lusinghe e le violenze tese a indurre qualunque persona a fare mercato del proprio corpo (…) Il metro con il quale misuriamo fatti e problemi è sempre lo stesso, e anche solo l’idea che un uomo che siede al vertice delle istituzioni dello Stato sia implicato in storie di prostituzione ferisce e sconvolge.

ROTTO IL PATTO – Così, sconforto e discredito serpeggiano nelle basi cattoliche. Il Sole 24 Ore è più esplicito: il “patto del 2008″ fra gli elettori cattolici e il candidato premier Berlusconi è ormai irrimediabilmente rotto.
Il mondo cattolico nel suo insieme ha dovuto fare i conti con gli scandali, veri o presunti, ma sicuramente mediatici. Da Noemi alla D’Addario, giù giù per le varie escort fino a Ruby e compagne, i monsignori ma soprattutto l’universo cattolico – quello che fa volontariato e manda i figli in parrocchia e che secondo i sondaggi aveva votato in maggioranza Pdl – ha subito scossoni a non finire, che hanno messo a dura prova la fedeltà a quel centrodestra che era stato votato in maggioranza.
E le gerarchie? Il popolo delle parrocchie, infatti, è solo una delle metà della Chiesa. E quella che, a conti fatti, pesa di meno – stranamente, visto che in termini di voti, conta molto di più. Ma sono i paradossi del potere. In ogni caso, quale l’atteggiamento delle gerarchie ecclesiastiche? Ne abbiamo parlato, poco tempo fa, su queste pagine.

NESSUN PERICOLO PER SILVIO – Minacce. Velate, e col sorriso: niente “bombe atomiche” dal Vaticano su Silvio, assicurano gli interlocutori di Oltretevere del plenipotenziario per i rapporti con il clero del premier, Gianni Letta.
Certo, c’è ora l’incognita della Chiesa. I primi segnali non sono affatto incoraggianti e le critiche al Cavaliere dei media delVaticano fanno temere il peggio. La prima fila dei cattolici Pdl—da Formigoni a Lupi— è in fibrillazione in attesa che si pronuncino le gerarchie. E tuttavia chi ha parlato con Berlusconi l’ha trovato «tranquillo» su questo fronte. Il premier, attraverso Letta, avrebbe infatti avuto rassicurazioni da un ambasciatore di Bertone che il Vaticano non sgancerà alcuna bomba atomica su Palazzo Chigi. Al massimo una tiratina d’orecchie, una richiesta di maggiore «sobrietà nei comportamenti di chi deve essere d’esempio per tutti», affidata al presidente della Cei Bagnasco.
Già. Tutto qui quello che Angelo Bagnasco, presidente della Cei in amministrazione controllata dalla Segreteria di Stato Vaticana di Tarcisio Bertone, ha ritenuto corretto dire ieri sul caso Ruby. Senza, ovviamente, fare nomi e cognomi. Teniamoci sui generali: serve coerenza, chi governa sia d’esempio, eccetera eccetera.
IL CONTO ALLA CASSA – Insomma, i beninformati lo sanno molto bene: dal Vaticano, sui comportamenti privati nei sotterranei di Arcore, non arriverà nessuna bomba a disturbare la difesa politica, mediatica e giudiziaria di Silvio Berlusconi. Che, giustamente, ringrazia del servizio: voi non lo fareste? L’insinuazione non è nostra, ma dell’Unità, che in un suo articolo odierno da conto dello scambio mercimoniale fra la Croce e la Spada. Nessuna accusa forte, nessuna azione incisiva da parte della Chiesa sui comportamenti privati di Berlusconi; in cambio, una manina avrebbe già inserito nei decreti attuativi del federalismo municipale una norma che esenterebbe i beni ecclesiastici dal pagamento dell’Imu, la nuova imposta comunale universale che sostituirebbe, accorpandoli, tutti i tributi dovuti al governo delle città: le catastali, i rifiuti, i bolli e quel che resta dell’Ici. Per tutti, mica per i preti. Rispunta l’esenzione per le onlus e la chiesa dal tributo sulla proprietà immobiliare (la vecchia Ici).

L’ultima proposta Calderoli sul federalismo comunale prevede infatti l’introduzione dell’Imu seconde case ed esercizi commerciali, da cui però vengono esplicitamente escluse le onlus e gli enti senza scopo di lucro. Dopo aver inizialmente annunciato l’intenzione di far pagare la tassa anche alla chiesa – una partita da 700milioni di euro – oggi il centrodestra sembra fare marcia indietro. C’entrano quei malumori vaticani sugli scandali del premier e la conseguente tenuta della maggioranza ?
E’ stato ieri il ministro Calderoli in persona a depositare il testo definitivo che sarà messo al voto. E la maggioranza si è rimangiata l’apertura al fronte laico: la Chiesa avrebbe dovuto pagare le imposte – fra l’altro riuscendo in questo modo a rendere l’Italia almeno un po’ più conforme ai richiami dell’Unione Europea sul tema. Poi sono usciti gli atti del bunga bunga, e non se n’è fatto più niente, dice l’Unità.

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martedì 25 gennaio 2011

I cattolici del PdL scrivono ai credenti italiani: “Non credete ai pettegolezzi su Silvio”

Quando si pensa che la politica italiana abbia raggiunto il fondo, ecco che Gasparri, Quagliariello e Formigoni cominciano a scavareI cattolici italiani sono come gli anglicani: il papa è il papa, invece il capo è  Berlusconi. Questa è l’unica spiegazione per la “lettera aperta ai credenti” orchestrata dai cosiddetti ‘cattolici del PdL, che con audacia e sprezzo del ridicolo si rivolgono ai fedeli dicendo che è tutto un equivoco proprio nel giorno in cui persino Benedetto XVI non ha potuto esimersi dal criticare Silvio.
LA LETTERA - Una ‘marea di pettegolezzi’ rischia di farci tutti ‘trascinare da un moralilsmo interessato’ contro Berlusconi. Un moralismo che ‘nulla ha a che fare con la imitatio Christi a cui la Chiesa ci invita’. Un moralismo che puo’ diventare una ‘trappola’ e ingannare i cittadini. Per questo con una lettera aperta ai cattolici italiani i cattolici del Pdl chiedono di ‘sospendere il giudizio’ di dare tempo perche’ ‘la polvere e il fango si depositino’ in modo di conoscere la verita’ e di permettere ai credenti del Pdl di continuare a ‘lavorare per il bene comune’, sostengono nella lettera i firmatari, che sono Raffaele Calabro’, Roberto Formigoni, Maurizio Gasparri, Maurizio Lupi, Alfredo Mantovano, Mario Mauro, Gaetano Quagliariello, Eugenia Roccella, Maurizio Sacconi. Da segnalare, all’interno della cerchia, Mantovano che oggi sul Corriere diceva che Berlusconi doveva presentarsi ai giudici; Formigoni, nelle cui liste è stata eletta Nicole Minetti, protagonista dei bunga bunga; una serie di ciellini, un ex socialista recentemente convertito e persino una passata femminista e un radicale. Di certo sono autorevoli quanto i Vangeli.
IL TESTO – Ecco il testo completo della lettera.
‘Cari amici, in un momento tanto confuso e delicato per il nostro paese vorremmo evitare che la marea dei pettegolezzi che invade ogni giorno le pagine dei giornali finisca per oscurare il senso del nostro lavoro quotidiano per il bene comune. C’e’ il rischio di farsi tutti confondere o trascinare dall’onda nera, lasciandosi strumentalizzare da un moralismo interessato e intermittente, che emerge solo quando c’e’ di mezzo il presidente Berlusconi. Un moralismo che nulla ha a che fare con quella ‘imitatio Christi’ a cui la Chiesa ci invita, e che anzi non si fa scrupoli a brandire per fini politici, e in senso opposto a seconda delle convenienze di parte, l’idea della morale cristiana.


L’enorme scossone mediatico e politico di questi ultimi giorni non si comprende appieno se non come l’ultimo atto di un’offensiva giudiziaria iniziata con Tangentopoli: il tentativo di una piccola ma agguerrita minoranza di magistrati di interferire pesantemente negli assetti politici, per determinare nuovi equilibri che prescindano dal consenso popolare. Diciassette anni fa c’erano gli arresti spettacolari: politici e personaggi pubblici sfilavano in manette sotto telecamere impietose, e la carcerazione preventiva era lo strumento privilegiato di alcune procure. Ma quante di quelle accuse, urlate da certi magistrati con tanta sicurezza da sembrare indubitabili, si sono rivelate poi vere? Certamente sono stati riconosciuti dei colpevoli, anche se altri pur imputabili delle stesse responsabilita’ sono stati risparmiati e in alcuni casi nemmeno sfiorati dall’ombra del sospetto. Quel che e’ piu’ grave, pero’, in numerose occasioni processi condotti nelle aule dei tribunali sono giunti a ben altre conclusioni rispetto alle accuse iniziali.
Le tante assoluzioni che pure ne sono seguite, pero’, non potranno mai ripagare l’ingiustizia subita da chi vi si e’ trovato coinvolto, soprattutto da chi non ce l’ha fatta e si e’ tolto la vita. E intanto, il paese ha pagato e paga ancora oggi le conseguenze di indagini a senso unico che hanno azzerato il ceto politico moderato, rallentato e inibito la capacita’ decisionale delle pubbliche amministrazioni, indebolito la grande impresa italiana. Adesso la carcerazione preventiva e’ stata sostituita dalla gogna preventiva. Si butta nella pubblica piazza con una violenza inusitata la presunta vita privata delle persone (presunta perche’ contenuti frammentari di intercettazioni e commenti di persone terze non offrono alcuna garanzia di veridicita’), e la si chiama ‘trasparenza’.
Abbiamo bisogno di giustizia, una giustizia che sia pero’ veramente giusta, che segua regole certe, assicuri l’inviolabilita’ dei diritti di tutti i cittadini compreso chi si trova ad essere oggetto di accuse, e offra le garanzie necessarie, a partire dall’imparzialita’ del giudice e dal rispetto del segreto istruttorio. Una giustizia nella quale i magistrati formulino ipotesi di reato e non si occupino di costruire operazioni finalizzate ad emettere sentenze di ordine morale. Chiediamo a tutti di aspettare, di sospendere il giudizio, di non farsi trascinare nella facile trappola del processo mediatico e sommario al Presidente del Consiglio, e chiediamo che si rispetti una vera presunzione di innocenza nei suoi confronti, finche’ il percorso di accertamento dei fatti sara’ completato. Ve lo chiediamo non solo perche’ e’ un elementare principio di civilta’ giuridica, ma anche perche’ noi all’immagine abietta del Presidente Berlusconi cosi’ come dipinta da tanti giornali non crediamo.
Noi conosciamo un altro Berlusconi, conosciamo il Presidente con cui abbiamo lavorato in questi anni, e che ci ha dato la possibilita’ di portare avanti battaglie difficili e controcorrente, condividendole con noi. Siamo certi che il tempo ci dara’ ragione: ma e’ di quel tempo che adesso c’e’ bisogno. Sarebbe assurdo e deleterio per il futuro dell’Italia consentire che, nell’attesa di un esito incerto della vicenda giudiziaria si producesse il danno certo di un cambiamento politico nel segno della conservazione sociale, della recessione economica e del relativismo etico come conseguenza di indagini asimmetriche che colpiscono alcuni risparmiando altri. Cio’ che non intendiamo invece tenere in sospeso e’ la responsabilita’ di noi, credenti e non credenti, impegnati convintamente nel Popolo della Liberta’. Non abbiamo alcuna intenzione di interrompere il lavoro politico e legislativo che ci vede dediti alla costruzione del bene comune, dalla difesa della famiglia alla liberta’ di educazione, dalle leggi in difesa della vita alla attuazione concreta del principio di sussidiarieta’.
Aspettiamo che la polvere e il fango si depositino, diamo tempo alla verita’ e alla giustizia’.

Chiesa, un colpo al cerchio e uno alla botte: “Preoccupano i comportamenti e le indagini”

Sul caso Ruby Bagnasco critica Berlusconi ma se la prende anche con “l’ingente mole” di strumenti di indagine
‘Si moltiplicano notizie che riferiscono di comportamenti contrari al pubblico decoro e si esibiscono squarci – veri o presunti – di stili non compatibili con la sobrieta’ e la correttezza, mentre qualcuno si chiede a che cosa sia dovuta l’ingente mole di strumenti di indagine’. Lo afferma il presidente della Cei, card. Angelo Bagnasco, nella prolusione al Consiglio episcopale permanente, in uno dei passaggi in cui, pur senza citarlo, fa riferimento in modo piu’ diretto al caso Ruby. ‘In tale modo, passando da una situazione abnorme all’altra – avverte Bagnasco – e’ l’equilibrio generale che ne risente in maniera progressiva, nonche’ l’immagine generale del Paese’.
L’ONORE DELLA POLITICA – Il cardinale Angelo Bagnasco, aprendo i lavori del consiglio episcopale permanente, ha riaffermato questo pomeriggio i criteri di fondo che devono presiedere all’azione e al ruolo di chi ha un mandato politico – cioe’ – misura, sobrieta’, disciplina e onore – e ha richiamato l’articolo 54 della Costituzione questi cardini stabilisce. “La vita di una democrazia – sappiamo – si compone di delicati e necessari equilibri – ha affermato il cardinale – poggia sulla capacita’ da parte di ciascuno di auto-limitarsi, di mantenersi cioe’ con sapienza entro i confini invalicabili delle proprie prerogative”.  “Muoversi secondo una prospettiva di responsabilita’ – ammoniva il Papa in occasione dell’ultima Settimana Sociale, ha aggiunto il presidente della Cei - comporta la disponibilita’ ad uscire dalla ricerca del proprio interesse esclusivo per perseguire insieme il bene del Paese” .  “Come ho gia’ avuto modo di dire – ha proseguito il cardinale – chiunque accetta di assumere un mandato politico deve essere consapevole della misura e della sobrieta’, della disciplina e dell’onore che esso comporta, come anche la nostra Costituzione ricorda”.

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lunedì 24 gennaio 2011

Il bunga bunga benedetto da Comunione e Liberazione

Arcore sinonimo di Hardcore. Berlusconi e Ruby. Berlusconi e Noemi. Berlusconi e le giovani dei festini. A CL va bene tutto. A Tarcisio Bertone pure. A Opus Dei anche. Le unioni civili no, sfasciano i valori della famiglia. Le orge li rinsaldano. La morale a doppio binario degli integralisti cattolici. Boffo è un pervertito, Vladimir Luxuria una vergogna, Berlusconi un santo. Ruby è la Maria Maddalena dei giorni nostri? In attesa che CL, Opus Dei e l’arcipelago del cattolicesimo integralista trovi una risposta, in nome dei sacri valori cristiani la lottizzazione e la sussidiarietà del terzo settore continuano a gonfie vele.

In Italia il bunga-bunga sta creando effetti collaterali pericolosi per la tenuta del governo Berlusconi. Tanto che nel PdL (Popolo delle Libertà) si sta preparando un piano d’emergenza per sostituire a Palazzo Chigi Berlusconi con Giulio Tremonti (o con il ciellino Roberto Formigoni).
La linea di difesa di Berlusconi è quella che la natura dei festini ad Arcore o a Villa Certosa non è materia politica. Ci mancherebbe. Però già nel ’68 c’era chi diceva che il personale/privato è pubblico. E tutti si ricorderanno il caso Lewinsky/Clinton, che per poco non fece cadere il capo della Casa Bianca. Poi se venisse provato che ad Arcore (o altrove) vi erano dei rapporti sessuali a pagamento con minorenni ecco che il privato potrebbe divenire, se non pubblico, almeno giudiziario.
La cosa che lascia stupefatti non è il comportamento di Silvio Berlusconi (siamo un po’ allergici al moralismo perbenista), ma la grande solidarietà e sostegno che il premier continua ad avere (dopo i vari casi Noemi, Ruby, …) da esponenti di primo piano di Comunione e Liberazione e da importanti settori di Oltretevere.
Nonostante in Italia vi sia un politico come Pierferdinando Casini, che ha l’ossessione di voler rifondare la DC (Democrazia Cristiana) unendo tutti i cattolici, o almeno quelli di orientamento conservatore, CL (Comunione e Liberazione) da sempre ha preferito far militare i propri esponenti in Forza Italia prima, e nel Popolo delle Libertà dopo. Anzi, quando nel ‘93/’94 Marcello Dell’Utri e Gianfranco Micciché stavano progettando il partito-azienda Forza Italia, dispiegando tutta l’esperienza accumulata in Publitalia (concessionaria pubblicitaria delle reti televisive di Berlusconi), per non divenire un “partito virtuale” competitivo esclusivamente nelle campagne pubblicitarie, si appoggiarono a CL e al suo radicamento nel territorio. Fu così che Roberto Formigoni, ciellino della prima ora, dalla DC non approdò al CCD di Pierferdinando Casini, Clemente Mastella e Pierfrancesco D’Onofrio, ma andò direttamente in Forza Italia. Maurizio Lupi, eminenza grigia di Forza Italia/Popolo delle Libertà e parlamentare molto influente, ciellino di ferro, ha fatto lo stesso percorso. E così per altri esponenti del mondo di Comunione e Liberazione. Possiamo dire che per CL il partito di riferimento è Forza Italia/Popolo delle Libertà. Sicuramente Don Giussani, ancora vivente negli anni ’90, ha “benedetto” questo percorso dei suoi “discepoli”. E questo è alquanto strano.
Sì, perché Berlusconi può essere stato molte cose (fra le altre membro della Loggia massonica P2 con la tessera numero 1’816), ma mai ciellino. Possiamo dire che Berlusconi è di matrice culturale laico-craxista, non integralista cattolica. Nelle sue TV, già negli anni ’80, ha sdoganato l’anticonformismo e la continua allusione al sesso con trasmissioni come Drive In e la più trasgressiva Araba fenice. Sono le TV di Berlusconi che negli anni ’80 mandano in onda I misteri della notte, in viaggio per le città europee come Amsterdam, Parigi, Barcellona, a documentare le trasgressioni sessuali, bisessuali, sadomaso, omosessuali e orgiastiche che si potevano vivere in alcuni locali “trendy”. E non è un caso che quando Berlusconi scende in campo, aggrega attorno a sé pezzi importanti della sinistra radicale “libertaria” come Ombretta Colli (moglie di Gaber nonché simpatizzante di Democrazia Proletaria), Tiziana Maiolo (già direttrice del quotidiano Il Manifesto, femminista e sostenitrice della legalizzazione della prostituzione), Gianfranco Micciché (un passato in Lotta Continua) e tanti altri. E ancora oggi non si può definire Berlusconi un bigotto cattolico integralista. Ammalato di qualche neopatologica psicosessuale forse sì, ma cattolico bigotto no. D’altra parte uno che ha Capezzone (dichiaratamente gay) come portavoce politico e Beppe Signorini (anch’esso dichiaratamente omosessuale) alla guida della più importante testata del proprio gruppo mediale, non può essere bigotto.
Discorso diverso per i ciellini. Loro che sostengono il Family day, loro che si scagliano contro le unioni civili ultramoderate dei Dico, loro che definiscono Rosy Bindi una “sfascia famiglie” solo perché promuove i Dico, loro che vogliono un cimitero dei feti degli aborti. Loro che ergono barricate contro i preservativi e l’educazione sessuale nelle scuole, sono silenti (dunque consenzienti) sul caso Noemi e Ruby. I ciellini sono contro i gay ma gli vanno bene i festini orgiastici? Loro, i membri di Comunione e Liberazione che professano il sesso solo a scopi riproduttivi e ovviamente non al di fuori del matrimonio, rimangono muti davanti alle foto del premier ceco (ora non più in carica) che, ospite di Berlusconi in Sardegna, si lascia andare con qualche accompagnatrice! E certo, perché quello è sesso a fini riproduttivi!
Cielle (e anche la teodem Binetti) sfoggia il suo bigottismo cattolico solo quando si tratta di discutere di Dico, di legge sulla fecondazione eterologa, sulle staminali tanto utili alla ricerca medica. Perché per loro tutto ciò è immorale. Invece i festini ad Arcore si attengono scrupolosamente all’ultima enciclica? E dov’è il Cardinal Tarcisio Bertone, segretario di Stato del Vaticano, già amico di Luciano Moggi e molto vicino a Opus Dei? Troppo indaffarato a silurare i fedelissimi di Cardinal Ruini? D’altra parte gli scandali sessuali sono interessanti solo quando servono per “sostituire” Boffo (molto vicino a Ruini) dalla direzione dell’Avvenire, magari “aiutando” (come scrisse Ferrarra) Vittorio Feltri nel confezionare lo scandalo. Il povero Boffo fu attaccato con accuse sessuali dal cardinale solo perché a Bertone, Opus Dei e CL non era gradito come direttore dell’Avvenire. Intanto Ratzinger giocava a tennis con il suo istruttore.
Roberto Formigoni, che si professa puro e casto (ha fatto il voto di castità, contento lui…) è famelico nel mettere le mani sulla sanità (e non solo). Ecco che si promuovono solo primari graditi a CL. Anche un povero Pagliarini (esponente storico della Lega Nord), quando attacca la lottizzazione di Cielle nella sanità, viene messo in un angolo da Umberto Bossi & co.
Ormai il moralismo cattolico e il moralismo sessuale sono delle armi politiche, che vengono utilizzate solo per non parlare di altro e raccogliere voti e spenderli nel mercato della lottizzazione. D’altra parte in nome del terzo settore e della sussidiarietà teorizzata da Vittadini, Cielle praticamente è disposta ad accettare festini ed altro. E anche nel nostro Cantone nessun ciellino ha avuto molto da ridire sul festini ad Arcore. In Ticino CL, Opus Dei e gli altri integralismi cattolici sono solo preoccupati dei crocifissi nelle scuole e delle campagne pubblicitarie di Stop AIDS. E tutti loro, in Italia quanto in Ticino, sognano di avere più potere per lottizzare meglio. E nella Penisola questo potrebbe avvenire a breve, quando Berlusconi lascerà Palazzo Chigi a Roberto Formigoni, che da casto qual è bandirà i festini. Fatto curioso: Bersani e il PD, a furia di criticare le “performance” private di Berlusconi, stanno spianando la strada a Palazzo Chigi ad un ciellino.

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domenica 23 gennaio 2011

Su Silvio la Chiesa resta divisa

Cade in un clima particolarmente acceso il vertice della Cei che si aprirà domani ad Ancona. Nel capoluogo marchigiano confluiranno prelati e vescovi da ogni parte d'Italia per il Consiglio episcopale permanente, una riunione di carattere pastorale che rientra nell'agenda annuale della Cei e che quest'anno rischia di avere più che mai un risvolto politico, in alcuni suoi passaggi cruciali. Anche perché – e lo ha confermato direttamente il presidente della Conferenza episcopale, il cardinale Bagnasco – alla riunione si discuterà il caso Ruby.
«È quello il luogo istituzionale», ha detto il numero uno dei vescovi italiani. L'intenzione, quindi, è quella di affrontare le ripercussioni di un vicenda che ha scosso l'opinione pubblica, sta avendo pesanti strascichi politici e pone interrogativi sul piano morale. C'è grande attesa, dunque, per i contenuti della prolusione che Bagnasco pronuncerà domani pomeriggio, da cui molti osservatori si aspettano un monito o un appello. Il Ruby-gate, con il coinvolgimento di Berlusconi, ha avuto un impatto pesante sul mondo cattolico e la Chiesa. Pur senza nominare la vicenda, il richiamo del Papa che ha denunciato l'«indebolimento dei principi etici» anche nelle istituzioni è stato chiarissimo.
Quando lo scandalo è scoppiato, negli ambienti cattolici c'è stata una fase di silenzio, dovuta a cautela, ma anche a imbarazzo. Poi le gerarchie ecclesiastiche si sono mosse. Prima, per così dire, in ordine sparso, con alcune prese di posizione da parte di singoli vescovi che sono arrivati a prospettare la necessità di un passo indietro da parte del premier se le accuse a cui carico saranno confermate. Poi con l'intervento diretto del Segretario di Stato vaticano, il cardinale Tarcisio Bertone, che ha espresso preoccupazione, turbamento e ha chiesto moralità e legalità. Parole durissime, che fanno intravedere una crepa nelle relazioni tra la Santa Sede e l'attuale maggioranza. L'idillio si è rotto? È presto per dirlo. Anche perchè le posizioni rispetto all'attuale governo all'interno del composito mondo della Chiesa non sono tutte uguali. Certo, un ulteriore segnale del tenore dei rapporti potrebbe arrivare proprio dalle parole di Bagnasco.
Questa settimana, del resto, il quotidiano della Cei, Avvenire - accompagnato, tra l'altro, da altri organi di stampa cattolici - ha manifestato a più riprese la sua opinione, parlando del caso Ruby come di una vicenda choc, chiedendo di fare al più presto chiarezza e invocando misura e sobrietà da parte di chi ricopre cariche pubbliche. Ad Ancona tra lunedì e venerdì il parterre di vescovi e cardinali sarà nutrito e molti sono gli incontri in programma collegati al Consiglio episcopale. In particolare, la sera del 26 alcuni prelati terranno incontri di approfondimento aperti a tutti.
Bagnasco sarà nella Cattedrale di Ancona; il cardinale Tettamanzi, Arcivescovo di Milano nella Concattedrale di Osimo; monsignor Crociata, segretario generale Cei, nella Chiesa della SS. Annunziata di Crocette di Castelfidardo; monsignor Betori, Arcivescovo di Firenze nella Basilica di Loreto; il cardinale Scola, Patriarca di Venezia nel Duomo di Senigallia; il cardinale Caffarra, Arcivescovo di Bologna nel Duomo di Fabriano, monsignor Bregantini, Arcivescovo di Campobasso-Bojano nella Chiesa di S. Antonio di Padova di Falconara Marittima e monsignor Cacucci, Arcivescovo di Bari-Bitonto nel Duomo di Jesi.

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sabato 22 gennaio 2011

FAMIGLIA CRISTIANA ATTACCA: "MODO DI VIVERE INDECENTE"

Il caso Ruby è fonte di «smarrimento, e addirittura angoscia per l'effetto che lo scandalo sta producendo fra le famiglie e i giovani». Lo scrive Famiglia Cristiana in un intervento pubblicato oggi sul suo sito online. «Proprio mentre la Chiesa annuncia un decennio programmato alla rieducazione cristiana della gioventù, da Arcore, dai suoi sostenitori e dai suoi critici soprattutto in tv, viene un messaggio opposto, di indecente rappresentazione del modo di vivere di tre generazioni, dei nonni, dei padri e dei figli».
«Fra le molte conseguenze che l'evo berlusconiano ha avuto e continua imperterrito ad avere sulla società italiana c'è senza dubbio la divisione politica nel mondo cattolico, che non era riuscita a nessuno prima del Cavaliere nella storia repubblicana». Lo scrive Famiglia Cristiana in un intervento pubblicato oggi sul suo sito online. «In questi giorni davvero strazianti dello 'scandalo Ruby' - prosegue il settimanale dei Paolini - i giornali sono pieni di echi di quella divisione, riflessi nei commenti e nei relativi titoli su parecchie colonne a proposito di una domanda comune: che cosa dirà la Chiesa?». Per questo, sottolinea l'editorialista Beppe Del Colle, «quando ieri sera i Tg hanno trasmesso le parole del cardinale Bertone, segretario di Stato vaticano, sul suo volto, mentre scandiva le parole sulla 'preoccupazionè della Santa Sede 'per queste vicende italianè, e il monito alle persone che ricoprono pubbliche responsabilità 'ad avere e ad assumere l'impegno a una più robusta moralità, di un senso di giustizia e di legalita», molti avranno letto smarrimento, e addirittura angoscia per l'effetto che lo scandalo sta producendo fra le famiglie e i giovani«. Secondo Famiglia Cristiana, »qui sta il punto, vero e indiscutibile, di una vicenda che purtroppo i media trasmettono alla società nel segno di una spaventosa corruzione collettiva, dai vertici politici alle periferie urbane«. »Proprio mentre la Chiesa annuncia un decennio programmato alla rieducazione cristiana della gioventù - rileva ancora il settimanale cattolico -, da Arcore, dai suoi sostenitori e dai suoi critici soprattutto in tv, viene un messaggio opposto, di indecente rappresentazione del modo di vivere di tre generazioni, dei nonni, dei padri e dei figli«. »E la posta in gioco, politicamente parlando - conclude -, è di una evidente meschinità: come voteranno i cattolici alle prossime elezioni?«.

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giovedì 20 gennaio 2011

I vescovi vogliono chiarezza

Distinguere. È questa la parola che filtra dalle Stanze Vaticane riguardo il caso di Berlusconi. Una distinzione diplomatica. In molti interpretano il silenzio della Segreteria di Stato, e del suo organo, l'Osservatore Romano, come un segnale, perché «tacere è come parlare di fronte a quanto di sporco sta venendo a galla», riporta un noto sito di informazione. Ma a tastare gli umori Oltretevere ci si imbatte in una spaccatura, che rappresenta poi le due realtà della Segreteria di Stato e della Conferenza Episcopale Italiana. La prima è un ministero degli Esteri, che non prende posizioni ufficiali riguardo le abitudini private di un uomo politico, e ha tutto l'interesse a mantenere ottimi rapporti diplomatici con gli Stati. La seconda, espressione collegiale di una realtà pastorale, che compie atti di indirizzo nei confronti dei fedeli, e ne raccoglie i malumori.
Il mondo cattolico resta scandalizzato. Chiede ai propri vescovi un atto di indirizzo. Lo aspetta. E un silenzio sarebbe come avallare qualunque comportamento immorale. È per questo che il Sir, l'agenzia di stampa della Cei, diffonde una lunga nota. I vescovi chiedono di «chiarire» e «mettere dei punti fermi». Sottolineano come «sono ormai più di vent'anni, per chi ha la memoria lunga, che le iniziative delle procure configgono con il sistema politico e con la stessa figura di Berlusconi». Denuncia: «Così trasmettono un senso di conflittualità permanente e dunque di precarietà».
Avvenire, il quotidiano della Cei, non è da meno. A intervenire sul caso Ruby è un editoriale del direttore Marco Tarquinio, intitolato «Chiarezza necessaria». «Anche solo l'idea – scrive Tarquinio – che un uomo che siede al vertice delle istituzioni dello Stato sia implicato in storie di prostituzione e, peggio ancora, di prostituzione minorile ferisce e sconvolge». Una posizione pienamente sposata dal cardinal Bagnasco, presidente della Cei, che non fa commenti. «Ha già parlato Avvenire», dice. Di sicuro ne condivide l'appello alla sobrietà, lanciato da Bagnasco nell'ultimo Consiglio Permanente. Un appello cui probabilmente il numero uno della Cei tornerà il prossimo lunedì, quando si riunirà di nuovo il Parlamentino dei vescovi. Sono parole che rappresentano lo specchio di un mondo cattolico che chiede risposte. «Sono rivelazioni poco confortanti», concede il governatore della Lombardia Roberto Formigoni, cattolico doc. Che però poi chiede venga rispettato «il diritto alla privacy». E Mario Mauro, capogruppo Pdl al Parlamento Europeo, commenta con una battuta: «Andreotti diceva che con Craxi ci doveva governare, non sposarlo...». È un approccio pragmatico. Lo stesso che attua la Segreteria di Stato. Alcuni dicono che siano più preoccupati di mantenere l'esenzione Ici per le strutture ecclesiastiche che non di dare un chiaro segnale di moralità. «Il problema è diverso - dice un funzionario di Oltretevere - la Segreteria di Stato non si accavalla con la Cei, quello che dice lo dice in termini istituzionali. Poi, è ovvio che nei buoni rapporti tra gli Stati rientra anche la questione patrimoniale. Ma non è il centro della questione».
Un silenzio che fa da contraltare alla società civile, che si esprime con le sue dinamiche. «Dinamiche - afferma un altro osservatore interno - non sempre in buona fede. Di Berlusconi fino ad un anno fa tutti parlavano benissimo». Ma è da un po' che si registrano movimenti, da parte di alcune fronde, tesi a strumentalizzare alcune posizioni della Chiesa in chiave antiberlusconiana. «Si è come avvertita - dicono - l'idea di un cambio della guardia».
È su queste due impostazioni differenti che si giocano i commenti dei cattolici che fanno politica. Per Stefano Graziano, deputato vicino a Marco Follini, il silenzio della Segreteria di Stato è sintomo di troppa cautela. «Ci voleva - afferma - una nota di padre Lombardi. Così Berlusconi si sentirà forte e resisterà». E Rocco Buttiglione (Udc) si appella anche alla gerarchie: «Avvenire e Sir - dice Buttiglione - sono stati cauti perché aspettano a vedere cosa dicano quelli che sono sopra di loro. Per questo ho chiamato "chi sta sopra di loro" ed ho spiegato che Berlusconi non può più governare». Ma prendere una posizione ufficiale non è compito della Segreteria di Stato. Che ci tiene a mantenere saldi rapporti con il governo. Qualunque governo sia.

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mercoledì 19 gennaio 2011

I dubbi del mondo cattolico. Tra richieste di chiarezza e accuse a Berlusconi di aver sbagliato secolo

Ancora sotto shock per le rivelazioni sul caso Ruby il mondo cattolico si interroga su quanto stia accadendo e sugli scenari possibili per il futuro. Avvenire chiede chiarezza ed esprime preoccupazione per quanto emerge dall'indagine a carico del presidente del Consiglio, nella quale si ipotizzano per lui i reati di concussione e prostituzione minorile. Il quotidiano cattolico si aspetta che la vicenda si chiuda al più presto. Il fatto che un premier «sia implicato in storie di prostituzione e, peggio ancora, di prostituzione minorile, ferisce e sconvolge», scrive il direttore Marco Tarquinio nell'editoriale.
Che sottolinea come la vicenda sia arrivata il giorno dopo la sentenza sulla Consulta, abbattendosi «come un tornado» su Silvio Berlusconi e «sull'immagine internazionale del nostro Paese». Ora, dice Avvenire, si può «legittimamente argomentare su questo ennesimo e increscioso affondo giudiziario», ma ci si deve soprattutto interrogare su quello di cui parlò il Presidente della Cei, cardinale Angelo Bagnasco a proposito del «contegno» di chi ricopre incarichi pubblici perché «per servire degnamente nella sfera pubblica bisogna sapersi dare, tenere cara una misura di sobrietà e di rispetto per se stessi, per ogni altro e per il ruolo che si ricopre». All'Italia, richiama Marco Tarquinio «è dovuto almeno questo: un'uscita rapida da questo irrespirabile polverone».
Più dura Famiglia Cristiana. Il settimanale delle Edizioni San Paolo sottolinea come nella vicenda della «minorenne Ruby», «risalta la personalità di un politico che, forse, ha sbagliato secolo, immaginandosi simile ai signori rinascimentali ai quali tutto era permesso, grazie all'assenza di un'opinione pubblica informata e all'acquiescenza delle gerarchie circostanti». Così si legge in un intervento pubblicato sul sito online di Famiglia Cristiana firmato da Beppe Del Colle. L'articolo affronta le due vicende nelle quali in questi giorni «l'Italia ha offerto a sè stessa la doppia immagine che la caratterizza in questi anni di crisi». Da una parte, «una politica stretta intorno alla presenza di una sola persona, fino a un devastante conflitto fra le istituzioni; dall'altra, una società alle prese con modi relativamente nuovi di concepire le relazioni industriali».


Città Nuova, del Movimento dei Focolari, nella versione online sostiene che «di fronte a una vicenda che fa tremare le fondamenta della vita pubblica italiana, bisogna saper tacere e saper parlare». E parla di «reati, se verificati, insopportabili», di «immoralità di atteggiamenti sultaneschi, faraonici o principeschi di ostentazione della ricchezza e della propria impunità». Ma cita anche «la questione della lotta politica (e talvolta anche giudiziaria) ridotta a gossip, e della riservatezza ridotta a nulla». Da stigmatizzare «l'occupazione degli spazi mediatici con questioni che impediscono di parlare di chi soffre, di chi subisce soprusi e di chi vive onestamente la sua vita privata e pubblica». Città Nuova sceglie dunque di tacere «sulle parole intercettate, volgari oltre ogni dire». Perché «il pettegolezzo e la morbosità non troveranno mai casa su queste colonne; ma la chiarezza sulla nuova questione morale continuerà ad avere tutto lo spazio necessario».

Dal Vaticano per ora nessuna reazione ufficiale. Ma l'Osservatore Romano ha pubblicato la nota con cui il Quirinale ha smentito telefonate tra Berlusconi e Napolitano. Radiovaticana, sul sito, senza nessun cenno al caso Ruby, riporta una riflessione del gesuita padre Dariusz Kowalczyk «sulla scarsità dei politici cristiani» di spessore e valore.

Intanto in alcuni ambienti cattolici si fa strada l'idea che Berlusconi dovrebbe fare un passo indietro. Lo dice apertamente Pier Ferdinando Casini («se fossi il presidente del Consiglio, valuterei con serenità l'ipotesi di fare un passo indietro»). Che sottolinea come «questa decisione potrebbe servire a rilanciare la sua coalizione e comunque a far sì che nella politica italiana si passi a discutere dei problemi degli italiani e non sempre solo di quelli di Berlusconi».

Di «disorientamento» parla il presidente dell'Azione Cattolica, Franco Miano, che si riconosce pienamente nelle posizione di Avvenire. «Al di là degli sviluppi dell'inchiesta, emerge la centralità di una questione morale in politica e c'è un grande pericolo corruttivo». «Quel che è accaduto spiazza», osserva Carlo Costalli, presidente del Movimento cristiano lavoratori. «Come cattolici siamo attenti a un atteggiamento sobrio nel privato delle cariche pubbliche. E attenti alla legalità, che vale anche per i magistrati. In tutta questa storia vedo delle certezze: in quella villa non si parlava solo degli interessi dell'Italia. E delle forzature: nella tempistica dell'inchiesta e degli annunci».

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DEPUTATI CATTOLICI: APRIRE FASE NUOVA

 Le notizie sulle «gravi ipotesi di reato» contestate al premier Berlusconi, suscitano «turbamento» e «disorientamento»; in questa situazione occorre «una reazione morale e corale», in modo «da compiere un collettivo soprassalto di digità e aprire una fase nuova». Lo affermano in una nota, che l'Ansa può anticipare, i parlamentari cattolici dei tre Poli aderenti al Movimento politico dell'unità, la rete di politici vicini ai focolarini, il movimento fondato da Chiara Lubich. La nota è stata redatta al termine di una riunione tenuta ieri sera a cui hanno partecipato, tra gli altri, Giorgio Santini (PdL), Teresio Delfino e Savino Pezzotta (Udc), Letizia Detorre, Rosa De Pasquale e Andrea Sarubbi del Pd. «Il turbamento dell'opinione pubblica si legge nella nota - sottolineato dal presidente della Repubblica, a proposito delle gravi ipotesi di reato (concussione e ricorso alla prostituzione minorile), contestate al presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e in seguito alla divulgazione di brani di intercettazioni telefoniche tra i partecipanti alle 'seratè, è anche il nostro turbamento. Il disorientamento e lo sconcerto delle persone che ci avvicinano e ci telefonano sono anche il nostro disorientamento e il nostro sconcerto, perchè da sempre siamo con la gente, ne ascoltiamo le attese, ne siamo interlocutori per alimentare quella collaborazione tra società civile e ogni livello della politica che riteniamo vitale». «Noi parlamentari, appartenenti ai diversi partiti di maggioranza e di opposizione - prosegue la nota - e accomunati da una visione della fraternità quale categoria e prassi della politica, propria dell'impegno e della riflessione del Movimento politico per l'unità, siamo consapevoli della gravità complessiva del momento. Soprattutto assistiamo all'impossibilità di Governo e Parlamento ad essere concentrati, con la lucidità necessaria, sulle urgenti scelte economiche e sociali che il Paese attende; e temiamo il rovinoso senso di impotenza e di abbandono che questo ingenera. Temiamo inoltre che questo ulteriore e più possente colpo alla credibilità e all'affidabilità della classe politica nel suo complesso e delle istituzioni ad ogni livello, oltre che alla credibilità del Paese agli occhi del mondo, possa provocare in tanti più cittadini il definitivo allontanamento dalla vita e dalla partecipazione politica». «Si richiama da più parti l'auspicio ai tempi rapidi della giustizia - osservano i parlamentari - anche noi li auspichiamo, consapevoli però che occorre compiere le scelte necessarie per rendere possibile la veloce conclusione delle indagini e dell'intero processo». «Tale grave emergenza - prosegue la nota - rafforza in noi l'impegno a continuare a lavorare, con ancora maggiore responsabilità, al servizio del Paese. Sappiamo che tanti, moltissimi italiani operano giorno dopo giorno per il bene comune, lo fanno con gratuità, lo fanno in mezzo alle fatiche della recessione economica, lo fanno con grande amore: è questa Italia che deve rialzarsi in piedi se vogliamo che la politica ritorni ad essere il luogo in cui aprire insieme una speranza». «Assieme a questa grande parte della società civile - aggiungono - vogliamo, dunque, cogliere l'occasione per una reazione morale e corale, in modo da compiere un collettivo soprassalto di dignità e aprire una fase nuova, rigenerativa del potere a servizio di tutti i cittadini, proprio in questo anno che celebra i 150 anni dell'unità del Paese e in cui ricorrono i 65 anni dell'Assemblea Costituente, al cui operato e ai valori che l'animarono è conveniente ancora guardare per costruire il futuro dell'Italia».

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