giovedì 20 gennaio 2011

I vescovi vogliono chiarezza

Distinguere. È questa la parola che filtra dalle Stanze Vaticane riguardo il caso di Berlusconi. Una distinzione diplomatica. In molti interpretano il silenzio della Segreteria di Stato, e del suo organo, l'Osservatore Romano, come un segnale, perché «tacere è come parlare di fronte a quanto di sporco sta venendo a galla», riporta un noto sito di informazione. Ma a tastare gli umori Oltretevere ci si imbatte in una spaccatura, che rappresenta poi le due realtà della Segreteria di Stato e della Conferenza Episcopale Italiana. La prima è un ministero degli Esteri, che non prende posizioni ufficiali riguardo le abitudini private di un uomo politico, e ha tutto l'interesse a mantenere ottimi rapporti diplomatici con gli Stati. La seconda, espressione collegiale di una realtà pastorale, che compie atti di indirizzo nei confronti dei fedeli, e ne raccoglie i malumori.
Il mondo cattolico resta scandalizzato. Chiede ai propri vescovi un atto di indirizzo. Lo aspetta. E un silenzio sarebbe come avallare qualunque comportamento immorale. È per questo che il Sir, l'agenzia di stampa della Cei, diffonde una lunga nota. I vescovi chiedono di «chiarire» e «mettere dei punti fermi». Sottolineano come «sono ormai più di vent'anni, per chi ha la memoria lunga, che le iniziative delle procure configgono con il sistema politico e con la stessa figura di Berlusconi». Denuncia: «Così trasmettono un senso di conflittualità permanente e dunque di precarietà».
Avvenire, il quotidiano della Cei, non è da meno. A intervenire sul caso Ruby è un editoriale del direttore Marco Tarquinio, intitolato «Chiarezza necessaria». «Anche solo l'idea – scrive Tarquinio – che un uomo che siede al vertice delle istituzioni dello Stato sia implicato in storie di prostituzione e, peggio ancora, di prostituzione minorile ferisce e sconvolge». Una posizione pienamente sposata dal cardinal Bagnasco, presidente della Cei, che non fa commenti. «Ha già parlato Avvenire», dice. Di sicuro ne condivide l'appello alla sobrietà, lanciato da Bagnasco nell'ultimo Consiglio Permanente. Un appello cui probabilmente il numero uno della Cei tornerà il prossimo lunedì, quando si riunirà di nuovo il Parlamentino dei vescovi. Sono parole che rappresentano lo specchio di un mondo cattolico che chiede risposte. «Sono rivelazioni poco confortanti», concede il governatore della Lombardia Roberto Formigoni, cattolico doc. Che però poi chiede venga rispettato «il diritto alla privacy». E Mario Mauro, capogruppo Pdl al Parlamento Europeo, commenta con una battuta: «Andreotti diceva che con Craxi ci doveva governare, non sposarlo...». È un approccio pragmatico. Lo stesso che attua la Segreteria di Stato. Alcuni dicono che siano più preoccupati di mantenere l'esenzione Ici per le strutture ecclesiastiche che non di dare un chiaro segnale di moralità. «Il problema è diverso - dice un funzionario di Oltretevere - la Segreteria di Stato non si accavalla con la Cei, quello che dice lo dice in termini istituzionali. Poi, è ovvio che nei buoni rapporti tra gli Stati rientra anche la questione patrimoniale. Ma non è il centro della questione».
Un silenzio che fa da contraltare alla società civile, che si esprime con le sue dinamiche. «Dinamiche - afferma un altro osservatore interno - non sempre in buona fede. Di Berlusconi fino ad un anno fa tutti parlavano benissimo». Ma è da un po' che si registrano movimenti, da parte di alcune fronde, tesi a strumentalizzare alcune posizioni della Chiesa in chiave antiberlusconiana. «Si è come avvertita - dicono - l'idea di un cambio della guardia».
È su queste due impostazioni differenti che si giocano i commenti dei cattolici che fanno politica. Per Stefano Graziano, deputato vicino a Marco Follini, il silenzio della Segreteria di Stato è sintomo di troppa cautela. «Ci voleva - afferma - una nota di padre Lombardi. Così Berlusconi si sentirà forte e resisterà». E Rocco Buttiglione (Udc) si appella anche alla gerarchie: «Avvenire e Sir - dice Buttiglione - sono stati cauti perché aspettano a vedere cosa dicano quelli che sono sopra di loro. Per questo ho chiamato "chi sta sopra di loro" ed ho spiegato che Berlusconi non può più governare». Ma prendere una posizione ufficiale non è compito della Segreteria di Stato. Che ci tiene a mantenere saldi rapporti con il governo. Qualunque governo sia.

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