Visualizzazione post con etichetta Crocifisso. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Crocifisso. Mostra tutti i post

giovedì 10 febbraio 2011

Renzo Bossi santo subito: “Crocifissi obbligatori in tutti gli uffici lombardi”

Sensazionale proposta di legge del Trota: “Chi non espone la Croce paga una multa”.
Questa ve l’eravate persa: Renzo Bossi ha presentato oggi una legge regionale al Pirellone, sede istituzionale della Regione Lombardia, che è stata già assunta in discussione dalla competente commissione (Cultura). Nell’articolato, putroppo non disponibile online, il figlio del leader della Lega propone il crocifisso obbligatorio in tutte gli uffici pubblici della Regione.
SAN TROTA – La notizia l’ha data stamattina il Corriere della Sera, edizione milanese, irreperibile in versione online.
Ogni ufficio, ogni sede, ogni locale della Regione Lombardia abbia un crocifisso o un’altra immagine simbolo (madonna, santi patroni…) della religione cattolica. E’ questo il progetto di legge depositato in commissione cultura al Pirellone da Renzo Bossi, il figlio del Senatùr, che è il relatore incaricato di portarne avanti l’iter legislativo. Come spiega Andrea Senesi sul Corriere della Sera, l’idea del leghista è quella di evidenziare come, in un momento in cui l’identità dei popoli è minacciata da integralismi e globalizzazione, il crocifisso rappresenti un simbolo tradizionale europeo, andando al di là del semplice valore religioso.

Un adesione totale dunque della Lega al pensiero dominante della politica estera di Papa Joseph Ratzinger, Benedetto XVI: contro la deriva relativista della modernità, la cristianità come baluardo e l’Europa cristiana come arma di difesa: noi di qui, loro di là. E non è neanche la prima volta che la Lega si piega, più o meno convenientemente al pensiero del Vaticano.
ARRIVA IL MULTONE – In ogni caso si va oltre la mera proclamazione: secondo la legge che Renzo Bossi vorrebbe approvata, in caso di mancata esposizione, gli uffici pubblici andrebbero incontro ad una multa, una sanzione amministrativa. Come per il divieto di fumo nei pubblici uffici.
L’obbligo di esporlo, se passerà la proposta, sarà esteso a tutti gli immobili gestiti sia direttamente che assegnati in uso dalla Regione Lombardia, pena una multa tra i 120 e i 1200 euro.
Già sulle barricate – e comprensibilmente – la delegazione radicale lombarda, capitanata da Marco Bernardini, già candidato presidente del Pirellone e molto attiva sul fronte milanese.

La proposta di legge regionale presentata in Lombardia da Renzo Bossi -che prevede l’obbligatorietà di un simbolo religioso in tutti gli edifici pubblici, e anche negli edifici dati in uso ad associazioni che perseguono finalità di interesse collettivo, con sanzioni fino a 1.200 euro- non va sottovalutata nella sua gravità, in particolare da parte dei cattolici laici. Non è infatti necessariamente vero che quando le tragedie della storia si ripetono prendono la forma della farsa. La strategia concordataria di Mussolini, che impose il crocefisso come arredo obbligatorio dello Stato fascista nel contesto di una politica volta a utilizzare la religione come strumento di potere, finì nella tragedia delle leggi razziali e della guerra, oltre che nella tragedia personale di Mussolini stesso. Oggi è nel nome del medesimo utilizzo abusivo della religione in politica che il Governo specula sui malati terminali, convocando per domani la Giornata della violenza di Stato su chi non è in grado di intendere e di volere. Sono nuove tragedie che nascono dal potere clericale, ed è per questo che la proposta di Renzo Bossi va presa molto sul serio e combattuta, in particolare nella Lombardia di Comunione e liberazione e del Presidente Formigoni, delle sue firme false, della cacciata di Englaro, della sepoltura dei feti e della violazione della legge sull’aborto. Mi auguro che siano proprio i cattolici laici a opporsi per primi all’utilizzo abusivo della loro religione, alla riduzione dei simboli religiosi a suppellettili burocratiche del potere leghista e ciellino.
Così il comunicato della cellula radicale milanese “Enzo Tortora”. E chissà se basteranno queste obiezioni a fermare il nuovo volto della Lega papista e cattolica.
LE DUE FACCE DELLA LEGA – Come spiegava il più esperto dei sacri palazzi vaticani a pochi giorni dall’udienza in Vaticano di Bossi e dello stato maggiore leghista – ormai, oltre 10 anni fa – che allora fece parecchio rumore nel dibattito pubblico, da molto tempo la Lega cerca di legittimarsi come interlocutore privilegiato della gerarchia. Dalle colonne della Padania partono sistematiche le dichiarazioni di consonanza di ideali con le posizioni vaticane.
Da quando Umberto Bossi ha deciso di far pace con la Chiesa, “la Padania” è diventato il secondo giornale cattolico italiano. Secondo solo ad “Avvenire”, quello dei vescovi. Non c’è discorso del cardinal Camillo Ruini che non riceva plauso per «piena consonanza con i nostri valori». E quando a fine febbraio del 2001 il cardinale Angelo Sodano scatena un terremoto col suo «giro di consultazioni» dei leader politici, “la Padania” ostenta calma olimpica. «Rutelli, Berlusconi e la pletora degli ex dc vengono dopo», scrive: «Ma il dialogo che la Santa Sede ha ripreso con la politica è cominciato con la Lega». Vero. L’udienza di Bossi in Vaticano col cardinale segretario di Stato risale al 19 maggio 1999. E con Bossi vi è andata una squadretta di altri leghisti. Eppure tutti hanno tenuto il segreto fino a pochi giorni fa, che in Italia è un miracolo. Perché ormai Bossi e la Lega prendono terribilmente sul serio il capitolo Chiesa. E il dio Po? I numi celti? I riti druidi? Acqua passata. Archiviate anche le invettive contro il «papa polacco» e il «cardinalone» Carlo Maria Martini. «La Lega è il partito non delle metropoli secolarizzate, ma del contado. E il contado sono i campanili. Noi siamo con la pancia della Chiesa», dice Giuseppe Baiocchi, direttore della “Padania” dal luglio 1999.
Sempre che il clero, come Dionigi Tettamanzi, non si azzardi a ricordare che l’accoglienza cristiana si basa innanzitutto sull’ineliminabile necessità del rispetto della persona umana. E quindi, è anche accoglienza religiosa, che imporrebbe ad una Milano solidale l’edificazione di nuove moschee per permettere il culto islamico. Ecco, con questa versione del clero, la Lega difficilmente è d’accordo: con chi ringrazia il governo italiano per la difesa in Europa del Crocifisso, invece, pare di sì.

http://www.giornalettismo.com/

“Non vuoi il crocifisso in Aula? Allora non puoi fare più il giudice”

Luigi Tosti deve essere rimosso dalla magistratura per essersi rifiutato di celebrare processi davanti ai simboli religiosi, secondo il PG
Luigi Tosti, il giudice del Tribunale di Camerino rimosso dalla magistratura per il rifiuto di celebrare udienze nelle aule con il crocifisso, non deve piu’ fare il giudice. E’ il parere del sostituto procuratore generale della Cassazione, Pasquale Ciccolo che, ai giudici delle sezioni unite civili, ha chiesto di respingere il ricorso presentato dalla difesa di Tosti.
IL RICORSO -  Il ricorso dell’ex magistrato è stato presentato in Cassazione contro la sentenza disciplinare del Csm che, lo scorso gennaio, aveva disposto la rimozione dalla magistratura per Tosti che si era rifiutato di celebrare le udienze nelle aule con il crocifisso. Tra il maggio e il luglio 2005, infatti, Luigi Tosti non celebro’ 15 udienze. Assolto in sede penale dall’accusa di omissione in atti d’ufficio perche’ era stato sostituito da altri colleghi, Tosti e’ stato sospeso dal suo incarico a partire dal febbraio 2006. La decisione della Cassazione si conoscera’ soltanto tra un mese contestualmente al deposito delle motivazioni. Luigi Tosti era presente in aula per l’udienza e si e’ detto pronto a ricorrere alla Corte di Strasburgo in caso di esito negativo. ‘Io sono stato assunto in un Tribunale laico -ha affermato Tosti- e non in un Tribunale ecclesiastico. Nessuno mi puo’ imporre di celebrare udienze dove c’e’ il crocifisso. Se la Cassazione confermera’ la mia rimozione ricorrero’ a Strasburgo’.

http://www.giornalettismo.com/

giovedì 20 gennaio 2011

Vicenza. Anziana pestata a sangue con la mazza e il crocifisso: arrestato 45enne

La donna, ospite di una casa di riposo, aggredita da un ladrodi Romano d'Ezzelino che era entrato per compiere un furto

Stava guardando la televisione nella sua camera della casa di riposo di Romano D'Ezzelino (Vicenza) quando è stata selvaggiamente aggredita e picchiata con un crocifisso da un malvivente, entrato nell'ospizio per rubare. Ora la donna, 77 anni, ospite della casa di riposo Pio X, è ricoverata nel reparto di rianimazione dell'ospedale di Bassano del Grappa (Vicenza). Il suo aggressore, Giorgio Tessarolo, 45 anni, di Romano d'Ezzelino, un passato inanellato di precedenti, è in carcere con l'accusa di tentato omicidio e furto aggravato. La sua cattura da parte dei carabineri non è stata semplice.

Per gli uomini dell'Arma pareva un intervento di 'routine', dopo che al 112 era arrivata una telefonata che segnalava la presenza di un estraneo, probabilmente un ladro, nell'istituto. A chiamare era stato un poliziotto fuori servizio che si trovava nella casa di riposo dopo essere stato contattato da un assistente della struttura, che aveva visto un uomo camminare nei corridoi. È iniziato così un controllo minuzioso nella struttura, un complesso piuttosto ampio. I carabinieri hanno dapprima scoperto che una cassetta della cappella era stata forzata, mentre da un ufficio era stata rubata una cinepresa. Ma il ladro non era stato ancora rintracciato.

Un maresciallo ha deciso di ispezionare l'ala del dormitorio, dove si trovano decine di stanzette singole adattate per gli ospiti. All'improvviso il militare ha visto un uomo uscire da una stanza e attraversare una finestra per fuggire. L'individuo è stato rincorso e bloccato: gli abiti che indossava erano sporchi di sangue. Il sottufficiale si è così precipitato nella stanzetta dalla quale aveva visto uscire Tessarolo, trovando accasciata sul pavimento l'ultrasettantenne, malridotta per le percosse subite. La donna era stata aggredita mentre guardava la tv. Il malvivente l'ha colpita con una mazzetta in ferro a tre punte, usata solitamente per lavori di giardinaggio, e con un crocifisso, probabilmente presente nella stanza. Gli oggetti erano abbandonati a terra, sporchi di sangue.
L'anziana è stata portata all'ospedale di Bassano del Grappa e ricoverata nel reparto di rianimazione per un trauma cranico facciale, ferite lacero-contuse multiple al volto, al torace, al collo e alla testa. Non è in pericolo di vita, ma le sue condizioni di salute, rilevano i medici, sono piuttosto serie.

http://www.ilgazzettino.it/

sabato 15 gennaio 2011

IL CASO/ La nuova moda che offende il crocifisso

All’annuale edizione di Pitti Immagine Uomo, aperta ieri a Firenze, tale Alessandro Cantarelli (“chi era costui?”), presidente di un’azienda omonima di moda, ha trasformato il suo stand in una cappella, con panche, altare, chierichetti e un quadro raffigurante Cristo in croce. Sì, ma vestito alla moda, e un po’ sciamannato, senza corona di spine e segni di percosse e colpi di lancia, naturalmente: camicia sbottonata, fazzoletto nel taschino.

Un bodyguard da discoteca, uno abituato allo struscio a Portofino, e chissà se ha le Tod’s ai piedi. “Devoti allo stile”, lo slogan prescelto, “uno stile ben rappresentato da un personaggio trascendentale”, spiega serafico l’esteta. Si dirà, e allora? Tante proteste, ufficiali e non, perché l’Unione Europea chiede di togliere il crocifisso dalle scuole, e ci si indigna perché un artista della moda lo usa come manichino per la sua collezione?

Il Cristo come uno di noi, la sua sofferenza semmai come emblema dei drammi dell’uomo di oggi, da ostentare, anziché occultare nei luoghi di culto. Par di sentirli, i soloni della critica e della sociologia, interpretare in chiave postmoderna lo scandalo della croce. Ipocriti. La verità è un’altra: la croce è irrisa, umiliata e offesa.

Niente di nuovo, si cominciò con quel bel sedere che pubblicizzava un paio di jeans, “chi mi ama mi segua”. Abbiamo visto cantanti legarsi a una croce sul palcoscenico, scultori d’arte povera crocifiggere ranocchi, siamo abituati alle bestemmie nei salotti della politica e dei talk show. Eppure, in quella Firenze che da 800 anni espone in Santa Maria Novella il crocifisso di Giotto; in questi giorni, in cui gli intelligenti ascoltano pensosi le parole del Papa, che sferza ancora una volta l’insipienza culturale, l’autodistruzione di un’Europa immemore dei segni che l’hanno formata, la boutade di sto Cantarelli è qualcosa di più che una provocazione. È un’offesa.

Abbiamo visto tanti Crocifissi, e tante Madonne vestite, soprattutto nel nostro Meridione, per celebrare le feste, per le processioni solenni. Con snobismo abbiamo forse sorriso, toccati dal’effetto kitsch. Ma si tratta di trine, velluti ricamati dalle nostre nonne, snocciolando rosari; sono vesti tramandate per generazioni, conservate con cura, addobbi preziosi per onorare, attraverso le statue, i volti cari del Figlio, della Madre, dei Santi.

Che faranno gli intellettuali progressisti fiorentini, i notabili riformisti che guidano la città, invocheranno la libertà dell’artista? E i tanto decantati diritti che l’Occidente ha insegnato al mondo, in primis il rispetto e la libertà per la religione? Provino in una prossima collezione a evocare l’Islam, rischino un’accusa di blasfemia, ci vuol più coraggio.

Davvero, cara Fallaci, ci manchi. Tu che credente non eri, ti sentivi figlia di 2000 anni di storia, di arte, di scienza, orgogliosa e rabbiosa a un tempo, per troppi cristiani tiepidi, per un Occidente che, perdute le sue radici, si consegna al nulla.

http://www.ilsussidiario.net/


mercoledì 5 gennaio 2011

Trieste, Crocifisso nelle scuole La sinistra: "E' un regime razziale"

 Crocifisso in ogni aula, diritto di prelazione per i bambini con genitori italiani ed un massimo di quattro stranieri su dieci in ogni classe. Il nuovo regolamento delle scuole d’infanzia approvato dal Consiglio comunale di Trieste ha fatto strappare i capelli all’opposizione di centrosinistra, che parla di razzismo tirando in ballo l’apartheid.
Il 21 dicembre, a ridosso del Natale, è passato senza tanto clamore il regolamento per gli asili. Le richieste leghiste sono state un po’ ammorbidite e alla fine tutto il centrodestra, comprese le sue anime ribelli, ha votato compatto una norma che è ben lontana dalla segregazione razziale e più vicina agli umori della gente.
Ieri il capogruppo in Comune dei democratici, Fabio Omero, dalle colonne del quotidiano Il Piccolo ha lanciato strali d’altri tempi: «È una delibera razzista». Il Pdl sarebbe colpevole di aver approvato un regolamento che assegna un punto in più per ottenere il posto in asilo se i genitori risiedono da almeno cinque anni a Trieste, due se si arriva ai dieci e tre se si supera il decennio. Ovviamente il punteggio vale anche per gli immigrati di lunga data. Una specie di simbolico diritto di prelazione, a parità di requisiti, a favore dei residenti. Non solo: per la graduatoria continuano a valere punteggi ben più consistenti se un bimbo è disabile (300 punti) o se i genitori sono disoccupati (100 punti). Il nuovo regolamento prevede pure, che «iniziando gradualmente dal prossimo anno scolastico» non si supererà il tetto del 40% di alunni stranieri in ogni sezione. La Lega voleva imporre il 30%, ma si è arrivati ad un compromesso.
Il centrosinistra però ha gridato al lupo chiamando in causa la segregazione razziale. «Il Pdl si difende dalle accuse di discriminazione sostenendo che il punto in più al bambino autoctono vale solo in caso di parità - ha dichiarato Fabio Omero, capogruppo democratico - nel dicembre ’55 c’era un solo posto a sedere sul bus di Rosa Parks, quando salirono dei passeggeri bianchi che le intimarono di alzarsi, di andare nella parte riservata ai neri. Solo un posto libero. Sufficiente però perché il Pd votasse contro».
Gli risponde il capogruppo leghista Maurizio Ferrara, interpellato dal Giornale: «È solo un primo, piccolo, passo per il riconoscimento della gente che paga le tasse da tanti anni sul territorio comunale, rispetto agli ultimi arrivati. Non mi sembra segregazione razziale. Piuttosto l’atteggiamento razzista è di quelli che tutelano gli stranieri penalizzando gli italiani».
Sul punteggio agli autoctoni ha storto il naso Antonio Lippolis di Futuro e Libertà, che però ha votato alla fine a favore ottenendo l’inserimento del «grembiulino» ai bimbi come consiglio ai genitori. «Se i bambini stranieri, all’interno di una classe, sono in proporzione troppo elevata, non si ottiene assolutamente l’integrazione, ma anzi, si formano delle aree di emarginazione sociale che evidentemente piacciono molto alla sinistra e anche agli esponenti di Futuro e Libertà» è la stoccata di Massimiliano Fedriga, deputato bossiano di Trieste.
Il regolamento della discordia prevede pure la presenza del crocifisso nelle aule delle scuole materne. La frase «è obbligatoria la presenza» ha subito una limatura, grazie ai berluscones doc, in una più morbida «si prevede la presenza del crocifisso», per non urtare le anime belle. In questi giorni di massacri di cristiani la decisione diventa ancora più attuale.
In ogni caso la sinistra ha votato no con 14 consiglieri perdendo qualche pezzo per strada. I sì sono stati 24, con il centrodestra una volta tanto compatto.