Questa ve l’eravate persa: Renzo Bossi ha presentato oggi una legge regionale al Pirellone, sede
SAN TROTA – La notizia l’ha data stamattina il Corriere della Sera, edizione milanese, irreperibile in versione online.
Ogni ufficio, ogni sede, ogni locale della Regione Lombardia abbia un crocifisso o un’altra immagine simbolo (madonna, santi patroni…) della religione cattolica. E’ questo il progetto di legge depositato in commissione cultura al Pirellone da Renzo Bossi, il figlio del Senatùr, che è il relatore incaricato di portarne avanti l’iter legislativo. Come spiega Andrea Senesi sul Corriere della Sera, l’idea del leghista è quella di evidenziare come, in un momento in cui l’identità dei popoli è minacciata da integralismi e globalizzazione, il crocifisso rappresenti un simbolo tradizionale europeo, andando al di là del semplice valore religioso.
Un adesione totale dunque della Lega al pensiero dominante della politica estera di Papa Joseph Ratzinger, Benedetto XVI: contro la deriva relativista della modernità, la cristianità come baluardo e l’Europa cristiana come arma di difesa: noi di qui, loro di là. E non è neanche la prima volta che la Lega si piega, più o meno convenientemente al pensiero del Vaticano.
ARRIVA IL MULTONE – In ogni caso si va oltre la mera proclamazione: secondo la legge che Renzo Bossi vorrebbe approvata, in caso di mancata esposizione, gli uffici pubblici andrebbero incontro ad
L’obbligo di esporlo, se passerà la proposta, sarà esteso a tutti gli immobili gestiti sia direttamente che assegnati in uso dalla Regione Lombardia, pena una multa tra i 120 e i 1200 euro.Già sulle barricate – e comprensibilmente – la delegazione radicale lombarda, capitanata da Marco Bernardini, già candidato presidente del Pirellone e molto attiva sul fronte milanese.
La proposta di legge regionale presentata in Lombardia da Renzo Bossi -che prevede l’obbligatorietà di un simbolo religioso in tutti gli edifici pubblici, e anche negli edifici dati in uso ad associazioni che perseguono finalità di interesse collettivo, con sanzioni fino a 1.200 euro- non va sottovalutata nella sua gravità, in particolare da parte dei cattolici laici. Non è infatti necessariamente vero che quando le tragedie della storia si ripetono prendono la forma della farsa. La strategia concordataria di Mussolini, che impose il crocefisso come arredo obbligatorio dello Stato fascista nel contesto di una politica volta a utilizzare la religione come strumento di potere, finì nella tragedia delle leggi razziali e della guerra, oltre che nella tragedia personale di Mussolini stesso. Oggi è nel nome del medesimo utilizzo abusivo della religione in politica che il Governo specula sui malati terminali, convocando per domani la Giornata della violenza di Stato su chi non è in grado di intendere e di volere. Sono nuove tragedie che nascono dal potere clericale, ed è per questo che la proposta di Renzo Bossi va presa molto sul serio e combattuta, in particolare nella Lombardia di Comunione e liberazione e del Presidente Formigoni, delle sue firme false, della cacciata di Englaro, della sepoltura dei feti e della violazione della legge sull’aborto. Mi auguro che siano proprio i cattolici laici a opporsi per primi all’utilizzo abusivo della loro religione, alla riduzione dei simboli religiosi a suppellettili burocratiche del potere leghista e ciellino.Così il comunicato della cellula radicale milanese “Enzo Tortora”. E chissà se basteranno queste obiezioni a fermare il nuovo volto della Lega papista e cattolica.
LE DUE FACCE DELLA LEGA – Come spiegava il più esperto dei sacri palazzi vaticani a pochi giorni dall’udienza in Vaticano di Bossi e dello stato maggiore leghista – ormai, oltre 10 anni fa – che allora fece parecchio rumore nel dibattito pubblico, da molto tempo la Lega cerca di legittimarsi come interlocutore privilegiato della gerarchia. Dalle colonne della Padania partono sistematiche le dichiarazioni di consonanza di ideali con le posizioni vaticane.
Da quando Umberto Bossi ha deciso di far pace con la Chiesa, “la Padania” è diventato il secondo giornale cattolico italiano. Secondo solo ad “Avvenire”, quello dei vescovi. Non c’è discorso del cardinal Camillo Ruini che non riceva plauso per «piena consonanza con i nostri valori». E quando a fine febbraio del 2001 il cardinale Angelo Sodano scatena un terremoto col suo «giro di consultazioni» dei leader politici, “la Padania” ostenta calma olimpica. «Rutelli, Berlusconi e la pletora degli ex dc vengono dopo», scrive: «Ma il dialogo che la Santa Sede ha ripreso con la politica è cominciato con la Lega». Vero. L’udienza di Bossi in Vaticano col cardinale segretario di Stato risale al 19 maggio 1999. E con Bossi vi è andata una squadretta di altri leghisti. Eppure tutti hanno tenuto il segreto fino a pochi giorni fa, che in Italia è un miracolo. Perché ormai Bossi e la Lega prendono terribilmente sul serio il capitolo Chiesa. E il dio Po? I numi celti? I riti druidi? Acqua passata. Archiviate anche le invettive contro il «papa polacco» e il «cardinalone» Carlo Maria Martini. «La Lega è il partito non delle metropoli secolarizzate, ma del contado. E il contado sono i campanili. Noi siamo con la pancia della Chiesa», dice Giuseppe Baiocchi, direttore della “Padania” dal luglio 1999.Sempre che il clero, come Dionigi Tettamanzi, non si azzardi a ricordare che l’accoglienza cristiana si basa innanzitutto sull’ineliminabile necessità del rispetto della persona umana. E quindi, è anche accoglienza religiosa, che imporrebbe ad una Milano solidale l’edificazione di nuove moschee per permettere il culto islamico. Ecco, con questa versione del clero, la Lega difficilmente è d’accordo: con chi ringrazia il governo italiano per la difesa in Europa del Crocifisso, invece, pare di sì.
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