Milano, 13-02-2011
"Da tempo la politica italiana appare più concentrata a far parlare di sé che non ad occuparsi delle difficoltà che le persone concrete incontrano". E' il richiamo del cardinale di Milano, Dionigi Tettamanzi in un'intervista al Corriere della Sera, in cui invita "gli amministratori e i politici" a "non perdere il legame vitale con la gente e con il Paese".
Il cardinale sollecita "le persone che hanno incarichi pubblici" a puntare sulla sobrietà che deve essere "una nota di stile caratteristica e visibile. Deve emergere dal tipo di linguaggio che si usa, nell'esibizione di sé, nell'esercizio di potere, nello stile di vita".
"I cittadini hanno il diritto di attendersi da chi li rappresenta - prosegue Tettamanzi - la correttezza di comportamento, l'esemplarità nel pubblico e nel privato". Il compito della Chiesa, secondo il cardinale, è quello di "richiamare, incoraggiare e sostenere gli uomini politici e delle istituzioni a occuparsi del bene comune, a essere veri uomini di Stato".
Se non si assume questa consapevolezza, "il rischio è che ciascun soggetto, singolo o comunitario - avverte Tettamanzi - si rinchiuda in sé stesso, si arrangi come può, cerchi il proprio interesse a ogni costo, anche a danno degli altri, frammentando ulteriormente il Paese".
Il cardinale rileva la scarsità della capacità di fare rete, "di rendere istituzione quel senso di responsabilità verso gli altri e che corre il rischio di essere solo un'ottima qualità personale". Infine, Tettamanzi ricorda la visita al campo rom milanese di via Triboniano, dove ha pregato "affinché si possa giungere a condizioni di vita più umane" per i bambini rom.
http://www.rainews24.rai.it/
"Da tempo la politica italiana appare più concentrata a far parlare di sé che non ad occuparsi delle difficoltà che le persone concrete incontrano". E' il richiamo del cardinale di Milano, Dionigi Tettamanzi in un'intervista al Corriere della Sera, in cui invita "gli amministratori e i politici" a "non perdere il legame vitale con la gente e con il Paese".
Il cardinale sollecita "le persone che hanno incarichi pubblici" a puntare sulla sobrietà che deve essere "una nota di stile caratteristica e visibile. Deve emergere dal tipo di linguaggio che si usa, nell'esibizione di sé, nell'esercizio di potere, nello stile di vita".
"I cittadini hanno il diritto di attendersi da chi li rappresenta - prosegue Tettamanzi - la correttezza di comportamento, l'esemplarità nel pubblico e nel privato". Il compito della Chiesa, secondo il cardinale, è quello di "richiamare, incoraggiare e sostenere gli uomini politici e delle istituzioni a occuparsi del bene comune, a essere veri uomini di Stato".
Se non si assume questa consapevolezza, "il rischio è che ciascun soggetto, singolo o comunitario - avverte Tettamanzi - si rinchiuda in sé stesso, si arrangi come può, cerchi il proprio interesse a ogni costo, anche a danno degli altri, frammentando ulteriormente il Paese".
Il cardinale rileva la scarsità della capacità di fare rete, "di rendere istituzione quel senso di responsabilità verso gli altri e che corre il rischio di essere solo un'ottima qualità personale". Infine, Tettamanzi ricorda la visita al campo rom milanese di via Triboniano, dove ha pregato "affinché si possa giungere a condizioni di vita più umane" per i bambini rom.
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