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venerdì 11 febbraio 2011

Taranto, crolla chiesa: ferito un uomo

Ieri sera 10 febbraio gran parte della struttura muraria della piccola chiesa di San Paolo, in via Pentite, nella città vecchia di Taranto, è crollata travolgendo quattro auto. In una di queste dormiva Angelo Andrisani, di 55 anni, che è rimasto gravemente ferito.
taranto_san_paolo_chiesa_crollo La chiesa, risalente al XV secolo, si trova a pochi passi dal Duomo. Stando a quanto pervenuto sembra che da tempo  fosse  abbandonata perché in pessime condizioni. E purtroppo ieri la situazione è degenerata: i muri si sono sbriciolati.
Il tutto è avvenuto intorno alle 21. Prima sarebbe crollato il muro perimetrale e poi e venuta giù una parte della cupola. Il crollo ha travolto le 4 vetture presenti sul posto, in una delle quali dormiva il 55enne.
Intanto i residenti sentendo il forte boato subito hanno dato l’allarme. Sul posto sono intervenuti i carabinieri, una pattuglia della Guardia di Finanza e i vigili del fuoco che sono riusciti a estratte dall’abitacolo il malcapitato che è stato successivamente  accompagnato in ospedale da un’ambulanza del 118.

http://www.ilquotidianoitaliano.it/

Piscia su Chiesa, ma va bene…

The Miami Student di Oxford, Ohio – il più vecchio giornale universitario americano, fondato nel 1826 – riferisce dell’arresto di uno studente al secondo anno, Jacob Pleban di 19 anni, notato da un agente in pattuglia mentre barcollava per strada. Quando si è fermato per orinare sul muro di un luogo di culto, il poliziotto è intervenuto, chiedendo al giovane se si rendeva conto di pisciare sulla Chiesa Metodista. Secondo la denuncia, Pleban, non del tutto sobrio, ha risposto prontamente: “Io sono cattolico”. E’ stato fermato per ubriachezza molesta e “orinazione in luogo pubblico”. (Fonte), (Foto)

http://www.essentialnews.net

martedì 1 febbraio 2011

Ruby, la Chiesa è nervosa: Fisichella molla i cronisti che gli chiedono del caso

Il monsignore si arrabbia per una domanda di troppo, e risponde come farebbe Berlusconi
I cronisti prendono a modello la contestualizzazione che monsignor Rino Fisichella ha proposto sulla bestemmia che il premier Silvio Berlusconi pronuncio’ raccontando una barzelletta. E quando Fisichella arriva alla presentazione dell’ultimo libro di Massimo Franco, gli rivolgono la seguente domanda: Ma secondo lei il caso Ruby si puo’ contestualizzare?
DISCORSI SERI! – Secca e risentita la replica di monsignor Fisichella: “Ma per l’amor di Dio. Io faccio un discorso serio, non le consento…”, dice prima di abbandonare taccuini e microfoni. Ed è significativo che utilizzi la formula del ‘Mi consenta’, resa famosa proprio da Silvio. Ma c’è anche chi non la pensa così: “”È sotto gli occhi di tutti la debolezza morale del presidente del Consiglio”. Cosi’ monsignor Domenico Mogavero, vescovo di Mazara del Vallo, intervenuto stamattina a “24 Mattino” su Radio 24, ha commentato l’inchiesta che vede coinvolto il premier. “La debolezza delle diverse forme di governo sta tutta nella approssimazione di coloro che governano le nazioni. Anche in Tunisia c’era una debolezza dovuta al fatto che tutte le leve dell’economia e del potere erano nelle mani del presidente, della sua famiglia e della sua potentissima moglie. In Italia – ha aggiunto Mogavero che si trova ad Algeri – i problemi sono di natura morale. Ma la radice comune e’ la debolezza della personalita’ dei governanti, la mancanza di limpidezza nella loro vita e nei loro affari”.
LA REPLICA DI ROTONDI – “E questo ci riporta al nodo che anche il cardinale Bagnasco ha messo in evidenza la scorsa settimana, e cioe’ la rilevanza degli aspetti della vita privata in chi ha dei ruoli pubblici, personaggi per i quali la vita privata non puo’ essere considerato un accessorio o un elemento indipendente – ha continuato Mogavero - Dalla moralita’ della vita ne nasce la moralita’ del governo, dalla immoralita’ della vita ne puo’ discendere la immoralita’ del governo. E in Italia credo sia sotto gli occhi di tutti la debolezza del presidente del Consiglio. Possiamo discutere sul fatto che tutto questo venga fuori attraverso delle intercettazioni che potrebbero avere per qualcuno il sapore di persecuzioni o di eccessiva ingerenza nella vita privata. Ma i fatti – ha concluso – restano quelli che sono”. Le frasi di Mogavero non sono piaciute al ministro per l’attuazione del Programma Gianfranco Rotondi: ‘Sinceramente e senza ironia preghero’ per l’anima di monsignor Mogavero, che parla di debolezza morale del premier, cadendo nel peccato mortale di giudicare il prossimo. Nell’Italia del fango cio’ che piu’ colpisce e’ la voglia di giudicare e non essere giudicati’, ha risposto.

http://www.giornalettismo.com/

lunedì 31 gennaio 2011

Neocatecumenali: quella setta che zitta zitta conquista la Chiesa

Il Cammino di Nuova Evangelizzazione è una delle realtà ad un tempo più attive e più misteriose . “Chi vuole fare il prete?”: e si alzano in 200. “Sono particolarmente lieto di poter inviare oggi, in diverse parti del mondo, più di 200 nuove famiglie, che si sono rese disponibili con grande generosità e partono per la missione, unendosi idealmente alle circa 600 che già operano nei cinque Continenti. Care famiglie, la fede che avete ricevuto in dono sia quella luce posta sul candelabro, capace di indicare agli uomini la via del Cielo.”: così papa Joseph Ratzinger, solo il 18 gennaio scorso. Inviando in missione mondiale di evangelizzazione ben 200 nuove famiglie, in massima parte appartenenti al Cammino. Il Cammino è il nome confidenziale per definire uno dei percorsi ecclesiali più controversi e, volendo, misteriosi, della Chiesa Cattolica moderna: i Neocatecumenali. Appunto, Cammino Neocatecumenale è il nome completo del percorso ecclesiale che nasce dall’idea di un convertito spagnolo e che attecchisce, principalmente, in Italia ed in Spagna, con numeri che definire impressionanti è poco. E bisognerà subito, nella nostra trattazione, chiedere scusa ad eventuali neocatecumenali di passaggio che, leggendo, non si ritrovassero nella nostra narrazione, rilevassero imprecisioni o sbagli: il fatto è che di voi, cari fratelli, si sa davvero molto poco. E se avrete da correggere, correggete pure: sarà utile per saperne un po’ di più. Dicevamo, del Papa, che invia in missione in giro per il mondo ben 200 famiglie del Cammino.
Avete abbandonato, per così dire, le sicurezze delle vostre comunità di origine per andare in luoghi più lontani e scomodi, accettando di essere inviati per aiutare parrocchie in difficoltà e per ricercare la pecora perduta e riportarla all’ovile di Cristo. Nelle sofferenze o aridità che potete sperimentare, sentitevi uniti alla sofferenza di Cristo sulla croce, e al suo desiderio di raggiungere tanti fratelli lontani dalla fede e dalla verità, per riportarli alla casa del Padre
IN MISSIONE – 200 famiglie del Cammino diventano dunque, secondo le denominazioni proprie dell’organizzazione ecclesiale, catechiste itineranti. Un membro del Cammino Neocatecumenale, poi fuoriuscitone, ha deciso di spiegarne alcuni insiders su un forum, rispondendo a diretta richiesta di un iscritto.
Sono coppie (circa 300 su 120.000 catecumeni in tutto il mondo) che decidono di lasciare il lavoro per andare ad evangelizzare in un’altra parte del mondo. Questi catechisti, rimangono fissi in una zona, ma cambiano città ogni due o tre anni (rimanendo nella stessa provincia o zona). Essi partono con tutti i figli che hanno. tempo fa non c’erano criteri particolari per decidere se andare in itineranza o meno; ora invece è necessario che la coppia sia almeno ad una certa tappa di cammino e che i suoi figli non abbiano un’ età superiore ai 12 anni. questi vivono di provvidenza; i loro fratelli di comunità si occupano di loro; e si occupano di loro anche le comunità sotto di loro.

KATECUMENOS – 200 coppie in giro per il mondo. Insieme ai figli. Per evangelizzare il mondo. Neo-Catecumenia, nuova necessità di essere istruiti, traducendo un po’ a spanne dal greco. Il catecumenato, nell’antichità cristiana, era il periodo precedente al battesimo; nelle prime comunità cristiane, certamente fino al periodo agostiniano, non c’era l’uso di battezzare bambini infanti. L’adesione alla Chiesa Cattolica era più adulta, ed interveniva in età più avanzata: così ci definisce il termine, in maniera asettica, Wikipedia.
Il candidato durante il percorso di preparazione doveva dimostrare di essere in grado di mantenere gli impegni connessi al Battesimo, sviluppando il desiderio di essere unito a Cristo Salvatore, condividendone la vita, la morte e dunque la Resurrezione. Una volta completata la preparazione del candidato, che non aveva di per sé un tempo prestabilito, poteva durare all’incirca dai tre anni in su, il Catecumeno nella settimana precedente alla Pasqua si preparava con digiuni e preghiera a ricevere il Battesimo, che avveniva all’interno della liturgia della veglia Pasquale. La celebrazione specialmente nei primi tempi si svolgeva, nella chiesa principale con tutta la comunità riunita, nella maggioranza dei casi in questo modo: Era ammessa la partecipazione del candidato alla prima parte della liturgia in cui venivano letti e commentati i testi sacri, ma prima dell’offerta e della prima celebrazione aveva l’obbligo di uscire.
Così, i catecumeni stazionavano nella zona antistante alla basilica vera e propria, che era a loro riservata.
KIKO – Potevano vivere della parola di Dio, ma non assistere ai sacri misteri fino a quando non fossero membri appieno della comunità cristiana. Con l’avvento del battesimo di massa per gli infanti, queste sottigliezze si sono in un certo senso perse. Ma il Concilio Vaticano II le ha ritirate fuori. Nella costituzione Sacrosantum Concilum dell’assise che ha rivoluzionato la storia della Chiesa, la costituzione che si occupa di dare nuovi indirizzi alla liturgia, il Catecumenato è evidenziato come necessità e ripreso come pratica.

64. Si ristabilisca il catecumenato degli adulti diviso in più gradi, da attuarsi a giudizio dell’ordinario del luogo; in questa maniera il tempo del catecumenato, destinato ad una conveniente formazione, potrà essere santificato con riti sacri da celebrarsi in tempi successivi. 66. Siano riveduti entrambi i riti del battesimo degli adulti, sia quello semplice sia quello più solenne connesso con la restaurazione del catecumenato; e sia inserita nel messale romano una messa propria « Nel conferimento del battesimo ».
Basta, con questi battesimi facili. Ma le pratiche affermate sono dure a morire. I genitori cattolici battezzano i loro figli ancora neonati: è ormai, appunto, un assunzione consolidata. Ed è qui che entra in gioco il Cammino. Francisco José Gómez Argüello Wirtz è un pittore spagnolo. Formazione esistenzialista, sostanzialmente marxista, atea e senza Dio. Fino alla profonda conversione, al suo incontro con Cristo, al momento vitale che segnerà la sua esistenza. Fino a spingerlo a creare il più impressionante movimento ecclesiale del ventesimo secolo.
Studia Belle Arti all’Accademia di San Ferdinando di Madrid, conseguendo il titolo di professore di pittura e disegno. Nel 1959 ottiene a Madrid un Premio Nazionale Straordinario di Pittura. In seguito ad una profonda crisi esistenziale avviene in lui una seria conversione che lo porta a dedicare la sua vita a Gesù Cristo e alla Chiesa cattolica, specialmente come professore di Cursillos de Cristianidad, dando “Corsi” a Madrid, Ceuta, Cáceres ed in altre regioni della Spagna. Nel 1960, con lo scultore Coomontes ed il vetratista Muñoz de Pablos, forma un gruppo di ricerca e sviluppo dell’Arte sacra “Gremio 62″. Una borsa di studio per cercare punti di contatto tra l’arte protestante e quella cattolica, in vista del Concilio Vaticano II, gli permette di visitare l’Europa, entrando in contatto con il rinnovamento liturgico. Convinto che Cristo è presente nella sofferenza degli ultimi della terra e seguendo le orme di Charles de Foucauld, di cui conobbe i piccoli fratelli, nel 1964 va a vivere tra i più poveri, in una baracca di Palomeras Altas, alla periferia di Madrid. Più tardi, conosce Carmen Hernández, laureata in chimica e licenziata in teologia. Grazie al liturgista P. Pedro Farnés Scherer entra in contatto con il rinnovamento liturgico del Concilio Vaticano II e con la centralità del mistero pasquale.
Il suo nome cambia. Per tutti, lui, ora è Kiko.

Spinti dall’ambiente dei poveri, Kiko e Carmen furono incoraggiati a trovare una forma di predicazione, una sintesi kerigmatico-catechetica, che diede luogo alla formazione di una piccola comunità cristiana. Nasce così la prima comunità tra i poveri formata da gitani analfabeti, vagabondi, kinkis, ex-carcerati, prostitute, ecc. che dà corpo a quella ispirazione iniziale che Kiko ebbe nei primi anni sessanta: una visione della Madonna che gli aveva detto di fare “comunità cristiane che vivano in umiltà, semplicità e lode come la Sacra Famiglia di Nazareth e dove l’altro è Cristo”.Questa comunità delle baracche, nella quale diviene visibile l’amore di Cristo crocifisso, si trasforma in un “seme” che, grazie all’allora arcivescovo di Madrid, mons. Casimiro Morcillo, si diffonde nelle parrocchie prima di Madrid e poi di Roma e di altre nazioni. In Italia l’invito proviene da don Dino Torreggiani, fondatore dei Servi della Chiesa e nel 1968 inizia nella parrocchia dei Martiri Canadesi a Roma.
Kiko Arguello, primo fondatore del Cammino Neocatecumenale, per certi versi anticipa il Concilio Vaticano II su molti temi.
NASCE IL CAMMINO – La sua vicinanza ai poveri, la sua “eresia” dogmatica, i cambiamenti liturgici: tutti elementi che troveranno accoglienza nei testi del Concilio sventolati dalle frange ecclesiastiche che lottano per una riforma … “democratica”, anche se l’aggettivo è davvero improprio, della Chiesa Cattolica. Il più informato di tutti, come al solito, è Sandro Magister, storico vaticanista del gruppo l’Espresso e conoscitore profondo delle segrete cose dei sacri palazzi.
I due, Kiko e Carmen, si conobbero nel 1964 tra i baraccati di Palomeras Altas, periferia di Madrid. Entrambi avevano alle spalle una giovinezza turbolenta. Kiko, che oggi ha 57 anni, era stato miscredente, poi s´era convertito e s´era cacciato tra i poveracci, «ladri e assassini», per convertire anche loro, «soltanto con una Bibbia e una chitarra«. Racconta che davanti alla sua predicazione quelli «crollarono» di schianto. Ma erano gente grezza, peccatori coi fiocchi, che «non avevano niente da difendere» e quindi «credevano a tutto ciò che dicevamo, credevano al vangelo alla lettera». Quando Kiko e carmen tentarono di far crollare anche i parrocchiani di due vicine chiese di Madrid, il miracolo non si ripetè. «Questi altri erano gente per bene, erano vaccinati. Era necessario un lungo cammino perchè anche loro si riconoscessero peccatori». Mollarono Madrid e nel 1968 si trasferirono a Roma, al Borghetto latino, lui in un «pollaio», lei in una «baracca». Carmen aveva messo piede in convento e studiato un po´ di teologia. I suoi autori preferiti erano il teologo Louis Bouyer, il liturgista e patrologo Bernard Botte, il biblista Xavier Léon-Dufour. Il modello che sognavano era quello dei primi secoli cristiani, quando si era battezzati adulti dopo una severa iniziazione chiamata catecumenato: come sant´Ambrogio, come sant’Agostino, quest´ultimo gran specialista in “catechizandis rudibus”, nel predicare la fede ai principianti.

E torniamo al Battesimo, da dove siamo partiti, e da dove tutto parte, per un cristiano.
NUOVA EVANGELIZZAZIONE – Il battesimo, oggi, si da ai bambini. Molto piccoli. Non si dovrebbe: ci vorrebbe il catecumenato, bisognerebbe aspettare un’iniziazione vera del candidato credente, che dovrebbe essere pienamente cosciente degli impegni che si prende. Bisognerebbe, forse, che scegliesse lui. Ma ormai, non si usa. “Che importa?”, si dissero Kiko e Carmen; “è necessario riprendere il cammino catecumenale anche dopo il battesimo, dopo il sacramento formale”: ed ecco, è nato il Cammino Neocatecumenale. Sei già battezzato, ma hai ancora bisogno di imparare. E di imparare molto, visti i ritmi, intensivi e le pratiche, importanti, mediante i quali un candidato è ammesso alla comunità neocatecumenale. Mica scherzi: c’è un numero prefissato di giorni, di incontri catechetici a cui il candidato deve partecipare per poter entrare nella comunità di sentiero; e ci sono dei momenti vitali ben precisi ai quali è richiesta la sua presenza.
Non è il mercato del tempio ma quello del Testaccio, il più popolare di Roma. Eppure quei due tipi sono lì in mezzo che predicano il Vangelo a gran voce, tra pesce di paranza e cicorione. Non sono testimoni di Geova, nè avventisti, nè bambini di Dio. sono cattolici neocatecumenali. Ma mica velo dicono. Se volete saperne di più, segnatevi la parrocchia che vi indicano e andateci. Troverete all´ingresso un vistoso manifesto con scritto «Catechesi per adulti», e gli orari, e l´icona di una Madonna dipinta da uno spagnolo di nome Francisco Argüello, per gli amici Kiko, che dei neocatecumenali è il fondatore. Ma neppure questo piccolo segreto ve lo riveleranno subito. Prima dovrete andare alle catechesi, due sere alla settimana per sette settimana di fila, con in cattedra i due del Testaccio più un prete con la barba che però sta quasi sempre zitto. Vietato fare domande. Il velo vi sarà tolto solo alla fine, alla «convivenza» di tre giorni che corona il corso, in un luogo appartato fuori città. Alla fine? Macchè questo è solo il prologo. Per saperne davvero di più dovrete «fare comunità» e intraprendere con i vostri compagni di viaggio un «cammino» d´iniziazione che può durare anche vent´anni. Di cui per ora continuano a dirvi poco. Ma che di sicuro «rivoluzionerà la nostra vita di peccatori».
Ancora il sempre puntuale Magister. Si chiama “mistagogia”, o catechesi dei misteri, e non è per tutti: non deve esserlo. I sacramenti che iniziano la vita del Cristiano, non a caso, si chiamano “sacramenti di iniziazione cristiana”, e sono Battesimo, Comunione e Cresima. Servono per entrare in un’organizzazione di salvazione universale e, nelle intenzioni, andrebbero presi appena un po’ più sul serio di quelle commercialate che si vedono ormai in giro. Ecco, i Neocatecumenali si prefiggono proprio questo fine. Riportare l’importanza e il senso vero dell’iniziazione cristiana, inserita in un cammino vitale comunitario molto forte che aiuti il candidato a capire in che situazione si è messo, a capirlo davvero e a viverlo nella sua vita. Tutti i termini del lessico del Cammino spingono a questo esito.

Nell’aprile del 1970, a Majadahonda, nei pressi di Madrid, Kiko e Carmen, insieme ad altri responsabili e parroci, si posero il problema circa l’identità delle comunità che si stavano formando nelle parrocchie. Da tale riflessione furono definite le caratteristiche fondamentali del Cammino neocatecumenale come movimento organizzato e strutturato sul territorio. n quell’occasione, i seguenti capisaldi furono fissati dagli iniziatori, insieme con i parroci che avevano accolto il Cammino e altri catechisti e responsabili. * La nascita di ogni singola comunità, che segue l’annuncio del Kerigma, è interpretata come la Chiesa che, ogni volta, scaturisce dalla Buona Novella, Chiesa intesa dunque come Corpo Mistico di Cristo, Comunità dei Santi. * Gli aderenti al Cammino sono chiamati ad essere “sacramento di salvezza” all’interno della parrocchia, in cammino verso una fede matura, sostenuti dal Tripode: Parola di Dio, Liturgia, Comunione fraterna. * Il Cammino è detto neocatecumenato o catecumenato, rispettivamente a seconda del caso che l’adulto sia già battezzato o meno e si ispira al catecumenato antico (con tappe come gli Scrutini battesimali, l’Iniziazione alla preghiera, la Traditio Symboli, la Redditio, ecc.). * Compito della comunità è rendere visibile un nuovo modo di vivere il Vangelo, tenendo presenti le esigenze degli uomini contemporanei. * Gli aderenti al Cammino sono chiamati a non distruggere niente, a rispettare tutto, presentando il frutto di una Chiesa che si rinnova. * Le comunità sono tenute a rimanere all’interno delle parrocchie, e sono tenute alla comunione con il parroco che le ospita.
Questa la struttura del Cammino, gli obiettivi, e i fini.
UN FATICOSO APPRENDISTATO – Ma ancora sulla Catechesi per Adulti di cui ci parlava Sandro Magister, il fuoriuscito già citato, con molta voglia di descrivere i 14 anni della sua vita nella comunità di neocatecumenali di cui faceva parte, si spinge un passo più in là. Descrivendoci, nel dettaglio, i contenuti delle prime 15 catechesi obbligatorie accennate da Magister.
Durante questi 15 incontri si parla sinteticamente di come è nato il Cammino, di alcune esperienze dei catechisti (cioè alcuni di loro parlano brevemente della propria vita descrivendo come Dio l’abbia trasformata nell’arco del tempo; vi sono molte esperienze forti e significative: matrimoni ricostruiti, ritrovamento del senso della vita, forza per affrontare le difficoltà, ecc.) e di (vari) temi. (NOTA per i catecumeni che leggeranno: la sintesi delle catechesi iniziali che farò non danneggeranno l’evangelizzazione; infatti, in pubblico, in molte parrocchie, è stata fatta una cosa simile; infatti io non sto predicando, ma illustrando: cioè quello che fanno i catechisti nelle parrocchie quando hanno la possibilità di farne una descrizione di fronte a vescovi e ad altri prelati)

Stupisce la necessità di apporre un vero e proprio disclaimer: perchè se il nostro fuoriuscito si fosse posto in atteggiamento di predicazione, avrebbe infranto le regole del Cammino che vogliono la catechesi esclusivamente comunitaria, e guidata da persone formate alle indicazioni del Cammino e, in un certo senso, autorizzate a farlo. Appfondiremo più avanti, e diffusamente, il problema.
LE TAPPE – Il Cammino è più che iniziatico, si struttura per fasi e tappe, alcune molto lunghe.
1) Precatecumenato (o fase dell’Umiltà): è il primo periodo; dura dai 5 ai 7 anni (di solito); fase in cui il fedele si rende conto del proprio peccato e di non riuscire ad amare l’altro così come è. Molti infatti credono di essere tutto sommato buoni oppure non vogliono pensare di essere il contrario. Questo perchè credono che, se non sono buoni, nessuno li possa amare così come sono. Infatti si dice che il Cammino è in discesa perchè scendi dentro te stesso nella tua realtà di peccatore; ammettere di essere peccatore è spesso umiliante; vedere che, in fondo, non sei migliore di un assassino; che, in fondo, non ami nessuno. Umiltà significa Verità; e quale è la Verità? che sei un peccatore. 2) Catecumenato (fase della Semplicità): qui si entra nel Catecumenato vero e proprio; questa fase dura 8-10 anni mediamente. La semplicità è una forma superiore di umiltà; qui il fedele si è reso ormai conto della sua realtà di peccatore ed impara finalmente ad ascoltare le parole di Dio; impara ad ascoltarlo nei fatti quotidiani e a capire cosa gli vuole dire. 3) Lode: qui il cristiano è quasi pronto per il rinnovo delle promesse battesimali; (dura 4-5 anni di solito) ha imparato ad ascoltare Dio che gli parla; non è più alienato; quindi loda Dio per le meraviglie che ha compiuto nella sua vita. E’ ovvio che la Fede si può perdere e va sempre alimentata. Come l’amore tra due persone: anche se maturo, va sempre alimentato e approfondito; altrimenti si perde. Finito il cammino si rinnovano le promesse battesimali. Tutti questi periodi, in realtà, durano molto di più perchè spesso le persone escono dalle comunità (che che se ne dica, il cammino è duro) e quindi, rimanendo in pochi, le comunità si fondono tra di loro e tornano indietro nelle tappe (se ti fondi con una comunità che sta alcune tappe indietro, poi ti ritocca farle di nuovo)
Un percorso forte di evangelizzazione: nuova evangelizzazione. Il Vangelo preso sul serio, ché mica è una barzelletta. Una vita totalizzante e comunitaria per educare i futuri figli di Dio all’amore del Padre. Il Cammino neocatecumenale si propone di fare questo. Ed inizia una colonizzazione a tappe forzate delle parrocchie. Prima romane, poi italiane, poi si diffonde in Spagna. Ma è certamente da noi in Italia, dati alla mano, che il Cammino prende più piede. Comunità di Cammino sorgono un po’ ovunque. E quando si insediano in una parrocchia, la totalizzano. Per tutte le altre realtà ecclesiali, associazioni, gruppi, è spesso difficile reggere il confronto con una comunità così solida e organizzata, strutturata.

A MACCHIA D’OLIO – Il movimento cresce, e avanza. Le parrocchie cadono come birilli, alcune, ci racconta Sandro Magister, cambiano addirittura la loro architettura. Niente sembra resistere a quest’avanzata: facile, in un mondo, si legge ancora, in cui se ci si battezza, ci si battezza da neonati, senza comprendere; e accanto a questi battezzati, non per loro scelta, ci sono i figli delle famiglie che hanno rifiutato il rito tradizionale-familiare del battesimo neonatale, e non hanno battezzato i figli, scegliendo di posticipare la scelta, lasciandola a loro. E proprio fra questi soggetti, i “lontani”, i “distanti”, il Cammino sembra avere maggior presa.
Il colpo di genio di Kiko e Carmen è d´offrire alla Chiesa questa loro invenzione in un momento di nuova e crescente domanda. Oggi nelle cristianità del vecchio mondo il battesimo ai bambini non è più così generalizzato come in passato: anche nella cattolica Italia un numero crescente di coppie, ormai una su trenta, non battezza più i propri nati. Torna quindi d´attualità il battesimo degli adulti per chi, cresciuto, intenda farsi cristiano per sua scelta. Oggi, di questi moderni catecumeni, a Roma c´è nè circa 300, a Milano 150. Per regolare la loro preparazione al sacramento, il Vaticano ha pubblicato nel 1972 un rituale guida, che ripristina le tappe essenziali del catecumenato della Chiesa antica.(…) I frutti ci sono, e sono il gran numero di convertiti. Il moltiplicarsi esponenziale delle comunità e dei catechisti itineranti. L´altissimo numero di figli messi al mondo dalle coppie neocatecumenali. Il «perseverare» di queste figliolanze nel cammino già intrapreso dai genitori. Le miriadi di vocazioni al sacerdozio e alla vita religiosa. Lo stupefacente numero di famiglie che abbandonano tutto e partono per missioni remote. Insomma, tutto l´opposto di quello che avviene tra i cattolici comuni e nella Chiesa ordinaria, che i neocatecumenali si sentono in dovere di giudicare fiacca, smorta e di poca fede, se non peggio, fatta di tanti Giuda.
C’è il progetto di Catechesi per adulti consigliato dal Vaticano. Ma il Cammino, è meglio.
Kiko e Carmen offrono molto di più e di diverso: un progetto neocatecumenale brevettato, coperto da copy-right esclusivissimo, con proprio personale anch´esso fornito chiavi in mano, di pronto impiego per qualsiasi parrocchia, valido per i non battezzati ma soprattutto per gli altri, per l´intera «massa dannata» dei cattolici solo di nome.

 “ORIENTAMENTI ALLE EQUIPES DEI CATECHISTI” – Tutto si fonda su di essa. E qui, inizia il vero mistero. Le linee guida dei fondatori del movimento Neocatecumenale, il materiale che poi diventerà gli Orientamenti alle Equipes dei Catechisti, sono state, e sono tuttora, del tutto segrete. E’ per questo che il fuoriuscito che racconta, sul forum, la sua vita da Neocatecumenale, si sente in dovere di precisare: non sto evangelizzando. Non sono un catechista. Perchè se fosse un Catechista, dovrebbe rendere conto alle Equipes e al loro metodo. Così ci descrive la situazione il nostro “apostata”: quando un equipe di catechisti correttamente formata, composta dal presbitero e dai laici, viene a farti visita, Dio è dalla loro.
È nelle direttive del Cammino, tutti i fratelli lo sanno, non c’è possibilità di equivoco, è innegabile: il CN si fonda sull’obbedienza ai Catechisti! Il catecumeno medio è convinto (perché è la stessa struttura del CN ad affermarlo) che Dio parli per bocca dei catechisti quando questi sono riuniti insieme in equipe insieme ad almeno un sacerdote (o presbitero) e vanno a trovare le comunità per vedere come stanno. Il CN afferma che, in questa situazione (cioè quando l’equipe è completa, con sacerdote e si è riuniti presso una comunità) che: · I catechisti hanno un discernimento di natura divina; lo Spirito Santo ispira loro cosa dire in quel momento al singolo fedele. · Catechisti e sacerdoti non fanno errori (o comunque molto raramente) anche nella guida spirituale; è quasi infallibilmente vero e/o buono e/o adeguato al fedele, ciò che dicono. Lo Spirito Santo parla bene sempre attraverso di loro e chi non lo capisce bene è perché non ha l’orecchio pronto o il cuore indurito. · Gli eventuali errori dei catechisti e sacerdoti non rimangono tali; eventuali affermazioni o consigli falsi e cattivi sono trasformati dallo Spirito Santo in modo tale che il fedele li ascolti come veri e buoni. · Se il catechista ti dà un ordine fuori ogni logica, vuol dire che Dio, anche se neanche lui sa quel che dice, ha un disegno buono sul fedele e sta usando anche quel consiglio cattivo, per saggiare quanto tu ti fidi di lui o per chissà quale divino disegno di provvidenza (e comunque il fedele ci guadagna la vita eterna visto che ha obbedito fino ad annullare la propria ragione)
La segretezza delle pratiche neocatecumenali è proprio il problema che ha impedito al movimento di trovare una pronta accettazione presso il Vaticano.


ADUNATE DI MASSA – Certo, era solo questione di tempo: i risultati parlano da soli, e non era davvero pensabile che il Papa, perno della gerarchia, rifiutasse per questioni formali di imprimere il proprio timbro su un tale movimento. Atei che tornano nel gregge, nuovi sacerdoti, nuove famiglie cattoliche, missioni spontanee: come dire di no?
L´astante numero uno è (stato per) molti anni papa Karol Wojtyla. Un´adunanza tipo è quella che vede riuniti davanti a lui migliaia di giovani neocatecumenali, con Kiko che predica con vigore e all´improvviso chiede: «C´è qualcuno di voi che vuole portare l´acqua delle fede nel deserto del mondo? Chi lo vuole si alzi». E come per incanto si alzano a decine, a centinaia, ragazzi e ragazze che all´istante si offrono a fare il prete o la suora a servizio del cammino. La scorsa estate, a Loreto, si alzarono addirittura in tremila. E il papa a esclamare: «Se questo accade così, spontaneamente, sotto la forza dello Spirito, è la prova che Dio vi chiama». Idem con le famiglie che vogliono andare in missione. Nel 1991, nel meeting estivo internazionale tenuto dai neocatecumenali nelle Marche, a Porto San Giorgio, si alzarono 400 coppie. Il successivo 29 dicembre si ritrovarono in Vaticano, davanti al papa. E le 100 prescelte furono estratte pubblicamente a sorte, in un diluvio di emozioni. E´ il papa, ogni anno, a mandare queste famiglie al fronte. Partono con la loro frotta di figli per la Siberia, per la Terra del Fuoco, per il Bronx, per il Giappone. Non importa che non abbiano un lavoro nè sappiano una parola della lingua del posto. «Dio provvede».
Impressionante. Eppure, il Cammino è fuori da ogni controllo. Anche solo per avere il materiale, le linee guida catechetiche, il Vaticano ha dovuto sudare. Lo Statuto del Cammino, ovvero l’autorizzazione ufficiale pontificia, definitiva e ratificata, è arrivata solo pochissimo tempo fa, nel 2008.
LO STATUTO, LE CRITICHE - Ora fa bella mostra di se nel sito ufficiale dell’organizzazione, con il timbro del Pontificio Consiglio dei Laici, ma c’è voluto un certo quantitativo di tempo per arrivare a questo risultato. Quali sono le criticità? Perchè i Neocatecumenali sono, da molte parti della Chiesa, davvero malvisti? Facile: perchè Kiko non è prete. E’ un laico. Un laico che ha creato un sistema di catechesi totalmente indipendente, in realtà, dalla gerarchia presbiteriale. Il Cammino è fatto di famiglie che vivono la religione in comunità. Il prete guida il gregge, ma le celebrazioni del sabato sera vengono interamente animate dai laici, che provvedono anche ai commenti alle letture. E comunque, per capire la sostanza delle critiche che vengono rivolte al Cammino, possiamo rivolgerci a chi, di una Chiesa di un certo tipo, orizzontale, post-conciliare, è feroce avversario: la comunità di Mons.Lefebvre, i tradizionalisti cattolici.


Vista l’ostinazione con cui i necatecumenali continuano a magnificare a a difendere strenuamente il loro “Rito”, che presenta contaminazioni sincretistiche introdotte dal loro iniziatore diventano ineludibili alcune precisazioni. Da rilevare che le innovazioni, anzi i veri e propri abusi liturgici introdotti, sono opera di un laico, peraltro né teologo né liturgo, ma che si arroga la prerogativa di parlare in nome di Dio, che trasferisce ai suoi catechisti, ‘formati’ esclusivamente dalle sue catechesi e dalle sue prassi iniziatiche. Essi risultano poi formalmente ‘mandati’ a catechizzare nelle diocesi da vescovi ignari o ammaliati o conniventi.
Kiko crea il cammino e le linee guida per i catechisti. Invia i suoi adepti in giro, e loro parlano in nome di Dio. Trova l’errore: manca il prete.
Le due anomalie più macroscopiche dello Statuto riguardano 1. il riferimento all’art. 2 … “il Cammino Neocatecumenale si attua nelle diocesi: 1°. sotto la giurisdizione, la direzione del Vescovo diocesano e con l’assistenza, la guida dell’Équipe Responsabile internazionale del Cammino, o dell’Équipe responsabile delegata, di cui all’art. 3, 7º; [si parla della direzione del Vescovo, ma ci piacerebbe conoscere quanti vescovi hanno letto le catechesi 'segrete' e conoscono le prassi che violano l'intimità della persona degli scutini. Di fatto quella che entra in campo è la “guida dell'Equipe responsabile internazionale del cammino”, cioè il suo vertice, che garantisce la ferrea disciplina e la rigida struttura e prassi imposte dagli iniziatori, compreso il 'segreto' di sospetta matrice gnostica, dell'interno lunghissimo percorso iniziatico a tappe. Ciò avviene attraverso catechisti-ripetitori acritici degli insegnamenti kicarmeniani, totipotenti sulla vita e sulla psiche delle persone della loro comunità, compresi i presbiteri, assoggettati ad essi con l'obbligo di percorrere lo stesso iter di formazione di ogni camminante ] 2º. secondo «le linee proposte dagli iniziatori», contenute nel presente Statuto e negli Orientamenti alle Èquipes di Catechisti. [Testi rimasti invariati dal oltre 40 anni, con alcune modifiche solo di facciata e mai approvati dalla Congregazione per la Dottrina della Fede, quindi mai resi pubblici. Di conseguenza lo Statuto fa riferimento e si basa su testi mai approvati! Inoltre non esiste alcuna Associazione laicale che nella Chiesa usi un catechismo proprio... ma che senso ha, che esista un catechismo proprio?]
Problemi sulla liturgia (messe diverse, animate da laici, eresie liturgiche) e sulla pastorale (poco o nessuno spazio lasciato ai preti). Ma tali critiche non sembrano spaventare gli adepti del Cammino.


REDEMPTORIS MATER -Tanto è vero che i due papi che si sono trovati a rapportarsi con il Cammino, prima Giovanni Paolo II, e poi Benedetto XVI, non hanno potuto fare altro che cedere davanti all’avanzata di Kiko e dei suoi. Troppi fedeli. Troppi nuovi preti. Un aiuto troppo grande al gregge perchè si potesse – e fosse giusto – ignorarlo. No. E se fanno tutto in segreto, pazienza. Anche se arrivano addirittura a formare i preti, in segreto. I Neocatecumenali hanno i loro seminari, si chiamano Redemptoris Mater e dilagano. Un sacerdote che nasce nel seno di una comunità di neocatecumenali è prima appartenente al Cammino e solo poi, e dunque, sacerdote: in quanto il suo brodo di coltura ha fatto nascere in lui la vocazione specifica del presbiterato. E’ una, una delle tante, uno dei tanti carismi che sbocciano in seno al popolo di Dio e che gli animatori delle comunità di Cammino devono individuare e promuovere. Indirizzando il vocato verso una struttura adatta.
Un’accusa da cui i Neocatecumenali si smarcano frequentemente è quella di essere creatori di seminari propri del Cammino e non alle dipendenze dei Vescovi. Questo è falso, ma solo in parte. Sebbene infatti i Seminari Redemptoris Mater siano alle dipendenze dei Vescovi e prevedano la medesima formazione degli altri seminari cattolici, condizione per farne parte è l’appartenenza al Cammino: “Condizione per entrare in questo tipo di seminario è quindi la partecipazione al Cammino neocatecumenale. Si antepone, o meglio, si premette e si affianca così alla formazione sacerdotale, l’iniziazione cristiana tout court. Ogni seminarista proviene da una comunità neocatecumenale in cui ha cominciato a conoscere il Signore e il suo amore, la comunione con i fratelli, il discernimento su se stesso, la vita di preghiera e di liturgia. Tale percorso lungi dall’essere sospeso durante il tempo di formazione sacerdotale ne è considerato parte integrante. Sicché, oltre alla vita di preghiera, disciplina, studio e servizio, propria di ogni seminario, i membri del Redemptoris Mater seguono il “Cammino” nelle comunità locali e ritornano nella loro comunità di origine per le “tappe” più importanti. Con l’ordinazione, costoro non si inseriscono in una congregazione o fraternità peculiare, bensì sono incardinati nel presbiterio di una chiesa locale per servire la missione evangelizzatrice della Chiesa.”
E così, Kiko Arguello c’è riuscito: è il primo laico che, a suo modo, è riuscito a dare ordini anche ai preti.

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venerdì 28 gennaio 2011

La Chiesa che veniva dal freddo

Benedetta, in Romania, un’innovativa cappella: tutta fatta di ghiaccio, compreso il crocefisso. Una Chiesa certamente dall’atmosfera un po’ … fredda.



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BAGNASCO: IN EUROPA RISCHIO ESCLUSIONE DELLA CHIESA

 Il rischio che possa esistere una "volonta' graduale e sottile di presentare la Chiesa Cattolica come incompatibile con lo spirito della Costituzione Europea" e' stato denunciato dal cardinal Angelo Bagnasco, presidente della Cei. "Culla della cultura cristiana, il Vecchio Continente - ha detto il cardinale intervenendo al Circolo di Roma sul tema delle radici cristiane d'Europa - paradossalmente e' anche il luogo dove si e' sviluppata la cultura che piu' radicalmente oggi contraddice le tradizioni religiose. Un rifiuto non solo del cristianesimo ma della dimensione religiosa".
  La Costituzione Europea, ha osservato in proposito il presidente della Cei, "e' di fatto caratterizzata da due no, il primo a Dio, citato invece esplicitamente in alcune Carte nazionale come quella della Polonia, e l'altro al riconoscimento delle radici ciristiane".
Per Bagnasco, "le ragioni invocate per dire questi no, cioe' il non voler ferire la sensibilita' delle minoranze, in realta' non convincono".
  "L'Europa - ha rilevato - e' la zona del mondo a piu' alto rischio dal punto di vista dell'umanesimo, in quanto perseguito il disegno di costruire un mondo senza Dio". "Se non ci sara' - ha osservato ancora il cardinale - lo scontro tra religioni, nonostante tutti segnali che ci addolorano, certo assistiamo a uno scontro tra la visione, che avanza, di una radicale emancipazione dell'uomo fino a negare Dio e le grandi culture umanistiche che sono tutte di tradizione religiosa. Si costruisce infatti una societa' che esclude sistematicamente il Divino proprio nel Continente dove il cristianesimo ben prima del Rinascimento ha affermato la dignita' piena di ogni uomo in quanto appartenente alla famiglia umana". .

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mercoledì 26 gennaio 2011

I musulmani in chiesa, è polemica in Trentino Carroccio: "Non entrino"

Trento - Una chiesa trasformata in moschea. E' questa l'accusa che la Lega lancia contro i fedeli che hanno permesso l'ingresso dei musulmani nella basilica dei santi Martiri Anauniensi di Sanzeno, in Trentino. Domenica scorsa, durante una funzione per la libertà religiosa, alcuni musulmnai hanno partecipato al rito. "Musulmani che pregano a piedi scalzi su di un tappeto rosso steso nel transetto verso oriente, in direzione della Mecca: una scena che si immagina di vedere in una moschea e non certo all’interno di una chiesa trentina", si legge in una nota del gruppo consiliare della Lega Nord Trentino.
"Non vogliamo moschee" "Da sempre siamo contrari alla nascita di moschee sul territorio trentino e italiano - prosegue la Lega - per motivi legati soprattutto alla sicurezza e per difendere i valori cristiani che rischiano di passare in secondo piano sopraffatti dalla presenza e dalla prepotenza del mondo islamico. In nessuna moschea è concesso ai cattolici di entrare, i musulmani invece vengono qui e fanno quello che vogliono all’interno delle nostre chiese".



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Papi & Papa: Silvio paga il conto, ecco le esenzioni fiscali per gli immobili della Chiesa

Una manina ha escluso le case dei preti dalla nuova imposta federalista voluta dalla Lega: che tempismo, proprio dopo la nuova esplosione del caso Ruby.
Silvio Berlusconi e la sua maggioranza infilano nei decreti del federalismo comunale un piccolo comma che rende esenti gli immobili della Chiesa dal pagamento delle imposte municipali, le nuove tasse che, nella versione federalista dell’ordinamento dello Stato, andrebbero a sostituire l’Ici e tutti gli altri prelievi a favore delle amministrazioni comunali: è sui giornali di oggi. E non è, in realtà, difficile, definire il rapporto che in queste ore affollate vede contrapposti il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e il mondo cattolico. Due sono le anime che compongono il popolo di Dio, è noto: la base, i fedeli laici, il basso clero, e le alte gerarchie. E la dinamica del consenso che si instaura fra queste è spesso dialettica e non univoca: come in questo caso, d’altronde.
LA BASE E LA CROCE – Da una parte, le lettere inferocite che i fedeli mandano ad Avvenire, e gli editoriali che il direttore Marco Tarquinio, rischiando di trovarsi immerso in una riedizione del metodo-Boffo che per analoghi motivi scoppiò, verga quotidianamente per mettere alla sbarra morale il Silvio Berlusconi in versione bunga-bunga.
I lettori di Avvenire conoscono bene le nostre battaglie contro l’infame industria della prostituzione, contro le lusinghe e le violenze tese a indurre qualunque persona a fare mercato del proprio corpo (…) Il metro con il quale misuriamo fatti e problemi è sempre lo stesso, e anche solo l’idea che un uomo che siede al vertice delle istituzioni dello Stato sia implicato in storie di prostituzione ferisce e sconvolge.

ROTTO IL PATTO – Così, sconforto e discredito serpeggiano nelle basi cattoliche. Il Sole 24 Ore è più esplicito: il “patto del 2008″ fra gli elettori cattolici e il candidato premier Berlusconi è ormai irrimediabilmente rotto.
Il mondo cattolico nel suo insieme ha dovuto fare i conti con gli scandali, veri o presunti, ma sicuramente mediatici. Da Noemi alla D’Addario, giù giù per le varie escort fino a Ruby e compagne, i monsignori ma soprattutto l’universo cattolico – quello che fa volontariato e manda i figli in parrocchia e che secondo i sondaggi aveva votato in maggioranza Pdl – ha subito scossoni a non finire, che hanno messo a dura prova la fedeltà a quel centrodestra che era stato votato in maggioranza.
E le gerarchie? Il popolo delle parrocchie, infatti, è solo una delle metà della Chiesa. E quella che, a conti fatti, pesa di meno – stranamente, visto che in termini di voti, conta molto di più. Ma sono i paradossi del potere. In ogni caso, quale l’atteggiamento delle gerarchie ecclesiastiche? Ne abbiamo parlato, poco tempo fa, su queste pagine.

NESSUN PERICOLO PER SILVIO – Minacce. Velate, e col sorriso: niente “bombe atomiche” dal Vaticano su Silvio, assicurano gli interlocutori di Oltretevere del plenipotenziario per i rapporti con il clero del premier, Gianni Letta.
Certo, c’è ora l’incognita della Chiesa. I primi segnali non sono affatto incoraggianti e le critiche al Cavaliere dei media delVaticano fanno temere il peggio. La prima fila dei cattolici Pdl—da Formigoni a Lupi— è in fibrillazione in attesa che si pronuncino le gerarchie. E tuttavia chi ha parlato con Berlusconi l’ha trovato «tranquillo» su questo fronte. Il premier, attraverso Letta, avrebbe infatti avuto rassicurazioni da un ambasciatore di Bertone che il Vaticano non sgancerà alcuna bomba atomica su Palazzo Chigi. Al massimo una tiratina d’orecchie, una richiesta di maggiore «sobrietà nei comportamenti di chi deve essere d’esempio per tutti», affidata al presidente della Cei Bagnasco.
Già. Tutto qui quello che Angelo Bagnasco, presidente della Cei in amministrazione controllata dalla Segreteria di Stato Vaticana di Tarcisio Bertone, ha ritenuto corretto dire ieri sul caso Ruby. Senza, ovviamente, fare nomi e cognomi. Teniamoci sui generali: serve coerenza, chi governa sia d’esempio, eccetera eccetera.
IL CONTO ALLA CASSA – Insomma, i beninformati lo sanno molto bene: dal Vaticano, sui comportamenti privati nei sotterranei di Arcore, non arriverà nessuna bomba a disturbare la difesa politica, mediatica e giudiziaria di Silvio Berlusconi. Che, giustamente, ringrazia del servizio: voi non lo fareste? L’insinuazione non è nostra, ma dell’Unità, che in un suo articolo odierno da conto dello scambio mercimoniale fra la Croce e la Spada. Nessuna accusa forte, nessuna azione incisiva da parte della Chiesa sui comportamenti privati di Berlusconi; in cambio, una manina avrebbe già inserito nei decreti attuativi del federalismo municipale una norma che esenterebbe i beni ecclesiastici dal pagamento dell’Imu, la nuova imposta comunale universale che sostituirebbe, accorpandoli, tutti i tributi dovuti al governo delle città: le catastali, i rifiuti, i bolli e quel che resta dell’Ici. Per tutti, mica per i preti. Rispunta l’esenzione per le onlus e la chiesa dal tributo sulla proprietà immobiliare (la vecchia Ici).

L’ultima proposta Calderoli sul federalismo comunale prevede infatti l’introduzione dell’Imu seconde case ed esercizi commerciali, da cui però vengono esplicitamente escluse le onlus e gli enti senza scopo di lucro. Dopo aver inizialmente annunciato l’intenzione di far pagare la tassa anche alla chiesa – una partita da 700milioni di euro – oggi il centrodestra sembra fare marcia indietro. C’entrano quei malumori vaticani sugli scandali del premier e la conseguente tenuta della maggioranza ?
E’ stato ieri il ministro Calderoli in persona a depositare il testo definitivo che sarà messo al voto. E la maggioranza si è rimangiata l’apertura al fronte laico: la Chiesa avrebbe dovuto pagare le imposte – fra l’altro riuscendo in questo modo a rendere l’Italia almeno un po’ più conforme ai richiami dell’Unione Europea sul tema. Poi sono usciti gli atti del bunga bunga, e non se n’è fatto più niente, dice l’Unità.

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martedì 25 gennaio 2011

Chiesa, un colpo al cerchio e uno alla botte: “Preoccupano i comportamenti e le indagini”

Sul caso Ruby Bagnasco critica Berlusconi ma se la prende anche con “l’ingente mole” di strumenti di indagine
‘Si moltiplicano notizie che riferiscono di comportamenti contrari al pubblico decoro e si esibiscono squarci – veri o presunti – di stili non compatibili con la sobrieta’ e la correttezza, mentre qualcuno si chiede a che cosa sia dovuta l’ingente mole di strumenti di indagine’. Lo afferma il presidente della Cei, card. Angelo Bagnasco, nella prolusione al Consiglio episcopale permanente, in uno dei passaggi in cui, pur senza citarlo, fa riferimento in modo piu’ diretto al caso Ruby. ‘In tale modo, passando da una situazione abnorme all’altra – avverte Bagnasco – e’ l’equilibrio generale che ne risente in maniera progressiva, nonche’ l’immagine generale del Paese’.
L’ONORE DELLA POLITICA – Il cardinale Angelo Bagnasco, aprendo i lavori del consiglio episcopale permanente, ha riaffermato questo pomeriggio i criteri di fondo che devono presiedere all’azione e al ruolo di chi ha un mandato politico – cioe’ – misura, sobrieta’, disciplina e onore – e ha richiamato l’articolo 54 della Costituzione questi cardini stabilisce. “La vita di una democrazia – sappiamo – si compone di delicati e necessari equilibri – ha affermato il cardinale – poggia sulla capacita’ da parte di ciascuno di auto-limitarsi, di mantenersi cioe’ con sapienza entro i confini invalicabili delle proprie prerogative”.  “Muoversi secondo una prospettiva di responsabilita’ – ammoniva il Papa in occasione dell’ultima Settimana Sociale, ha aggiunto il presidente della Cei - comporta la disponibilita’ ad uscire dalla ricerca del proprio interesse esclusivo per perseguire insieme il bene del Paese” .  “Come ho gia’ avuto modo di dire – ha proseguito il cardinale – chiunque accetta di assumere un mandato politico deve essere consapevole della misura e della sobrieta’, della disciplina e dell’onore che esso comporta, come anche la nostra Costituzione ricorda”.

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Esteri Gay padri con madre surrogata: e la Chiesa si arrabbia

In Australia una coppia di omosessuali ho ottenuto i diritti di famiglia su due gemelline nate in India
Una coppia di gay australiani ha ottenuto dal tribunale di famiglia i diritti di genitori su due gemelline partorite da una madre surrogata in India. Le piccole, che ora hanno 20 mesi, riferisce il quotidiano Herald Sun, sono nate a Mumbai da una donna che portava ovuli di un’anonima donatrice, fecondati da uno dei due uomini.
LA STORIA – La coppia si era rivolta al tribunale di famiglia per chiedere il pieno status di genitore per il padre non genetico. Dopo aver udito il caso, il giudice Paul Cronin ha detto che ‘in questo caso le bambine non hanno il benefico di una madre, ma hanno la fortuna di avere due padri’. ‘Nella legge la parola genitore tende a suggerire una qualche connessione biologica, ma la responsabilita’ parentale conta piu’ della biologia’, ha aggiunto. Il verdetto segue di pochi giorni la rivelazione dell’attrice Nicole Kidman, di aver avuto una figlia grazie a una madre surrogata, e coincide con un boom della pratica presso coppie australiane, con 350 nascite attese nel 2011 contro 50 due anni fa.
CATTOLICI CONTRO - La decisione, che crea un importante precedente, e’ stata accolta con soddisfazione dai sostenitori della maternita’ surrogata ma criticata dagli ambienti cattolici. ‘E’ un grande passo avanti. Il giudice ha capito che si tratta di una famiglia moderna ma sana, anche se composta in maniera non convenzionale’, ha detto Sam Everingham del gruppo Families through Gestational Surrogacy. Il pensatore cattolico Nicholas Tonti-Filippini sostiene invece che la maternita’ surrogata dovrebbe essere scoraggiata perche’ ‘avere come genitori un comitato, tra surrogati, donatori e committenti, causa confusione al senso di identita’ del bambino’.

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domenica 23 gennaio 2011

La Chiesa è troppo timida con Castro

Critiche dagli Usa a Benedetto XVI e Bertone: troppo morbidi con il regime a Cuba
Critiche alla linea della chiesa cattolica a Cuba e al cardinale Tarcisio Bertone nei rapporti confidenziali inviati a Washington nel 2008, ancora sotto amministrazione repubblicana, dai diplomatici Usa all’Avana, secondo i documenti filtrati a Wikileaks pubblicati da El Pais.
PAURA DI CUBA – ‘Dal cardinale Jaime Ortega alle monache di provincia, la chiesa cattolica evita di sfidare il governo’ di Cuba, ha scritto nel cablogramma 173884 al dipartimento di stato il capo della sezione di interessi Usa all’Avana Johnatan Farrar. Secondo il diplomatico, Ortega ha cercato di organizzare nel 2009 una breve tappa di Benedetto XVI a Cuba, al rientro dal Messico, ma la sua iniziativa non ebbe successo. Stando a Farrar ‘il timore di suscitare l’ira del governo riduce i programmi della Chiesa ad attivita’ molto limitate, come l’assistenza agli ammalati mentali’. Due anni dopo tuttavia Ortega ha smentito apparentemente il giudizio del delegato all’Avana dell’allora presidente George W. Bush, concludendo con il governo un accordo per la liberazione dei detenuti politici.
POSIZIONE SOFFICE - Ma nel 2008 Farrar scriveva che la Chiesa era solita ‘capitolare davanti alle posizioni del governo’ e che ‘la priorita’ del cardinale Ortega e’ aumentare il numero dei sacerdoti, rinnovare la chiesa e completare il nuovo seminario’, ottenendo di fare salire da 300 a 600 il numero dei preti nell’ultimo decennio. I diplomatici Usa criticavano anche la visita del cardinale Bertone a Cuba nel 2008. Il segretario di stato vaticano, secondo i messaggi di Farrar, sarebbe stato criticato dallo stesso Ortega, che ne avrebbe lamentato il tono ‘saggistico’ dei discorsi, incomprensibili per i fedeli di base. Un sacerdote cubano avrebbe detto di Bertone che ‘presto gli daranno la tessera del partito’. Secondo un altro diplomatico americano, Michal Parmly, la gerarchia cattolica cubana ‘e’ stata famosa (o infame) per avere adottato una posizione molto soffice verso il regime. Il suo obiettivo, e quello del Vaticano, e’ stato di proteggere e curare una istituzione che fu maltrattata dalla rivoluzione. Restando in buoni termini con il regime, la chiesa cattolica spera di ottenere piccoli successi’.


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venerdì 21 gennaio 2011

Varese, a Tradate un sexy shop accanto alla chiesa

Da qualche giorno nel varesotto tutti parlano del piccolo paese di Tradate, 15mila abitanti di cui molti pensionati. Le polemiche si sono accese dopo l’annuncio inaspettato dell’apertura di un nuovo sexy shop in via De Simone, proprio accanto alla chiesa: l’amministrazione comunale e numerosi cittadini sono pronti ad opporsi con tutte le forze possibili.

Il sindaco Stefano Candiani ha già annunciato che se ne discuterà nella prossima riunione della Giunta, prevista per domani: “Sappiamo che non possiamo opporci più di tanto e non facciamo certo gli ipocriti. Non è un no alla presenza a Tradate di un negozio di questo tipo, è l’inopportunità di aprirlo in quella zona dove il costume e la consuetudine andrebbero valutate bene”.

La proprietaria del negozio, che si fa chiamare Fulvia, possiede già un negozio simile a Varese e non ha intenzione di accettare queste critiche: “Abbiamo rispettato la tavola dei colori del Comune”. Secondo sindaco e cittadini il problema più grave sarebbe la vetrina di esposizione dei prodotti.

“Non ci sarà nessuna mostra in vetrina – ha commentato Fulvia – perché non sono una scomunicata. Sarà una vetrina completamente coperta, che rispetta tutti i canoni della tabella comunale”. La sola alternativa reale è trovare una nuova locazione al sexy shop: “Se vogliono che vada in un altro posto che me lo trovino loro, basta che sia a Tradate”.

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sabato 15 gennaio 2011

Fondata chiesa per cani

Il Daytona Beach News-Journal riferisce che è stata recentemente fondata a Orlando, Florida, una chiesa per cani. I servizi domenicali alla cappella “Hymns & Hounds” sono, secondo il Reverendo Dee Renda, aperti a animali di “tutte le confessioni” e ai loro padroni. In un recente sermone, Renda ha paragonato l’adozione di un cane dal canile alla redenzione cristiana: “Vai a salvare un cane e lo porti in famiglia, così Gesù ci salva e ci porta nella sua famiglia”. (Fonte)

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lunedì 10 gennaio 2011

150 ANNI/ Borghesi: solo la Chiesa può difendere l’Italia dal "mito" del Risorgimento

Che la Chiesa abbia promosso a Roma un Convegno sull’unità d’Italia è certo un fatto significativo e, indubbiamente, inusuale. Lo scopo infatti, rispetto al passato, non è certo quello di legittimarsi, di fronte allo Stato, come parte integrante del corpo nazionale. Non ne ha bisogno. Si tratta di altro. In un momento in cui Un disperato qualunquismo, per dirla con Galli della Loggia (Corriere della Sera del 30 dicembre), è il chiaro sintomo di una disaffezione dalla politica, dal Paese, dalle istituzioni pubbliche, avvertite ad una distanza siderale rispetto alla realtà, la Chiesa “sente” questo scollamento, questo processo di disaggregazione, di disunione, di paura, di mancanza di speranza.

Senza scomodare la “società liquida” di Bauman è evidente a tutti che lo spirito di solidarietà, di condivisione di un comune destino, si è fatto tenue. Né la retorica nazionale, invocata da taluni per i 150 anni dell’Unità, può avere un qualche peso al fine di una possibile inversione di rotta. In Italia l’idea di nazione, nella sua forma risorgimentale, è morta nel 1943, con la caduta del Regime prima e la fuga del re poi. Per questo il patriottismo risorgimentale invocato da Carlo Azeglio Ciampi, come ha dichiarato lo storico dell’Università di Pisa Alberto Maria Banti nel suo Nel nome dell’Italia appena edito da Laterza, è fuori tempo massimo.

Non è più il tempo dei miti. Come la storiografia ha appurato da tempo, il fascismo non si è solo “appropriato” del Risorgimento, dell’idea di nazione, della rivoluzione mazziniana, ecc. Ne è stato anche la continuazione. Il processo di nazionalizzazione delle masse, iniziato dal Risorgimento e proseguito dallo Stato liberale, è continuato nell’educazione nazionale del fascismo. Per questo la celebrazione “mitica” del Risorgimento, con le sue classiche icone Cavour-Mazzini-Garibaldi-Vittorio Emanuele II, che hanno riempito di lapidi e monumenti le piazze e le vie d’Italia, non è più possibile. È l’epos che è venuto meno.

Nel recente film di Martone Noi credevamo la visione è quella di un Risorgimento senza eroi, cupo, dominato dal fanatismo ideologico di Mazzini pronto a mandare a morte innumerevoli giovani vite. Non è propriamente il quadro auspicato dagli organizzatori dei 150 anni. Si tratta di un revisionismo nuovo, diverso da quello degli anni ’70, nutrito allora dall’idea del Risorgimento “tradito”, dalla mitologia della Resistenza come nuovo Risorgimento. Quello odierno è un revisionismo che nasce dal disincanto, dalla consapevolezza che gli ideali che hanno creato l’Unità sono gli stessi che hanno procurato al Paese la repressione sanguinosa dei moti del Sud, due guerre mondiali, il fascismo. Ideali che trovano espressione nell’inno nazionale, nutrito di aspirazioni guerriere e di odio verso il nemico.
Se così è non si tratta però, oggi, di capovolgere la retorica nazionale e di celebrare, al posto di questa, la “disunione” d’Italia: il Nord contro Sud, le isole contro il continente, ecc. Non si tratta, cioè, di celebrare un’altra retorica, nordista o sudista che sia. È a questo livello che si situa la preoccupazione presente, pienamente legittima, della Chiesa. Come ha scritto sul Corriere della Sera Aldo Cazzullo: “Paradossalmente, a salvare quel Risorgimento che fu fatto contro la Chiesa potrebbe essere proprio la Chiesa”. Nella scomparsa dei grandi partiti di massa, Dc e Pci, che erano anche grandi collettori popolari di appartenenza nazionale, la Chiesa è l’unica realtà universale e popolare ad un tempo.

Vuole, oggi, tenere unito un popolo perché lo considera un valore, una vittoria sugli egoismi e sulle barriere, e ciò indipendentemente dal giudizio, che può essere anche fortemente critico, sulle modalità storiche con cui si è realizzata l’unità italiana. Può farlo perché differentemente dai componenti della ex-Jugoslavia o dal Belgio attuale, diviso tra fiamminghi-protestanti e valloni-cattolici, il nostro Paese è formalmente unito sul piano religioso. Questo non prelude ad una prospettiva “giobertiana”, assolutamente fuori luogo e fuori tempo. Il temporalismo è finito e ciò, come ebbe a dire Paolo VI, è stato un risultato provvidenziale dell’Unità. Indica piuttosto che la Chiesa sostiene un vincolo di solidarietà, una tradizione di legami e di ideali,una storia comune.

Un’Italia spezzata diverrebbe una nullità politica in Europa e nel mondo. Un’Italia unita ha un ruolo di rilievo nella mediazione tra Est ed Ovest e tra Nord e Sud nel quadro mediterraneo. Una mediazione a cui anche la Chiesa tiene per poter promuovere il suo ruolo di pace e di equilibrio nel mondo.

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giovedì 6 gennaio 2011

La Chiesa cerca preti nei pub

Secondo la BBC, la Chiesa cattolica in Inghilterra avrebbe deciso di combattere la crisi delle vocazioni religiose attraverso una campagna pubblicitaria che prevede la distribuzione nei pub di sottobicchieri per la birra che recano l’invito di considerare il ministero di Cristo come possibile carriera. (Fonte)

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lunedì 3 gennaio 2011

CHIESA E SCIENZA: I MERCANTI DELLA SPERANZA

Sono oramai decenni che il professor Veronesi specula sulle speranze, la buona fede, appellandosi al senso di responsabilità della gente, con la falsa promessa di una ipotetica cura contro il cancro. E’ la stessa strategia praticata dalla Chiesa cattolica che, in cambio di “elemosine”, promette la salvezza eterna fra le braccia del Divino Creatore.
Pensare poi di sconfiggere questa inquietante e sempre più diffusa patologia, con la chemio, la radio e la cobalto terapia, conoscendone a priori gli effetti devastanti sull’organismo, è pura follia.
I farmaci chemioterapici, per altro altamente tossici e cancerogeni, hanno costi esorbitanti e il loro potenziale distruttivo è direttamente proporzionale ai vantaggi economici che producono. Per tali, elementari e semplici motivi, nessuno di questi moderni alchimisti (imbarbariti dal vizio potere e del profitto), avrà mai l’interesse a confessarne l’inutilità, l’incongruità e la pericolosità.

Il cammino intrapreso dalla scienza moderna, conduce verso un baratro senza fine, e nessun tardivo pentimento, sarà in grado di contrastare una tale tragedia, umana e morale.
In verità, sia Veronesi, che la Chiesa cattolica, sono mercanti di illusioni, non essendo in grado di onorare ne le loro promesse, ne le aspettative degli allocchi. Ma gli allocchi sono tanti, ottusi e rimbambiti, a tal punto, da persistere in una sudditanza mediatica senza precedenti, che specula sulle loro paure e debolezze.
L’angoscia esistenziale dilagante e una precarietà senza precedenti, tendono ad omologare i comportamenti e le scelte degli individui che, per una sorta di paura paralizzante,  rinunciano ad ogni giudizio critico, per delegare ad altri, ogni oggettiva responsabilità individuale.
Come può il professor Veronesi, in barba ad ogni principio etici e deontologico , affermare che gli inceneritori sono più che sicuri, e che le immissioni di diossina nell’aria, relative alla combustione dei rifiuti, sono pari a zero? Qualche giorno fa, l’oncologo di Satana, ha dichiarato che se fosse possibile, si alimenterebbe solo di OGM ritenendoli più sicuri e affidabili contrariamente a quelli di natura divina. Veronesi, mette in discussione il disegno celeste frapponendosi fra Dio e il creato.!!
Anche la Chiesa plaude agli OGM che dice, potrebbero risolvere la fame nel mondo!!!! Alla luce dei fatti, la stessa Chiesa cattolica si allinea con le logiche del Sistema potere, ritenendo il Progetto divino (un tempo imperturbabile e imperscrutabile), obsoleto, contorto e geneticamente modificabile.
Anche il corpo dell’uomo, un tempo, definito il tempio dell’anima, oggi é stato profanato dalla scienza attraverso un’opera di violazione, contraffazione e mutilazione, nel silenzio più totale di una Chiesa compiacente che ha rinunciato alla sua missione evangelica, per mettersi in affari con il Sistema Liberista Relativista e spartirne i profitti.
La stessa pratica, di espianto e trapianto degli organi (traffico compreso), che io personalmente considero un’aberrazione e un moderno esercizio pagano di necrofilia, non ha minimamente turbato le supposte coscienze di natura etico-morale del Clero secolare. Lo stesso discorso vale per gli infernali marchingegni tecnologici di alimentazione forzata e di tortura legalizzata, che umiliano e mortificano il valore della vita e la necessità della morte, e si accaniscono con crudeltà inusitata sullo spirito dell’uomo, intrappolato all’interno di un corpo in stand by.
Oggi, Chiesa e Scienza sono legati a doppio nodo per affinità e finalità diaboliche, spartendosi potere, privilegi, vizi e perversioni. In questo modo (vista la comunanza di intenti), non è difficile comprendere il perché di un tale sodalizio fra i cattolici dell’ultima ora e la Santa Sede. Certo, c’è da rabbrividire, ma poi, una buona confessione, resetterà ancora una volta, gli inopportuni rimorsi di una coscienza troppo ingombrante.

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mercoledì 29 dicembre 2010

Gli spettacolari seni della Santa

L’australiano Zoo Weekly – un settimanale per ‘soli uomini’ – ha scatenato una controversia con il suo particolare saluto per la canonizzazione della prima Santa del Quinto Continente, Sorella Mary MacKillop. La religiosa è stata elevata alla gloria degli altari per avere denunciato un prete pedofilo nella seconda metà dell’800, quando non era di moda. La rivista dunque ha deciso di ricordare il successo di una ragazza locale attraverso un servizio fotografico riguardante una bella foto modella “parzialmente vestita” da suora, oggetto dell’ammirazione di un Papa impersonato da un nano. L’Arcidiocesi di Sydney ha descritto la trovata come “disgustosa”. Il direttore della testata, Mr. Paul Merrill dice invece: “Pensiamo che Mary si sentirebbe commossa e lusingata dal ritratto”. (Fonte), (Foto), (Video)

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Oristano, violenza sessuale: arrestato il prete del carcere


Violenza sessuale e favoreggiamento della prostituzione: con queste accuse è finito agli arresti domiciliari don Giovanni Usai, 67 anni di Assolo, cappellano del carcere di Oristano e fondatore della comunità Il Samaritano di Arborea.
Il sacerdote è stato raggiunto da un'ordinanza di custodia cautelare firmata dal Gip del tribunale Mauro Pusceddu su richiesta del pm Diana Lecca. Che ha anche chiesto e ottenuto la misura cautelare in carcere per Eze Alphonsus, 35 anni nigeriano, domiciliato presso la comunità Il Samaritano: per lui le accuse sono favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione.
ACCERTAMENTI Gli accertamenti dei militari sono iniziati tempo fa e sono andati avanti per un lungo periodo. Don Giovanni Usai è molto conosciuto per il suo impegno nel recupero di detenuti e accoglienza dei cittadini stranieri. Sempre in prima linea per aiutare i bisognosi, don Usai un paio di anni fa aveva accolto una comunità di nomadi che erano stati cacciati dal Comune di Terralba: aveva dato ospitalità alle tante famiglie rom che si erano ritrovate senza un tetto. Da alcuni mesi è cappellano del carcere oristanese di Piazza Manno.
DOMICILIARI Don Giovanni Usai trascorrerà la sua prima notte agli arresti domiciliari a Oristano in una struttura messa a disposizione dalla Diocesi. La notizia dell'arresto è stata subito comunicata all'arcivescovo Ignazio Sanna, che sta trascorrendo alcuni giorni di ferie in Germania e che per il momento ha preferito non commentare aspettando di farlo al suo rientro in città, previsto per giovedì 30. La notizia si è diffusa velocemente anche in città, dove don Usai è molto conosciuto per la sua attività a favore degli emarginati e dei detenuti cominciata ormai molti anni fa nella casa parrocchiale di Senis, un paesino di poche centinaia di abitanti del quale era parroco, e proseguita poi ad Arborea in un terreno concesso dalla Società Bonifiche Sarde. Attualmente il sacerdote era anche cappellano del carcere di Oristano. Sul fronte dell'inchiesta, i carabinieri della Compagnia e del Comando provinciale di Oristano mantengono il più stretto riserbo, anche perché le indagini - fanno sapere i militari dell'Arma - sono tutt'altro che concluse. I fatti per i quali è stato disposto l'arresto di don Usai e del cittadino nigeriano Eze Alphonsus sono avvenuti comunque all'interno della Comunità e la vittima della presunta violenza sessuale, per quanto è dato di sapere, sarebbe un'ospite della stessa struttura.