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giovedì 10 febbraio 2011

Stupri ripetuti nel collegio cattolico

Il cardinale di Monaco avrebbe coperto un caso di violenze sessuali che coinvolge l’ordine benedettino

A 57 anni Reinhard Marx è il più giovane cardinale al mondo. La porpora tedesca ha colpito favorevolm ente l’opinione pubblica della Germania per la gestione degli abusi sessuali commessi dagli uomini di Chiesa. Un decisionismo che ha impressionato i suoi connazionali, ma che avrebbe fatto arrabbiare perfino il Santo Padre e la Curia vaticana, colpiti dalla rapidità con il quale il successore di Ratzinger al vertice della diocesi di Monaco di Baviera ha allontanato i presunti colpevoli. Ora però la strategia di Marx sembra non essere stata così trasparente come era apparso nei mesi scorsi, visto che secondo la Die Welt il porporato bavarese avrebbe coperto un caso di pedofilia per alcuni mesi.
VIOLENZE SESSUALI  IN COLLEGIO - Ad inizio aprile del 2010 l’incaricato della diocesi per gli abusi sessuali, monsignor Siegfried Kneißl, riceve una mail di denuncia di una molestia subita molti anni prima. Nella comunicazione si descrivono le violenze subite in una scuola bavarese gestita dai preti, e si fa il nome dell’educatore molestatore, che prima lavorava nel liceo cattolico descritto nella mail e ora si è trasferito nel collegio dell’Abbazia di Ettal. Il monastero benedettino è in quel periodo nel mirino per i ripetuti casi di abusi sessuali verificatisi al suo interno. Il monsignore organizza un incontro con la vittima, che vive in Spagna. A fine aprile i due si vedono, e la persona molestata racconta la sua storia, iniziate nel 1984 quando era un allievo nella scuola benedettina di Scheyern, in Baviera, dove un insegnante lo ha abusato per più di un anno: carezze intime, penetrazione anale, sesso orale. Una volta il suo aguzzino gli avrebbe detto la seguente minaccia: “Prega Dio che questa notte mi faccio una suora, se no più tardi arrivo nel tuo letto”.
DENUNCIA RALLENTATA - Il racconto è giudicato credibile dal monsignore, che è obbligato dalle direttive episcopali a riferirlo al cardinale Marx. Secondo la vittima, ci sarebbe stato anche un incontro personale col cardinale di Monaco sul suo caso. La denuncia della violenza  però viene esposta alla procura bavarese solo a inizio luglio, ben 3 mesi dopo la prima mail che rivelava l’orribile. Le molestie sono riferite anche al monastero di Scheyern, dove però l’educatore pedofilo non lavora più da molto tempo. A Ettal, dove ora insegna, nessuno viene informato. La causa è ancora da chiarire, ma secondo la die Welt è probabile che Marx non abbia voluto far emergere un nuovo caso che coinvolgeva l’abbazia benedettina, dopo che già l’abate e il direttore scolastico si erano dimessi su sua pressione personale dopo che oltre 100 casi di molestie erano stati denunciati.

SILENZIO STRUMENATALIZZATO - Dimissioni che non erano state apprezzate in Vaticano, visto che gli emissari della Curia romana avevano indagato sul loro comportamento e non avevano trovato condotte non conformi. La nuova violenza però getta nuove ombre sul monastero, e la denuncia viene rilanciata dalla stampa tedesca, e l’educatore pedofilo viene immediatamente sospeso, e pochi giorni dopo lasciano anche i vertici di Ettal. Ancora una volta Marx è lodato per il suo impegno contro le violenze sessuali compiute all’interno della Chiesa. Rimane però il mistero dei tre mesi di silenzio dopo la denuncia. La diocesi di Monaco di Baviera si difende, parlando di una richiesta della vittima che voleva rimanere nell’assoluto anonimato. La magistratura non risponde su questo, anche perché i reati sono prescritti. Le direttive della conferenza episcopale tedesca parlavano però esplicitamente di denunce rapide ed immediate, e questo non si è verificato, alimentando il sospetto di una strumentalizzazione da part del Cardinale Marx.

http://www.giornalettismo.com/

domenica 2 gennaio 2011

Arborea, “sesso e favori” nella comunità di don Usai

Dal quadro accusatorio che ha portato agli arresti domiciliari don Giovanni Usai, fondatore della comunità "Il Samaritano" emergono nuovi sconcertanti particolari. La comunità di Arborea, per come viene descritta dall'accusa, sembra una casa di tolleranza. Accusa che il sacerdote ha respinto nell'interrogatorio di garanzia.
Stando agli elementi raccolti dagli inquirenti, attraverso dichiarazioni e intercettazioni, la comunità "Il Samaritano" viveva al suo interno secondo uno stile ben diverso da quello che proiettava all'esterno. Porte aperte giorno e notte e tanta attività sessuale, a pagamento o in cambio di favori. Spetterà naturalmente ai giudici stabilire la veridicità dell'impianto accusatorio. Ma intanto ci sono queste accuse, che pesano come macigni sulla testa di don Giovanni Usai, principale protagonista di questa storia. Accusa che parla di favoreggiamento della prostituzione e di violenza sessuale.
L'ACCUSA - Alla base della richiesta della misura cautelare "c'è la grave e principale tesi" secondo la quale don Usai avrebbe consapevolmente consentito all'interno della comunità "l'esercizio della prostituzione". Non solo, ma una delle donne nigeriane arrivate nella comunità ha dichiarato agli inquirenti "che da subito il sacerdote ebbe a pretenderle relazioni sessuali". Dopo qualche rifiuto iniziale - prosegue la donna nelle sue dichiarazioni agli inquirenti - "capì che l'unico modo per ottenere un contratto a tempo indeterminato era quello di soggiacere alle pretese sessuali" di don Usai.
LA DIFESA - A tutte queste accuse ha ribattuto don Usai nel corso dell'interrogatorio di garanzia che si è svolto il 31 dicembre. Il sacerdote ha definito falsi tutti gli episodi che gli sono stati contestati. Uno dei suoi legali, l'avvocato Francesco Pilloni, ha puntualizzato che "c'è una malcelata voglia di provocare danno a quest'uomo da parte di soggetti che non hanno certo l'aureola. Le intercettazioni possono avere tante interpretazioni, non c'è niente di eclatante".

mercoledì 29 dicembre 2010

Oristano, violenza sessuale: arrestato il prete del carcere


Violenza sessuale e favoreggiamento della prostituzione: con queste accuse è finito agli arresti domiciliari don Giovanni Usai, 67 anni di Assolo, cappellano del carcere di Oristano e fondatore della comunità Il Samaritano di Arborea.
Il sacerdote è stato raggiunto da un'ordinanza di custodia cautelare firmata dal Gip del tribunale Mauro Pusceddu su richiesta del pm Diana Lecca. Che ha anche chiesto e ottenuto la misura cautelare in carcere per Eze Alphonsus, 35 anni nigeriano, domiciliato presso la comunità Il Samaritano: per lui le accuse sono favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione.
ACCERTAMENTI Gli accertamenti dei militari sono iniziati tempo fa e sono andati avanti per un lungo periodo. Don Giovanni Usai è molto conosciuto per il suo impegno nel recupero di detenuti e accoglienza dei cittadini stranieri. Sempre in prima linea per aiutare i bisognosi, don Usai un paio di anni fa aveva accolto una comunità di nomadi che erano stati cacciati dal Comune di Terralba: aveva dato ospitalità alle tante famiglie rom che si erano ritrovate senza un tetto. Da alcuni mesi è cappellano del carcere oristanese di Piazza Manno.
DOMICILIARI Don Giovanni Usai trascorrerà la sua prima notte agli arresti domiciliari a Oristano in una struttura messa a disposizione dalla Diocesi. La notizia dell'arresto è stata subito comunicata all'arcivescovo Ignazio Sanna, che sta trascorrendo alcuni giorni di ferie in Germania e che per il momento ha preferito non commentare aspettando di farlo al suo rientro in città, previsto per giovedì 30. La notizia si è diffusa velocemente anche in città, dove don Usai è molto conosciuto per la sua attività a favore degli emarginati e dei detenuti cominciata ormai molti anni fa nella casa parrocchiale di Senis, un paesino di poche centinaia di abitanti del quale era parroco, e proseguita poi ad Arborea in un terreno concesso dalla Società Bonifiche Sarde. Attualmente il sacerdote era anche cappellano del carcere di Oristano. Sul fronte dell'inchiesta, i carabinieri della Compagnia e del Comando provinciale di Oristano mantengono il più stretto riserbo, anche perché le indagini - fanno sapere i militari dell'Arma - sono tutt'altro che concluse. I fatti per i quali è stato disposto l'arresto di don Usai e del cittadino nigeriano Eze Alphonsus sono avvenuti comunque all'interno della Comunità e la vittima della presunta violenza sessuale, per quanto è dato di sapere, sarebbe un'ospite della stessa struttura.