martedì 22 febbraio 2011

«Habemus Papam», il prossimo papa sarà annunciato dal cardinale Tauran

CITTÀ DEL VATICANO - Avrà tra i suoi compiti anche quello di annunciare l'eventuale elezione di un nuovo Pontefice con il solenne «Habemus Papam» dalla loggia centrale di San Pietro. Il cardinale francese Jean-Louis Tauran, attuale presidente del Pontificio Consiglio per il Dialogo interreligioso, è da oggi il nuovo cardinale protodiacono. Lo ha annunciato papa Benedetto XVI durante il Concistoro ordinario tenuto oggi in Vaticano per la canonizzazione - il prossimo 23 ottobre - dei tre nuovi santi Guido Maria Conforti, Luigi Guanella e Bonifacia Rodriguez de Castro.

Tauran, 68 anni, succede come protodiacono al cardinale Agostino Cacciavillan, che - trascorsi i canonici dieci anni - ha lasciato l'Ordine cardinalizio dei diaconi per passare a quello dei presbiteri. Con lui lo hanno fatto anche i cardinali Sergio Sebastiani, Zenon Grocholewski, Jorge Maria Majia, Walter Kasper e Roberto Tucci. A seguito delle sei promozioni, Tauran e diventato il primo nell'elenco dei diaconi.

Al cardinale protodiacono spetta il compito di annunciare l«'Habemus Papam» e il nome del nuovo Pontefice dopo la «fumata bianca» nel Conclave. Impone anche il pallio agli arcivescovi metropoliti nella festa dei santi Pietro e Paolo (29 giugno) e al nuovo Papa nella messa di insediamento. È sempre vicino al Pontefice, sulla loggia delle Benedizioni, in occasione dei messaggi «Urbi et Orbi».

Gli ultimi protodiaconi ad annunciare l'elezione di Papi sono stati l'italiano Pericle Felici, che nel 1978 ne annunciò ben due, Giovanni Paolo I e Giovanni Paolo II, e il cileno Jorge Arturo Medina Estevez, che nell'aprile 2005 presentò al mondo il neo-eletto Benedetto XVI.

Il cardinale Jean-Louis Tauran, nato a Bordeaux il 5 aprile 1943, ha alle spalle una lunga esperienza diplomatica, essendo stato prima sottosegretario e poi - dal 1990 al 2003 - segretario per i rapporti con gli Stati nella Segretaria di Stato vaticana. Nel 2003 è diventato archivista e bibliotecario di Santa Romana Chiesa e poi, nel giugno 2007, presidente del dicastero per il Dialogo interreligioso. Ebbe un ruolo notevole nelle relazioni diplomatiche in occasione della guerra in Iraq. Sottolineò l'importanza del dialogo e delle Nazioni Unite per risolvere i conflitti e dichiarò che «una guerra di aggressione unilaterale avrebbe costituito un crimine contro la pace e una violazione della Convenzione di Ginevra». Successivamente dichiarò che i fatti accaduti in Iraq dimostravano che paradossalmente i cristiani erano più tutelati durante il regime di Saddam Hussein. Attualmente, malgrado qualche problema di salute, è fortemente impegnato nel dialogo con le altre confessioni religiose e proprio in questi giorni - il 23 e 24 febbraio - avrebbe dovuto incontrare i rappresentanti dell'Università sunnita di Al-Azhar se quest'ultima non avesse sospeso le relazioni con il Vaticano in seguito agli appelli del Papa per la protezione delle minoranze cristiane in Medio Oriente.

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