giovedì 10 febbraio 2011

Nasce per guarire la sorella, la Chiesa non ci sta

Umut-Talha, che in turco vuol dire “Nostra Speranza”, è il neonato in provetta che aiuterà la sorellina afflitta da una malattia altrimenti senza speranza.
È nato il 26 gennaio scorso in Francia, pesa 3 chili e 600 grammi e soprattutto è sano. Il 26 gennaio scorso è nato in Francia Umut-Talha, che in turco significa Nostra Speranza. Concepito con la fecondazione assistita, ha un corredo genetico selezionato per aiutare il fratello maggiore colpito da una malattia rara. È stato dato alla luce nell’ospedale Antoine Beclere di Clamart in concomitanza con l’esame nel Parlamento francese di una nuova legge sulla bioetica che dovrà essere ufficialmente votata lunedì al Senato. In base alla legge francese sulla bioetica, entrata in vigore nel 2004, i genitori di Umut-Talha  grazie a lui potranno curare il figlio precedente affetto da una malattia del sangue, la beta-talassemia. Il bimbo è stato progettato come un Bambino Farmaco, concepito appositamente per salvare i fratelli. Per lui si è dovuto ricorrere alla fecondazione in vitro, con una doppia diagnosi preimpianto dell’embrione per mantenerlo sano e geneticamente compatibile con il fratello malato, che in realtà è una sorella. Infatti “il suo arrivo nel mondo dovrebbe anche aiutare a guarire la sorella maggiore affetta da una grave malattia”, hanno annunciato i professori René Frydman e Arnold Munnich. Anche non significa soltanto.
APPROCCIO TERAPEUTICO – I medici sono stati in grado di garantire che il nascituro non avesse la malattia scritta nel genoma dei suoi genitori e, inoltre, che avesse il DNA compatibile con la sorellina in cura. Alla nascita, il cordone ombelicale che collegava Umut-Talha a sua madre, ricco di cellule staminali, è stato raccolto e conservato. Le cellule staminali, che danno origine a cellule del sangue, saranno conservate per un trapianto che servirà alla sorella. Questa pratica, la prima in Francia, è rarissima nel mondo, sebbene negli Stati  Uniti sia praticata, ma solo in casi limite, da almeno un decennio. Tale pratica, in Francia, è spggetta all’approvazione dell’Agenzia di Biomedicina, che rilascia le autorizzazioni caso per caso. Secondo il professor Frydman, che nel 1982 ha fatto nascere il primo bambino francese in provetta, nell’ospedale di Clamart si sono presentate parecchie coppie desiderose di sottoporsi a tale approccio terapeutico. Progetti “che potrebbero andare in porto nei prossimi due anni”, ha detto a Le Parisien.
VESCOVI CONTRARI – Come si poteva prevedere, la nascita di questo bambino ha sollevato parecchie questioni etiche. Il presidente del partito cristiano-democratico Christine Boutin ha denunciato martedì una “strumentalizzazione della persona concepita semplicemente come un servizio da utilizzare.” Della stessa idea è il Cardinale André Vingt-Trois, presidente della Conferenza dei Vescovi di Francia. Il religioso si è detto “fortemente contrario” a questa tecnica, perché significa che “useranno qualcuno invece che aiutare qualcun altro”. Il professor Frydman è stato accusato altresì di essere un “progettista di bambini”. Ma lui si è opposto a tale utilitaristica nonché semplicistica definizione dicendo che i genitori di Umut-Thalat avevano in primo luogo intenzione di allargare la loro famiglia, cioè non volevano solo partorire la cura per il figlio precedente. “Dopo la fecondazione in vitro, abbiamo avuto due embrioni, uno compatibile ed uno no.” Hanno detto. Che fare? La coppia ha autorizzato l’impianto di entrambi gli embrioni, perché volevano un altro bambino.” Per fortuna solo l’embrione compatibile si è poi sviluppato nel grembo materno. E se invece avessero scelto di impiantare solo l’embrione sano? Se, di fronte alle sofferenze della primogenita, avessero deciso di lasciar perder l’embrione malato? Che possiamo dire oltre al fatto che avranno un buon motivo un più – se un motivo in più fosse necessario, trattandosi di un figlio amato e desiderato – per voler bene a Nostra Speranza?

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