APPROCCIO TERAPEUTICO – I medici sono stati in grado di garantire che il nascituro non avesse la malattia scritta nel genoma dei suoi genitori e, inoltre, che avesse il DNA compatibile con la sorellina in cura. Alla nascita, il cordone ombelicale che collegava Umut-Talha a sua madre, ricco di cellule staminali, è stato raccolto e conservato. Le cellule staminali, che danno origine a cellule del sangue, saranno conservate per un trapianto che servirà alla sorella. Questa pratica, la prima in Francia, è rarissima nel mondo, sebbene negli Stati Uniti sia praticata, ma solo in casi limite, da almeno un decennio. Tale pratica, in Francia, è spggetta all’approvazione dell’Agenzia di Biomedicina, che rilascia le autorizzazioni caso per caso. Secondo il professor Frydman, che nel 1982 ha fatto nascere il primo bambino francese in provetta, nell’ospedale di Clamart si sono presentate parecchie coppie desiderose di sottoporsi a tale approccio terapeutico. Progetti “che potrebbero andare in porto nei prossimi due anni”, ha detto a Le Parisien.
VESCOVI CONTRARI – Come si poteva prevedere, la nascita di questo bambino ha sollevato parecchie questioni etiche. Il presidente del partito cristiano-democratico Christine Boutin ha denunciato martedì una “strumentalizzazione della persona concepita semplicemente come un servizio da utilizzare.” Della stessa idea è il Cardinale André Vingt-Trois, presidente della Conferenza dei Vescovi di Francia. Il religioso si è detto “fortemente contrario” a questa tecnica, perché significa che “useranno qualcuno invece che aiutare qualcun altro”. Il professor Frydman è stato accusato altresì di essere un “progettista di bambini”. Ma lui si è opposto a tale utilitaristica nonché semplicistica definizione dicendo che i genitori di Umut-Thalat avevano in primo luogo intenzione di allargare la loro famiglia, cioè non volevano solo partorire la cura per il figlio precedente. “Dopo la fecondazione in vitro, abbiamo avuto due embrioni, uno compatibile ed uno no.” Hanno detto. Che fare? La coppia ha autorizzato l’impianto di entrambi gli embrioni, perché volevano un altro bambino.” Per fortuna solo l’embrione compatibile si è poi sviluppato nel grembo materno. E se invece avessero scelto di impiantare solo l’embrione sano? Se, di fronte alle sofferenze della primogenita, avessero deciso di lasciar perder l’embrione malato? Che possiamo dire oltre al fatto che avranno un buon motivo un più – se un motivo in più fosse necessario, trattandosi di un figlio amato e desiderato – per voler bene a Nostra Speranza?
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