giovedì 19 febbraio 2015

Swissleaks, Falciani: il Vaticano fermò le indagini sullo Ior

Secondo l’ex dipendente di Hsbc che trafugò la lista dei 100 clienti della banca, la Svizzera era disposta a collaborare, ma arrivò lo stop


ROMA - «Le investigazioni italiane sullo Ior furono fermate dal Vaticano: la Svizzera era disposta a collaborare, il Vaticano mise il suo veto. Io spero che questo messaggio sia un elemento di informazione perché oggi una persona importante, come è papa Francesco, può dare un esempio al mondo»: lo ha rivelato Harvé Falciani, l’ex dipendente della Hsbc che anni fa trafugò la lista di 100mila clienti aprendoil caso Swissleaks. Falciani, che ha presentato a Roma il libro «La cassaforte degli evasori» scritto insieme al giornalista Mincuzzi, giovedì 19 febbraio sarà ospite di Servizio Pubblico.
Falciani a Roma per presentare il suo libro
Il processo in Svizzera
«Se avrò l’autorizzazioni per andarci senza essere immediatamente messo in carcere, andrò al processo che mi faranno in Svizzera. per spiegare, dimostrare che sono stai fatti degli errori e dare un contributo» ha aggiunto Falciani, «in Italia quello che si è fatto, è stato grazie agli agenti dei servizi, ma chi li ha fermati sono i loro superiori: tutti sapevano ai più alti livelli e quindi hanno avuto il tempo di reagire. A Roma arrivò lo stop: i dati non si potevano analizzare. Era il 2011, il premier era Silvio Berlusconi».
«Parlerei con Renzi»
«Cosa farei se mi contattasse Renzi? Oggi la mia priorità assoluta è fornire un aiuto per rompere il segreto che circonda certi meccanismi. Quindi il contatto con qualsiasi politico che voglia fare qualcosa in questa direzione è ben accetto» ha aggiunto. «Io - ha detto ancora l’ex informatico della Hsbc - da questa vicenda non ho mai guadagnato nulla, semmai ho più debiti con gli avvocati».

http://roma.corriere.it/

lunedì 16 febbraio 2015

Il Papa vuole rottamare la casta della Curia romana

venerdì 13 febbraio 2015

Vaticano: «Tolleranza zero su abusi sessuali sui minori nella Chiesa»

«Ci devono essere conseguenze e procedure che permetteranno di gestire questi casi in modo veloce». Tolleranza zero del Vaticano nei casi di pedofilia e abusi sessuali nella Chiesa, promette la Commissione per la protezione dei minori voluta da Papa Francesco. Il vescovo di una diocesi che non prenderà rapidamente provvedimenti nel caso di abusi sessuali compiuti da ecclesiastici subirà delle conseguenze, ha assicurato il cardinale Sean Patrick O’Malley, arcivescovo di Boston e presidente della Commissione della Santa Sede. «È qualcosa di cui tutti noi siamo molto consapevoli», ha sottolineato il cardinale O’Malley, assicurando che in merito la Commissione presenterà al pontefice «raccomandazioni concrete».
Linee guia nazionali
Il cardinale ha poi rivelato che alla richiesta di adeguarsi allo standard indicato dalla Santa Sede attraverso «linee guida» nazionali, «gli episcopati di quasi tutti i Paesi hanno risposto, ma alcuni hanno emanato norme deboli». Quindi la Commissione lavorerà con la Congregazione per la dottrina della fede «per individuare i Paesi che necessitano di maggiore aiuto». Papa Francesco intende inoltre istituire «una giornata di preghiera dedicata alle vittime di abusi sessuali commessi da ecclesiastici».


Prevenzione
Il Papa, ha spiegato O’Malley, vuole promuovere «la sicurezza dei minori in tutti gli aspetti della Chiesa: l’educazione, la risposta di ogni Conferenza episcopale per preparare maestri, sacerdoti religiosi e tutti coloro che lavorano con i minori. Il nostro compito non è solo rispondere a casi avvenuti, ma prevenire gli abusi di minori, adoperarci perché la Chiesa faccia tutto quanto è necessario», ha concluso l’arcivescovo di Boston. «La nostra responsabilità è lavorare per la guarigione spirituale e per aumentare la coscienza nella comunità cattolica sulla piaga degli abusi sui minori».

http://www.corriere.it/

sabato 7 febbraio 2015

Vaticano: «Tolleranza zero su abusi sessuali sui minori nella Chiesa»Vaticano: «Tolleranza zero su abusi sessuali sui minori nella Chiesa»

Il vescovo di una diocesi che non prenderà rapidamente provvedimenti nei casi di pedofilia compiuti da ecclesiastici subirà delle conseguenze

di Redazione Online

La Santa Sede indica tolleranza zero sui casi di abusi sessuali su minori nella Chiesa (Archivio Corriere/Ap) La Santa Sede indica tolleranza zero sui casi di abusi sessuali su minori nella Chiesa (Archivio Corriere/Ap)
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«Ci devono essere conseguenze e procedure che permetteranno di gestire questi casi in modo veloce». Tolleranza zero del Vaticano nei casi di pedofilia e abusi sessuali nella Chiesa, promette la Commissione per la protezione dei minori voluta da Papa Francesco. Il vescovo di una diocesi che non prenderà rapidamente provvedimenti nel caso di abusi sessuali compiuti da ecclesiastici subirà delle conseguenze, ha assicurato il cardinale Sean Patrick O’Malley, arcivescovo di Boston e presidente della Commissione della Santa Sede. «È qualcosa di cui tutti noi siamo molto consapevoli», ha sottolineato il cardinale O’Malley, assicurando che in merito la Commissione presenterà al pontefice «raccomandazioni concrete».
Linee guia nazionali
Il cardinale ha poi rivelato che alla richiesta di adeguarsi allo standard indicato dalla Santa Sede attraverso «linee guida» nazionali, «gli episcopati di quasi tutti i Paesi hanno risposto, ma alcuni hanno emanato norme deboli». Quindi la Commissione lavorerà con la Congregazione per la dottrina della fede «per individuare i Paesi che necessitano di maggiore aiuto». Papa Francesco intende inoltre istituire «una giornata di preghiera dedicata alle vittime di abusi sessuali commessi da ecclesiastici».

Prevenzione
Il Papa, ha spiegato O’Malley, vuole promuovere «la sicurezza dei minori in tutti gli aspetti della Chiesa: l’educazione, la risposta di ogni Conferenza episcopale per preparare maestri, sacerdoti religiosi e tutti coloro che lavorano con i minori. Il nostro compito non è solo rispondere a casi avvenuti, ma prevenire gli abusi di minori, adoperarci perché la Chiesa faccia tutto quanto è necessario», ha concluso l’arcivescovo di Boston. «La nostra responsabilità è lavorare per la guarigione spirituale e per aumentare la coscienza nella comunità cattolica sulla piaga degli abusi sui minori».


http://www.corriere.it/

sabato 24 gennaio 2015

Suora di clausura partorisce un bimbo Il convento: "Non è una consorella"



Arrivata nel convento del Maceratese nel giugno dell'anno scorso, la religiosa è di origine sudamericana. Ma la Badessa smentisce: "Nessuna consorella ha messo al mondo un bimbo".
Una giovane suora di clausura, di origine boliviana e di 35 anni, ha partorito un bimbo all'ospedale Bartolomeo Eustachio di San Severino Marche (Macerata). Quando è arrivata in ospedale, portata dalle consorelle preoccupate per la sua salute, lamentava un forte mal di pancia. Eseguita l'ecografia, la verità è risultata subito chiarissima e la suora, domenica, è stata trasferita in ostetricia, dove poche ore dopo ha dato alla luce un bimbo. Grande riserbo viene mantenuto sulla vicenda. La religiosa avrebbe però confidato ai medici la decisione di tenere il figlio e verrà probabilmente affidata a una comunità di accoglienza. Per il momento, il bebè è stato condotto per accertamenti nella Neonatologia dell'ospedale di Macerata. Sarebbe in buone condizioni di salute, ma essendo nato dopo una gravidanza svoltasi senza controlli sanitari, si è preferito sottoporlo ad analisi più accurate. Nessun commento per ora da parte del vescovo di Camerino Francesco Brugnaro.
A San Severino i conventi di clausura sono due, Santa Rita e Santa Caterina, ma nella zona ci sono numerose altre strutture religiose. La Madre Abbadessa del monastero di Santa Santa Chiara di San Severino ha chiarito che la suora che ha partorito non è "di clausura" in uno dei conventi della zona. "La vicenda - ha detto - non riguarda alcuna sorella clarissa della nostra comunità, né consorelle di monasteri della zona". "Desidero affermare ciò - ha aggiunto - in modo categorico per fugare ogni dubbio e smentire le inesatte informazioni che circolano in questo momento e che hanno spinto molti giornalisti a rivolgersi al nostro indirizzo". Suor Rosella tiene a difendere "il significato della nostra scelta di vita", e assicura che "nessuna suora di clausura degli 8 conventi della Diocesi di Camerino-San Severino ha messo al mondo un figlio".
LA VERSIONE DEL CONVENTO - Dal convento delle Sorelle missionarie dell'Amore del Cuore di Cristo di San Severino Marche assicurano che la giovane che ha partorito "non è una suora, è una ragazza che stiamo aiutando". Di sicuro però si sa che viene dalla Bolivia e la sua età. Diverse fonti garantiscono che si tratti proprio di una religiosa, ma le consorelle non hanno voluto aggiungere nient'altro, senza spiegare neanche se la donna abbia o meno preso i voti. Intanto si è saputo che è stata dimessa dall'ospedale.
Unione Sarda

sabato 30 luglio 2011

“Bestemmi su Facebook? C’è una multa da 300 euro”

L’Ansa scrive: il blog cattolico Pontifex ha presentato una denuncia per chiedere l’oscuramento dei gruppi blafemi

Il blog cattolico Pontifex dichiara guerra ai gruppi su Facebook che propagandano la bestemmia, denunciandoli penalmente e chiedendone ‘l’immediato oscuramento’.
DENUNCIA – La denuncia e’ stata presentata ai sensi dell’articolo 724 del Codice Penale – cosi’ come modificato da una sentenza della Consulta nel 1995 e da un decreto legislativo del 1999 -, che punisce ‘chiunque pubblicamente bestemmia, con invettive o parole oltraggiose, contro la Divinita”. Pontifex chiede una sanzione pecuniaria da 51 a 309 euro per ogni iscritto (‘reo di bestemmia’) ai gruppi Facebook di cui produce un dettagliato elenco chiedendone la chiusura: sono sette i gruppi del popolare social network nel mirino di Pontifex, tra cui la ‘Confraternita dei Frati bestemmianti’, il ‘Club della bestemmia’, ‘Radio Bestemmia’. “Siamo certi – dicono al blog e quotidiano cattolico – che la Polizia postale e lo staff di Facebook interverranno con solerzia’. (ANSA)



http://www.giornalettismo.com

mercoledì 20 luglio 2011

Polish priests threatened with jail for plagiarising sermons


Poland's 28,000 Roman Catholic priests have been told by church authorities that they may be fined if they are discovered to have plagiarised their sermons from the internet, and could even face up to three years in prison.
The church has published a self-help book on writing sermons to lure parish priests away from the growing habit of stealing the words of their fellow clergy.
Father Wieslaw Przyczyna, the co-author of To Plagiarise or not to Plagiarise, told Polish media that the guide had been written to address what had become an increasingly common problem, as more churches put their sermons online and an increasing numbers of priests used the internet.
Przyczyna, a sermon expert at Krakow's Pontifical Academy of Theology, added that the book's aim was to shame culprits and prompt them to confess what they had done.
"Unfortunately the practice has become more usual than not," he said. "But if a priest takes another priest's words and presents them as his own without saying where he got them from, this is unethical and against the rules of authorship."
Responses to the self-help guide suggest that the problem also exists in other parts of the world, particularly in Britain and America, where the practice has been dubbed "pastoral plagiarism". In the US, the Rev E Glenn Wagner, a former evangelical pastor, and the Rev Robert Hamm, a former minister, resigned in 2004 after admitting to lifting sermons.
Homilists - or experts in the art of religious discourse - argue that while it might be a popular view that no sermon is necessarily based on original thought, a priest should be encouraged to convey ideas in his own words to help foster better dialogue with his congregation.
The 150-page Polish guide is being sold to priests in for £6.
The church authorities have said they will start to carry out systematic checks in an attempt to clamp down on the practice and will rely on sharp-eared parishioners to compare online texts with those in Biblioteka Kaznodziejska, a monthly magazine that publishes sermons which have been delivered from the pulpit in Poland.
Church heads are also discussing the possibility of teaching trainee priests about the concept of intellectual property.
The main culprits are said not to be older priests, who often do not have access to the internet, but their more youthful counterparts.
Young priests turn to the web when they are less than proficient at public speaking, and particularly on a Saturday night when they are panicking about having nothing to say at mass the following morning, said Przyczyna.
But Przyczyna has already faced a backlash to his anti-plagiarism crusade. He told the online Catholic News Service that he had received complaints for "harassing priests and exposing their weaknesses".