Il Copenhagen Post riferisce della pena esemplare inflitta a un elfo di Babbo Natale dal pastore della Løkken Free Church di Vendsyssel, sulla penisola di Jutland, in Danimarca. Il Reverendo Jon Knudson spiega che ama molto il Natale ma non sopporta affatto gli elfi, che definisce: “creature del Diavolo” capaci di “far ammalare i bambini”. Descrive l’utilizzo degli esserini tra gli ornamenti della Stagione come “equivalente ad addobbare con bandiere naziste” e ha reagito a modo suo, inscenando l’impiccagione in effigie di un elfo sul frontale della chiesa. Il pupazzo però è stato salvato da un parrocchiano che ha fatto sapere che l’avrebbe tenuto al sicuro fino a dopo le Feste. E’ stato denunciato per furto dal prete, ma la polizia locale ha risposto che aveva di meglio da fare che occuparsi di elfi imbottiti… (Fonte), (Foto)
essentialnews
È sorprendente vedere come la Chiesa cattolica abbia a cuore i poveri e quanto tenga a distinguersi da essi.
giovedì 3 marzo 2011
Svezia, la Chiesa ha coperto per 30 anni i preti pedofili?
Oggi il clero scandinavo ammette: per decenni i prelati sono stati liberi di fare quel che volevano. “Nessuna redenzione per loro”, dice ora il vescovo.
Troppo tardi, e troppo poco. Il commento del vescovo di Stoccolma Anders Arborelius dovrebbe essere sufficiente a rimarginare la ferita che la chiesa di Svezia ha inferto ai suoi fedeli e alla Chiesa intera? “Per lui, non ci sarà salvezza”, dice riferendosi al sacerdote pedofilo di recente morto. Altri
due preti violentatori di bambini sono ancora vivi: in totale fanno tre. Tre preti, e la Chiesa di Svezia ha ammesso oggi che hanno compiuto le loro azioni criminali negli scorsi 30 anni, senza mai essere fermati o segnalati.
SAPEVANO? – Non è chiaro se la Chiesa Svedese li abbia coscientemente coperti. Di certo è improbabile che non sapesse, e di certo la macchia è indelebile.
Tanto per non farsi mancare niente, diciamo.
NESSUNA GIUSTIZIA – Siccome tutte queste informazioni sono emerse solo in questi giorni come risultato di una indagine interna alla Chiesa di Svezia, è realistico che qualcuno sapesse anche prima. Ma tanto, nessuno renderà giustizia alle vittime perchè, come detto, la tagliola della prescrizione ha affondato ogni cosa. E inoltre, nessuno dei tre uomini è più nei ranghi della Chiesa, per cui nemmeno la palliativa sanzione ecclesiastica potrà essere applicata contro di loro.
“Molestare un minore è un crimine abietto che causa una vita di sofferenze. Per me non c ci dovrebbe essere prescrizione per l’abuso infantile”, dice il vescovo di Stoccolma in una nota. “La Chiesa Cattolica non potrà mai riparare ciò che è successo alle vittime, ma vogliamo che questa indagine dia loro almeno la verità. Visto che i crimini si sono verificati fra il 1940 e il 1970 non possono più essere perseguiti e la Chiesa non ha in programma di intraprendere nessun altra azione legale.
http://www.giornalettismo.com/
Troppo tardi, e troppo poco. Il commento del vescovo di Stoccolma Anders Arborelius dovrebbe essere sufficiente a rimarginare la ferita che la chiesa di Svezia ha inferto ai suoi fedeli e alla Chiesa intera? “Per lui, non ci sarà salvezza”, dice riferendosi al sacerdote pedofilo di recente morto. Altri
due preti violentatori di bambini sono ancora vivi: in totale fanno tre. Tre preti, e la Chiesa di Svezia ha ammesso oggi che hanno compiuto le loro azioni criminali negli scorsi 30 anni, senza mai essere fermati o segnalati.SAPEVANO? – Non è chiaro se la Chiesa Svedese li abbia coscientemente coperti. Di certo è improbabile che non sapesse, e di certo la macchia è indelebile.
La Chiesa Cattolica di Svezia ha confermato che tre preti avrebbero abusato sessualmente di bambini nello spazio di 30 anni. Si sa che i preti pedofili, uno dei quali è morto, avrebbero abusato sessualmente di complessivamente 5 bambini fra il 1940 e il 1970, delitto perciò ormai andato in prescrizione. L’arcivescovo di Stoccolma Anders Arborelius ha detto Sabato che non potrà esserci “alcuna redenzione” per i tre. Un prete ha abusato di due bambini, un altro ha abusato di una ragazza per quattro anni prima che se ne lamentasse. Il terzo prete avrebbe molestato due ragazze, sorelle fra di loro, mentre era in una relazione con la madre.
Tanto per non farsi mancare niente, diciamo.
NESSUNA GIUSTIZIA – Siccome tutte queste informazioni sono emerse solo in questi giorni come risultato di una indagine interna alla Chiesa di Svezia, è realistico che qualcuno sapesse anche prima. Ma tanto, nessuno renderà giustizia alle vittime perchè, come detto, la tagliola della prescrizione ha affondato ogni cosa. E inoltre, nessuno dei tre uomini è più nei ranghi della Chiesa, per cui nemmeno la palliativa sanzione ecclesiastica potrà essere applicata contro di loro.
Uno dei tre preti è morto, un altro si è spretato e il terzo non è stato identificato, dice la Chiesa. L’ex-prete, tuttora vivo, declina “del tutto” ciò che è scritto nel rapporto investigativo.Se la Chiesa si fosse messa in moto più velocemente, forse il terzo prete avrebbe potuto essere individuato. Nelle parole del Vescovo praticamente una resa: il caso è prescritto, i preti sono irrintracciabili, non si prenderanno provvedimenti di alcun genere. Le vittime ringraziano.
“Molestare un minore è un crimine abietto che causa una vita di sofferenze. Per me non c ci dovrebbe essere prescrizione per l’abuso infantile”, dice il vescovo di Stoccolma in una nota. “La Chiesa Cattolica non potrà mai riparare ciò che è successo alle vittime, ma vogliamo che questa indagine dia loro almeno la verità. Visto che i crimini si sono verificati fra il 1940 e il 1970 non possono più essere perseguiti e la Chiesa non ha in programma di intraprendere nessun altra azione legale.
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mercoledì 2 marzo 2011
Pakistan, ucciso ministro cristiano Vaticano: "Difendere libertà religiosa"
Shahbaz Bhatti, unico cattolico del governo alla guida del dicastero sulle minoranze religiose, vittima di un agguato a Islamabad. i Taliban rivendicano. Si era battuto contro la legge sulla blasfemia e per la grazia ad Asia Bibi, la donna cristiana condannata a morte.
Negli ultimi mesi era stato minacciato di morte per aver chiesto di modificare la legge sulla blasfemia e per essersi batuto per la grazia per Asia Bibi, la donna cristiana condannata a morte nel giugno 2009 proprio in base a quella legge. Asia Bibi, madre di due figli, ribattezzata la "Sakineh cristiana", è in attesa del processo d'appello davanti alla Corte di Lahore. E' accusata di aver insultato Maometto durante una discussione con le colleghe, in Punjab. "Ringrazio Dio per avermi dato questa opportunità di continuare la mia lotta perle minoranze oppresse del Pakistan", aveva affermato Bhatti dopo la conferma nell'incarico, i cristiani e le altre minoranze sono cittadini del Pakistan e hanno gli stessi diritti di qualsiasi altro cittadini perchè i nostri padri hanno sacrificato la loro vita per il Paese". A gennaio Bhatti era stato tra i primi a condannare l'omicidio del governatore del Punjab, Salmaan Taseer, finito anche lui nel mirino degli integralisti per aver chiesto di abolire la legge sulla blasfemia.
Sul luogo dell'attentato sono stati trovati volantini dei taliban pachistani. Da una prima ricostruzione, Bhatti era da poco uscito di casa con la sua auto, non blindata e senza scorta, quando da una vettura bianca gli sono stati sparati una ventina di colpi. L'auto degli attentatori si è immediatamente allontanata. L'attentato è avvenuto nei pressi del mercato di un quartiere residenziale della capitale. Bhatti è deceduto durante il trasferimento in ospedale. Le tv hanno mostrato le immagini della vettura crivellata di colpi.
L'assassinio del ministro pachistano "è un nuovo fatto di violenza di terribile gravità. Esso dimostra quanto siano giusti gli interventi insistenti del Papa a proposito della violenza contro i cristiani e contro la libertà religiosa in generale", ha commentato il portavoce vaticano, padre Federico Lombardi. "Bhatti - ha detto ancora il gesuita - era il primo cattolico a ricoprire un tale incarico. Ricordiamo che era stato ricevuto dal Santo padre nello scorso settembre e aveva dato testimonianza del suo impegno per la pacifica convivenza fra le comunità religiose del paese". "Alla preghiera per la vittima, alla condanna per l'inqualificabile atto di violenza, alla vicinanza ai cristiani pachistani così colpiti dall'odio, si unisce l'appello - ha concluso padre Lombardi - perché tutti si rendano conto dell'urgenza drammatica della difesa della libertà religiosa e dei cristiani oggetto di violenza e persecuzione".
Condanna anche dal governo italiano. Per il ministro degli Esteri Franco Frattini si tratta di un atto di "violenza intollerabile contro una persona che si era distinta per la sua visione ed impegno a costruire una società basata sul dialogo e la tolleranza nei confronti di tutte le minoranze e le diverse religioni".
http://www.repubblica.it
I pastori sardi ricevuti in Vaticano cantano per il Papa l'Ave Maria in limba
Dopo Milano i pastori sardi sono tornati a Roma questa volta non per manifestare la loro protesta, ma per una pacifica visita in Vaticano, durante l’udienza papale del mercoledì nella sala Nervi gremita da settemila fedeli provenienti da tutto il mondo.
Stamane una settantina di allevatori del Movimento pastori sardi con i loro fazzoletti blu e gialli al collo, hanno ascoltato le parole del Papa e lo hanno salutato calorosamente intonando un’Ave Maria in limba quando il Pontefice si è rivolto a loro con parole sentite: "Saluto gli allevatori sardi e a tutti assicuro la mia preghiera", ha detto Benedetto XVI. Il grido "pastori, pastori", si è levato più volte dai posti nelle prime file riservate agli allevatori per questa visita organizzata dalla Diocesi di Sassari e dall' arcivescovo Paolo Atzei che però non è potuto venire.
In aereo da Alghero e da Cagliari, e in traghetto da Olbia, invece, sono arrivati numerosi, con una forte presenza femminile di moglie, madri e figli di pastori. Da Orune, Bitti, Sindia, Tula, Ozieri, Desulo e Pabillonis, sono giunti in Vaticano portando doni della tradizione regionale, pane, formaggi e dolci, da offrire al Santo Padre. Poi hanno assistito all’udienza generale dedicata oggi al santo francese Francesco da Sales. Non a caso l’immensa sala Nervi era affollata di pellegrini provenienti dalla Francia. "Un grande onore avere la possibilità di far sentire la nostra voce a sua Santità, il principale pastore di anime della Terra", ha scritto Diego Manca di Bitti, a nome della delegazione del Msp, nel messaggio consegnato al prefetto vaticano per farlo pervenire al Papa: "Noi siamo umili pastori di pecore. I nostri diritti sono disattesi e umiliati da chi ha sempre speculato sulle nostre spalle e con scelte di comodo che ci stanno facendo scomparire". Una lettera per denunciare la gravissima crisi che colpisce trentamila aziende e che il Movimento sta cercando in ogni modo di far conoscere nella speranza di ottenere qualche risultato politico ed economico.
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Papa: Gesù condannato non da "popolo ebraico" ma da "giudei"
Anticipati alla stampa alcuni brani del nuovo volume su Gesù di Nazaret. L'ultima cena "non è stata una cena pasquale" ebraica
Per due volte il Papa sottolinea che non si tratta del popolo ebraico in senso generale, un fraintendimento generato – osserva – dall’espressione “tutto il popolo” che si trova in Matteo, “fatale nelle sue conseguenze”. In realtà – spiega -, il termine “giudei” in Giovanni “non indica affatto, come il lettore moderno forse tende ad interpretare, il popolo d’Israele come tale, ancor meno essa ha un carattere ‘razzista’” ma “ha un significato preciso e rigorosamente limitato: egli designa con essa l’aristocrazia del tempio”. Marco parla di “ochlos” cioè “massa”: “Si tratta di fatto dei sostenitori di Barabba non però il popolo ebreo come tale”. Benedetto XVI fornisce anche un ritratto di Pilato e delle motivazioni che hanno giocato nella sua decisione di condannare Gesù. In particolare sottolinea come il cuore del processo sia la questione della “verità” in quanto aspetto caratterizzante del “regno” portato dal nazareno. Scrive: “La verità è forse una categoria politica? Oppure il ‘regno’ di Gesù non ha niente a che fare con la politica? (...) può la politica assumere la verità come categoria per la sua struttura? (...) dall’altra parte, che cosa succede se la verità non conta nulla? Quale giustizia allora sarà possibile? (...) Non è forse vero che le grandi dittature sono vissute in virtù della menzogna ideologica e che soltanto la verità poté portare la liberazione?”
Scrive il Papa: “Il mondo è ‘vero’ nella misura in cui rispecchia Dio” e “diventa tanto più vero quanto più si avvicina a Dio”. Solo così diventa “decifrabile” e “accessibile”. Benedetto XVI affronta il rapporto tra verità e scienza. “Con la crescente conoscenza della verità funzionale sembra piuttosto andare di pari passo una crescente cecità per ‘la verità’ stessa (...). Che cos’è la verità? Non soltanto Pilato ha accantonato questa domanda come irrisolvibile e, per il suo compito, impraticabile. Anche oggi, nella disputa politica come nella discussione circa la formazione del diritto, per lo più si prova fastidio per essa. Ma senza la verità l’uomo non coglie il senso della sua vita, lascia, in fin dei conti, il campo ai più forti. ‘Redenzione’ nel senso pieno della parola può consistere solo nel fatto che la verità diventi riconoscibile. Ed essa diventa riconoscibile, se Dio diventa riconoscibile. Egli diventa riconoscibile in Gesù Cristo. In Lui Dio è entrato nel mondo, ed ha con ciò innalzato il criterio della verità in mezzo alla storia”. E conclude: “L’umanità si troverà sempre nuovamente davanti a tale alternativa: dire ‘sì’ a quel Dio che opera soltanto con il potere della verità e dell’amore o contare sul concreto, su ciò che è a portata di mano, sulla violenza”.
Un altro tema che si trova nei brani anticipati alla stampa è quello della datazione della Pasqua, al centro del dibattito per le discrepanze tra i Vangeli sinottici e quello di Giovanni. Pur essendo identica la scansione degli avvenimenti, Giovanni posticipa di un giorno la celebrazione della Pasqua ebraica rispetto ai sinottici (che la fissano tra giovedì e venerdì). Così, in Giovanni “l’ultima cena”, il giovedì, non coincide con la cena pasquale ebraica, e la morte di Gesù, il venerdì, avviene nel giorno di Parasceve, vigilia della Pasqua ebraica. È questa lettura che Benedetto XVI abbraccia definitivamente, spiegando le motivazioni che lo hanno qui condotto. Afferma dunque: “Una cosa è evidente nell’intera tradizione: l’essenziale di questa cena di congedo non è stata l’antica Pasqua, ma la novità che Gesù ha realizzato in questo contesto. Anche se questo convivio di Gesù con i Dodici non è stata una cena pasquale secondo le prescrizioni rituali del giudaismo, in retrospettiva si è resa evidente la connessione interiore dell’insieme con la morte e risurrezione di Gesù: era la Pasqua di Gesù. E in questo senso Egli ha celebrato la Pasqua e non l’ha celebrata: i riti antichi non potevano essere praticati; quando venne il loro momento, Gesù era già morto. Ma Egli aveva donato se stesso e così aveva celebrato con essi veramente la Pasqua. In questo modo l’antico non era stato negato, ma solo così portato al suo senso pieno”.
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Papa Ratzinger racconta l'ultima settimana di Gesù
Che cosa è veramente accaduto durantel’ultima settimana della vita terrena di Gesù di Nazaret? Gesù era un rivoluzionario politico? Chi fu veramente responsabile per la sua morte? E soprattutto, quell’uomo è davvero risorto dai morti? Sono le domande a cui risponde nuovo libro di Benedetto XVI, che sarà presentato ufficialmente in Vaticano il prossimo 10 marzo. S’intitola Gesù di Nazaret: la Settimana Santa.Dall’ingresso in Gerusalemme alla resurrezione (edito in Italia dalla Lev, 380 pagine) ed è la continuazione del primo volume nel quale Papa Ratzinger aveva presentato la prima parte della vita di Cristo.
Ecco in anteprima l’indice e il contenuto dei singoli capitoli. Il primo tratterà dell’«ingresso a Gerusalemme e della purificazione del Tempio ». Il secondo è dedicato al «discorso escatologico di Gesù» e parla della distruzione del Tempio, dei «tempi dei Gentili » e della «profezia e apocalisse ». Il terzo capitolo è dedicato alla «lavanda dei piedi» che Cristo compie sui discepoli: vi si tratta anche del «mistero del traditore», cioè Giuda, e delle «due conversazioni con Pietro». Il quarto capitolo è dedicato alla «preghiera sacerdotale di Gesù» e alla «festa ebraica dell’espiazione » che ne rappresenta il «background biblico».
Il quinto capitolo è interamente dedicato all’ultima cena. Il Papa parla del problema della sua datazione (da lui già affrontato in un’omelia del Giovedì santo), dell’istituzione dell’eucaristia, della «teologia delle parole» connessa a quel gesto fondamentale e del passaggio «dall’ultima cena all’eucaristia della domenica mattina».
Quindi, nel sesto capitolo, Ratzinger porterà il lettore nel Getzemani, descrivendo la preghiera di Gesù al Padre. Il successivo capitolo, il settimo è dedicato al «processo a Gesù»: vi si leggeranno le «discussioni preliminari nel Sinedrio », la presenza di Gesù davanti ai capi giudei e quindi davanti a Ponzio Pilato. L’ottavo capitolo parlerà della «Crocifissione e sepoltura di Gesù». Benedetto XVI rifletterà su «parola ed evento nella narrativa della Passione», sulle parole di Gesù dalla croce, del «lamento per l’abbandono », delle vesti tirate a sorte e delle «donne ai piedi della croce», per concludersi con la morte e la sepoltura.
Infine, il nono capitolo, tratterà dell’evento centrale e fondante del cristianesimo, «la risurrezione di Gesù dai morti». Il Papa risponderà alla domanda su che cosa sia la risurrezione, e analizzerà «i due tipi differenti di testimonianza » su questo evento, la «tradizione confessionale» che parla dell’«enigma della tomba vuota», del «terzo giorno » e dei primi «testimoni». Quindi spiegherà la «tradizione narrativa», descrivendo le apparizioni di Gesù nei Vangeli e a Paolo, concludendo il capitolo con il «significato storico» della resurrezione. Il volume termina con un epilogo: «Gesù ascende al cielo – Siede alla destra del padre e di nuovo verrà nella gloria». Il fatto che abbia deciso di dedicare una seconda fatica letteraria a Gesù, per mostrare come il Cristo della fede coincida con il Gesù della storia, sta a indicare quanto importante egli ritenga in questo nostro tempo che la Chiesa si dedichi alla nuova evangelizzazione senza dare per scontato che la fede ancora ci sia.
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Insegnante di religione dice sì all’uso del preservativo: licenziato!
Aveva dato parere favorevole all’ipotesi di installare distributori di condom nel suo istituto.
“Da settembre sono disoccupato perché lo scorso anno ho detto pubblicamente che ero d’accordo con il progetto di educazione sessuale nella mia scuola che prevedeva l’installazione di distributori di condom.” Lo ha raccontato Genesio Petrucci, professore di religione del liceo Keplero di Roma, a Gay Center. “Già in precedenza avevo avuto richiami dal Vicariato perché, da omosessuale, avevo preso parte ad alcune manifestazioni per i diritti dei gay. Il 31 agosto, scaduto il contratto, non mi è stato più rinnovato. Quando ho chiesto spiegazioni mi è stato comunicato a voce che la motivazione ufficiale del mancato incarico era legata all’assenso al progetto di educazione sessuale previsto nella scuola.”
LICENZIAMENTO SCANDALOSO – “È un licenziamento scandaloso e siamo pronti a dare battaglia in tutte le sedi per far revocare il provvedimento – dichiara Fabrizio Marrazzo, portavoce del Gay Center di Roma – Genesio Petrucci ha perso il lavoro a quanto pare a causa del suo orientamento sessuale e del suo sì a educare i giovani anche alla prevenzione dell’Aids. Si tratta a quanto pare di una sentenza ideologica. Petrucci viene fatto fuori dal suo lavoro perché la pensa in modo diverso. A Genesio Petrucci va tutta la nostra solidarietà e vicinanza. Sappiamo da vicino, anche perché Genesio Petrucci è un volontario del numero verde di Gay Help Line, con quanta passione abbia portato avanti il suo impegno come insegnante per una scuola vicina ai bisogni dei più giovani, sostenendo un provvedimento, quello sulla distribuzione dei preservativi, che avvicina la scuola italiana a quelle del resto d’Europa.”
GLI STUDENTI SONO CON LUI – Per Daniele Stoppello, responsabile dell’Ufficio Legale di Gay Help, il servizio di assistenza e consulenza contro omofobia e trans fobia, “è una storia molto triste: sono troppe le persone lesbiche, gay e trans il lavoro viene messo a rischio in nome del proprio orientamento sessuale o della propria identità di genere. Il nostro servizio si occupa sempre più spesso di casi di mobbing o licenziamento. Per questo per questo ho ricevuto incarico da Genesio Petrucci di tutelare i suoi diritti presso tutte le sedi competenti perché su questa vicenda occorre fare chiarezza e riaffermare la giustizia.” Alberto Belloni, rappresentante degli studenti in consiglio d’istituto, si schiera con Petrucci: “La comunità studentesca del Keplero si stringe attorno al professor Petrucci a cui esprimiamo solidarietà e vicinanza. Da parte nostra c’è viva preoccupazione per questo misterioso e scandaloso licenziamento. Ci confronteremo a scuola per discutere la vicenda.”
http://www.giornalettismo.com
LICENZIAMENTO SCANDALOSO – “È un licenziamento scandaloso e siamo pronti a dare battaglia in tutte le sedi per far revocare il provvedimento – dichiara Fabrizio Marrazzo, portavoce del Gay Center di Roma – Genesio Petrucci ha perso il lavoro a quanto pare a causa del suo orientamento sessuale e del suo sì a educare i giovani anche alla prevenzione dell’Aids. Si tratta a quanto pare di una sentenza ideologica. Petrucci viene fatto fuori dal suo lavoro perché la pensa in modo diverso. A Genesio Petrucci va tutta la nostra solidarietà e vicinanza. Sappiamo da vicino, anche perché Genesio Petrucci è un volontario del numero verde di Gay Help Line, con quanta passione abbia portato avanti il suo impegno come insegnante per una scuola vicina ai bisogni dei più giovani, sostenendo un provvedimento, quello sulla distribuzione dei preservativi, che avvicina la scuola italiana a quelle del resto d’Europa.”
GLI STUDENTI SONO CON LUI – Per Daniele Stoppello, responsabile dell’Ufficio Legale di Gay Help, il servizio di assistenza e consulenza contro omofobia e trans fobia, “è una storia molto triste: sono troppe le persone lesbiche, gay e trans il lavoro viene messo a rischio in nome del proprio orientamento sessuale o della propria identità di genere. Il nostro servizio si occupa sempre più spesso di casi di mobbing o licenziamento. Per questo per questo ho ricevuto incarico da Genesio Petrucci di tutelare i suoi diritti presso tutte le sedi competenti perché su questa vicenda occorre fare chiarezza e riaffermare la giustizia.” Alberto Belloni, rappresentante degli studenti in consiglio d’istituto, si schiera con Petrucci: “La comunità studentesca del Keplero si stringe attorno al professor Petrucci a cui esprimiamo solidarietà e vicinanza. Da parte nostra c’è viva preoccupazione per questo misterioso e scandaloso licenziamento. Ci confronteremo a scuola per discutere la vicenda.”
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La parrocchia: «Non fate l’elemosina»
Don Mario: se ottengono il denaro gli accattoni non cambieranno vita. Le voci del parroco e dei fedeli oggi a Radio19 su News Jockey tra le 16 e le 18
Carità cristiana e laica solidarietà, slanci del cuore e razionali esitazioni. Ma se in parrocchia appare un cartello che invita a non incoraggiare l’accattonaggio, sulle prime la perplessità è lecita: la chiesa, nel 2011, mette al bando l’elemosina ai poveri?
Succede alla Consolazione di via XX Settembre, nel centro di Genova, affidata ai padri agostiniani. Nel cuore della strada dello shopping che è diventata, da anni, il luogo di raduno di una composita corte dei miracoli. Da qualche giorno, sulle acquasantiere all’ingresso (una per navata) sono spuntati due cartelli: «L’accattonaggio non va incentivato, scegliete altre forme di carità».
Ed è un invito che apre un dibattito, nella parrocchia che il cardinale Angelo Bagnasco visiterà tra due settimane incontrando gli operatori della carità del vicariato che comprende anche Carignano e la Foce: la data fissata è lunedì 14 marzo.
http://www.ilsecoloxix.it
Succede alla Consolazione di via XX Settembre, nel centro di Genova, affidata ai padri agostiniani. Nel cuore della strada dello shopping che è diventata, da anni, il luogo di raduno di una composita corte dei miracoli. Da qualche giorno, sulle acquasantiere all’ingresso (una per navata) sono spuntati due cartelli: «L’accattonaggio non va incentivato, scegliete altre forme di carità».
Ed è un invito che apre un dibattito, nella parrocchia che il cardinale Angelo Bagnasco visiterà tra due settimane incontrando gli operatori della carità del vicariato che comprende anche Carignano e la Foce: la data fissata è lunedì 14 marzo.
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Cagliari, il gesuita e la meditazione "La via di salvezza si chiama zen"
Padre Francesco Piras, 96 anni, insegna meditazione a Cagliari. Hanno seguito i suoi corsi almeno diecimila persone. "La via di salvezza si chiama zen".
Alla faccia dei 96 anni compiuti proprio l'altra domenica, ha ben chiaro il segreto del suo successo: «So cosa vuole da me la gente». Gente vuol dire operai, ragazzi, intellettuali, impiegati. Arrotondando per difetto, sono più di diecimila le persone che hanno seguito finora le sue lezioni. Ha esordito nel 1982 con un corso che pareva riciclato da una tardiva cultura hippy: meditazione. Meditazione de che?, un gesuita che insegna meditazione zen? Padre Francesco Piras, servus Jesus, ridacchia vagamente mefistofelico mentre racconta la scelta di una vita: «Spiegare al prossimo come arrivare alla perfezione».
Si può raggiungere la perfezione qui, in terra?
«Certo che si può. Attraverso lo zen si può raggiungere la perfezione umana».
Dice d'averlo capito prima di molti altri. Quando ha cominciato, non c'erano neppure testi in italiano che parlassero di filosofia orientale. «Ma è stato proprio questo il ponte che mi ha unito al prossimo». Molto prossimo, tanto prossimo, qualcuno dice perfino troppo per uno che indossa l'abito talare e che sembra ogni tanto non ricordarsene. Ancora oggi riempie puntualmente il teatro di via Ospedale a Cagliari. «Ho molti allievi semplicemente perché ho intuito di cosa c'è bisogno. Il fatto è, ma questo non lo scriva, che i preti dicono cose inutili, cose che non interessano. Per questo le chiese si svuotano».
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Gesù, bambolotto parlante
La CNN dà notizia di un’azienda americana che tra breve metterà in commercio dei bambolotti parlanti di Gesù, Mosé e la Madonna. Alti 30 cm, basta premere un bottone sulla schiena perchÃé recitino versi biblici o, nel caso di Mosé, i 10 comandamenti. I produttori si aspettano di venderne circa 50mila pezzi entro fine anno. (Fonte), (Foto)
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Per Dio è peccato volare
Secondo quanto riportato dal Times, il Vescovo anglicano di Londra, Richard Chartres, ha dichiarato che è peccato utilizzare l’aereo per andare in vacanza in quanto contribuisce all’effetto sera: “Volare per un viaggio di piacere o acquistare una macchina grande sono sintomi del peccato”, ha detto, “Il peccato non è solo una lista ristretta di errori morali, è vivere una vita rovesciata dove la gente ignora le conseguenze delle proprie azioni”. Le estensioni “verdi” ai 10 Comandamenti proposte da Chartres verranno trasmesse a tutte le diocesi inglesi della Chiesa anglicana per l’insegnamento ai fedeli. (Fonte)
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Yara: parroco di Brembate, genitori 'distrutti'
Acquisite le immagini delle telecamere
Brembate Sopra - Quello che emerge, a poche ore dal ritrovamento del corpo senza vita della tredicenne Yara Gambirasio, è la possibilità che possa essere stato abbandonato nel campo, la sera stessa dalla scomparsa. Ipotesi supportata dalle condizioni in cui è stato rinvenuto il corpo, in avanzato stato di decomposizione e con indosso gli stessi vestiti che aveva il giorno della scomparsa, il 26 novembre 2010.
D'altro canto, una seconda ipotesi si fa strada tra gli inquirenti, ovvero che il cadavere possa essere stato abbandonato nel campo proprio in questi giorni. Si tratta infatti di una zona spesso interessata dal passaggio di persone e in molti ritengono improbabile che il corpo sia stato trovato solo oggi senza essere stato mai notato prima. Testimoni raccontano inoltre di un'automobile giunta stamane proprio nei pressi del luogo del ritrovamento e ripartita a gran velocità pochi minuti dopo. Alcuni residenti ritengono dunque che il corpo sia stato abbandonato di recente. Intanto sono state acquisite le immagini delle telecamere delle ditte situate nelle vicinanze del campo incolto.
E' immenso il dolore a Brembate Sopra, dove il parroco don Corinno Scotti, nel descrivere come ha visto i genitori di Yara Gambirasio, ha raccontato che sono "distrutti". "Siamo rimasti in silenzio - ha aggiunto - perchè non ci sono parole per descrivere tragedie come queste".
D'altro canto, una seconda ipotesi si fa strada tra gli inquirenti, ovvero che il cadavere possa essere stato abbandonato nel campo proprio in questi giorni. Si tratta infatti di una zona spesso interessata dal passaggio di persone e in molti ritengono improbabile che il corpo sia stato trovato solo oggi senza essere stato mai notato prima. Testimoni raccontano inoltre di un'automobile giunta stamane proprio nei pressi del luogo del ritrovamento e ripartita a gran velocità pochi minuti dopo. Alcuni residenti ritengono dunque che il corpo sia stato abbandonato di recente. Intanto sono state acquisite le immagini delle telecamere delle ditte situate nelle vicinanze del campo incolto.
E' immenso il dolore a Brembate Sopra, dove il parroco don Corinno Scotti, nel descrivere come ha visto i genitori di Yara Gambirasio, ha raccontato che sono "distrutti". "Siamo rimasti in silenzio - ha aggiunto - perchè non ci sono parole per descrivere tragedie come queste".
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Bagnasco: "Clima avvelenato, basta scontri"
«L’equilibrio di per sé è una virtù...». Non si scompone per nulla il cardinale Angelo Bagnasco, arcivescovo di Genova e presidente della Cei, di fronte alle critiche di chi, sperando che la Chiesa contribuisse a dare una spallata al premier, ha giudicato troppo «equilibrate» le parole da lui pronunciate un mese fa sul caso Ruby. Non si scompone, e continuando a sfiorare l’anello cardinalizio che Benedetto XVI gli ha donato, guarda oltre. Chiede al mondo della politica e delle istituzioni di porre fine alla delegittimazione reciproca che avvelena il clima e rischia di essere senza ritorno. Ricorda ai cattolici che non può esservi «contrattazione» su valori come la vita, la famiglia, la libertà di educazione. Ribadisce che il disegno di legge sul fine vita va sostenuto perché «corrisponde al buon senso». Chiede che l’Europa sia presente in modo «adeguato, tempestivo ed efficace» nell’aiutare l’Italia a fronteggiare l’ondata migratoria dal Nord Africa e invita a «vigilare» perché questi flussi non abbiano «un impatto devastante» sugli equilibri interni del nostro Paese.
Eminenza, nell’ultima prolusione lei ha parlato di «fibrillazione politica e istituzionale» e di poteri dello Stato che «si tendono tranelli». Ha chiesto a tutti di auto limitarsi. Le sue parole sono state ascoltate?
«Per la verità, personalità diverse quanto a collocazione politica e sensibilità culturale mi hanno fatto capire di condividere la stessa preoccupazione per i “tranelli” da evitare. Si sta producendo una delegittimazione reciproca e se non si sta attenti potrebbe essere troppo tardi qualora si decidesse di tornare a maggior senso delle istituzioni. La gente, dal canto suo, ha a che fare ogni giorno con questioni molto concrete e decisamente esigenti. Francamente non merita di dover assistere a questo spettacolo che sembra riprodurre il genere urlato di certi dibattiti televisivi, dove chi alza di più la voce vorrebbe dimostrare di aver ragione. La fibrillazione politica ed istituzionale non avvantaggia la società e rischia di creare un clima avvelenato che rende insicuri e, alla lunga, intolleranti».
«Per la verità, personalità diverse quanto a collocazione politica e sensibilità culturale mi hanno fatto capire di condividere la stessa preoccupazione per i “tranelli” da evitare. Si sta producendo una delegittimazione reciproca e se non si sta attenti potrebbe essere troppo tardi qualora si decidesse di tornare a maggior senso delle istituzioni. La gente, dal canto suo, ha a che fare ogni giorno con questioni molto concrete e decisamente esigenti. Francamente non merita di dover assistere a questo spettacolo che sembra riprodurre il genere urlato di certi dibattiti televisivi, dove chi alza di più la voce vorrebbe dimostrare di aver ragione. La fibrillazione politica ed istituzionale non avvantaggia la società e rischia di creare un clima avvelenato che rende insicuri e, alla lunga, intolleranti».
Che cosa preoccupa di più la Chiesa in questo momento, guardando all’Italia?
«La preoccupazione di fondo è che una visione edonista della vita abbia la meglio, mortifichi la dignità personale, e corrompa le energie migliori del nostro Paese. Siamo tutti avvertiti del fatto che una certa cultura della seduzione ha introdotto una mentalità, e ancor prima una pratica di vita, dove sono state messe al bando parole come sacrificio, impegno, disinteresse, e tutto sembra diventare moneta. Questo ha indotto anche tra i giovani falsi miraggi: la rincorsa alla vita facile più che il bene, cercare l’utile più che il vero, inseguire l’effimero anziché ciò che dura. Oggi, di fronte alla crisi economica, ci si rende conto finalmente che non si può continuare come se nulla fosse. Il problema va affrontato però alla radice perché dietro la crisi si nasconde una difficoltà più profonda: senza valori veri e condivisi, e senza passare dalla semplice difesa dei propri interessi alla salvaguardia del bene comune, non si riesce a far crescere un popolo».
«La preoccupazione di fondo è che una visione edonista della vita abbia la meglio, mortifichi la dignità personale, e corrompa le energie migliori del nostro Paese. Siamo tutti avvertiti del fatto che una certa cultura della seduzione ha introdotto una mentalità, e ancor prima una pratica di vita, dove sono state messe al bando parole come sacrificio, impegno, disinteresse, e tutto sembra diventare moneta. Questo ha indotto anche tra i giovani falsi miraggi: la rincorsa alla vita facile più che il bene, cercare l’utile più che il vero, inseguire l’effimero anziché ciò che dura. Oggi, di fronte alla crisi economica, ci si rende conto finalmente che non si può continuare come se nulla fosse. Il problema va affrontato però alla radice perché dietro la crisi si nasconde una difficoltà più profonda: senza valori veri e condivisi, e senza passare dalla semplice difesa dei propri interessi alla salvaguardia del bene comune, non si riesce a far crescere un popolo».
Lei ha detto che quanti assumono un mandato politico devono essere coscienti della sobrietà e dell’onore che esso comporta. Ha però sollevato anche la domanda sull’«ingente mole di strumenti di indagine» messi in campo per il Rubygate. L’hanno accusata di essere troppo equilibrato: come risponde?
«L’equilibrio di per sé è una virtù, l’equilibrismo no. Nel primo caso si tiene in conto della complessità dei fattori in gioco, nel secondo si cerca solo la quadratura del cerchio. È una questione di responsabilità. Ora il problema morale è fin troppo evidente perché venga piegato a beneficio dell’una o dell’altra fazione politica. La coerenza personale e il rispetto delle regole, sono la condizione necessaria per lo sviluppo di una democrazia, il cui scopo ultimo - che la giudica e la misura - resta il raggiungimento effettivo del bene comune: questo non è solo di tipo economico».
«L’equilibrio di per sé è una virtù, l’equilibrismo no. Nel primo caso si tiene in conto della complessità dei fattori in gioco, nel secondo si cerca solo la quadratura del cerchio. È una questione di responsabilità. Ora il problema morale è fin troppo evidente perché venga piegato a beneficio dell’una o dell’altra fazione politica. La coerenza personale e il rispetto delle regole, sono la condizione necessaria per lo sviluppo di una democrazia, il cui scopo ultimo - che la giudica e la misura - resta il raggiungimento effettivo del bene comune: questo non è solo di tipo economico».
Come giudica le manifestazioni di piazza in difesa della dignità della donna?
«Mi sembra che la donna ancor oggi viva, nel mondo occidentale, una situazione inadeguata a motivo del ricorrente sfruttamento del corpo femminile, come di persistenti diseguaglianze sul piano sociale ed economico. Rimane il fatto che la situazione potrà cambiare solo assumendo la reciprocità tra i sessi come una scelta matura e non polemica, facendo emergere ciascuno la propria specifica sensibilità, senza indebiti livellamenti. Reciprocità vuole pur dire che la dignità della donna si salvaguarda “insieme”, e cioè con il rispetto necessario che l’uomo deve alla donna e con quello che la donna deve a se stessa».
«Mi sembra che la donna ancor oggi viva, nel mondo occidentale, una situazione inadeguata a motivo del ricorrente sfruttamento del corpo femminile, come di persistenti diseguaglianze sul piano sociale ed economico. Rimane il fatto che la situazione potrà cambiare solo assumendo la reciprocità tra i sessi come una scelta matura e non polemica, facendo emergere ciascuno la propria specifica sensibilità, senza indebiti livellamenti. Reciprocità vuole pur dire che la dignità della donna si salvaguarda “insieme”, e cioè con il rispetto necessario che l’uomo deve alla donna e con quello che la donna deve a se stessa».
Molti degli odierni difensori della moralità sono stati paladini della più totale libertà sessuale: secondo lei esiste una contraddizione?
«L’augurio è che questa nuova sensibilità non sia ristretta ad una stagione o, peggio ancora, ad una contingenza, ma sappia estendersi ad un impegno educativo di tutti, a cominciare dalle famiglie. In effetti la deregulation morale, cui abbiamo assistito per decenni, secondo la quale non esisterebbero vincoli da rispettare ma solo desideri da realizzare, mostra oggi il suo vuoto e le insostenibili conseguenze. È auspicabile che l’istanza etica, come quelle spirituale e religiosa che le sono intrinsecamente connesse, crescano in modo stabile nella coscienza collettiva».
«L’augurio è che questa nuova sensibilità non sia ristretta ad una stagione o, peggio ancora, ad una contingenza, ma sappia estendersi ad un impegno educativo di tutti, a cominciare dalle famiglie. In effetti la deregulation morale, cui abbiamo assistito per decenni, secondo la quale non esisterebbero vincoli da rispettare ma solo desideri da realizzare, mostra oggi il suo vuoto e le insostenibili conseguenze. È auspicabile che l’istanza etica, come quelle spirituale e religiosa che le sono intrinsecamente connesse, crescano in modo stabile nella coscienza collettiva».
Nell’ultima prolusione lei ha riproposto il tema dell’emergenza educativa, invocando una presa di coscienza e di responsabilità di tutta la società. Qual è, a suo avviso, la situazione del Paese?
«L’emergenza educativa non deve far dimenticare il contesto in cui avviene e cioè una crisi epocale, certamente non circoscritta al nostro Paese. Da tempo, dobbiamo riconoscerlo, è venuta meno la convinzione che l’essere umano si costruisce in rapporto alla realtà e non chiuso nella sua individualità. A lungo c’è chi ha pensato che il soggetto, a cominciare dal bambino, trova in sé la sua perfezione e perciò non va disturbato nel suo auto-sviluppo. Così facendo si è persa quella elementare verità per cui la crescita dell’io suppone sempre l’apertura al “tu”, fino a quello stesso di Dio. Quanto all’Italia non siamo stati esenti da questa pesante ipoteca individualista anche se nel dna della nostra cultura c’è una radice, quella cristiana, che fa della relazione e dell’apertura all’altro un suo carattere peculiare. Sono convinto che ancora oggi se sapremo riappropriarci dell’humus profondo del nostro popolo troveremo la strada migliore per integrare una visione antropologica dentro il mutato contesto culturale in cui ci troviamo. Ciò che fa la differenza anche in un momento di rapide trasformazioni e ciò che costituisce il cuore dell’innovazione è sempre la variabile umana, cioè la qualità morale delle persone. Tutto il resto è conseguenza».
Lei ha detto che i cattolici in politica devono trovarsi uniti sui «principi non negoziabili»: sono il criterio con cui scegliere al momento del voto?
«Come più volte mi è capitato di affermare anche di recente i cattolici devono trovare la loro unità in un insieme di valori, il cui tronco principale attiene ai temi della vita, della famiglia e della libertà di educazione. Trattandosi di valori primi, non possono essere ridotti a oggetto di contrattazione, ma esigono di essere accolti come criterio dirimente che aiuti a discernere con nettezza il bene dal male. Da questi beni discendono, come logico corollario, tutta una serie di altri valori come quelli sociali e di solidarietà che oggi esigono risposte spesso tempestive e molto complesse».
«Come più volte mi è capitato di affermare anche di recente i cattolici devono trovare la loro unità in un insieme di valori, il cui tronco principale attiene ai temi della vita, della famiglia e della libertà di educazione. Trattandosi di valori primi, non possono essere ridotti a oggetto di contrattazione, ma esigono di essere accolti come criterio dirimente che aiuti a discernere con nettezza il bene dal male. Da questi beni discendono, come logico corollario, tutta una serie di altri valori come quelli sociali e di solidarietà che oggi esigono risposte spesso tempestive e molto complesse».
Il 7 marzo la Camera discuterà del fine vita. Si moltiplicano gli appelli per abbandonare il disegno di legge che vieta di sospendere alimentazione e idratazione. Perché la Chiesa auspica invece che sia approvato?
«La legge che sta per essere discussa alla Camera non è una legge “cattolica”. Semplicemente rappresenta un modo concreto per governare la realtà e non lasciarla in balia di sentenze che possono a propria discrezione emettere un verdetto di vita o di morte. I malati terminali rischierebbero di essere preda di decisioni altrui. Precisare poi che l’alimentazione e l’idratazione non sono delle terapie, ma funzioni vitali per tutti, sani e malati, corrisponde al buon senso dell’accudimento umano e pongono un limite invalicabile, superato il quale tutto è possibile».
«La legge che sta per essere discussa alla Camera non è una legge “cattolica”. Semplicemente rappresenta un modo concreto per governare la realtà e non lasciarla in balia di sentenze che possono a propria discrezione emettere un verdetto di vita o di morte. I malati terminali rischierebbero di essere preda di decisioni altrui. Precisare poi che l’alimentazione e l’idratazione non sono delle terapie, ma funzioni vitali per tutti, sani e malati, corrisponde al buon senso dell’accudimento umano e pongono un limite invalicabile, superato il quale tutto è possibile».
Può dire che cosa pensa della riforma federale del nostro Stato?
«Non sono per partito preso contrario al federalismo anche perché il principio di sussidiarietà fu formulato per la prima volta da un Papa, Pio XI, proprio per reagire ad uno statalismo asfissiante che toglieva peso e responsabilità ai corpi intermedi. La Chiesa, nella sua secolare esperienza, ha imparato a declinare una forte capacità di stare unita, ma attraverso forme di presenza radicate profondamente nei vari territori. Ciò premesso, la riforma federale va vagliata attentamente e va realizzata tenendo a mente che non si dà sussidiarietà efficace senza una vera e continua solidarietà».
«Non sono per partito preso contrario al federalismo anche perché il principio di sussidiarietà fu formulato per la prima volta da un Papa, Pio XI, proprio per reagire ad uno statalismo asfissiante che toglieva peso e responsabilità ai corpi intermedi. La Chiesa, nella sua secolare esperienza, ha imparato a declinare una forte capacità di stare unita, ma attraverso forme di presenza radicate profondamente nei vari territori. Ciò premesso, la riforma federale va vagliata attentamente e va realizzata tenendo a mente che non si dà sussidiarietà efficace senza una vera e continua solidarietà».
Dalla Tunisia all’Egitto alla Libia, cadono molti regimi con conseguenze imprevedibili. Che cosa accadrà? Come faremo fronte all’inevitabile ondata migratoria?
«Quando i diritti delle persone vengono conculcati, prima o poi il popolo trova la strada per ritrovare la sua libertà. Quel che dà a pensare in questo caso è l’enorme tributo di sangue. Ma proprio questo chiama in causa, a maggior ragione, la politica internazionale perché stia attenta e non si distragga dietro questioni secondarie. La drammaticità del Medio Oriente e della regione nordafricana è un appello a tutto l’Occidente e, nel caso della Libia, al nostro Paese per la vicinanza geografica. L’ondata migratoria va collocata dentro quest’assunzione di responsabilità. Quindi bisognerà vigilare perché non abbia un impatto devastante sui fragili equilibri interni, e all’ospitalità doverosa faccia da contrappeso la necessaria legalità. L’Italia è la porta dell’Europa e l’Europa deve essere presente in modo adeguato, tempestivo ed efficace».
«Quando i diritti delle persone vengono conculcati, prima o poi il popolo trova la strada per ritrovare la sua libertà. Quel che dà a pensare in questo caso è l’enorme tributo di sangue. Ma proprio questo chiama in causa, a maggior ragione, la politica internazionale perché stia attenta e non si distragga dietro questioni secondarie. La drammaticità del Medio Oriente e della regione nordafricana è un appello a tutto l’Occidente e, nel caso della Libia, al nostro Paese per la vicinanza geografica. L’ondata migratoria va collocata dentro quest’assunzione di responsabilità. Quindi bisognerà vigilare perché non abbia un impatto devastante sui fragili equilibri interni, e all’ospitalità doverosa faccia da contrappeso la necessaria legalità. L’Italia è la porta dell’Europa e l’Europa deve essere presente in modo adeguato, tempestivo ed efficace».
Lei ha annunciato che celebrerà una messa per i 150 anni dell’Unità d’Italia. Non è curioso che la Chiesa – la quale visse il processo risorgimentale come una ferita - oggi sia convinta sostenitrice di questa festa, mentre alcune forze politiche ed economiche avrebbero preferito non celebrarla?
«Effettivamente può apparire curioso, ma non assurdo. In realtà la Chiesa ha sempre alimentato l’unità del nostro Paese ben prima della sua unificazione statale. Quando la Penisola era ancora una pezzatura multicolore è stata la presenza quotidiana della Chiesa, la sua evangelizzazione e la sua azione, che hanno offerto un codice culturale e una matrice perfino sociale ed economica, tendenzialmente omogenei. Basterebbe pensare alla lingua e alla sua presenza capillare nelle parrocchie. La Chiesa, al di là delle contingenze storiche dell’unità e dello Stato pontificio che appariva come un baluardo indispensabile per garantire l’indipendenza del Papa, rappresenta del popolo italiano l’elemento sintetico, il punto di vista che accomuna, la presenza che affratella. Questo è quello che, come credenti oggi nel nostro Paese, vogliamo rappresentare: un contributo alla pacificazione e alla maturazione della nostra Patria, che finalmente torna ad essere pronunciata dopo decenni di ostracismo culturale e di indifferenza diffusa».
http://www.ilgiornale.it/
[Esplora il significato del termine: «Mai adozioni a coppie gay e mai matrimoni tra omosessuali» Berlusconi: «Ancora vivo il pericolo comunista»] «Mai adozioni a coppie gay e mai matrimoni tra omosessuali» Berlusconi: «Ancora vivo il pericolo comunista»
Il premier: «Nella scuola pubblica gli insegnanti inculcano principi diversi da quelli delle famiglie»
| Silvio Berlusconi (Reuters) |
COMUNISTI - «La storia del comunismo con oltre 100 milioni di morti alle nostre spalle non è ancora alle nostre spalle», ha spiegato il capo del governo. «Si sono trasformati in laburisti in Gran Bretagna, in socialdemocratici in Germania mentre quelli di casa nostra erano e sono tuttora comunisti. Ed è per questo che sono in campo».
SCUOLE PUBBLICHE PERICOLOSE - È probabilmente pensando alle infiltrazioni nella società civile delle idee comuniste che Berlusconi si è scagliato contro la scuola pubblica, rivendicando la libertà di iscrivere i figli in altri istituti, visto che in quelli di Stato «gli insegnanti inculcano idee diverse da quelle che vengono trasmesse nelle famiglie».
COPPIE GAY - «Finché governeremo noi, non ci saranno mai equiparazioni tra le coppie gay e la famiglia tradizionale, cosi come non saranno mai possibili le adozioni di bambini per le coppie omosessuali», afferma il Cavaliere.
PATRIMONIALE - «Noi sosteniamo la famiglia davvero non come la sinistra che vuole andarla a rapinare con una bella patrimoniale. Ma fino a quando siamo noi al governo non ci sarà mai una patrimoniale», ha detto il premier.
GOVERNO - Berlusconi ha annunciato che a breve sarà aumentato il numero dei sottosegretari e ci sarà un Consiglio dei ministri straordinario per la riforma della giustizia e delle intercettazioni.
BUNGA BUNGA - Il presidente del Consiglio ha anche trovato l'occasione di dare una sua versione di che cosa sia il bunga bunga ormai famoso in tutto il mondo: «Non è quello che viene descritto. Andiamo a scherzare, a ridere, a fare quattro salti, a bere qualcosa, ma sempre con grande eleganza e senso di rispetto per tutti, nell'ambito di una casa dove non possono che succedere cose moralmente a posto».
http://www.corriere.it/
Aborto, monito del Papa ai medici "Difendete le donne dall'inganno"
Benedetto XVI riceve in udienza i partecipanti all'Assemblea Generale della Pontificia Accademia per la Vita: "Le donne sono lasciate spesso sole o convinte a interrompere la gravidanza". Richiamo anche ai padri. La società non sia "tollerante verso gli attentati alla vita umana"
Per il Papa questo compito non deve essere solo di medici e personale sanitario: "E' necessario che la società tutta si ponga a difesa del diritto alla vita del concepito e del vero bene della donna, che mai, in nessuna circostanza, potrà trovare realizzazione nella scelta dell'aborto". Una società che il Papa definisce incapace di comprendere il senso della vita, una società anestetizzata a tollerare gli "attentati alla vita umana". Un particolare richiamo Benedetto XVI lo dedica anche a tutti i padri di famiglia spesso "colpevoli di lasciare sole le donne incinta in una fase cosi delicata".
Durante l'Assemblea Generale è emersa anche la problematica della sindrome "post abortiva". Un dramma che riguarda molte donne e che secondo il Pontefice andrebbe fatto risalire "alla ferita gravissima che la donna subisce ogni qualvolta l'azione umana tradisce l'innata vocazione al bene dell'essere umano e alla vita".
Poi momento solenne con la lettura di un testo di Giovanni Paolo II riferito alle donne che decidono di abortire: "La Chiesa sa quanti condizionamenti possono aver influito sulla vostra decisione, e non dubita che in molti casi s'è trattato d'una decisione sofferta, forse drammatica - recita parte del testo - sappiate comprendere quello che avete fatto perchè la vostra testimonianza sarà utile nella battaglia per la vita".
http://www.repubblica.it
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