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È sorprendente vedere come la Chiesa cattolica abbia a cuore i poveri e quanto tenga a distinguersi da essi.
venerdì 28 gennaio 2011
La Chiesa che veniva dal freddo
Benedetta, in Romania, un’innovativa cappella: tutta fatta di ghiaccio, compreso il crocefisso. Una Chiesa certamente dall’atmosfera un po’ … fredda.
BAGNASCO: IN EUROPA RISCHIO ESCLUSIONE DELLA CHIESA
Il rischio che possa esistere una "volonta' graduale e sottile di presentare la Chiesa Cattolica come incompatibile con lo spirito della Costituzione Europea" e' stato denunciato dal cardinal Angelo Bagnasco, presidente della Cei. "Culla della cultura cristiana, il Vecchio Continente - ha detto il cardinale intervenendo al Circolo di Roma sul tema delle radici cristiane d'Europa - paradossalmente e' anche il luogo dove si e' sviluppata la cultura che piu' radicalmente oggi contraddice le tradizioni religiose. Un rifiuto non solo del cristianesimo ma della dimensione religiosa".
La Costituzione Europea, ha osservato in proposito il presidente della Cei, "e' di fatto caratterizzata da due no, il primo a Dio, citato invece esplicitamente in alcune Carte nazionale come quella della Polonia, e l'altro al riconoscimento delle radici ciristiane".
Per Bagnasco, "le ragioni invocate per dire questi no, cioe' il non voler ferire la sensibilita' delle minoranze, in realta' non convincono".
"L'Europa - ha rilevato - e' la zona del mondo a piu' alto rischio dal punto di vista dell'umanesimo, in quanto perseguito il disegno di costruire un mondo senza Dio". "Se non ci sara' - ha osservato ancora il cardinale - lo scontro tra religioni, nonostante tutti segnali che ci addolorano, certo assistiamo a uno scontro tra la visione, che avanza, di una radicale emancipazione dell'uomo fino a negare Dio e le grandi culture umanistiche che sono tutte di tradizione religiosa. Si costruisce infatti una societa' che esclude sistematicamente il Divino proprio nel Continente dove il cristianesimo ben prima del Rinascimento ha affermato la dignita' piena di ogni uomo in quanto appartenente alla famiglia umana". .
http://www.agi.it
La Costituzione Europea, ha osservato in proposito il presidente della Cei, "e' di fatto caratterizzata da due no, il primo a Dio, citato invece esplicitamente in alcune Carte nazionale come quella della Polonia, e l'altro al riconoscimento delle radici ciristiane".
Per Bagnasco, "le ragioni invocate per dire questi no, cioe' il non voler ferire la sensibilita' delle minoranze, in realta' non convincono".
"L'Europa - ha rilevato - e' la zona del mondo a piu' alto rischio dal punto di vista dell'umanesimo, in quanto perseguito il disegno di costruire un mondo senza Dio". "Se non ci sara' - ha osservato ancora il cardinale - lo scontro tra religioni, nonostante tutti segnali che ci addolorano, certo assistiamo a uno scontro tra la visione, che avanza, di una radicale emancipazione dell'uomo fino a negare Dio e le grandi culture umanistiche che sono tutte di tradizione religiosa. Si costruisce infatti una societa' che esclude sistematicamente il Divino proprio nel Continente dove il cristianesimo ben prima del Rinascimento ha affermato la dignita' piena di ogni uomo in quanto appartenente alla famiglia umana". .
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SENSO RELIGIOSO/ John Waters: così don Giussani mi ha offerto una "nuova" vita
Nel 2005, il giorno del mio cinquantesimo compleanno, Don Giussani mi ha messo di fronte al Senso religioso e, in tal modo, anche di fronte a una nuova versione della mia vita. A quell’epoca era morto ormai da tempo, ma ho l’impressione che così gli sia stato più facile arrivare a me.
Come ho già raccontato altre volte, ero in viaggio verso Roma per festeggiare il mio compleanno quando incontrai Mario Biondi all'aeroporto di Dublino; da questo incontro casuale è iniziata una serie di eventi che mi hanno condotto a leggere il Senso religioso e a entrare sempre più in un’amicizia con Comunione e Liberazione.
Ho definito il Senso religioso come il libro più radicale che abbia mai letto. Può apparire come una deliberata iperbole, ma non lo è. Penso che chiunque lo legga con cuore e mente aperti possa arrivare alla stessa conclusione. È un libro che riunisce tutti quei pensieri dissociati, quelle domande frammentarie e quelle esperienze disgregate che popolano le nostre menti, e ce le ripresenta in una forma nuova, con una coerenza che non avremmo creduto possibile.
La coerenza non è una questione intellettuale, ma la percezione che le cose vengano rimesse al proprio posto sulla base della vita che abbiamo vissuto e del suo significato. In realtà, ciò che questo libro mi ha dato è una nuova mappa di me stesso e del mio viaggio attraverso la realtà.
Spesso ho affermato che per me il capitolo 10, che inizia a pagina 100 nell'edizione inglese, è il vero inizio del libro. Questo non significa che io voglia ignorare i primi 9 capitoli, ma che nelle prime 99 pagine è come se Don Giussani mi portasse per mano in un viaggio attraverso la cultura in cui vivo e mi mostrasse quanto sia possibile che io mi sia alienato da me stesso.
http://www.ilsussidiario.net
Come ho già raccontato altre volte, ero in viaggio verso Roma per festeggiare il mio compleanno quando incontrai Mario Biondi all'aeroporto di Dublino; da questo incontro casuale è iniziata una serie di eventi che mi hanno condotto a leggere il Senso religioso e a entrare sempre più in un’amicizia con Comunione e Liberazione.
Ho definito il Senso religioso come il libro più radicale che abbia mai letto. Può apparire come una deliberata iperbole, ma non lo è. Penso che chiunque lo legga con cuore e mente aperti possa arrivare alla stessa conclusione. È un libro che riunisce tutti quei pensieri dissociati, quelle domande frammentarie e quelle esperienze disgregate che popolano le nostre menti, e ce le ripresenta in una forma nuova, con una coerenza che non avremmo creduto possibile.
La coerenza non è una questione intellettuale, ma la percezione che le cose vengano rimesse al proprio posto sulla base della vita che abbiamo vissuto e del suo significato. In realtà, ciò che questo libro mi ha dato è una nuova mappa di me stesso e del mio viaggio attraverso la realtà.
Spesso ho affermato che per me il capitolo 10, che inizia a pagina 100 nell'edizione inglese, è il vero inizio del libro. Questo non significa che io voglia ignorare i primi 9 capitoli, ma che nelle prime 99 pagine è come se Don Giussani mi portasse per mano in un viaggio attraverso la cultura in cui vivo e mi mostrasse quanto sia possibile che io mi sia alienato da me stesso.
E, avendomi aperto gli occhi su questa possibilità, si voltasse improvvisamente e mi dicesse all’incirca: “Ehi, hai mai conosciuto questo tizio, John Waters?” Così, mi riporta alla mia primaria origine e mi invita, alla luce di ciò che mi ha detto sul mio viaggio, a una nuova conoscenza di me stesso e a ricominciare di nuovo la mia vita. Mi chiede di aprire gli occhi, come se fosse la prima volta.
Cosa vedo? Come mi sento? Mi riporta al senso della realtà della mia infanzia, alla percezione del mio essere creato, della mia dipendenza, alla sensazione di essere accompagnato. E mi offre questo come un metodo per vivere il resto della mia vita, per venir fuori da ciò che sono stato erroneamente portato a considerare realtà e rientrare nel puro, originale stato dell'umano.
Ogni volta che ci penso, rimango sbalordito di fronte al dono che tutto questo rappresenta.
Cosa vedo? Come mi sento? Mi riporta al senso della realtà della mia infanzia, alla percezione del mio essere creato, della mia dipendenza, alla sensazione di essere accompagnato. E mi offre questo come un metodo per vivere il resto della mia vita, per venir fuori da ciò che sono stato erroneamente portato a considerare realtà e rientrare nel puro, originale stato dell'umano.
Ogni volta che ci penso, rimango sbalordito di fronte al dono che tutto questo rappresenta.
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Elisa Claps, gli inquirenti:“Corpo trovato nel 2008”
I magistrati sono stati in Congo per interrogare il prete che per primo avrebbe fatto la scoperta. Il fratello della studentessa uccisa: “Preti, parlate, il talare non vi protegge”.
Il corpo di Elisa Claps, scoperto ufficialmente il 17 marzo del 2010 nel sottotetto della chiesa Ss. Trinità di Potenza a 17 anni dalla scomparsa, era visibile già dal 2008. A stabilirlo è la perizia botanica richiesta dalla procura di Salerno. Inoltre, in un articolo pubblicato oggi, il quotidiano «La città di Salerno» ipotizza che i preti sapessero di Elisa già due anni fa. «La famiglia ora ha la certezza che il corpo è stato trovato nel 2008”, dice il fratello di Elisa, Gildo Claps. “Abbiamo tutti i riscontri confortati dai dati forniti dalle perizie. Mi rivolgo nuovamente ai sacerdoti: se sapete parlate perché il fatto di indossare una talare non vi mette al riparo da conseguenze penali”.
Secondo il quotidiano salernitano, i preti del tempio potentino sapevano della presenza del corpo di Elisa Claps nel sottotetto della chiesa già dal 2008 e i magistrati di Salerno, che indagano sull’omicidio della studentessa, sono stati in Congo la scorsa estate per interrogare don Guy Noel Okamba, il giovane sacerdote congolese che ha affiancato l’anziano parroco della Trinità, don Mimì Sabia, nella reggenza della chiesa da marzo 2008. Sarebbe stato don Noel, durante alcuni sopralluoghi per «verificare lo stato di abbandono e decadimento in cui versavano alcuni locali dei piani superiori dove c’erano gravissime infiltrazioni d’acqua», a scoprire il corpo di Elisa «sepolto da un cumulo di tegole e altro materiale». Poi il prete «informa i suoi superiori dello scioccante ritrovamento. O, almeno, è altamente probabile che lo abbia fatto. Fatto sta - continua l’articolo - che la reggenza della Trinità gli viene tolta di lì a poco e qualche tempo dopo Don Noel viene rispedito inaspettatamente in Congo, diocesi di Owando».È lì che l’estate scorsa lo hanno rintracciato i magistrati di Salerno.
Analizzando le foglie e i semi alati di acero che erano presenti sui resti di Elisa, il perito botanico, «dallo stato di conservazione», ha stabilito che risalivano a «due anni prima», quindi al 2008. La perizia merceologica, inoltre, affidata alla paleontologa Eva Sacchi, ha stabilito che dopo l’omicidio, l’assassino coprì il cadavere con tegole e calcinacci: materiale edile che al momento del ritrovamento, a marzo 2010, non era più presente nel sottotetto. Che fine aveva fatto quel materiale? È partendo da questo interrogativo che gli investigatori sono riusciti a stabilire la data presunta del primo vero ritrovamento della salma di Elisa: il 22 maggio del 2008, giorno della festa della Polizia. Un testimone riferì agli inquirenti di aver visto, nella piazzetta alle spalle della chiesa, «un cumulo di materiale edile di risulta» e riportò anche di un atto vandalico: «qualcuno danneggiò la vetrina di un negozio con una pietra presa proprio da quel cumulo di rifiuti». Il testimone disse anche di ricordare perfettamente la data perchè era il giorno della festa della Polizia dell’anno 2008, ovvero il 22 maggio.
«Mi rivolgo a tutti coloro che sanno e non hanno detto nulla di ciò che hanno visto”, dice Gildo Claps. “Fatevi avanti perché comunque tutti i tasselli del puzzle stanno andando a posto e coloro che non hanno responsabilità diretta nell’omicidio di Elisa dovrebbero avere tutto l’interesse ad aiutare la magistratura nella ricostruzione di ciò che è accaduto». Il fratello di Elisa si rivolge in particolar modo agli operai della ditta edile che hanno comunicato, a marzo 2010, la presenza del cadavere nel sottotetto: «Dicano finalmente quello che hanno visto, perché altrimenti nel momento in cui venisse accertata la loro presenza sul luogo del delitto potrebbero incorrere in responsabilità penali pesantissime».
http://city.corriere.it/
Il corpo di Elisa Claps, scoperto ufficialmente il 17 marzo del 2010 nel sottotetto della chiesa Ss. Trinità di Potenza a 17 anni dalla scomparsa, era visibile già dal 2008. A stabilirlo è la perizia botanica richiesta dalla procura di Salerno. Inoltre, in un articolo pubblicato oggi, il quotidiano «La città di Salerno» ipotizza che i preti sapessero di Elisa già due anni fa. «La famiglia ora ha la certezza che il corpo è stato trovato nel 2008”, dice il fratello di Elisa, Gildo Claps. “Abbiamo tutti i riscontri confortati dai dati forniti dalle perizie. Mi rivolgo nuovamente ai sacerdoti: se sapete parlate perché il fatto di indossare una talare non vi mette al riparo da conseguenze penali”.
Secondo il quotidiano salernitano, i preti del tempio potentino sapevano della presenza del corpo di Elisa Claps nel sottotetto della chiesa già dal 2008 e i magistrati di Salerno, che indagano sull’omicidio della studentessa, sono stati in Congo la scorsa estate per interrogare don Guy Noel Okamba, il giovane sacerdote congolese che ha affiancato l’anziano parroco della Trinità, don Mimì Sabia, nella reggenza della chiesa da marzo 2008. Sarebbe stato don Noel, durante alcuni sopralluoghi per «verificare lo stato di abbandono e decadimento in cui versavano alcuni locali dei piani superiori dove c’erano gravissime infiltrazioni d’acqua», a scoprire il corpo di Elisa «sepolto da un cumulo di tegole e altro materiale». Poi il prete «informa i suoi superiori dello scioccante ritrovamento. O, almeno, è altamente probabile che lo abbia fatto. Fatto sta - continua l’articolo - che la reggenza della Trinità gli viene tolta di lì a poco e qualche tempo dopo Don Noel viene rispedito inaspettatamente in Congo, diocesi di Owando».È lì che l’estate scorsa lo hanno rintracciato i magistrati di Salerno.
Analizzando le foglie e i semi alati di acero che erano presenti sui resti di Elisa, il perito botanico, «dallo stato di conservazione», ha stabilito che risalivano a «due anni prima», quindi al 2008. La perizia merceologica, inoltre, affidata alla paleontologa Eva Sacchi, ha stabilito che dopo l’omicidio, l’assassino coprì il cadavere con tegole e calcinacci: materiale edile che al momento del ritrovamento, a marzo 2010, non era più presente nel sottotetto. Che fine aveva fatto quel materiale? È partendo da questo interrogativo che gli investigatori sono riusciti a stabilire la data presunta del primo vero ritrovamento della salma di Elisa: il 22 maggio del 2008, giorno della festa della Polizia. Un testimone riferì agli inquirenti di aver visto, nella piazzetta alle spalle della chiesa, «un cumulo di materiale edile di risulta» e riportò anche di un atto vandalico: «qualcuno danneggiò la vetrina di un negozio con una pietra presa proprio da quel cumulo di rifiuti». Il testimone disse anche di ricordare perfettamente la data perchè era il giorno della festa della Polizia dell’anno 2008, ovvero il 22 maggio.
«Mi rivolgo a tutti coloro che sanno e non hanno detto nulla di ciò che hanno visto”, dice Gildo Claps. “Fatevi avanti perché comunque tutti i tasselli del puzzle stanno andando a posto e coloro che non hanno responsabilità diretta nell’omicidio di Elisa dovrebbero avere tutto l’interesse ad aiutare la magistratura nella ricostruzione di ciò che è accaduto». Il fratello di Elisa si rivolge in particolar modo agli operai della ditta edile che hanno comunicato, a marzo 2010, la presenza del cadavere nel sottotetto: «Dicano finalmente quello che hanno visto, perché altrimenti nel momento in cui venisse accertata la loro presenza sul luogo del delitto potrebbero incorrere in responsabilità penali pesantissime».
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BAGNASCO/ Cittadini: educarsi al possesso più vero
Il momento attuale sembra dominato dalla lotta tra poteri ingigantita da casse di risonanza mediatiche che distorcono i contorni e le proporzioni delle cose nel contesto dei problemi reali del nostro Paese.
Come ha sostenuto il cardinale Angelo Bagnasco, al recente Consiglio Episcopale Permanente della Cei, stiamo assistendo a una “convulsa fase che vede miscelarsi in modo sempre più minaccioso la debolezza etica con la fibrillazione politica e istituzionale, per la quale i poteri non solo si guardano con diffidenza ma si tendono tranelli, in una logica conflittuale che perdura ormai da troppi anni. Si moltiplicano notizie che riferiscono di comportamenti contrari al pubblico decoro e si esibiscono squarci - veri o presunti - di stili non compatibili con la sobrietà e la correttezza, mentre qualcuno si chiede a che cosa sia dovuta l’ingente mole di strumenti di indagine”.
Per ciò che concerne la giustizia, i magistrati battono il chiodo dell’“obbligatorietà dell’azione penale” verso il premier, ma la priorità data al bene comune dovrebbe far preoccupare maggiormente del fatto che sicurezza della pena e tempi equi dei processi non sono garantiti allo stesso modo per tutti. Ad esempio, che ne è di quei debitori morosi responsabili del fallimento di tanti imprenditori (e perdita di lavoro dei loro dipendenti) che devono aspettare anni perché i loro diritti vengano riconosciuti?
Oppure, che ne è di chi ha rovinato la vita di tante persone continuando impunemente a pubblicare notizie secretate, calunniando in trasmissioni televisive o articoli di giornale persone poi rivelatesi innocenti? O, ancora, perché tante inchieste sembrano essere andate a velocità diversa a seconda del colore politico dell’imputato? Lasciare che tante risorse umane e materiali siano destinate a poche inchieste orientate politicamente, come nel caso Why Not, è come decidere che la sanità pubblica venga concentrata su grandi trapianti per poche persone e trascuri le altre. Il tutto in perfetta apparente legalità, visto che ciò avviene semplicemente decidendo di aprire un procedimento invece che l’altro...
Pensare che, come sotto la rivoluzione francese, sia compito dei giudici esprimere la volontà popolare di un Paese, o dimenticare che in un referendum del 1987 la maggioranza degli italiani ha chiesto la responsabilità civile dei giudici, vuol dire affermare un sistema ingiusto. Forse per questo un recente sondaggio rivela che il 54% degli italiani ha poca o nessuna fiducia nella giustizia e che il 56% ritiene che i magistrati agiscano con fini politici.
Quanto detto non significa far finta che in Italia non stia succedendo nulla sul piano dell’etica personale di personaggi pubblici che offrono un’immagine squallida che, al di là delle strumentalizzazioni e dei possibili reati ancora da provare, squallida è e rimane. Ma è giusto ricordarsi che un certo modo di considerare la donna, l’amore, i rapporti sessuali è frutto di una mentalità a cui hanno contribuito tutti, chi oggi è accusato e chi accusa: i progressisti che si stracciano le vesti e i conservatori che invocano leggi morali che non rispettano, ipocriti come i Buddenbrock di Thomas Mann. Neanche chi è contro a certe manifestazioni di degrado umano è innocente da colpe, se si è limitato a opporsi in nome di regole etiche senza mostrare la convenienza umana di un modo di concepire i rapporti tra persone all’altezza del vero desiderio dell’uomo.
Per uscire dalle secche nella guerra tra certo potere giudiziario e potere politico, e per imparare a concepire i rapporti tra uomini in modo più adeguato alla grandezza dell’uomo, occorre tornare a guardare l’esperienza di quelle persone, quelle famiglie, quelle comunità dove una diversità di vita si realizza; dove è tenuto vivo il desiderio della bellezza come segno del vero e l’amore è rispetto della sacralità dell’altro, come anche alcune opere letterarie ci mostrano (vedi il Dolce stil novo di Dante, il Miguel Manara di Milosz o I promessi sposi del Manzoni). Solo questo tipo di esperienze possono far capire quanto dice don Giussani in un suo libro: “Possedette di più la donna da marciapiede, la Maddalena, Cristo che la guardò un istante mentre le passava davanti o tutti gli uomini che l’avevano posseduta?”.
Il sostegno a questa ricerca è il contenuto dell’educazione. Non per niente da qualche anno si parla di “emergenza educativa”, termine usato anche dal cardinal Bagnasco nella prolusione citata. Solo l’educazione di noi stessi (chi di noi è esente da peccato?), del popolo e dei potenti alla scoperta dei desideri più profondi sperimentati personalmente e sostenuti nelle formazioni sociali, può aprire al desiderio del bene comune, a livello del singolo cittadino, come dei tre poteri, giudiziario, legislativo, esecutivo, che possono così ritornare a rispettarsi.
Di fronte all’imbarbarimento della lotta politica, o alla degradazione dell’amore, solo testimonianze vissute di rinnovato senso civico, di amore al Mistero che c’è nell’altro possono creare una nuova mentalità e maturare una nuova pietà, come quella che fa dire all’ex prostituta Sonia in Delitto e castigo,di frontea Raskolnikov che le ha confessato di avere ucciso una vecchietta: “Che pena devi avere nel cuore”. Senza scandalizzarsi, né giustificare l’errore, educarsi ed educare a un rinato desiderio personale e collettivo di bene, bello, giusto è l’unica via per il necessario cambiamento.
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mercoledì 26 gennaio 2011
Cattolici dell’altro mondo
Quando leggerete questo articolo, il presidente Barack Obama avrà probabilmente già tenuto il suo discorso sullo “Stato dell’Unione” al Congresso in seduta plenaria, e sarà senza dubbio questo il tema che terrà banco sui media per il resto della settimana.
Tutti si aspettano un discorso ideologicamente “centrista”, che enfatizzi la riduzione della spesa federale e la creazione di nuovi posti di lavoro attraverso “l’investimento” (cioè la spesa!) del denaro risparmiato con i tagli alla spesa. Sembra contraddittorio? Vuole esserlo.
I Repubblicani sono pronti a insistere su maggiori tagli alla spesa, magari tornando ai livelli del 2006, ma i Repubblicani del Tea Party non sono inclini a negoziare e hanno perfino scelto, per rispondere al discorso del presidente, una persona diversa da quella scelta dal Partito Repubblicano “ufficiale”.
Tuttavia, questo confronto avverrà verosimilmente in modo da riflettere la nuova “correttezza”, che si suppone ciascuno faccia propria in risposta alla tragedia di Tucson di poche settimane fa, come sollecitato dal presidente, la cui popolarità ha cominciato a crescere dopo il suo discorso sui fatti di Tucson. Sembra quindi che Repubblicani e Democratici saranno insieme, piuttosto che nel tradizionale schieramento su due fronti (si spera che il “popolo americano” veda oltre tutti questi gesti da show-business. Ma chi lo sa, sempre più gente ha una visione della vita filtrata dagli spettacoli televisivi. Posso immaginare che i sostenitori del Tea Party e i poveri guarderanno a tutto questo con scetticismo).
Secondo i commentatori, c’è un altro movimento politico la cui popolarità è crescente: “l’ala sinistra dei libertari”, come descritta da Sheldon Richman in un interessante articolo nell’ultimo numero di The American Conservative (due miei riferimenti a questa rivista nei miei articoli faranno pensare ai miei amici moderati di sinistra che io stia rischiando di perdere la mia identità politica, che presumono essere simile alla loro. Non devono preoccuparsi, perché sono ancora ben radicato nel “Partito Mistico”, che non è né di destra, né di sinistra, progressista o conservatore, ma, al di sopra di tutto questo, avvolto nel Mistero).
Questi libertari di sinistra in favore del libero mercato hanno forti radici nel pensiero politico americano, come spiega Richman nel suo articolo, e anche se divisi al loro interno (naturalmente!), sembrano guadagnare popolarità. A volte appaiono simili al Tea Party, altre volte si riferiscono positivamente al pensiero marxista. Sebbene il neo conservatorismo sia il loro comune nemico, possono essere definiti dei “neo-liberal”.
In questa atmosfera politica di cecità e totale confusione, ho riletto il messaggio di Papa Benedetto XVI per la Giornata Mondiale della Pace 2011. È un documento che va alle radici della dottrina sociale cattolica, tanto soddisfacente sotto il profilo intellettuale, quanto “bello” da ammirare. Direi che è un “altro mondo” rispetto al nostro attuale dibattito nazionale; questo è proprio il punto, è un altro mondo, ma in questo mondo e con lo scopo di salvare la nostra umanità dal nichilismo attuale.
Come al solito, mi chiedo quanti cattolici sono preparati per essere testimoni del tipo di vita che il documento descrive e definisce possibile e che corrisponde ai nostri bisogni e desideri. L’interesse dimostrato la scorsa settimana nella Chiesa e tra le personalità politiche e accademiche di Porto Rico per la presentazione di Don Julián Carrón de Il Senso Religioso di Don Giussani, come successo anche al New York Encounter, ci fa sperare che le cose stiano cambiando.
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“I gay? Chiamateli finocchi”
Si scalda la campagna elettorale per le presidenziali in Peru. Sul tavolo della discussione le nozze omosessuali; la Chiesa schieratissima sul fronte del no.
Dopo la sentenza del tribunale di Città del Messico che ha concesso alle coppie omosessuali il riconoscimento degli effetti civili del matrimonio; dopo la sentenza del tribunale centrale messicano
che ha imposto l’estensione della pronuncia a tutto il territorio della repubblica federale, assicurando così l’uniforme attuazione della pronuncia, e dopo la legalizzazione delle nozze gay in Argentina, potrebbe toccare al Perù.
CAMPAGNA ELETTORALE – Il paese è in piena campagna elettorale per le elezioni presidenziali, e il tema del riconoscimento delle coppie di fatto anche omosessuali tiene banco nella discussione pubblica.
L’anno scorso il legislatore in Peru ha tentato di introdurre un provvedimento che avrebbe garantito alle coppie gay l’unione civile. La Chiesa cattolica si è schierata contro la legge, sostenendo che si sarebbe trattato di un trucco demagogico. Il tema è tornato in prima linea la scorsa settimana quando il candidato alla carica di vicepresidente Carlos Bruce, del partito Peru Possibile, ha detto al quotidiano El Comercio che le unioni gay “sono parte del nostro programma”. Bruce ha in ogni caso accennato alle unioni civili, dicendo che il matrimonio rimane fuori portata.
E prevedibilmente la Chiesa cattolica del paese non ha cambiato la sua opinione: accanto a chi si è espresso in maniera generica contro l’ipotesi legislativa, c’è anche chi è sceso in campo a toni molto decisi, col chiaro intento di scaldare gli animi.
Dopo la sentenza del tribunale di Città del Messico che ha concesso alle coppie omosessuali il riconoscimento degli effetti civili del matrimonio; dopo la sentenza del tribunale centrale messicano
CAMPAGNA ELETTORALE – Il paese è in piena campagna elettorale per le elezioni presidenziali, e il tema del riconoscimento delle coppie di fatto anche omosessuali tiene banco nella discussione pubblica.
L’anno scorso il legislatore in Peru ha tentato di introdurre un provvedimento che avrebbe garantito alle coppie gay l’unione civile. La Chiesa cattolica si è schierata contro la legge, sostenendo che si sarebbe trattato di un trucco demagogico. Il tema è tornato in prima linea la scorsa settimana quando il candidato alla carica di vicepresidente Carlos Bruce, del partito Peru Possibile, ha detto al quotidiano El Comercio che le unioni gay “sono parte del nostro programma”. Bruce ha in ogni caso accennato alle unioni civili, dicendo che il matrimonio rimane fuori portata.
E prevedibilmente la Chiesa cattolica del paese non ha cambiato la sua opinione: accanto a chi si è espresso in maniera generica contro l’ipotesi legislativa, c’è anche chi è sceso in campo a toni molto decisi, col chiaro intento di scaldare gli animi.
Pur non menzionando direttamente Bruce, il cardinale Juan Luis Cipriani Thorne di Lima ha sollecitato i cattolici affinchè rigettino le nozze gay. “Il matrimonio è l’unione inscindibile tra un uomo e una donna, nonostante i tentativi di alcuni di proporre altre versioni”, ha detto durante una Messa in commemorazione della fondazione di Lima.Diversi, e davvero più radicali, i toni di un altro prelato.
L’arcivescovo Luis Bambaren ha detto ai reporter che i politici “stanno solo cercando voti proponendo cose inutili tipo il matrimonio gay. E poi non ho capito perchè si parli di gay. Parliamo in Creolo, o in Castigliano: sono finocchi. Si dice così, no?” ha aggiunto.
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