sabato 26 febbraio 2011

Concerto e papa, Roma off limits

Tra la beatificazione di Wojtyla e la musica a San Giovanni, si prospetta un'invasione di 2-3 milioni di persone. Prezzi degli alberghi alle stelle, ma nessuno ha ancora abbozzato un piano viabilità

Un milione di pellegrini? Due, tre milioni? Quante saranno le persone che il Primo maggio arriveranno a Roma per la beatificazione di papa Wojtyla e il concertone di piazza San Giovanni? Per ora c'è una sola certezza: per la capitale, sarà una giornata da bollino rosso.

IL SONDAGGIO Tu dove sarai?

I visitatori. Le prime stime parlavano di una massa di fedeli in movimento. "Si ipotizza che potrebbero arrivare nella città eterna oltre 2 milioni di persone. Del milione già prenotato metà provengono dalla Polonia, ma anche da Paesi di forte tradizione cattolica quali la Spagna, il Portogallo e il Sud America", diceva circa una settimana fa il vicesindaco Mauro Cutrufo. Ma ora i numeri sono stati rivisti al ribasso, in particolare dall'Opera romana pellegrinaggi che gestisce la convergenza sulla capitale dei pellegrini che hanno prenotato tramite le strutture ecclesiastiche e le parrocchie. L'ente del Vaticano vuole restare cauto e prevede al momento un afflusso inferiore al milione. Oltretevere, del resto, è ancora viva la memoria dell'esposizione della salma di Padre Pio, quando il numero di fedeli arrivati fu largamente al di sotto delle attese. In Campidoglio, cautamente, si parla di circa un milione e mezzo di persone in arrivo.

I souvenir già pronti
  I funerali nel 2005  Il dossier

Ma stavolta le cose potrebbero andare in maniera molto diversa. La data scelta dall'arcivescovo di Cracovia Stanislaw Dziwisz, per circa trent'anni segretario di papa Wojtyla a Roma, conosciuto come "don Stanislao", non è una data qualunque: il primo maggio infatti è domenica e il 3 in Polonia è festa. Moltissimi connazionali di Giovanni Paolo II, insomma, potrebbero approfittarne per rendere omaggio al 'loro' Papa. Una possibilità che in Campidoglio hanno ben chiaro, e che provoca qualche velato malumore.


Più netta, invece, è la contrarietà che arriva dalla Fiavet Lazio. Andrea Costanzo, presidente della Federazione che riunisce le agenzie di viaggio, sottolinea che un evento del genere andava annunciato molto prima del 15 gennaio: "Abbiamo viaggi di gruppo che organizziamo con mesi, o addirittura anni di anticipo. E ad oggi ancora non sappiamo qual è il piano per la viabilità cittadina  -  spiega Costanzo  -  Abbiamo bisogno di sapere se le prenotazioni di musei e ristoranti che abbiamo fatto pensando ad un certo itinerario in pullman sono ancora valide".

La mobilità. L'argomento della viabilità sarà al centro di un summit del tutto particolare, nell'ambito delle riunioni della cabina di regia che unisce le due sponde del Tevere e che si incontra ogni lunedì in Campidoglio, sarà il vertice del 7 marzo, dedicato proprio alla pianificazione della mobilità per il grande giorno. Alla riunione parteciperanno anche rappresentanti di Trenitalia ai quali si chiede di potenziare l'orario dei treni, con particolare riguardo ai collegamenti regionali, per agevolare l'afflusso dei visitatori nella Capitale.

Sarà poi messa sul tappeto la questione della circolazione stradale. Su indicazione del prefetto infatti, la città, dal punto di vista degli spostamenti, sarà divisa in due zone per evitare potenziali situazioni di caos che potrebbero sorgere dall'incontro tra il flusso di gente diretto a San Giovanni e quelli diretti a piazza San Pietro, luogo della cerimonia di beatificazione, e al Circo Massimo, dove il rito potrà essere seguito in diretta tramite dei maxischermi. Nell'attesa, il Comune sta cominciando a sistemare gli spazi esterni delle basiliche romane che potrebbero essere meta dei fedeli: San Paolo fuori le mura, Santa Maria Maggiore, Santa Croce in Gerusalemme, San Giovanni e, naturalmente, San Pietro.


I costi. Intanto, dalle serrate e blindatissime riunioni tra gli organi vaticani e quelli italiani riuniti nella cabina di regia che supervisiona la macchina organizzativa della beatificazione di papa Wojtyla, trapelano i primi dati sui costi che ricadranno sulle istituzioni capitoline per la gestione del maxi-evento. Una prima stima parla di 5 milioni di euro la stima della cifra che il Comune di Roma dovrà sborsare per fare fronte a tutte le spese straordinarie. La cifra rappresenta però soltanto la parte dei costi che si accollerà il Campidoglio e non l'intera cifra di un appuntamento dal richiamo mondiale e che si può immaginare di gran lunga superiore.

Secondo quanto trapela dai resoconti delle riunioni che coinvolgono il Comune, la prefettura, la questura e le altre forze di polizia, la Provincia e la Regione da un lato e il Vicariato e l'Opera Romana Pellegrinaggi dall'altro, il Vaticano, tramite l'Orp, si è impegnato ad assumere su di sé l'intero onere delle spese dell'evento, in particolare per gli aspetti che riguardano gli impianti e le strutture che dovranno essere montati per l'occasione. E tuttavia ci sono costi - come quelli di pulizia urbana, quelli relativi agli straordinari degli agenti di polizia municipale, dei conducenti di autobus e metrò, del mancato introito dei biglietti dei mezzi pubblici ai quali, in alcune fasce orarie, sarà possibile accedere gratuitamente - ai quali non potrà che provvedere l'amministrazione capitolina.

Le tariffe
. Ma c'è un'altra questione che continua a tenere banco: il caro-alberghi. "Il periodo tradizionalmente è considerato medio-basso, ma appena arrivato l'annuncio è diventata altissima stagione. Per un quattro stelle ora si arriva anche a mille euro", dice con disapprovazione Costanzo ("E' una questione etica e di immagine"), sottolineando che già ora i posti letto scarseggiano e con l'avvicinarsi della data fatidica i prezzi aumenteranno ancora: "Per un gruppo di 32 persone ho trovato una sistemazione a Firenze, lì per un tre stelle superiore pagano 220 euro a testa, qui a Roma sarebbe costato quasi il triplo. E poi si fa quasi prima ad arrivare a Roma percorrendo l'autostrada che la Pontina o il Raccordo".

"Il prezzo medio di una camera di hotel nella categoria più bassa per la settimana precedente al 1 maggio è di 50 euro - fanno sapere dal sito di Volagratis - Durante il weekend del 1 maggio, invece, il prezzo medio di una camera della stessa categoria è di 200 euro". Dal sito confermano anche l'ormai limitatissima disponibilità di stanze per il fine settimana della beatificazione, "mentre per il weekend precedente al 1 maggio ne sono disponibili  801 per la  stessa categoria di alberghi". Inoltre sul sito tablethotels.it, che raggruppa i migliori hotel di design e boutique hotel del mondo sono finite le stanze con prezzi inferiori ai 150 euro mentre rimangono ancora disponibili le stanze con prezzi oltre i 180 euro a camera.

E c'è chi ha scelto di bypassare direttamente il problema hotel: "Un gruppo proveniente dall'estero  -  rivela il presidente di Fiavet Lazio - ha trovato più economico organizzare un charter e fare andata e ritorno. Altro che tassa di soggiorno  -  conclude Costanzo con una battuta amara - questi di soggiorno non pagano proprio nulla".

http://viaggi.repubblica.it

 

Quale conoscenza? Meglio l'"ora et labora" che l'ozio degli antichi...

L'articolo di presentazione del Convegno su La conoscenza nella scuola a firma di Francesco Valenti pubblicato sul sussidiario.net rappresenta uno spunto interessante per affrontare uno dei temi centrali della scuola. I punti di partenza dell’articolo, da cui Valenti intende prendere le distanze, appartengono a due ordini di osservazioni complementari.

Il primo riguarda, anche se in modo inevitabilmente semplificato, il fine della scuola: si sta costruendo (si è costruita) “una scuola attorno a criteri che tolgono, sostanzialmente, valore al momento conoscitivo”; si insegnano “solo saperi (si badi, al plurale), abilità e competenze utili ad esercitare un ruolo nel mondo”.
Il secondo propone punti critici propri della “relazione didattica”: il compito dell’insegnante (“se aiuta momenti di auto-apprendimento o se propone dati e metodi delle discipline”), il contenuto dell’insegnamento (“avere notizia di molte cose o conoscere, pensare, stabilire nessi”, “la rilevanza data alle discipline scolastiche”), l’organizzazione (“la scuola organizzata per ambiti o per classi”, “i tempi e gli spazi” della scuola).

Certamente su queste osservazioni è difficile dissentire. Molte domande nascono, invece, nel momento in cui dalla diagnosi si passa a positive proposte di intervento che obbligano ad uscire dall’inevitabile genericità delle formulazioni per incontrare le problematiche presenti nel nostro sistema formativo e specificare il significato che si assegna ad alcune parole chiave. Tra queste, a nostro avviso due hanno particolare importanza: conoscenza e interesse.

La scelta fatta dall’articolo (anzi, dal convegno presentato) di affrontare il primo di questi temi ignorando il secondo è significativa; nella prospettiva “realista” che viene rivendicata, infatti, questi due aspetti non possono essere considerati disgiuntamente. Conoscenza e interesse vanno considerati contestualmente se si vogliono affrontare i tre interrogativi - Quale sapere/apprendimento? Per chi? Perché? - a cui occorre rispondere per riconoscere soluzioni e strumenti, quindi un percorso, che porti a un intervento efficace.

L’interesse rappresenta, infatti, una dimensione del rapporto educativo che si lega strettamente al termine utilità. A che deve servire, essere cioè utile, l’impegno scolastico (ricordiamolo sempre, l’unico e solo impegno che la società pone a carico del giovane, in particolare nella minore età) se non “a esercitare un ruolo nel mondo”? In questione semmai dovrà essere la natura dell’utilità cui mirare, quale essa sia, dove la si trovi, soprattutto come debba essere resa presente all’alunno in modo tale da sostenerlo nel percorso.

Certo, l’utilità non necessariamente deve essere immediata; ma se non fosse percepibile e riconoscibile dal giovane nei diversi passaggi che compongono il lungo percorso scolastico (quasi vent’anni, i primi, della vita di ciascuno), inevitabilmente si creerebbero le condizioni per una perdita di contatto tra la scuola e il centro dell’esperienza che il giovane compie. Per questo tra i due termini, interesse e utilità, intercorre un nesso che, se rotto, porta inevitabilmente ad un distacco dell’alunno dalla scuola.

Anche per la conoscenza emergono alcuni interrogativi. Riprendo ancora un passaggio di Valenti: “La conoscenza può assumere rilevanza particolare nella scuola perché in essa si svolge un momento indispensabile e particolare dell’avventura conoscitiva, secondo la dinamica di introduzione alla realtà totale che le è propria. La conoscenza nasce dall’evidenza delle cose, dall’accorgersi della realtà, come scintilla e possibilità che la ragione si metta alla prova, indagando il mondo”.

Espressioni anche in questo caso brillanti e condivisibili, che caratterizzano un orizzonte culturale in cui tanti si ritrovano. Ma... Se la “realtà totale da cogliere in tutti i suoi fattori” cui sembra far riferimento Valenti non è quella scolastica ma l’insieme di ciò di cui l’alunno (come pure l’insegnante) fa esperienza, quale posto ha nella scuola (che, ripetiamo, rappresenta il grande appuntamento sociale del giovane) l’esperienza conoscitiva che l’alunno fa fuori dalla scuola? E “fuori dalla scuola significa anche “prima della scuola”: cronologicamente se consideriamo i tempi di vita del bambino, logicamente se osserviamo le modalità con cui ogni uomo si rapporta alla realtà.

Una ragione non secondaria della crisi della scuola come luogo di apprendimento va certamente individuata proprio nel non aver saputo tener conto adeguatamente di ciò. Secondo l’articolo, la dinamica della conoscenza “ricerca i perché sull’apparenza e sulla sostanza delle cose, apre agli intellegibili”; ma ciò non può avvenire al di fuori dell’effettivo percorso nella conoscenza compiuto da ogni uomo attraverso cui arrivare agli “intellegibili”, percorso che presenta, nelle diverse età e nelle diverse situazioni, appuntamenti e caratteristiche profondamente differenti (inoltre è centrale chiarire a che cosa fa riferimento il termine “intellegibili”: essenzialmente alla sola dimensione disciplinare, cioè scientifica, del sapere?).

Inoltre, se “la conoscenza non è mai un processo completamente separato dal rapporto con la realtà e con la storia culturale di un popolo”, ci si deve interrogare su come gli aspetti concreti (operativi, pratici, utili) in cui questa realtà si esprime sono inclusi nel percorso di conoscenza che deve rappresentare il filo rosso del percorso scolastico. A questo proposito, occorre ricordare che questi aspetti concreti sono quelli vissuti per primi e più profondamente dagli alunni (oltre che ovviamente dagli insegnanti).Certamente, l’insegnante è testimone e mediatore di questo rapporto. Ma l’alunno è, sotto questo aspetto, “pari” all’insegnante, anche se certamente non uguale.

Questa precisazione non è ridondante: infatti, l’affermazione di Rémy Brague fatta propria dall’articolista, “noi siamo la nostra conoscenza”, se non si rivendica contestualmente la parità “ontologica” tra i soggetti protagonisti dell’avventura della conoscenza, scivola necessariamente verso una concezione idealistica che identifica la conoscenza insegnabile nel solo sapere formalmente codificato (le discipline). Questo genera inevitabilmente, un mondo di saperi plurali che non hanno la possibilità di comporsi in unità di senso sul piano della razionalità e che per questo, al di là delle intenzioni di chi le propone, quando vengono colte nella vita concreta, sfociano inevitabilmente nell’ideologia.

Molte sono le strade attraverso cui nell’uomo la conoscenza sgorga e si rende consapevole presenza; e così è (e deve essere) anche nella scuola.
Una concezione della conoscenza (e di conseguenza una pratica didattica) che intenda mettere al centro la realtà non può che ripartire da quell’ora et labora cristiano che supera di colpo l’antitesi otium-negotium proprio del mondo antico. Ovviamente tale punto merita di essere approfondito e compreso a fondo, e auspico che le colonne del sussidiario possano dare ospitalità ad un dibattito che aiuti a meglio comprenderlo. Al contrario, muovere un discorso a partire da quelle premesse che qui si è voluto discutere, ci allontana dall’obiettivo comune di cogliere nella conoscenza quella dimensione che accompagna l’uomo nel suo percorso esistenziale, sempre storicamente connotato.

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Perché i dissidenti cinesi diventano cristiani per difendere i loro diritti?

“Il cristianesimo viene combattuto in Cina perché è visto dal potere come il fondamento dei diritti umani”. Di recente padre Bernardo Cervellera (missionario del Pime e direttore di AsiaNews) ha parlato al Centro Asteria di Milano in occasione di un importante incontro serale organizzato dall’Associazione “Le 2 Città”, dal titolo Persecuzione e libertà religiosa.

Tirare in ballo il cristianesimo per rispondere alla domanda sul fondamento dei diritti umani (sui quali si basano anche le democrazie e le costituzioni moderne), come facevano nel 1943 Jacques Maritain (Cristianesimo e democrazia) e, nel secondo dopoguerra, il filosofo del diritto Giuseppe Capograssi (1889-1956), è una strada che oggi gode di sempre più rinnovato interesse. Essa non riesce però a scalfire i presupposti filosofici di quella forma di liberalismo inaugurata dal filosofo americano John Rawls (1921-2002) volta a escludere il riferimento religioso dalla discussione politica nella sfera pubblica.

Infatti, nonostante la tesi delle radici cristiane della moderna nozione di democrazia abbia trovato spazio, alla metà degli anni Novanta, nel liberalismo di Norberto Bobbio (1909-2004), permane tuttavia anche in un pensatore come Jürgen Habermas (che pure è uno dei campioni del riconoscimento delle concezioni comprensive del bene all’interno del dibattito politico) l’idea secondo la quale il cristianesimo arreca allo Stato liberale un apporto soltanto esterno (una specie di ancora di salvezza dalla modernizzazione della società) e non sostanziale.

Bernardo Cervellera non è un filosofo e forse nemmeno un teologo, ma la sua testimonianza non lascia adito a dubbi: è talmente vero che il cristianesimo sta al fondamento dei diritti umani, che diversi dissidenti cinesi diventano cristiani proprio per difendere i loro diritti continuamente negati dal governo comunista. Non in chiave cristiana, ma comunque in chiave di difesa dei diritti umani vanno letti, secondo Cervellera, anche i recenti sommovimenti in Tunisia e in Egitto: qui il presidente dimissionario Mubarak, nonostante avesse fatto promesse di anti-fondamentalismo, avallava leggi fortemente anti-cristiane (e filo-islamiche), come dimostra il fatto che, all’indomani della strage della notte di Capodanno ad Alessandria d’Egitto, i cristiani egiziani hanno protestato non contro i fondamentalisti islamici, ma contro il governo.

Come si vede, anche a proposito dei recenti fatti d’Egitto torna in primo piano il cristianesimo e, questa volta (a differenza ma non in contraddizione con il caso cinese), in una forma ancora più interessante per il dibattito sul rapporto tra cristianesimo e diritti umani. Mentre infatti il caso cinese mette a nudo il ruolo fondativo del cristianesimo nei confronti dei diritti umani, quello egiziano permette di vedere la questione da un altro punto di vista: ogni rivendicazione di libertà e di democrazia è, potenzialmente, una rivendicazione di cristianesimo.

Non a caso (e anche su questo punto Cervellera non poteva essere più chiaro) il fondamentalismo islamico accomuna in un solo obiettivo cristianesimo e modernità, visti come due facce di una stessa medaglia e (aggiungo) a ragione visti così: se è vero infatti che l’Occidente poté giustificare le libertà personali e sociali, politiche ed economiche (che sarebbero passate poi nell’età moderna) sulla base di una dottrina del diritto naturale che risaliva almeno a Cicerone e a Seneca, è altrettanto e forse ancor più innegabile che i vertici di tale riflessione vennero raggiunti durante il periodo della cristianità medievale.

Non mi dilungo su questo aspetto, sul quale ormai non mancano comunque le possibilità di approfondimento, ma faccio notare soltanto come l’equazione tra cristianesimo e modernità sia quanto meno problematica: se infatti la modernità non si spiegherebbe senza il cristianesimo, non tutta la modernità fu conforme alle sue radici cristiane (anzi la maggior parte di essa non lo fu) e, sulla modernità cristiana di Pascal, di Vico, di Tocqueville e di Rosmini (la cui proposta di una via alternativa al moderno veniva richiamata già negli anni Sessanta da Augusto Del Noce), vinse la modernità laicista di Rousseau, di Voltaire, di Kant, di Hegel, di Feuerbach, di Marx e di Nietzsche.

Se per un confronto tra queste due anime della modernità risulta utile il divulgativo Ripensare la modernità di Luigi Negri (Cantagalli 2003), è ancora padre Cervellera nel suo incontro milanese a sottolineare il fatto che “laicismo”, più che con “modernità”, fa rima con “fondamentalismo”: l’anima del laicismo, infatti, non è altro che la pretesa di un potere umano di ergersi a padrone assoluto del destino dell’uomo e, in quest’ottica, risulta indifferente che tale potere sia la ragione, la passione, lo Stato, o la religione stessa, qualora sia privata dei suoi autentici caratteri.

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Promessa mantenuta: Anonymous colpisce la chiesa anti-gay

La Westboro Baptist Church viene mandata in DDoS durante un’intervista online.
L’avevano promesso, l’hanno mantenuto: la Westboro Baptist Church è stata attaccata dagli attivisti di Anonymous proprio durante un picco di massima attività, ovvero mentre dagli schermi della webtv dell’organizzazione religiosa veniva diffusa un’intervista proprio fra un membro della congregazione e un membro di Anonymous. Una sorta di confronto a due, che però era evidentemente una beffa preparatoria all’attacco informatico.
ATTACCO RIUSCITO – La notizia è su tutti i siti specializzati in tecnologie ed informatica.
Il collettivo di hacking Anonymous ha buttato giù questa mattina il sito web della controversa Westboro Baptist Church nel bel mezzo di una diretta radiofonica che comprendeva un portavoce della Chiesa ed un membro di Anonymous. L’attacco è arrivato pochi giorni dopo l’annuncio di Anonymous di un comunicato che diceva di non aver alcun piano di attaccare il sito della chiesa. Il comunicato affermava che una precedente lettera che si affermava dal gruppo e minacciava gli attentati online alla Chiesa era un falso. I membri della WBC sono noti per le loro stridenti visioni anti-gay e per le proteste ai funerali di militari sterminati e simili. L’ultima settimana era uscita una lettera che sfidava Anonymous a farsi sotto.

La storia era appena più intricata, e la raccontavamo pochi giorni fa.
LA STORIA – La Westboro è una chiesa parecchio particolare, visto l’impegno che ci mette nel proclamare la discendenza demoniaca di tutti gli omosessuali, e il terribile destino che attende ogni stato che li ospiterà.
WBC si impegna in marce quotidiane e pacifiche che si oppongono allo stile di vita del flagello omosessuale danna-anime e distruggi-nazioni. Esponiamo cartelli grossi e colorati con frasi della Bibbia e slogan, inclusi: “DIO ODIA I FINOCCHI, I FINOCCHI ODIANO DIO, L’AIDS CURA I FINOCCHI, GRAZIE A DIO PER L’AIDS, I FINOCCHI BRUCINO ALL’INFERNO, DIO NON E’ INVERTITO, I FINOCCHI CONDANNANO LE NAZIONI, GRAZIE A DIO PER I SOLDATI UCCISI, TRUPPE FINOCCHIE, DIO UCCIDA I MILITARI, DIO ODIA L’AMERICA, L’AMERICA E’ CONDANNATA, IL MONDO E’ CONDANNATO.
Questo il tenore degli striscioni esposti dalla Chiesa. E Anonymous aveva deciso di agire, con il comunicato, appunto, che poi, per depistare, gli attivisti hanno definito falso.


Anonymous non può osservare senza conseguenze questo comportamento un minuto oltre. E’ tempo per noi di essere spettatori attivi nel vostro trattamento inumano del vostro prossimo che ha raggiunto il suo apice, ed è necessario per noi entrare in azione. Perciò, vi diamo un’avvertimento, cessate e deisistete da qualsiasi campagna di protesta nel 2011, tornate alle vostre case in Kansas e chiudete i vostri website. Se ignorerete questo avvertimento, conoscerete il braccio di Anonymous: bersaglieremo i vostri siti pubblici e la propaganda e la detestabile dottrina che promuovete sarà sradicata: il danno sarà irreversibile, e la vostra istituzione e la vostra istituzione non sarà mai più in grado di risollevarsi.
Così, un comunicato, poi un passo indietro e l’ospitata nell’intervista radiofonica della Chiesa. Infine, l’attacco informatico.
L’ATTACCO – Guerriglia in piena regola, per gli attivisti a volto coperto.
Una nota postata sul sito attaccato della WBC questa mattina afferma che i tentativi della chiesa “di attirare l’attenzione dei media”, hanno fatto si che il gruppo perdesse la pazienza. “Anche se avevamo la capacità di attaccare il vostro sito anche prima, avevamo scelto di non farlo”, dice la nota. Anonymous ha anche reso pubblico l’intero network interno della Chiesa.
Il sito della chiesa è tuttora irraggiungibile. Sui siti di informazione LGBT qualche notizia in più.
Anonymous ha tirato giù i principali website della chiesa insieme ai siti collegati, come Priestrapeboys.com come anche GodhatesAmerica.com, GodhatestheWorld.com, Jewskilledjesus.com e Americaisdoomed.com. L’unica pagina visibile dei website contiene una lettera dal gruppo Anonymous che dice che il sito della chiesa è stato “sequestrato da Anonymous sulla base della sezione #14 delle regole di Internet.
Gli url dei domini acquistati dalla WBC sono davvero tutto un programma.

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Radio Vaticana, via libera ai rimborsi per i danni subiti dalle radiazioni

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di Valentina Errante
ROMA - Alla fine la Cassazione ha dato ragione agli abitanti di Cesano. Sarà un altro lungo processo quello civile, ma poi Radio Vaticana dovrà risarcirli per i danni subiti, per i tumori e le leucemie che le perizie hanno collegato all’emissione di onde elettromagnetiche dell’emittente.

Il ricorso dell’avvocato Franco Coppi, che chiedeva alla Corte la piena assoluzione per il cardinale Roberto Tucci, è stato respinto. Il reato di ”getto pericoloso di cose”, che aveva portato alla condanna di Tucci a dieci giorni era stato dichiarato prescritto il 14 ottobre 2009. Ma la sentenza di secondo grado bis aveva stabilito, soprattutto, che gli abitanti di Cesano avessero diritto a un riasarcimento per i danni subiti, da quantificare in sede civile.

Ieri il pg della Cassazione, Gabriele Mazzotta, aveva chiesto alla Corte di confermare la prescrizione del reato per Tucci, direttore dell’emittente dall’85 al 2001, e di rinviare il processo in Corte d’Appello. Una requisitoria che aveva fatto temere il peggio agli abitanti di Cesano. La decisione è arrivata in tarda serata. E adesso partirà la causa civile per stabilire quanto l’emittente dovrà risarcire alle parti civili. «La posizione espressa dal pg Mazzotta - aveva commentato il presidente del Codacons Carlo Rienzi, che difende gli abitanti di Cesano anche nel giudizio in Cassazione - è negativa per le legittime aspettative delle parti lese e speriamo che Corte non accolga le indicazioni della requisitoria».

Il processo era cominciato nel 2001, dopo la lunga battaglia dei comitati di Cesano e una guerra di perizie per dimostrare le conseguenze delle emissioni di onde sulla salute dei cittadini. Alla fine, il pm Stefano Pesci era riuscito a portare in giudizio i responsabili dell’emittente. Il procedimento si era concluso anche con la condanna dell’altro responsabile della radio, il cardinale Pasquale Borgomeo, poi deceduto. E’ la seconda volta che la vicenda arriva a piazza Cavour, la prima sentenza era stata annullata con rinvio

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venerdì 25 febbraio 2011

Gesù cura i gay, polemica sul libro omofobo

Una casa di pubblicazione religiosa propone Cristo come terapia per l’omosessualità
Un libro di prossima uscita pubblicato da una casa editrice cristiana ha innescato una pacifica protesta della comunità LGBT inglese. Il libro infatti descrive la storia di alcuni personaggi la cui omosessualità è curata da Gesù. La manifestazione si svolgerà a Worcester il 19 marzo, nei pressi della chiesa cittadina di San Paolo, lo stesso luogo dove il libro verrà presentato.
UN LIBRO PER CURARE I GAY – Il controverso “Dove è mio fratello” racconta la storia di un uomo che lascia sua moglie e i bambini per un compagno gay, per poi avere una rivelazione religiosa e così rigettare la propria scoperta omosessualità. Il libro, scritto da un autore canadese, raggiungerà gli scaffali del Regno Unito dopo che una casa di edizioni cristiana ha deciso di pubblicarlo e promuovere il suo messaggio. “Il libro può aiutare i teenager che si sentono gay a curare la proprio omosessualità”, hanno detto i responsabili della società editrice. Eileen Mohr, 79 anni, la responsabile di Crossbrigde Brooks, ha detto” Vogliamo che il libro abbia un lancio di alto profilo per la natura della storia che racconta. Ci aspettiamo che sarà controverso perché spiega come Gesù possa curare l’omosessualità. Pensiamo che alcuni abbiano tendenze naturali ad amare persone dello stesso sesso, ma moltissimi adolescenti sono deviati dalla tendenza dei media ad enfatizzare in maniera positiva la cultura gay, e siccome la loro sessualità non è ancora bene definita, possono essere influenzati”.
TRAMA CONTROVERSA - Il titolo del libro è preso da una citazione del Signore nel nuovo Testamento, ed è stato scritto dal canadese Marion Heath. La trama segue l’amicizia di Ryan e Tony, che condividono la passione per il rafting e approfondiscono il loro apporto, facendo quello che il libro definisce scelte sbagliate. Tony lascia la propria moglie e i suoi figli adolescenti per andare a vivere con Ryan, ma scoprirà il potere di Gesù che lo porterà sulla retta via, rigettando la sua omosessualità e tornando alla propria famiglia. La responsabile della casa editrice si aspetta che i gay siano contrari all’idea che l’omosessualità del protagonista possa essere curata da una rivelazione religiosa. Il libro sarà presentanto nella Chiesa di San Paolo il 19 marzo dalla Crossbrigde Books, società gestita dall’ex insegnante Eileen e da suo marito Gunther. L’autore viaggerà dal Canada per essere presente al lancio, e la signora Mohr spera di organizzare anche una serie di incontri per firmare il libro in vari posti della città inglese.


COMUNITA’ GAY IN RIVOLTA - Le associazioni LGBT hanno reagito con forza alla tesi del libro. Secondo la Fondazione Gay e Lesbiche le dichiarazioni della responsabile della Crossbrigde Books alimentano il mito che l’omosessualità possa essere curata. Un portavoce dell’associazione ha spiegato di essere preoccupato dalle dichiarazioni della signora Mohr, che confermano come in questo periodo molti psichiatri provino a curare i gay e le lesbiche con motivazioni religiose. “Questa terapia di conversione è stata condannata dall’associazione degli psicologi e degli psichiatri, sia britannici che americani. Forse il libro di Marion Heath potrebbe evidenziare come la fede e l’orientamento sessuale non sono sempre in contraddizione. Molti gay, lesbiche o bisessuali non sentono il bisogno di essere curati nonostante credano in Dio e abbiano un forte senso religioso. In realtà chi ha un diverso orientamento sessuale subisce un processo mentale opposto, ovvero soffre perché si sente diverso dagli altri e dalle loro aspettative. L’unica cosa di cui avrebbero veramente bisogno è parlare con qualcuno che spieghi loro di essere semplicemente se stessi, senza che qualcuno provi a cambiarli. Questo libro, ci pare, non farà niente per aiutare queste persone che hanno dubbi sulla loro sessualità, promovendo un falso mito su un possibile cambiamento di ciò che si è.

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Sei marocchini arrestati a Brescia, minacciavano di "punire" il Papa e Magdi Allam

La poliziadi Brescia ha arrestato sei cittadini marocchini appartenenti al movimento fondamentalista islamico Adl Wal Ihsane (Giustizia e Carità). Cinque di loro sono stati sottoposti alla misura degli arresti domiciliari, mentre per il sesto è stata applicata la custodia cautelare in carcere. Gli stranieri, tutti residenti nel bresciano, sono accusati di aver costituito un gruppo che aveva tra i propri obiettivi l'incitamento alla discriminazione e all'odio razziale e religioso, alla violenza e al jihad nei confronti dei cristiani e degli ebrei.
Le indagini, avviate più di un anno fa hanno documentato come i soggetti arrestati avessero creato, in seno al movimento, una struttura caratterizzata da estrema segretezza nel cui ambito, tra l'altro, i figli degli affiliati venivano educati all'odio verso la cultura e i costumi occidentali nonchè delle religioni diverse da quella islamica, facendo a tal fine ricorso anche alla violenza psicologica e fisica.
In un documento sequestrato ai sei marocchini, inoltre, sono state trovate minacce al Papa e al giornalista, ora parlamentare europeo, Magdi Allam. Il manoscritto è un resoconto di una riunione: in esso il Pontefice viene indicato come il responsabile della conversione al cattolicesimo di Allam e per questo entrambi dovevano essere puniti.

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