giovedì 23 aprile 2015

Il racconto: "Don Pascal ci drogava per spogliarci"

Il racconto: "Don Pascal  ci drogava per spogliarci" Don Pascal Manca


Drogati e molestati: nell'esposto (anonimo) arrivato in procura a Cagliari vengono ripercorsi i momenti in cui l'ex parroco di Mandas Pascal Manca avrebbe abusato sessualmente di alcuni ragazzini che frequentavano la chiesa. Don Manca, ora alla guida della parrocchia di Villamar, avrebbe offerto (i fatti risalgono al 2012) bevande con sostanze droganti ai ragazzi, tutti tra i 15 e i 17 anni. Poi, una volta storditi, li avrebbe palpeggiati.

http://www.unionesarda.it/

venerdì 17 aprile 2015

Favori sessuali in cambio di sigarette: 5 anni e 4 mesi al cappellano di San Vittore

Don Alberto Barin è stato condannato in appello a cinque anni e quattro mesi: l'ex cappellano del carcere San Vittore era stato arrestato perché forniva ai detenuti sigarette, shampoo, saponette, spazzolini o 'radioline' in cambio di favori sessuali


san vittore 800 2
Cinque anni e quattro mesi: un anno e quattro mesi in piu' rispetto al primo grado di giudizio. E' questa la pena a cui e' stato condannato in appello don Alberto Barin, l'ex cappellano del carcere di San Vittore che era accusato di violenza sessuale su detenuti. Il pg Laura Barbaini aveva chiesto 7 anni e quattro mesi di reclusione. Per alcuni episodi e' stata dichiarata la prescrizione. In primo grado il 28 marzo 2014 il gup Luigi Gargiulo aveva condannato il religioso a 4 anni col rito abbreviato. Stando alle indagini, l'ex cappellano del carcere milanese, arrestato nel novembre 2012, avrebbe fatto leva sullo "stato di bisogno" dei detenuti che si rivolgevano a lui per avere sigarette, shampoo, saponette, spazzolini o 'radioline'. Piccoli beni per vivere meglio in cella che l'uomo avrebbe consegnato in cambio di favori sessuali. Don Barin si trova attualmente ai domiciliari in una struttura religiosa.

http://www.affaritaliani.it

giovedì 19 febbraio 2015

Swissleaks, Falciani: il Vaticano fermò le indagini sullo Ior

Secondo l’ex dipendente di Hsbc che trafugò la lista dei 100 clienti della banca, la Svizzera era disposta a collaborare, ma arrivò lo stop


ROMA - «Le investigazioni italiane sullo Ior furono fermate dal Vaticano: la Svizzera era disposta a collaborare, il Vaticano mise il suo veto. Io spero che questo messaggio sia un elemento di informazione perché oggi una persona importante, come è papa Francesco, può dare un esempio al mondo»: lo ha rivelato Harvé Falciani, l’ex dipendente della Hsbc che anni fa trafugò la lista di 100mila clienti aprendoil caso Swissleaks. Falciani, che ha presentato a Roma il libro «La cassaforte degli evasori» scritto insieme al giornalista Mincuzzi, giovedì 19 febbraio sarà ospite di Servizio Pubblico.
Falciani a Roma per presentare il suo libro
Il processo in Svizzera
«Se avrò l’autorizzazioni per andarci senza essere immediatamente messo in carcere, andrò al processo che mi faranno in Svizzera. per spiegare, dimostrare che sono stai fatti degli errori e dare un contributo» ha aggiunto Falciani, «in Italia quello che si è fatto, è stato grazie agli agenti dei servizi, ma chi li ha fermati sono i loro superiori: tutti sapevano ai più alti livelli e quindi hanno avuto il tempo di reagire. A Roma arrivò lo stop: i dati non si potevano analizzare. Era il 2011, il premier era Silvio Berlusconi».
«Parlerei con Renzi»
«Cosa farei se mi contattasse Renzi? Oggi la mia priorità assoluta è fornire un aiuto per rompere il segreto che circonda certi meccanismi. Quindi il contatto con qualsiasi politico che voglia fare qualcosa in questa direzione è ben accetto» ha aggiunto. «Io - ha detto ancora l’ex informatico della Hsbc - da questa vicenda non ho mai guadagnato nulla, semmai ho più debiti con gli avvocati».

http://roma.corriere.it/

lunedì 16 febbraio 2015

Il Papa vuole rottamare la casta della Curia romana

venerdì 13 febbraio 2015

Vaticano: «Tolleranza zero su abusi sessuali sui minori nella Chiesa»

«Ci devono essere conseguenze e procedure che permetteranno di gestire questi casi in modo veloce». Tolleranza zero del Vaticano nei casi di pedofilia e abusi sessuali nella Chiesa, promette la Commissione per la protezione dei minori voluta da Papa Francesco. Il vescovo di una diocesi che non prenderà rapidamente provvedimenti nel caso di abusi sessuali compiuti da ecclesiastici subirà delle conseguenze, ha assicurato il cardinale Sean Patrick O’Malley, arcivescovo di Boston e presidente della Commissione della Santa Sede. «È qualcosa di cui tutti noi siamo molto consapevoli», ha sottolineato il cardinale O’Malley, assicurando che in merito la Commissione presenterà al pontefice «raccomandazioni concrete».
Linee guia nazionali
Il cardinale ha poi rivelato che alla richiesta di adeguarsi allo standard indicato dalla Santa Sede attraverso «linee guida» nazionali, «gli episcopati di quasi tutti i Paesi hanno risposto, ma alcuni hanno emanato norme deboli». Quindi la Commissione lavorerà con la Congregazione per la dottrina della fede «per individuare i Paesi che necessitano di maggiore aiuto». Papa Francesco intende inoltre istituire «una giornata di preghiera dedicata alle vittime di abusi sessuali commessi da ecclesiastici».


Prevenzione
Il Papa, ha spiegato O’Malley, vuole promuovere «la sicurezza dei minori in tutti gli aspetti della Chiesa: l’educazione, la risposta di ogni Conferenza episcopale per preparare maestri, sacerdoti religiosi e tutti coloro che lavorano con i minori. Il nostro compito non è solo rispondere a casi avvenuti, ma prevenire gli abusi di minori, adoperarci perché la Chiesa faccia tutto quanto è necessario», ha concluso l’arcivescovo di Boston. «La nostra responsabilità è lavorare per la guarigione spirituale e per aumentare la coscienza nella comunità cattolica sulla piaga degli abusi sui minori».

http://www.corriere.it/

sabato 7 febbraio 2015

Vaticano: «Tolleranza zero su abusi sessuali sui minori nella Chiesa»Vaticano: «Tolleranza zero su abusi sessuali sui minori nella Chiesa»

Il vescovo di una diocesi che non prenderà rapidamente provvedimenti nei casi di pedofilia compiuti da ecclesiastici subirà delle conseguenze

di Redazione Online

La Santa Sede indica tolleranza zero sui casi di abusi sessuali su minori nella Chiesa (Archivio Corriere/Ap) La Santa Sede indica tolleranza zero sui casi di abusi sessuali su minori nella Chiesa (Archivio Corriere/Ap)
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«Ci devono essere conseguenze e procedure che permetteranno di gestire questi casi in modo veloce». Tolleranza zero del Vaticano nei casi di pedofilia e abusi sessuali nella Chiesa, promette la Commissione per la protezione dei minori voluta da Papa Francesco. Il vescovo di una diocesi che non prenderà rapidamente provvedimenti nel caso di abusi sessuali compiuti da ecclesiastici subirà delle conseguenze, ha assicurato il cardinale Sean Patrick O’Malley, arcivescovo di Boston e presidente della Commissione della Santa Sede. «È qualcosa di cui tutti noi siamo molto consapevoli», ha sottolineato il cardinale O’Malley, assicurando che in merito la Commissione presenterà al pontefice «raccomandazioni concrete».
Linee guia nazionali
Il cardinale ha poi rivelato che alla richiesta di adeguarsi allo standard indicato dalla Santa Sede attraverso «linee guida» nazionali, «gli episcopati di quasi tutti i Paesi hanno risposto, ma alcuni hanno emanato norme deboli». Quindi la Commissione lavorerà con la Congregazione per la dottrina della fede «per individuare i Paesi che necessitano di maggiore aiuto». Papa Francesco intende inoltre istituire «una giornata di preghiera dedicata alle vittime di abusi sessuali commessi da ecclesiastici».

Prevenzione
Il Papa, ha spiegato O’Malley, vuole promuovere «la sicurezza dei minori in tutti gli aspetti della Chiesa: l’educazione, la risposta di ogni Conferenza episcopale per preparare maestri, sacerdoti religiosi e tutti coloro che lavorano con i minori. Il nostro compito non è solo rispondere a casi avvenuti, ma prevenire gli abusi di minori, adoperarci perché la Chiesa faccia tutto quanto è necessario», ha concluso l’arcivescovo di Boston. «La nostra responsabilità è lavorare per la guarigione spirituale e per aumentare la coscienza nella comunità cattolica sulla piaga degli abusi sui minori».


http://www.corriere.it/

sabato 24 gennaio 2015

Suora di clausura partorisce un bimbo Il convento: "Non è una consorella"



Arrivata nel convento del Maceratese nel giugno dell'anno scorso, la religiosa è di origine sudamericana. Ma la Badessa smentisce: "Nessuna consorella ha messo al mondo un bimbo".
Una giovane suora di clausura, di origine boliviana e di 35 anni, ha partorito un bimbo all'ospedale Bartolomeo Eustachio di San Severino Marche (Macerata). Quando è arrivata in ospedale, portata dalle consorelle preoccupate per la sua salute, lamentava un forte mal di pancia. Eseguita l'ecografia, la verità è risultata subito chiarissima e la suora, domenica, è stata trasferita in ostetricia, dove poche ore dopo ha dato alla luce un bimbo. Grande riserbo viene mantenuto sulla vicenda. La religiosa avrebbe però confidato ai medici la decisione di tenere il figlio e verrà probabilmente affidata a una comunità di accoglienza. Per il momento, il bebè è stato condotto per accertamenti nella Neonatologia dell'ospedale di Macerata. Sarebbe in buone condizioni di salute, ma essendo nato dopo una gravidanza svoltasi senza controlli sanitari, si è preferito sottoporlo ad analisi più accurate. Nessun commento per ora da parte del vescovo di Camerino Francesco Brugnaro.
A San Severino i conventi di clausura sono due, Santa Rita e Santa Caterina, ma nella zona ci sono numerose altre strutture religiose. La Madre Abbadessa del monastero di Santa Santa Chiara di San Severino ha chiarito che la suora che ha partorito non è "di clausura" in uno dei conventi della zona. "La vicenda - ha detto - non riguarda alcuna sorella clarissa della nostra comunità, né consorelle di monasteri della zona". "Desidero affermare ciò - ha aggiunto - in modo categorico per fugare ogni dubbio e smentire le inesatte informazioni che circolano in questo momento e che hanno spinto molti giornalisti a rivolgersi al nostro indirizzo". Suor Rosella tiene a difendere "il significato della nostra scelta di vita", e assicura che "nessuna suora di clausura degli 8 conventi della Diocesi di Camerino-San Severino ha messo al mondo un figlio".
LA VERSIONE DEL CONVENTO - Dal convento delle Sorelle missionarie dell'Amore del Cuore di Cristo di San Severino Marche assicurano che la giovane che ha partorito "non è una suora, è una ragazza che stiamo aiutando". Di sicuro però si sa che viene dalla Bolivia e la sua età. Diverse fonti garantiscono che si tratti proprio di una religiosa, ma le consorelle non hanno voluto aggiungere nient'altro, senza spiegare neanche se la donna abbia o meno preso i voti. Intanto si è saputo che è stata dimessa dall'ospedale.
Unione Sarda