sabato 30 luglio 2011

“Bestemmi su Facebook? C’è una multa da 300 euro”

L’Ansa scrive: il blog cattolico Pontifex ha presentato una denuncia per chiedere l’oscuramento dei gruppi blafemi

Il blog cattolico Pontifex dichiara guerra ai gruppi su Facebook che propagandano la bestemmia, denunciandoli penalmente e chiedendone ‘l’immediato oscuramento’.
DENUNCIA – La denuncia e’ stata presentata ai sensi dell’articolo 724 del Codice Penale – cosi’ come modificato da una sentenza della Consulta nel 1995 e da un decreto legislativo del 1999 -, che punisce ‘chiunque pubblicamente bestemmia, con invettive o parole oltraggiose, contro la Divinita”. Pontifex chiede una sanzione pecuniaria da 51 a 309 euro per ogni iscritto (‘reo di bestemmia’) ai gruppi Facebook di cui produce un dettagliato elenco chiedendone la chiusura: sono sette i gruppi del popolare social network nel mirino di Pontifex, tra cui la ‘Confraternita dei Frati bestemmianti’, il ‘Club della bestemmia’, ‘Radio Bestemmia’. “Siamo certi – dicono al blog e quotidiano cattolico – che la Polizia postale e lo staff di Facebook interverranno con solerzia’. (ANSA)



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mercoledì 20 luglio 2011

Polish priests threatened with jail for plagiarising sermons


Poland's 28,000 Roman Catholic priests have been told by church authorities that they may be fined if they are discovered to have plagiarised their sermons from the internet, and could even face up to three years in prison.
The church has published a self-help book on writing sermons to lure parish priests away from the growing habit of stealing the words of their fellow clergy.
Father Wieslaw Przyczyna, the co-author of To Plagiarise or not to Plagiarise, told Polish media that the guide had been written to address what had become an increasingly common problem, as more churches put their sermons online and an increasing numbers of priests used the internet.
Przyczyna, a sermon expert at Krakow's Pontifical Academy of Theology, added that the book's aim was to shame culprits and prompt them to confess what they had done.
"Unfortunately the practice has become more usual than not," he said. "But if a priest takes another priest's words and presents them as his own without saying where he got them from, this is unethical and against the rules of authorship."
Responses to the self-help guide suggest that the problem also exists in other parts of the world, particularly in Britain and America, where the practice has been dubbed "pastoral plagiarism". In the US, the Rev E Glenn Wagner, a former evangelical pastor, and the Rev Robert Hamm, a former minister, resigned in 2004 after admitting to lifting sermons.
Homilists - or experts in the art of religious discourse - argue that while it might be a popular view that no sermon is necessarily based on original thought, a priest should be encouraged to convey ideas in his own words to help foster better dialogue with his congregation.
The 150-page Polish guide is being sold to priests in for £6.
The church authorities have said they will start to carry out systematic checks in an attempt to clamp down on the practice and will rely on sharp-eared parishioners to compare online texts with those in Biblioteka Kaznodziejska, a monthly magazine that publishes sermons which have been delivered from the pulpit in Poland.
Church heads are also discussing the possibility of teaching trainee priests about the concept of intellectual property.
The main culprits are said not to be older priests, who often do not have access to the internet, but their more youthful counterparts.
Young priests turn to the web when they are less than proficient at public speaking, and particularly on a Saturday night when they are panicking about having nothing to say at mass the following morning, said Przyczyna.
But Przyczyna has already faced a backlash to his anti-plagiarism crusade. He told the online Catholic News Service that he had received complaints for "harassing priests and exposing their weaknesses".

domenica 17 luglio 2011

Greek nuns flee business fiasco

An entire order of nuns has fled a convent on the Greek-Bulgarian border after running up huge debts.
The nuns' knitting business, serving 25 shops across Greece, has crashed.
From mother superior to the most junior novice, the 55 nuns sought sanctuary in the Xenia convent in the hills of central Greece.
The Greek Holy Synod is trying to sort out their debts of some 760,000 euros (£500,000) and persuade them to come out of hiding.
As I walked past the small domed chapel towards the cloisters, bolts slammed across heavy wooden doors, keys clicked double locks into place and curtains twitched in the nuns' cells (bedrooms).
Their sentinel was a stooped, beetle-browed, elderly nun clutching a copy of the New Testament.
I asked her to confirm that this was indeed the hideout of the runaway order.
"So what?" she snapped back in Greek, "who wants to know?"
Then her tone softened. "If God wills it," she said, "someone will come and talk to you," and she despatched a novice to find out.
She quickly returned with the news that the mother superior was exercising her right to remain silent.
So I left as empty-handed as the nuns' creditors. According to the Kathimerini newspaper, they exacerbated their financial problems by going abroad to fashion shows to check out the latest designs in woollen garments.
Their assets may have to be liquidated and property belonging to their convent at Sidirokastro could be sold to pay off their debts.

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Il cardinale di Monaco : “I gay sono uomini falliti”

L’arcivescovo della capitale bavarese attacca con durezza gli omosessuali
Il cardinale di Monaco Reinhard Marx ha dichiarato durante il forum della Chiesa cattolica tedesca svoltosi a Mannheim che le lesbiche e i gay sono uomini falliti e distrutti.  Un commento molto aspro che ha suscitato subito vivaci polemiche, anche se finora il porporato bavarese non ha ritrattato
QUEI FALLITI DEI GAY - Durante il forum svoltosi a Mannheim, una delle principali città del Baden-Wuerttemberg, il cardinale di Monaco di Baviera ha rimarcato come gli omosessuali siano in buona sostanza dei falliti, delle persone distrutte con le quali la Chiesa cattolica dovrebbe cambiare completamente il proprio rapporto. Secondo il cardinale i gay sarebbero come i divorziati. Inoltre, il cardinale avrebbe aggiunto di non riuscire a comprendere come mai molti uomini non condividano o non riescano a trovare il tesoro della fede posseduto dai cattolici. L’associazione dei gay e delle lebische tedeschi ha definito molto gravi ed offensive le dichiarazioni del cardinale, rimarcando come nessun dialogo possa partire su queste basi.
CONSERVATORE VICINO A RATZY – Reinhard Marx è stato nominato cardinale da Ratzinger, dopo che Papa Giovanni Paolo II l’aveva scelto per guidare la diocesi di Monaco di Baviera, dal quale proviene l’attuale vescovo di Roma. Marx si è distinto in passato per posizioni di grande ortodossia, tanto che tolse i sacramenti ad un sacerdote che aveva officiato la comunione insieme ai protestanti. Allo stesso tempo aveva licenziato un’insegnate di religione che si era unita civilmente ma non sposata in chiesa. Al Parlamento bavarese Marx aveva ricordato come la religione non sia un fatto privato, ma che la stessa costituzione dello Stato tedesco debba essere legata alla dottrina della Chiesa. La durezza delle prese di posizioni anti gay della Chiesa sembra essere in qualche modo collegata alla prossima visita in Germania di Papa Benedetto XVI.

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giovedì 3 marzo 2011

Prete impicca elfo di Natale

Il Copenhagen Post riferisce della pena esemplare inflitta a un elfo di Babbo Natale dal pastore della Løkken Free Church di Vendsyssel, sulla penisola di Jutland, in Danimarca. Il Reverendo Jon Knudson spiega che ama molto il Natale ma non sopporta affatto gli elfi, che definisce: “creature del Diavolo” capaci di “far ammalare i bambini”. Descrive l’utilizzo degli esserini tra gli ornamenti della Stagione come “equivalente ad addobbare con bandiere naziste” e ha reagito a modo suo, inscenando l’impiccagione in effigie di un elfo sul frontale della chiesa. Il pupazzo però è stato salvato da un parrocchiano che ha fatto sapere che l’avrebbe tenuto al sicuro fino a dopo le Feste. E’ stato denunciato per furto dal prete, ma la polizia locale ha risposto che aveva di meglio da fare che occuparsi di elfi imbottiti… (Fonte), (Foto)

essentialnews

Svezia, la Chiesa ha coperto per 30 anni i preti pedofili?

Oggi il clero scandinavo ammette: per decenni i prelati sono stati liberi di fare quel che volevano. “Nessuna redenzione per loro”, dice ora il vescovo.
Troppo tardi, e troppo poco. Il commento del vescovo di Stoccolma Anders Arborelius dovrebbe essere sufficiente a rimarginare la ferita che la chiesa di Svezia ha inferto ai suoi fedeli e alla Chiesa intera? “Per lui, non ci sarà salvezza”, dice riferendosi al sacerdote pedofilo di recente morto. Altri due preti violentatori di bambini sono ancora vivi: in totale fanno tre. Tre preti, e la Chiesa di Svezia ha ammesso oggi che hanno compiuto le loro azioni criminali negli scorsi 30 anni, senza mai essere fermati o segnalati.
SAPEVANO? – Non è chiaro se la Chiesa Svedese li abbia coscientemente coperti. Di certo è improbabile che non sapesse, e di certo la macchia è indelebile.
La Chiesa Cattolica di Svezia ha confermato che tre preti avrebbero abusato sessualmente di bambini nello spazio di 30 anni. Si sa che i preti pedofili, uno dei quali è morto, avrebbero abusato sessualmente di complessivamente 5 bambini fra il 1940 e il 1970, delitto perciò ormai andato in prescrizione. L’arcivescovo di Stoccolma Anders Arborelius ha detto Sabato che non potrà esserci “alcuna redenzione” per i tre. Un prete ha abusato di due bambini, un altro ha abusato di una ragazza per quattro anni prima che se ne lamentasse. Il terzo prete avrebbe molestato due ragazze, sorelle fra di loro, mentre era in una relazione con la madre.

Tanto per non farsi mancare niente, diciamo.
NESSUNA GIUSTIZIA – Siccome tutte queste informazioni sono emerse solo in questi giorni come risultato di una indagine interna alla Chiesa di Svezia, è realistico che qualcuno sapesse anche prima. Ma tanto, nessuno renderà giustizia alle vittime perchè, come detto, la tagliola della prescrizione ha affondato ogni cosa. E inoltre, nessuno dei tre uomini è più nei ranghi della Chiesa, per cui nemmeno la palliativa sanzione ecclesiastica potrà essere applicata contro di loro.
Uno dei tre preti è morto, un altro si è spretato e il terzo non è stato identificato, dice la Chiesa. L’ex-prete, tuttora vivo, declina “del tutto” ciò che è scritto nel rapporto investigativo.
Se la Chiesa si fosse messa in moto più velocemente, forse il terzo prete avrebbe potuto essere individuato. Nelle parole del Vescovo praticamente una resa: il caso è prescritto, i preti sono irrintracciabili, non si prenderanno provvedimenti di alcun genere. Le vittime ringraziano.
“Molestare un minore è un crimine abietto che causa una vita di sofferenze. Per me non c ci dovrebbe essere prescrizione per l’abuso infantile”, dice il vescovo di Stoccolma in una nota. “La Chiesa Cattolica non potrà mai riparare ciò che è successo alle vittime, ma vogliamo che questa indagine dia loro almeno la verità. Visto che i crimini si sono verificati fra il 1940 e il 1970 non possono più essere perseguiti e la Chiesa non ha in programma di intraprendere nessun altra azione legale.

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mercoledì 2 marzo 2011

Pakistan, ucciso ministro cristiano Vaticano: "Difendere libertà religiosa"

Shahbaz Bhatti, unico cattolico del governo alla guida del dicastero sulle minoranze religiose, vittima di un agguato a Islamabad. i Taliban rivendicano. Si era battuto contro la legge sulla blasfemia e per la grazia ad Asia Bibi, la donna cristiana condannata a morte.

ISLAMABAD - Il ministro per le minoranze religiose del Pakistan, il cattolico Shahbaz Bhatti, è stato ucciso da un commando armato in un attentato a Islamabad. Lo ha riferito un portavoce del locale ospedale di Shifa, Azmatullah Qureshi. Bhatti, 35 anni, era stato appena confermato nell'incarico dopo un rimpasto di governo, nonostante le pressioni dei gruppi fondamentalisti islamici.

Negli ultimi mesi era stato minacciato di morte per aver chiesto di modificare la legge sulla blasfemia e per essersi batuto per la grazia per Asia Bibi, la donna cristiana condannata a morte nel giugno 2009 proprio in base a quella legge. Asia Bibi, madre di due figli, ribattezzata la "Sakineh cristiana", è in attesa del processo d'appello davanti alla Corte di Lahore. E' accusata di aver insultato Maometto durante una discussione con le colleghe, in Punjab. "Ringrazio Dio per avermi dato questa opportunità di continuare la mia lotta perle minoranze oppresse del Pakistan", aveva affermato Bhatti dopo la conferma nell'incarico, i cristiani e le altre minoranze sono cittadini del Pakistan e hanno gli stessi diritti di qualsiasi altro cittadini perchè i nostri padri hanno sacrificato la loro vita per il Paese". A gennaio Bhatti era stato tra i primi a condannare l'omicidio del governatore del Punjab, Salmaan Taseer, finito anche lui nel mirino degli integralisti per aver chiesto di abolire la legge sulla blasfemia.

Sul luogo dell'attentato sono stati trovati volantini dei taliban pachistani. Da una prima ricostruzione, Bhatti era da poco uscito di casa con la sua auto, non blindata e senza scorta, quando da una vettura bianca gli sono stati sparati una ventina di colpi. L'auto degli attentatori si è immediatamente allontanata. L'attentato è avvenuto nei pressi del mercato di un quartiere residenziale della capitale. Bhatti è deceduto durante il trasferimento in ospedale. Le tv hanno mostrato le immagini della vettura crivellata di colpi.

L'assassinio del ministro pachistano "è un nuovo fatto di violenza di terribile gravità. Esso dimostra quanto siano giusti gli interventi insistenti del Papa a proposito della violenza contro i cristiani e contro la libertà religiosa in generale", ha commentato il portavoce vaticano, padre Federico Lombardi. "Bhatti - ha detto ancora il gesuita - era il primo cattolico a ricoprire un tale incarico. Ricordiamo che era stato ricevuto dal Santo padre nello scorso settembre e aveva dato testimonianza del suo impegno per la pacifica convivenza fra le comunità religiose del paese". "Alla preghiera per la vittima, alla condanna per l'inqualificabile atto di violenza, alla vicinanza ai cristiani pachistani così colpiti dall'odio, si unisce l'appello - ha concluso padre Lombardi - perché tutti si rendano conto dell'urgenza drammatica della difesa della libertà religiosa e dei cristiani oggetto di violenza e persecuzione".

Condanna anche dal governo italiano. Per il ministro degli Esteri Franco Frattini si tratta di un atto di "violenza intollerabile contro una persona che si era distinta per la sua visione ed impegno a costruire una società basata sul dialogo e la tolleranza nei confronti di tutte le minoranze e le diverse religioni".

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I pastori sardi ricevuti in Vaticano cantano per il Papa l'Ave Maria in limba


Dopo Milano i pastori sardi sono tornati a Roma questa volta non per manifestare la loro protesta, ma per una pacifica visita in Vaticano, durante l’udienza papale del mercoledì nella sala Nervi gremita da settemila fedeli provenienti da tutto il mondo.
Stamane una settantina di allevatori del Movimento pastori sardi con i loro fazzoletti blu e gialli al collo, hanno ascoltato le parole del Papa e lo hanno salutato calorosamente intonando un’Ave Maria in limba quando il Pontefice si è rivolto a loro con parole sentite: "Saluto gli allevatori sardi e a tutti assicuro la mia preghiera", ha detto Benedetto XVI. Il grido "pastori, pastori", si è levato più volte dai posti nelle prime file riservate agli allevatori per questa visita organizzata dalla Diocesi di Sassari e dall' arcivescovo Paolo Atzei che però non è potuto venire.
In aereo da Alghero e da Cagliari, e in traghetto da Olbia, invece, sono arrivati numerosi, con una forte presenza femminile di moglie, madri e figli di pastori. Da Orune, Bitti, Sindia, Tula, Ozieri, Desulo e Pabillonis, sono giunti in Vaticano portando doni della tradizione regionale, pane, formaggi e dolci, da offrire al Santo Padre. Poi hanno assistito all’udienza generale dedicata oggi al santo francese Francesco da Sales. Non a caso l’immensa sala Nervi era affollata di pellegrini provenienti dalla Francia. "Un grande onore avere la possibilità di far sentire la nostra voce a sua Santità, il principale pastore di anime della Terra", ha scritto Diego Manca di Bitti, a nome della delegazione del Msp, nel messaggio consegnato al prefetto vaticano per farlo pervenire al Papa: "Noi siamo umili pastori di pecore. I nostri diritti sono disattesi e umiliati da chi ha sempre speculato sulle nostre spalle e con scelte di comodo che ci stanno facendo scomparire". Una lettera per denunciare la gravissima crisi che colpisce trentamila aziende e che il Movimento sta cercando in ogni modo di far conoscere nella speranza di ottenere qualche risultato politico ed economico.

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Papa: Gesù condannato non da "popolo ebraico" ma da "giudei"

Anticipati alla stampa alcuni brani del nuovo volume su Gesù di Nazaret. L'ultima cena "non è stata una cena pasquale" ebraica
 
Papa: Gesù condannato non da "popolo ebraico" ma da "giudei"
Roma, 2 mar (Il Velino) - L’ultima cena di Gesù “non è stata una cena pasquale” nel senso della tradizione ebraica, non è il popolo ebraico nel suo insieme che ha condannato Gesù, mentre Pilato ha anteposto il mantenimento della pace all’affermazione della verità, ma “la pace non può essere stabilita contro la verità”: sono alcuni dei passaggi fissati nelle pagine del nuovo libro di Joseph Ratzinger-Benedetto XVI su “Gesù di Nazaret”, in libreria dal prossimo 10 marzo. Si tratta del secondo volume dell’opera, a quattro anni di distanza dal primo. In esso (380 pagine suddivise in nove capitoli), il Papa si sofferma sull’ultima parte della vita di Gesù, ripercorrendone passione, morte e risurrezione. La sala stampa della Santa Sede ne ha anticipato oggi alcuni brani: “Il mistero del traditore”, tratto dal capitolo 3, “La data dell’ultima cena” dal capitolo 5, e “Gesù davanti a Pilato” dal capitolo 7. Particolarmente rilevante alle porte della Quaresima, è il passaggio sulla condanna di Gesù: “Chi erano precisamente gli accusatori? Chi ha insistito per la condanna di Gesù a morte?”. Dopo una disamina dei fatti riferiti dai Vangeli, Benedetto XVI conclude: “Il vero gruppo degli accusatori sono i circoli contemporanei del tempio e, nel contesto dell’amnistia pasquale, si associa ad essi la ‘massa’ dei sostenitori di Barabba”.

Per due volte il Papa sottolinea che non si tratta del popolo ebraico in senso generale, un fraintendimento generato – osserva – dall’espressione “tutto il popolo” che si trova in Matteo, “fatale nelle sue conseguenze”. In realtà – spiega -, il termine “giudei” in Giovanni “non indica affatto, come il lettore moderno forse tende ad interpretare, il popolo d’Israele come tale, ancor meno essa ha un carattere ‘razzista’” ma “ha un significato preciso e rigorosamente limitato: egli designa con essa l’aristocrazia del tempio”. Marco parla di “ochlos” cioè “massa”: “Si tratta di fatto dei sostenitori di Barabba non però il popolo ebreo come tale”. Benedetto XVI fornisce anche un ritratto di Pilato e delle motivazioni che hanno giocato nella sua decisione di condannare Gesù. In particolare sottolinea come il cuore del processo sia la questione della “verità” in quanto aspetto caratterizzante del “regno” portato dal nazareno. Scrive: “La verità è forse una categoria politica? Oppure il ‘regno’ di Gesù non ha niente a che fare con la politica? (...) può la politica assumere la verità come categoria per la sua struttura? (...) dall’altra parte, che cosa succede se la verità non conta nulla? Quale giustizia allora sarà possibile? (...) Non è forse vero che le grandi dittature sono vissute in virtù della menzogna ideologica e che soltanto la verità poté portare la liberazione?”

Scrive il Papa: “Il mondo è ‘vero’ nella misura in cui rispecchia Dio” e “diventa tanto più vero quanto più si avvicina a Dio”. Solo così diventa “decifrabile” e “accessibile”. Benedetto XVI affronta il rapporto tra verità e scienza. “Con la crescente conoscenza della verità funzionale sembra piuttosto andare di pari passo una crescente cecità per ‘la verità’ stessa (...). Che cos’è la verità? Non soltanto Pilato ha accantonato questa domanda come irrisolvibile e, per il suo compito, impraticabile. Anche oggi, nella disputa politica come nella discussione circa la formazione del diritto, per lo più si prova fastidio per essa. Ma senza la verità l’uomo non coglie il senso della sua vita, lascia, in fin dei conti, il campo ai più forti. ‘Redenzione’ nel senso pieno della parola può consistere solo nel fatto che la verità diventi riconoscibile. Ed essa diventa riconoscibile, se Dio diventa riconoscibile. Egli diventa riconoscibile in Gesù Cristo. In Lui Dio è entrato nel mondo, ed ha con ciò innalzato il criterio della verità in mezzo alla storia”. E conclude: “L’umanità si troverà sempre nuovamente davanti a tale alternativa: dire ‘sì’ a quel Dio che opera soltanto con il potere della verità e dell’amore o contare sul concreto, su ciò che è a portata di mano, sulla violenza”.

Un altro tema che si trova nei brani anticipati alla stampa è quello della datazione della Pasqua, al centro del dibattito per le discrepanze tra i Vangeli sinottici e quello di Giovanni. Pur essendo identica la scansione degli avvenimenti, Giovanni posticipa di un giorno la celebrazione della Pasqua ebraica rispetto ai sinottici (che la fissano tra giovedì e venerdì). Così, in Giovanni “l’ultima cena”, il giovedì, non coincide con la cena pasquale ebraica, e la morte di Gesù, il venerdì, avviene nel giorno di Parasceve, vigilia della Pasqua ebraica. È questa lettura che Benedetto XVI abbraccia definitivamente, spiegando le motivazioni che lo hanno qui condotto. Afferma dunque: “Una cosa è evidente nell’intera tradizione: l’essenziale di questa cena di congedo non è stata l’antica Pasqua, ma la novità che Gesù ha realizzato in questo contesto. Anche se questo convivio di Gesù con i Dodici non è stata una cena pasquale secondo le prescrizioni rituali del giudaismo, in retrospettiva si è resa evidente la connessione interiore dell’insieme con la morte e risurrezione di Gesù: era la Pasqua di Gesù. E in questo senso Egli ha celebrato la Pasqua e non l’ha celebrata: i riti antichi non potevano essere praticati; quando venne il loro momento, Gesù era già morto. Ma Egli aveva donato se stesso e così aveva celebrato con essi veramente la Pasqua. In questo modo l’antico non era stato negato, ma solo così portato al suo senso pieno”.

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Papa Ratzinger racconta l'ultima settimana di Gesù

 Che cosa è veramente ac­caduto durante­l’ultima setti­mana della vita terrena di Ge­sù di Nazaret? Gesù era un ri­voluzionario politico? Chi fu veramente responsabile per la sua morte? E soprattutto, quell’uomo è davvero risorto dai morti? Sono le domande a cui risponde nuovo libro di Benedetto XVI, che sarà pre­sentato ufficialmente in Vati­cano il prossimo 10 marzo. S’intitola Gesù di Nazaret: la Settimana Santa.Dall’ingres­s­o in Gerusalemme alla resur­rezione (edito in Italia dalla Lev, 380 pagine) ed è la conti­nuazione del primo volume nel quale Papa Ratzinger ave­va presentato la prima parte della vita di Cristo.
Ecco in anteprima l’indice e il contenuto dei singoli capi­toli. Il primo tratterà dell’«in­gresso a Gerusalemme e del­la purificazione del Tempio ». Il secondo è dedicato al «di­scorso escatologico di Gesù» e parla della distruzione del Tempio, dei «tempi dei Genti­li » e della «profezia e apocalis­se ». Il terzo capitolo è dedica­to alla «lavanda dei piedi» che Cristo compie sui disce­poli: vi si tratta anche del «mi­stero del traditore», cioè Giu­da, e delle «due conversazio­ni con Pietro». Il quarto capi­tolo è dedicato alla «preghie­ra sacerdotale di Gesù» e alla «festa ebraica dell’espiazio­ne » che ne rappresenta il «background biblico».
Il quinto capitolo è intera­mente dedicato all’ultima ce­na. Il Papa parla del proble­ma della sua datazione (da lui già affrontato in un’ome­lia del Giovedì santo), del­l’istituzione dell’eucaristia, della «teologia delle parole» connessa a quel gesto fonda­mentale e del passaggio «dal­l’ultima cena all’eucaristia della domenica mattina».
Quindi, nel sesto capitolo, Ratzinger porterà il lettore nel Getzemani, descrivendo la preghiera di Gesù al Padre. Il successivo capitolo, il setti­mo è dedicato al «processo a Gesù»: vi si leggeranno le «di­scussioni preliminari nel Si­nedrio », la presenza di Gesù davanti ai capi giudei e quin­di davanti a Ponzio Pilato. L’ottavo capitolo parlerà del­la «Crocifissione e sepoltura di Gesù». Benedetto XVI riflet­terà su «parola ed evento nel­la narrativa della Passione», sulle parole di Gesù dalla cro­ce, del «lamento per l’abban­dono », delle vesti tirate a sor­te e delle «donne ai piedi del­la croce», per concludersi con la morte e la sepoltura.
Infine, il nono capitolo, trat­terà dell’evento centrale e fondante del cristianesimo, «la risurrezione di Gesù dai morti». Il Papa risponderà al­la domanda su che cosa sia la risurrezione, e analizzerà «i due tipi differenti di testimo­nianza » su questo evento, la «tradizione confessionale» che parla dell’«enigma della tomba vuota», del «terzo gior­no » e dei primi «testimoni». Quindi spiegherà la «tradizio­ne narrativa», descrivendo le apparizioni di Gesù nei Van­geli e a Paolo, concludendo il capitolo con il «significato storico» della resurrezione. Il volume termina con un epilo­go: «Gesù ascende al cielo – Siede alla destra del padre e di nuovo verrà nella gloria». Il fatto che abbia deciso di dedicare una seconda fatica letteraria a Gesù, per mostra­re come il Cristo della fede coincida con il Gesù della storia, sta a indicare quanto importante egli ritenga in questo nostro tempo che la Chiesa si dedichi alla nuova evangelizzazione senza da­re per scontato che la fede ancora ci sia.

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Insegnante di religione dice sì all’uso del preservativo: licenziato!

Aveva dato parere favorevole all’ipotesi di installare distributori di condom nel suo istituto.
Da settembre sono disoccupato perché lo scorso anno ho detto pubblicamente che ero d’accordo con il progetto di educazione sessuale nella mia scuola che prevedeva l’installazione di distributori di condom.” Lo ha raccontato Genesio Petrucci, professore di religione del liceo Keplero di Roma, a Gay Center. “Già in precedenza avevo avuto richiami dal Vicariato perché, da omosessuale, avevo preso parte ad alcune manifestazioni per i diritti dei gay. Il 31 agosto, scaduto il contratto, non mi è stato più rinnovato. Quando ho chiesto spiegazioni mi è stato comunicato a voce che la motivazione ufficiale del mancato incarico era legata all’assenso al progetto di educazione sessuale previsto nella scuola.”
LICENZIAMENTO SCANDALOSO – “È un licenziamento scandaloso e siamo pronti a dare battaglia in tutte le sedi per far revocare il provvedimento – dichiara Fabrizio Marrazzo, portavoce del Gay Center di Roma – Genesio Petrucci ha perso il lavoro a quanto pare a causa del suo orientamento sessuale e del suo sì a educare i giovani anche alla prevenzione dell’Aids. Si tratta a quanto pare di una sentenza ideologica. Petrucci viene fatto fuori dal suo lavoro perché la pensa in modo diverso. A Genesio Petrucci va tutta la nostra solidarietà e vicinanza. Sappiamo da vicino, anche perché Genesio Petrucci è un volontario del numero verde di Gay Help Line, con quanta passione abbia portato avanti il suo impegno come insegnante per una scuola vicina ai bisogni dei più giovani, sostenendo un provvedimento, quello sulla distribuzione dei preservativi, che avvicina la scuola italiana a quelle del resto d’Europa.”
GLI STUDENTI SONO CON LUI – Per Daniele Stoppello, responsabile dell’Ufficio Legale di Gay Help, il servizio di assistenza e consulenza contro omofobia e trans fobia, “è una storia molto triste: sono troppe le persone lesbiche, gay e trans il lavoro viene messo a rischio in nome del proprio orientamento sessuale o della propria identità di genere. Il nostro servizio si occupa sempre più spesso di casi di mobbing o licenziamento. Per questo per questo ho ricevuto incarico da Genesio Petrucci di tutelare i suoi diritti presso tutte le sedi competenti perché su questa vicenda occorre fare chiarezza e riaffermare la giustizia.” Alberto Belloni, rappresentante degli studenti in consiglio d’istituto, si schiera con Petrucci: “La comunità studentesca del Keplero si stringe attorno al professor Petrucci a cui esprimiamo solidarietà e vicinanza. Da parte nostra c’è viva preoccupazione per questo misterioso e scandaloso licenziamento. Ci confronteremo a scuola per discutere la vicenda.”

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La parrocchia: «Non fate l’elemosina»

Don Mario: se ottengono il denaro gli accattoni non cambieranno vita. Le voci del parroco e dei fedeli oggi a Radio19 su News Jockey tra le 16 e le 18

Carità cristiana e laica solidarietà, slanci del cuore e razionali esitazioni. Ma se in parrocchia appare un cartello che invita a non incoraggiare l’accattonaggio, sulle prime la perplessità è lecita: la chiesa, nel 2011, mette al bando l’elemosina ai poveri?
Succede alla Consolazione di via XX Settembre, nel centro di Genova, affidata ai padri agostiniani. Nel cuore della strada dello shopping che è diventata, da anni, il luogo di raduno di una composita corte dei miracoli. Da qualche giorno, sulle acquasantiere all’ingresso (una per navata) sono spuntati due cartelli: «L’accattonaggio non va incentivato, scegliete altre forme di carità».
Ed è un invito che apre un dibattito, nella parrocchia che il cardinale Angelo Bagnasco visiterà tra due settimane incontrando gli operatori della carità del vicariato che comprende anche Carignano e la Foce: la data fissata è lunedì 14 marzo.

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Cagliari, il gesuita e la meditazione "La via di salvezza si chiama zen"


Padre Francesco Piras, 96 anni, insegna meditazione a Cagliari. Hanno seguito i suoi corsi almeno diecimila persone. "La via di salvezza si chiama zen".
Alla faccia dei 96 anni compiuti proprio l'altra domenica, ha ben chiaro il segreto del suo successo: «So cosa vuole da me la gente». Gente vuol dire operai, ragazzi, intellettuali, impiegati. Arrotondando per difetto, sono più di diecimila le persone che hanno seguito finora le sue lezioni. Ha esordito nel 1982 con un corso che pareva riciclato da una tardiva cultura hippy: meditazione. Meditazione de che?, un gesuita che insegna meditazione zen? Padre Francesco Piras, servus Jesus, ridacchia vagamente mefistofelico mentre racconta la scelta di una vita: «Spiegare al prossimo come arrivare alla perfezione».
Si può raggiungere la perfezione qui, in terra?
«Certo che si può. Attraverso lo zen si può raggiungere la perfezione umana».
Dice d'averlo capito prima di molti altri. Quando ha cominciato, non c'erano neppure testi in italiano che parlassero di filosofia orientale. «Ma è stato proprio questo il ponte che mi ha unito al prossimo». Molto prossimo, tanto prossimo, qualcuno dice perfino troppo per uno che indossa l'abito talare e che sembra ogni tanto non ricordarsene. Ancora oggi riempie puntualmente il teatro di via Ospedale a Cagliari. «Ho molti allievi semplicemente perché ho intuito di cosa c'è bisogno. Il fatto è, ma questo non lo scriva, che i preti dicono cose inutili, cose che non interessano. Per questo le chiese si svuotano».

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Gesù, bambolotto parlante

La CNN dà notizia di un’azienda americana che tra breve metterà in commercio dei bambolotti parlanti di Gesù, Mosé e la Madonna. Alti 30 cm, basta premere un bottone sulla schiena perchÃé recitino versi biblici o, nel caso di Mosé, i 10 comandamenti. I produttori si aspettano di venderne circa 50mila pezzi entro fine anno. (Fonte), (Foto)


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Per Dio è peccato volare

Secondo quanto riportato dal Times, il Vescovo anglicano di Londra, Richard Chartres, ha dichiarato che è peccato utilizzare l’aereo per andare in vacanza in quanto contribuisce all’effetto sera: “Volare per un viaggio di piacere o acquistare una macchina grande sono sintomi del peccato”, ha detto, “Il peccato non è solo una lista ristretta di errori morali, è vivere una vita rovesciata dove la gente ignora le conseguenze delle proprie azioni”. Le estensioni “verdi” ai 10 Comandamenti proposte da Chartres verranno trasmesse a tutte le diocesi inglesi della Chiesa anglicana per l’insegnamento ai fedeli. (Fonte)

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Yara: parroco di Brembate, genitori 'distrutti'

Acquisite le immagini delle telecamere


Brembate Sopra - Quello che emerge, a poche ore dal ritrovamento del corpo senza vita della tredicenne Yara Gambirasio, è la possibilità che possa essere stato abbandonato nel campo, la sera stessa dalla scomparsa. Ipotesi supportata dalle condizioni in cui è stato rinvenuto il corpo, in avanzato stato di decomposizione e con indosso gli stessi vestiti che aveva il giorno della scomparsa, il 26 novembre 2010.

D'altro canto, una seconda ipotesi si fa strada tra gli inquirenti, ovvero che il cadavere possa essere stato abbandonato nel campo proprio in questi giorni. Si tratta infatti di una zona spesso interessata dal passaggio di persone e in molti ritengono improbabile che il corpo sia stato trovato solo oggi senza essere stato mai notato prima. Testimoni raccontano inoltre di un'automobile giunta stamane proprio nei pressi del luogo del ritrovamento e ripartita a gran velocità pochi minuti dopo. Alcuni residenti ritengono dunque che il corpo sia stato abbandonato di recente. Intanto sono state acquisite le immagini delle telecamere delle ditte situate nelle vicinanze del campo incolto.

E' immenso il dolore a Brembate Sopra, dove il parroco don Corinno Scotti, nel descrivere come ha visto i genitori di Yara Gambirasio, ha raccontato che sono "distrutti". "Siamo rimasti in silenzio - ha aggiunto - perchè non ci sono parole per descrivere tragedie come queste".

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Bagnasco: "Clima avvelenato, basta scontri"

 «L’equilibrio di per sé è una virtù...». Non si scompone per nulla il cardinale Angelo Bagnasco, arcivescovo di Genova e presidente della Cei, di fronte alle critiche di chi, sperando che la Chiesa contribuisse a dare una spallata al premier, ha giudicato troppo «equilibrate» le parole da lui pronunciate un mese fa sul caso Ruby. Non si scompone, e continuando a sfiorare l’anello cardinalizio che Benedetto XVI gli ha donato, guarda oltre. Chiede al mondo della politica e delle istituzioni di porre fine alla delegittimazione reciproca che avvelena il clima e rischia di essere senza ritorno. Ricorda ai cattolici che non può esservi «contrattazione» su valori come la vita, la famiglia, la libertà di educazione. Ribadisce che il disegno di legge sul fine vita va sostenuto perché «corrisponde al buon senso». Chiede che l’Europa sia presente in modo «adeguato, tempestivo ed efficace» nell’aiutare l’Italia a fronteggiare l’ondata migratoria dal Nord Africa e invita a «vigilare» perché questi flussi non abbiano «un impatto devastante» sugli equilibri interni del nostro Paese.
Eminenza, nell’ultima prolusione lei ha parlato di «fibrillazione politica e istituzionale» e di poteri dello Stato che «si tendono tranelli». Ha chiesto a tutti di auto limitarsi. Le sue parole sono state ascoltate?
«Per la verità, personalità diverse quanto a collocazione politica e sensibilità culturale mi hanno fatto capire di condividere la stessa preoccupazione per i “tranelli” da evitare. Si sta producendo una delegittimazione reciproca e se non si sta attenti potrebbe essere troppo tardi qualora si decidesse di tornare a maggior senso delle istituzioni. La gente, dal canto suo, ha a che fare ogni giorno con questioni molto concrete e decisamente esigenti. Francamente non merita di dover assistere a questo spettacolo che sembra riprodurre il genere urlato di certi dibattiti televisivi, dove chi alza di più la voce vorrebbe dimostrare di aver ragione. La fibrillazione politica ed istituzionale non avvantaggia la società e rischia di creare un clima avvelenato che rende insicuri e, alla lunga, intolleranti».
Che cosa preoccupa di più la Chiesa in questo momento, guardando all’Italia?
«La preoccupazione di fondo è che una visione edonista della vita abbia la meglio, mortifichi la dignità personale, e corrompa le energie migliori del nostro Paese. Siamo tutti avvertiti del fatto che una certa cultura della seduzione ha introdotto una mentalità, e ancor prima una pratica di vita, dove sono state messe al bando parole come sacrificio, impegno, disinteresse, e tutto sembra diventare moneta. Questo ha indotto anche tra i giovani falsi miraggi: la rincorsa alla vita facile più che il bene, cercare l’utile più che il vero, inseguire l’effimero anziché ciò che dura. Oggi, di fronte alla crisi economica, ci si rende conto finalmente che non si può continuare come se nulla fosse. Il problema va affrontato però alla radice perché dietro la crisi si nasconde una difficoltà più profonda: senza valori veri e condivisi, e senza passare dalla semplice difesa dei propri interessi alla salvaguardia del bene comune, non si riesce a far crescere un popolo».

Lei ha detto che quanti assumono un mandato politico devono essere coscienti della sobrietà e dell’onore che esso comporta. Ha però sollevato anche la domanda sull’«ingente mole di strumenti di indagine» messi in campo per il Rubygate. L’hanno accusata di essere troppo equilibrato: come risponde?
«L’equilibrio di per sé è una virtù, l’equilibrismo no. Nel primo caso si tiene in conto della complessità dei fattori in gioco, nel secondo si cerca solo la quadratura del cerchio. È una questione di responsabilità. Ora il problema morale è fin troppo evidente perché venga piegato a beneficio dell’una o dell’altra fazione politica. La coerenza personale e il rispetto delle regole, sono la condizione necessaria per lo sviluppo di una democrazia, il cui scopo ultimo - che la giudica e la misura - resta il raggiungimento effettivo del bene comune: questo non è solo di tipo economico».
Come giudica le manifestazioni di piazza in difesa della dignità della donna?
«Mi sembra che la donna ancor oggi viva, nel mondo occidentale, una situazione inadeguata a motivo del ricorrente sfruttamento del corpo femminile, come di persistenti diseguaglianze sul piano sociale ed economico. Rimane il fatto che la situazione potrà cambiare solo assumendo la reciprocità tra i sessi come una scelta matura e non polemica, facendo emergere ciascuno la propria specifica sensibilità, senza indebiti livellamenti. Reciprocità vuole pur dire che la dignità della donna si salvaguarda “insieme”, e cioè con il rispetto necessario che l’uomo deve alla donna e con quello che la donna deve a se stessa».
Molti degli odierni difensori della moralità sono stati paladini della più totale libertà sessuale: secondo lei esiste una contraddizione?
«L’augurio è che questa nuova sensibilità non sia ristretta ad una stagione o, peggio ancora, ad una contingenza, ma sappia estendersi ad un impegno educativo di tutti, a cominciare dalle famiglie. In effetti la deregulation morale, cui abbiamo assistito per decenni, secondo la quale non esisterebbero vincoli da rispettare ma solo desideri da realizzare, mostra oggi il suo vuoto e le insostenibili conseguenze. È auspicabile che l’istanza etica, come quelle spirituale e religiosa che le sono intrinsecamente connesse, crescano in modo stabile nella coscienza collettiva».
Nell’ultima prolusione lei ha riproposto il tema dell’emergenza educativa, invocando una presa di coscienza e di responsabilità di tutta la società. Qual è, a suo avviso, la situazione del Paese?
«L’emergenza educativa non deve far dimenticare il contesto in cui avviene e cioè una crisi epocale, certamente non circoscritta al nostro Paese. Da tempo, dobbiamo riconoscerlo, è venuta meno la convinzione che l’essere umano si costruisce in rapporto alla realtà e non chiuso nella sua individualità. A lungo c’è chi ha pensato che il soggetto, a cominciare dal bambino, trova in sé la sua perfezione e perciò non va disturbato nel suo auto-sviluppo. Così facendo si è persa quella elementare verità per cui la crescita dell’io suppone sempre l’apertura al “tu”, fino a quello stesso di Dio. Quanto all’Italia non siamo stati esenti da questa pesante ipoteca individualista anche se nel dna della nostra cultura c’è una radice, quella cristiana, che fa della relazione e dell’apertura all’altro un suo carattere peculiare. Sono convinto che ancora oggi se sapremo riappropriarci dell’humus profondo del nostro popolo troveremo la strada migliore per integrare una visione antropologica dentro il mutato contesto culturale in cui ci troviamo. Ciò che fa la differenza anche in un momento di rapide trasformazioni e ciò che costituisce il cuore dell’innovazione è sempre la variabile umana, cioè la qualità morale delle persone. Tutto il resto è conseguenza».

Lei ha detto che i cattolici in politica devono trovarsi uniti sui «principi non negoziabili»: sono il criterio con cui scegliere al momento del voto?
«Come più volte mi è capitato di affermare anche di recente i cattolici devono trovare la loro unità in un insieme di valori, il cui tronco principale attiene ai temi della vita, della famiglia e della libertà di educazione. Trattandosi di valori primi, non possono essere ridotti a oggetto di contrattazione, ma esigono di essere accolti come criterio dirimente che aiuti a discernere con nettezza il bene dal male. Da questi beni discendono, come logico corollario, tutta una serie di altri valori come quelli sociali e di solidarietà che oggi esigono risposte spesso tempestive e molto complesse».
Il 7 marzo la Camera discuterà del fine vita. Si moltiplicano gli appelli per abbandonare il disegno di legge che vieta di sospendere alimentazione e idratazione. Perché la Chiesa auspica invece che sia approvato?
«La legge che sta per essere discussa alla Camera non è una legge “cattolica”. Semplicemente rappresenta un modo concreto per governare la realtà e non lasciarla in balia di sentenze che possono a propria discrezione emettere un verdetto di vita o di morte. I malati terminali rischierebbero di essere preda di decisioni altrui. Precisare poi che l’alimentazione e l’idratazione non sono delle terapie, ma funzioni vitali per tutti, sani e malati, corrisponde al buon senso dell’accudimento umano e pongono un limite invalicabile, superato il quale tutto è possibile».
Può dire che cosa pensa della riforma federale del nostro Stato?
«Non sono per partito preso contrario al federalismo anche perché il principio di sussidiarietà fu formulato per la prima volta da un Papa, Pio XI, proprio per reagire ad uno statalismo asfissiante che toglieva peso e responsabilità ai corpi intermedi. La Chiesa, nella sua secolare esperienza, ha imparato a declinare una forte capacità di stare unita, ma attraverso forme di presenza radicate profondamente nei vari territori. Ciò premesso, la riforma federale va vagliata attentamente e va realizzata tenendo a mente che non si dà sussidiarietà efficace senza una vera e continua solidarietà».
Dalla Tunisia all’Egitto alla Libia, cadono molti regimi con conseguenze imprevedibili. Che cosa accadrà? Come faremo fronte all’inevitabile ondata migratoria?
«Quando i diritti delle persone vengono conculcati, prima o poi il popolo trova la strada per ritrovare la sua libertà. Quel che dà a pensare in questo caso è l’enorme tributo di sangue. Ma proprio questo chiama in causa, a maggior ragione, la politica internazionale perché stia attenta e non si distragga dietro questioni secondarie. La drammaticità del Medio Oriente e della regione nordafricana è un appello a tutto l’Occidente e, nel caso della Libia, al nostro Paese per la vicinanza geografica. L’ondata migratoria va collocata dentro quest’assunzione di responsabilità. Quindi bisognerà vigilare perché non abbia un impatto devastante sui fragili equilibri interni, e all’ospitalità doverosa faccia da contrappeso la necessaria legalità. L’Italia è la porta dell’Europa e l’Europa deve essere presente in modo adeguato, tempestivo ed efficace».
Lei ha annunciato che celebrerà una messa per i 150 anni dell’Unità d’Italia. Non è curioso che la Chiesa – la quale visse il processo risorgimentale come una ferita - oggi sia convinta sostenitrice di questa festa, mentre alcune forze politiche ed economiche avrebbero preferito non celebrarla?

«Effettivamente può apparire curioso, ma non assurdo. In realtà la Chiesa ha sempre alimentato l’unità del nostro Paese ben prima della sua unificazione statale. Quando la Penisola era ancora una pezzatura multicolore è stata la presenza quotidiana della Chiesa, la sua evangelizzazione e la sua azione, che hanno offerto un codice culturale e una matrice perfino sociale ed economica, tendenzialmente omogenei. Basterebbe pensare alla lingua e alla sua presenza capillare nelle parrocchie. La Chiesa, al di là delle contingenze storiche dell’unità e dello Stato pontificio che appariva come un baluardo indispensabile per garantire l’indipendenza del Papa, rappresenta del popolo italiano l’elemento sintetico, il punto di vista che accomuna, la presenza che affratella. Questo è quello che, come credenti oggi nel nostro Paese, vogliamo rappresentare: un contributo alla pacificazione e alla maturazione della nostra Patria, che finalmente torna ad essere pronunciata dopo decenni di ostracismo culturale e di indifferenza diffusa».

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[Esplora il significato del termine: «Mai adozioni a coppie gay e mai matrimoni tra omosessuali» Berlusconi: «Ancora vivo il pericolo comunista»] «Mai adozioni a coppie gay e mai matrimoni tra omosessuali» Berlusconi: «Ancora vivo il pericolo comunista»

Il premier: «Nella scuola pubblica gli insegnanti inculcano principi diversi da quelli delle famiglie»


Silvio Berlusconi (Reuters)
Silvio Berlusconi (Reuters)
MILANO - Il pericolo del comunismo è ancora vivo in Italia, mai adozioni per singole e coppie gay, le unioni omosessuali non saranno mai equiparate a quelle tra un uomo e una donna, mai la patrimoniale, un attacco durissimo alla scuola pubblica. Sono le linee indicate da Silvio Berlusconi al congresso dei Congresso dei Cristiano riformisti, dopo essere intervenuto anche a quello del Partito repubblicano e aver inviato un messaggio ai giovani del Pdl.
COMUNISTI - «La storia del comunismo con oltre 100 milioni di morti alle nostre spalle non è ancora alle nostre spalle», ha spiegato il capo del governo. «Si sono trasformati in laburisti in Gran Bretagna, in socialdemocratici in Germania mentre quelli di casa nostra erano e sono tuttora comunisti. Ed è per questo che sono in campo».
SCUOLE PUBBLICHE PERICOLOSE - È probabilmente pensando alle infiltrazioni nella società civile delle idee comuniste che Berlusconi si è scagliato contro la scuola pubblica, rivendicando la libertà di iscrivere i figli in altri istituti, visto che in quelli di Stato «gli insegnanti inculcano idee diverse da quelle che vengono trasmesse nelle famiglie».
COPPIE GAY - «Finché governeremo noi, non ci saranno mai equiparazioni tra le coppie gay e la famiglia tradizionale, cosi come non saranno mai possibili le adozioni di bambini per le coppie omosessuali», afferma il Cavaliere.
PATRIMONIALE - «Noi sosteniamo la famiglia davvero non come la sinistra che vuole andarla a rapinare con una bella patrimoniale. Ma fino a quando siamo noi al governo non ci sarà mai una patrimoniale», ha detto il premier.
GOVERNO - Berlusconi ha annunciato che a breve sarà aumentato il numero dei sottosegretari e ci sarà un Consiglio dei ministri straordinario per la riforma della giustizia e delle intercettazioni.
BUNGA BUNGA - Il presidente del Consiglio ha anche trovato l'occasione di dare una sua versione di che cosa sia il bunga bunga ormai famoso in tutto il mondo: «Non è quello che viene descritto. Andiamo a scherzare, a ridere, a fare quattro salti, a bere qualcosa, ma sempre con grande eleganza e senso di rispetto per tutti, nell'ambito di una casa dove non possono che succedere cose moralmente a posto».
FINOCCHIARO - «Anche oggi siamo alle solite. Il Presidente Berlusconi ha invaso le tv e le agenzie di stampa con le sue parole, i suoi annunci e la sua propaganda». È la reazione di Anna Finocchiaro, presidente del gruppo del Pd al Senato, alle parole del premier. «In ben tre occasioni diverse - rileva - come un attore alla fine della sua carriera che propone sempre lo stesso stanco repertorio, anche oggi il premier ha parlato di comunisti, riforma della giustizia che è sempre domani ma non arriva mai, di intercettazioni, di Libia (oggi, dopo essersi preoccupato di non disturbare Gheddafi, è dalla parte del popolo), di economia, di patrimoniale, di coppie gay, di bunga bunga, dell'aumento dei sottosegretari, ecc, ecc. Ormai siamo alla bulimia dell'oratoria berlusconiana. Ma è l'unica cosa che gli è rimasta. Ormai Berlusconi parla solo ma non governa più. I problemi del Paese non sono nella sua agenda, e in quella del Parlamento. Nella sua agenda ci sono solo i suoi interessi», ha concluso la Finocchiaro.

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Aborto, monito del Papa ai medici "Difendete le donne dall'inganno"

Benedetto XVI riceve in udienza i partecipanti all'Assemblea Generale della Pontificia Accademia per la Vita: "Le donne sono lasciate spesso sole o convinte a interrompere la gravidanza". Richiamo anche ai padri. La società non sia "tollerante verso gli attentati alla vita umana"

CITTA' DEL VATICANO - "La donna viene spesso convinta, a volte dagli stessi medici, che l'aborto rappresenta non solo una scelta moralmente lecita, ma persino un doveroso atto 'terapeutico' per evitare sofferenze al bambino e alla sua famiglia, e un ingiusto peso alla società". Lo ha detto papa Benedetto XVI ricevendo in udienza i partecipanti alla XVII Assemblea Generale della Pontificia Accademia per la Vita. Ma i medici, ha affermato il Papa, "non possono venire meno al grave compito di difendere dall'inganno la coscienza di molte donne che pensano di trovare nell'aborto la soluzione a difficoltà familiari, economiche, sociali, o a problemi di salute del loro bambino".

Per il Papa questo compito non deve essere solo di medici e personale sanitario: "E' necessario che la società tutta si ponga a difesa del diritto alla vita del concepito e del vero bene della donna, che mai, in nessuna circostanza, potrà trovare realizzazione nella scelta dell'aborto". Una società che il Papa definisce incapace di comprendere il senso della vita, una società anestetizzata a tollerare gli "attentati alla vita umana". Un particolare richiamo Benedetto XVI lo dedica anche a tutti i padri di famiglia spesso "colpevoli di lasciare sole le donne incinta in una fase cosi delicata".

Durante l'Assemblea Generale è emersa anche la problematica della sindrome "post abortiva". Un dramma che riguarda molte donne e che secondo il Pontefice andrebbe fatto risalire "alla ferita gravissima che la donna subisce ogni qualvolta l'azione umana tradisce l'innata vocazione al bene dell'essere umano e alla vita". 

Poi momento solenne con la lettura di un testo di Giovanni Paolo II riferito alle donne che decidono di abortire: "La Chiesa sa quanti condizionamenti possono aver influito sulla vostra decisione, e non dubita che in molti casi s'è trattato d'una decisione sofferta, forse drammatica - recita parte del testo - sappiate comprendere quello che avete fatto perchè la vostra testimonianza sarà utile nella battaglia per la vita".

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sabato 26 febbraio 2011

Concerto e papa, Roma off limits

Tra la beatificazione di Wojtyla e la musica a San Giovanni, si prospetta un'invasione di 2-3 milioni di persone. Prezzi degli alberghi alle stelle, ma nessuno ha ancora abbozzato un piano viabilità

Un milione di pellegrini? Due, tre milioni? Quante saranno le persone che il Primo maggio arriveranno a Roma per la beatificazione di papa Wojtyla e il concertone di piazza San Giovanni? Per ora c'è una sola certezza: per la capitale, sarà una giornata da bollino rosso.

IL SONDAGGIO Tu dove sarai?

I visitatori. Le prime stime parlavano di una massa di fedeli in movimento. "Si ipotizza che potrebbero arrivare nella città eterna oltre 2 milioni di persone. Del milione già prenotato metà provengono dalla Polonia, ma anche da Paesi di forte tradizione cattolica quali la Spagna, il Portogallo e il Sud America", diceva circa una settimana fa il vicesindaco Mauro Cutrufo. Ma ora i numeri sono stati rivisti al ribasso, in particolare dall'Opera romana pellegrinaggi che gestisce la convergenza sulla capitale dei pellegrini che hanno prenotato tramite le strutture ecclesiastiche e le parrocchie. L'ente del Vaticano vuole restare cauto e prevede al momento un afflusso inferiore al milione. Oltretevere, del resto, è ancora viva la memoria dell'esposizione della salma di Padre Pio, quando il numero di fedeli arrivati fu largamente al di sotto delle attese. In Campidoglio, cautamente, si parla di circa un milione e mezzo di persone in arrivo.

I souvenir già pronti
  I funerali nel 2005  Il dossier

Ma stavolta le cose potrebbero andare in maniera molto diversa. La data scelta dall'arcivescovo di Cracovia Stanislaw Dziwisz, per circa trent'anni segretario di papa Wojtyla a Roma, conosciuto come "don Stanislao", non è una data qualunque: il primo maggio infatti è domenica e il 3 in Polonia è festa. Moltissimi connazionali di Giovanni Paolo II, insomma, potrebbero approfittarne per rendere omaggio al 'loro' Papa. Una possibilità che in Campidoglio hanno ben chiaro, e che provoca qualche velato malumore.


Più netta, invece, è la contrarietà che arriva dalla Fiavet Lazio. Andrea Costanzo, presidente della Federazione che riunisce le agenzie di viaggio, sottolinea che un evento del genere andava annunciato molto prima del 15 gennaio: "Abbiamo viaggi di gruppo che organizziamo con mesi, o addirittura anni di anticipo. E ad oggi ancora non sappiamo qual è il piano per la viabilità cittadina  -  spiega Costanzo  -  Abbiamo bisogno di sapere se le prenotazioni di musei e ristoranti che abbiamo fatto pensando ad un certo itinerario in pullman sono ancora valide".

La mobilità. L'argomento della viabilità sarà al centro di un summit del tutto particolare, nell'ambito delle riunioni della cabina di regia che unisce le due sponde del Tevere e che si incontra ogni lunedì in Campidoglio, sarà il vertice del 7 marzo, dedicato proprio alla pianificazione della mobilità per il grande giorno. Alla riunione parteciperanno anche rappresentanti di Trenitalia ai quali si chiede di potenziare l'orario dei treni, con particolare riguardo ai collegamenti regionali, per agevolare l'afflusso dei visitatori nella Capitale.

Sarà poi messa sul tappeto la questione della circolazione stradale. Su indicazione del prefetto infatti, la città, dal punto di vista degli spostamenti, sarà divisa in due zone per evitare potenziali situazioni di caos che potrebbero sorgere dall'incontro tra il flusso di gente diretto a San Giovanni e quelli diretti a piazza San Pietro, luogo della cerimonia di beatificazione, e al Circo Massimo, dove il rito potrà essere seguito in diretta tramite dei maxischermi. Nell'attesa, il Comune sta cominciando a sistemare gli spazi esterni delle basiliche romane che potrebbero essere meta dei fedeli: San Paolo fuori le mura, Santa Maria Maggiore, Santa Croce in Gerusalemme, San Giovanni e, naturalmente, San Pietro.


I costi. Intanto, dalle serrate e blindatissime riunioni tra gli organi vaticani e quelli italiani riuniti nella cabina di regia che supervisiona la macchina organizzativa della beatificazione di papa Wojtyla, trapelano i primi dati sui costi che ricadranno sulle istituzioni capitoline per la gestione del maxi-evento. Una prima stima parla di 5 milioni di euro la stima della cifra che il Comune di Roma dovrà sborsare per fare fronte a tutte le spese straordinarie. La cifra rappresenta però soltanto la parte dei costi che si accollerà il Campidoglio e non l'intera cifra di un appuntamento dal richiamo mondiale e che si può immaginare di gran lunga superiore.

Secondo quanto trapela dai resoconti delle riunioni che coinvolgono il Comune, la prefettura, la questura e le altre forze di polizia, la Provincia e la Regione da un lato e il Vicariato e l'Opera Romana Pellegrinaggi dall'altro, il Vaticano, tramite l'Orp, si è impegnato ad assumere su di sé l'intero onere delle spese dell'evento, in particolare per gli aspetti che riguardano gli impianti e le strutture che dovranno essere montati per l'occasione. E tuttavia ci sono costi - come quelli di pulizia urbana, quelli relativi agli straordinari degli agenti di polizia municipale, dei conducenti di autobus e metrò, del mancato introito dei biglietti dei mezzi pubblici ai quali, in alcune fasce orarie, sarà possibile accedere gratuitamente - ai quali non potrà che provvedere l'amministrazione capitolina.

Le tariffe
. Ma c'è un'altra questione che continua a tenere banco: il caro-alberghi. "Il periodo tradizionalmente è considerato medio-basso, ma appena arrivato l'annuncio è diventata altissima stagione. Per un quattro stelle ora si arriva anche a mille euro", dice con disapprovazione Costanzo ("E' una questione etica e di immagine"), sottolineando che già ora i posti letto scarseggiano e con l'avvicinarsi della data fatidica i prezzi aumenteranno ancora: "Per un gruppo di 32 persone ho trovato una sistemazione a Firenze, lì per un tre stelle superiore pagano 220 euro a testa, qui a Roma sarebbe costato quasi il triplo. E poi si fa quasi prima ad arrivare a Roma percorrendo l'autostrada che la Pontina o il Raccordo".

"Il prezzo medio di una camera di hotel nella categoria più bassa per la settimana precedente al 1 maggio è di 50 euro - fanno sapere dal sito di Volagratis - Durante il weekend del 1 maggio, invece, il prezzo medio di una camera della stessa categoria è di 200 euro". Dal sito confermano anche l'ormai limitatissima disponibilità di stanze per il fine settimana della beatificazione, "mentre per il weekend precedente al 1 maggio ne sono disponibili  801 per la  stessa categoria di alberghi". Inoltre sul sito tablethotels.it, che raggruppa i migliori hotel di design e boutique hotel del mondo sono finite le stanze con prezzi inferiori ai 150 euro mentre rimangono ancora disponibili le stanze con prezzi oltre i 180 euro a camera.

E c'è chi ha scelto di bypassare direttamente il problema hotel: "Un gruppo proveniente dall'estero  -  rivela il presidente di Fiavet Lazio - ha trovato più economico organizzare un charter e fare andata e ritorno. Altro che tassa di soggiorno  -  conclude Costanzo con una battuta amara - questi di soggiorno non pagano proprio nulla".

http://viaggi.repubblica.it

 

Quale conoscenza? Meglio l'"ora et labora" che l'ozio degli antichi...

L'articolo di presentazione del Convegno su La conoscenza nella scuola a firma di Francesco Valenti pubblicato sul sussidiario.net rappresenta uno spunto interessante per affrontare uno dei temi centrali della scuola. I punti di partenza dell’articolo, da cui Valenti intende prendere le distanze, appartengono a due ordini di osservazioni complementari.

Il primo riguarda, anche se in modo inevitabilmente semplificato, il fine della scuola: si sta costruendo (si è costruita) “una scuola attorno a criteri che tolgono, sostanzialmente, valore al momento conoscitivo”; si insegnano “solo saperi (si badi, al plurale), abilità e competenze utili ad esercitare un ruolo nel mondo”.
Il secondo propone punti critici propri della “relazione didattica”: il compito dell’insegnante (“se aiuta momenti di auto-apprendimento o se propone dati e metodi delle discipline”), il contenuto dell’insegnamento (“avere notizia di molte cose o conoscere, pensare, stabilire nessi”, “la rilevanza data alle discipline scolastiche”), l’organizzazione (“la scuola organizzata per ambiti o per classi”, “i tempi e gli spazi” della scuola).

Certamente su queste osservazioni è difficile dissentire. Molte domande nascono, invece, nel momento in cui dalla diagnosi si passa a positive proposte di intervento che obbligano ad uscire dall’inevitabile genericità delle formulazioni per incontrare le problematiche presenti nel nostro sistema formativo e specificare il significato che si assegna ad alcune parole chiave. Tra queste, a nostro avviso due hanno particolare importanza: conoscenza e interesse.

La scelta fatta dall’articolo (anzi, dal convegno presentato) di affrontare il primo di questi temi ignorando il secondo è significativa; nella prospettiva “realista” che viene rivendicata, infatti, questi due aspetti non possono essere considerati disgiuntamente. Conoscenza e interesse vanno considerati contestualmente se si vogliono affrontare i tre interrogativi - Quale sapere/apprendimento? Per chi? Perché? - a cui occorre rispondere per riconoscere soluzioni e strumenti, quindi un percorso, che porti a un intervento efficace.

L’interesse rappresenta, infatti, una dimensione del rapporto educativo che si lega strettamente al termine utilità. A che deve servire, essere cioè utile, l’impegno scolastico (ricordiamolo sempre, l’unico e solo impegno che la società pone a carico del giovane, in particolare nella minore età) se non “a esercitare un ruolo nel mondo”? In questione semmai dovrà essere la natura dell’utilità cui mirare, quale essa sia, dove la si trovi, soprattutto come debba essere resa presente all’alunno in modo tale da sostenerlo nel percorso.

Certo, l’utilità non necessariamente deve essere immediata; ma se non fosse percepibile e riconoscibile dal giovane nei diversi passaggi che compongono il lungo percorso scolastico (quasi vent’anni, i primi, della vita di ciascuno), inevitabilmente si creerebbero le condizioni per una perdita di contatto tra la scuola e il centro dell’esperienza che il giovane compie. Per questo tra i due termini, interesse e utilità, intercorre un nesso che, se rotto, porta inevitabilmente ad un distacco dell’alunno dalla scuola.

Anche per la conoscenza emergono alcuni interrogativi. Riprendo ancora un passaggio di Valenti: “La conoscenza può assumere rilevanza particolare nella scuola perché in essa si svolge un momento indispensabile e particolare dell’avventura conoscitiva, secondo la dinamica di introduzione alla realtà totale che le è propria. La conoscenza nasce dall’evidenza delle cose, dall’accorgersi della realtà, come scintilla e possibilità che la ragione si metta alla prova, indagando il mondo”.

Espressioni anche in questo caso brillanti e condivisibili, che caratterizzano un orizzonte culturale in cui tanti si ritrovano. Ma... Se la “realtà totale da cogliere in tutti i suoi fattori” cui sembra far riferimento Valenti non è quella scolastica ma l’insieme di ciò di cui l’alunno (come pure l’insegnante) fa esperienza, quale posto ha nella scuola (che, ripetiamo, rappresenta il grande appuntamento sociale del giovane) l’esperienza conoscitiva che l’alunno fa fuori dalla scuola? E “fuori dalla scuola significa anche “prima della scuola”: cronologicamente se consideriamo i tempi di vita del bambino, logicamente se osserviamo le modalità con cui ogni uomo si rapporta alla realtà.

Una ragione non secondaria della crisi della scuola come luogo di apprendimento va certamente individuata proprio nel non aver saputo tener conto adeguatamente di ciò. Secondo l’articolo, la dinamica della conoscenza “ricerca i perché sull’apparenza e sulla sostanza delle cose, apre agli intellegibili”; ma ciò non può avvenire al di fuori dell’effettivo percorso nella conoscenza compiuto da ogni uomo attraverso cui arrivare agli “intellegibili”, percorso che presenta, nelle diverse età e nelle diverse situazioni, appuntamenti e caratteristiche profondamente differenti (inoltre è centrale chiarire a che cosa fa riferimento il termine “intellegibili”: essenzialmente alla sola dimensione disciplinare, cioè scientifica, del sapere?).

Inoltre, se “la conoscenza non è mai un processo completamente separato dal rapporto con la realtà e con la storia culturale di un popolo”, ci si deve interrogare su come gli aspetti concreti (operativi, pratici, utili) in cui questa realtà si esprime sono inclusi nel percorso di conoscenza che deve rappresentare il filo rosso del percorso scolastico. A questo proposito, occorre ricordare che questi aspetti concreti sono quelli vissuti per primi e più profondamente dagli alunni (oltre che ovviamente dagli insegnanti).Certamente, l’insegnante è testimone e mediatore di questo rapporto. Ma l’alunno è, sotto questo aspetto, “pari” all’insegnante, anche se certamente non uguale.

Questa precisazione non è ridondante: infatti, l’affermazione di Rémy Brague fatta propria dall’articolista, “noi siamo la nostra conoscenza”, se non si rivendica contestualmente la parità “ontologica” tra i soggetti protagonisti dell’avventura della conoscenza, scivola necessariamente verso una concezione idealistica che identifica la conoscenza insegnabile nel solo sapere formalmente codificato (le discipline). Questo genera inevitabilmente, un mondo di saperi plurali che non hanno la possibilità di comporsi in unità di senso sul piano della razionalità e che per questo, al di là delle intenzioni di chi le propone, quando vengono colte nella vita concreta, sfociano inevitabilmente nell’ideologia.

Molte sono le strade attraverso cui nell’uomo la conoscenza sgorga e si rende consapevole presenza; e così è (e deve essere) anche nella scuola.
Una concezione della conoscenza (e di conseguenza una pratica didattica) che intenda mettere al centro la realtà non può che ripartire da quell’ora et labora cristiano che supera di colpo l’antitesi otium-negotium proprio del mondo antico. Ovviamente tale punto merita di essere approfondito e compreso a fondo, e auspico che le colonne del sussidiario possano dare ospitalità ad un dibattito che aiuti a meglio comprenderlo. Al contrario, muovere un discorso a partire da quelle premesse che qui si è voluto discutere, ci allontana dall’obiettivo comune di cogliere nella conoscenza quella dimensione che accompagna l’uomo nel suo percorso esistenziale, sempre storicamente connotato.

http://www.ilsussidiario.net

Perché i dissidenti cinesi diventano cristiani per difendere i loro diritti?

“Il cristianesimo viene combattuto in Cina perché è visto dal potere come il fondamento dei diritti umani”. Di recente padre Bernardo Cervellera (missionario del Pime e direttore di AsiaNews) ha parlato al Centro Asteria di Milano in occasione di un importante incontro serale organizzato dall’Associazione “Le 2 Città”, dal titolo Persecuzione e libertà religiosa.

Tirare in ballo il cristianesimo per rispondere alla domanda sul fondamento dei diritti umani (sui quali si basano anche le democrazie e le costituzioni moderne), come facevano nel 1943 Jacques Maritain (Cristianesimo e democrazia) e, nel secondo dopoguerra, il filosofo del diritto Giuseppe Capograssi (1889-1956), è una strada che oggi gode di sempre più rinnovato interesse. Essa non riesce però a scalfire i presupposti filosofici di quella forma di liberalismo inaugurata dal filosofo americano John Rawls (1921-2002) volta a escludere il riferimento religioso dalla discussione politica nella sfera pubblica.

Infatti, nonostante la tesi delle radici cristiane della moderna nozione di democrazia abbia trovato spazio, alla metà degli anni Novanta, nel liberalismo di Norberto Bobbio (1909-2004), permane tuttavia anche in un pensatore come Jürgen Habermas (che pure è uno dei campioni del riconoscimento delle concezioni comprensive del bene all’interno del dibattito politico) l’idea secondo la quale il cristianesimo arreca allo Stato liberale un apporto soltanto esterno (una specie di ancora di salvezza dalla modernizzazione della società) e non sostanziale.

Bernardo Cervellera non è un filosofo e forse nemmeno un teologo, ma la sua testimonianza non lascia adito a dubbi: è talmente vero che il cristianesimo sta al fondamento dei diritti umani, che diversi dissidenti cinesi diventano cristiani proprio per difendere i loro diritti continuamente negati dal governo comunista. Non in chiave cristiana, ma comunque in chiave di difesa dei diritti umani vanno letti, secondo Cervellera, anche i recenti sommovimenti in Tunisia e in Egitto: qui il presidente dimissionario Mubarak, nonostante avesse fatto promesse di anti-fondamentalismo, avallava leggi fortemente anti-cristiane (e filo-islamiche), come dimostra il fatto che, all’indomani della strage della notte di Capodanno ad Alessandria d’Egitto, i cristiani egiziani hanno protestato non contro i fondamentalisti islamici, ma contro il governo.

Come si vede, anche a proposito dei recenti fatti d’Egitto torna in primo piano il cristianesimo e, questa volta (a differenza ma non in contraddizione con il caso cinese), in una forma ancora più interessante per il dibattito sul rapporto tra cristianesimo e diritti umani. Mentre infatti il caso cinese mette a nudo il ruolo fondativo del cristianesimo nei confronti dei diritti umani, quello egiziano permette di vedere la questione da un altro punto di vista: ogni rivendicazione di libertà e di democrazia è, potenzialmente, una rivendicazione di cristianesimo.

Non a caso (e anche su questo punto Cervellera non poteva essere più chiaro) il fondamentalismo islamico accomuna in un solo obiettivo cristianesimo e modernità, visti come due facce di una stessa medaglia e (aggiungo) a ragione visti così: se è vero infatti che l’Occidente poté giustificare le libertà personali e sociali, politiche ed economiche (che sarebbero passate poi nell’età moderna) sulla base di una dottrina del diritto naturale che risaliva almeno a Cicerone e a Seneca, è altrettanto e forse ancor più innegabile che i vertici di tale riflessione vennero raggiunti durante il periodo della cristianità medievale.

Non mi dilungo su questo aspetto, sul quale ormai non mancano comunque le possibilità di approfondimento, ma faccio notare soltanto come l’equazione tra cristianesimo e modernità sia quanto meno problematica: se infatti la modernità non si spiegherebbe senza il cristianesimo, non tutta la modernità fu conforme alle sue radici cristiane (anzi la maggior parte di essa non lo fu) e, sulla modernità cristiana di Pascal, di Vico, di Tocqueville e di Rosmini (la cui proposta di una via alternativa al moderno veniva richiamata già negli anni Sessanta da Augusto Del Noce), vinse la modernità laicista di Rousseau, di Voltaire, di Kant, di Hegel, di Feuerbach, di Marx e di Nietzsche.

Se per un confronto tra queste due anime della modernità risulta utile il divulgativo Ripensare la modernità di Luigi Negri (Cantagalli 2003), è ancora padre Cervellera nel suo incontro milanese a sottolineare il fatto che “laicismo”, più che con “modernità”, fa rima con “fondamentalismo”: l’anima del laicismo, infatti, non è altro che la pretesa di un potere umano di ergersi a padrone assoluto del destino dell’uomo e, in quest’ottica, risulta indifferente che tale potere sia la ragione, la passione, lo Stato, o la religione stessa, qualora sia privata dei suoi autentici caratteri.

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Promessa mantenuta: Anonymous colpisce la chiesa anti-gay

La Westboro Baptist Church viene mandata in DDoS durante un’intervista online.
L’avevano promesso, l’hanno mantenuto: la Westboro Baptist Church è stata attaccata dagli attivisti di Anonymous proprio durante un picco di massima attività, ovvero mentre dagli schermi della webtv dell’organizzazione religiosa veniva diffusa un’intervista proprio fra un membro della congregazione e un membro di Anonymous. Una sorta di confronto a due, che però era evidentemente una beffa preparatoria all’attacco informatico.
ATTACCO RIUSCITO – La notizia è su tutti i siti specializzati in tecnologie ed informatica.
Il collettivo di hacking Anonymous ha buttato giù questa mattina il sito web della controversa Westboro Baptist Church nel bel mezzo di una diretta radiofonica che comprendeva un portavoce della Chiesa ed un membro di Anonymous. L’attacco è arrivato pochi giorni dopo l’annuncio di Anonymous di un comunicato che diceva di non aver alcun piano di attaccare il sito della chiesa. Il comunicato affermava che una precedente lettera che si affermava dal gruppo e minacciava gli attentati online alla Chiesa era un falso. I membri della WBC sono noti per le loro stridenti visioni anti-gay e per le proteste ai funerali di militari sterminati e simili. L’ultima settimana era uscita una lettera che sfidava Anonymous a farsi sotto.

La storia era appena più intricata, e la raccontavamo pochi giorni fa.
LA STORIA – La Westboro è una chiesa parecchio particolare, visto l’impegno che ci mette nel proclamare la discendenza demoniaca di tutti gli omosessuali, e il terribile destino che attende ogni stato che li ospiterà.
WBC si impegna in marce quotidiane e pacifiche che si oppongono allo stile di vita del flagello omosessuale danna-anime e distruggi-nazioni. Esponiamo cartelli grossi e colorati con frasi della Bibbia e slogan, inclusi: “DIO ODIA I FINOCCHI, I FINOCCHI ODIANO DIO, L’AIDS CURA I FINOCCHI, GRAZIE A DIO PER L’AIDS, I FINOCCHI BRUCINO ALL’INFERNO, DIO NON E’ INVERTITO, I FINOCCHI CONDANNANO LE NAZIONI, GRAZIE A DIO PER I SOLDATI UCCISI, TRUPPE FINOCCHIE, DIO UCCIDA I MILITARI, DIO ODIA L’AMERICA, L’AMERICA E’ CONDANNATA, IL MONDO E’ CONDANNATO.
Questo il tenore degli striscioni esposti dalla Chiesa. E Anonymous aveva deciso di agire, con il comunicato, appunto, che poi, per depistare, gli attivisti hanno definito falso.


Anonymous non può osservare senza conseguenze questo comportamento un minuto oltre. E’ tempo per noi di essere spettatori attivi nel vostro trattamento inumano del vostro prossimo che ha raggiunto il suo apice, ed è necessario per noi entrare in azione. Perciò, vi diamo un’avvertimento, cessate e deisistete da qualsiasi campagna di protesta nel 2011, tornate alle vostre case in Kansas e chiudete i vostri website. Se ignorerete questo avvertimento, conoscerete il braccio di Anonymous: bersaglieremo i vostri siti pubblici e la propaganda e la detestabile dottrina che promuovete sarà sradicata: il danno sarà irreversibile, e la vostra istituzione e la vostra istituzione non sarà mai più in grado di risollevarsi.
Così, un comunicato, poi un passo indietro e l’ospitata nell’intervista radiofonica della Chiesa. Infine, l’attacco informatico.
L’ATTACCO – Guerriglia in piena regola, per gli attivisti a volto coperto.
Una nota postata sul sito attaccato della WBC questa mattina afferma che i tentativi della chiesa “di attirare l’attenzione dei media”, hanno fatto si che il gruppo perdesse la pazienza. “Anche se avevamo la capacità di attaccare il vostro sito anche prima, avevamo scelto di non farlo”, dice la nota. Anonymous ha anche reso pubblico l’intero network interno della Chiesa.
Il sito della chiesa è tuttora irraggiungibile. Sui siti di informazione LGBT qualche notizia in più.
Anonymous ha tirato giù i principali website della chiesa insieme ai siti collegati, come Priestrapeboys.com come anche GodhatesAmerica.com, GodhatestheWorld.com, Jewskilledjesus.com e Americaisdoomed.com. L’unica pagina visibile dei website contiene una lettera dal gruppo Anonymous che dice che il sito della chiesa è stato “sequestrato da Anonymous sulla base della sezione #14 delle regole di Internet.
Gli url dei domini acquistati dalla WBC sono davvero tutto un programma.

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Radio Vaticana, via libera ai rimborsi per i danni subiti dalle radiazioni

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di Valentina Errante
ROMA - Alla fine la Cassazione ha dato ragione agli abitanti di Cesano. Sarà un altro lungo processo quello civile, ma poi Radio Vaticana dovrà risarcirli per i danni subiti, per i tumori e le leucemie che le perizie hanno collegato all’emissione di onde elettromagnetiche dell’emittente.

Il ricorso dell’avvocato Franco Coppi, che chiedeva alla Corte la piena assoluzione per il cardinale Roberto Tucci, è stato respinto. Il reato di ”getto pericoloso di cose”, che aveva portato alla condanna di Tucci a dieci giorni era stato dichiarato prescritto il 14 ottobre 2009. Ma la sentenza di secondo grado bis aveva stabilito, soprattutto, che gli abitanti di Cesano avessero diritto a un riasarcimento per i danni subiti, da quantificare in sede civile.

Ieri il pg della Cassazione, Gabriele Mazzotta, aveva chiesto alla Corte di confermare la prescrizione del reato per Tucci, direttore dell’emittente dall’85 al 2001, e di rinviare il processo in Corte d’Appello. Una requisitoria che aveva fatto temere il peggio agli abitanti di Cesano. La decisione è arrivata in tarda serata. E adesso partirà la causa civile per stabilire quanto l’emittente dovrà risarcire alle parti civili. «La posizione espressa dal pg Mazzotta - aveva commentato il presidente del Codacons Carlo Rienzi, che difende gli abitanti di Cesano anche nel giudizio in Cassazione - è negativa per le legittime aspettative delle parti lese e speriamo che Corte non accolga le indicazioni della requisitoria».

Il processo era cominciato nel 2001, dopo la lunga battaglia dei comitati di Cesano e una guerra di perizie per dimostrare le conseguenze delle emissioni di onde sulla salute dei cittadini. Alla fine, il pm Stefano Pesci era riuscito a portare in giudizio i responsabili dell’emittente. Il procedimento si era concluso anche con la condanna dell’altro responsabile della radio, il cardinale Pasquale Borgomeo, poi deceduto. E’ la seconda volta che la vicenda arriva a piazza Cavour, la prima sentenza era stata annullata con rinvio

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venerdì 25 febbraio 2011

Gesù cura i gay, polemica sul libro omofobo

Una casa di pubblicazione religiosa propone Cristo come terapia per l’omosessualità
Un libro di prossima uscita pubblicato da una casa editrice cristiana ha innescato una pacifica protesta della comunità LGBT inglese. Il libro infatti descrive la storia di alcuni personaggi la cui omosessualità è curata da Gesù. La manifestazione si svolgerà a Worcester il 19 marzo, nei pressi della chiesa cittadina di San Paolo, lo stesso luogo dove il libro verrà presentato.
UN LIBRO PER CURARE I GAY – Il controverso “Dove è mio fratello” racconta la storia di un uomo che lascia sua moglie e i bambini per un compagno gay, per poi avere una rivelazione religiosa e così rigettare la propria scoperta omosessualità. Il libro, scritto da un autore canadese, raggiungerà gli scaffali del Regno Unito dopo che una casa di edizioni cristiana ha deciso di pubblicarlo e promuovere il suo messaggio. “Il libro può aiutare i teenager che si sentono gay a curare la proprio omosessualità”, hanno detto i responsabili della società editrice. Eileen Mohr, 79 anni, la responsabile di Crossbrigde Brooks, ha detto” Vogliamo che il libro abbia un lancio di alto profilo per la natura della storia che racconta. Ci aspettiamo che sarà controverso perché spiega come Gesù possa curare l’omosessualità. Pensiamo che alcuni abbiano tendenze naturali ad amare persone dello stesso sesso, ma moltissimi adolescenti sono deviati dalla tendenza dei media ad enfatizzare in maniera positiva la cultura gay, e siccome la loro sessualità non è ancora bene definita, possono essere influenzati”.
TRAMA CONTROVERSA - Il titolo del libro è preso da una citazione del Signore nel nuovo Testamento, ed è stato scritto dal canadese Marion Heath. La trama segue l’amicizia di Ryan e Tony, che condividono la passione per il rafting e approfondiscono il loro apporto, facendo quello che il libro definisce scelte sbagliate. Tony lascia la propria moglie e i suoi figli adolescenti per andare a vivere con Ryan, ma scoprirà il potere di Gesù che lo porterà sulla retta via, rigettando la sua omosessualità e tornando alla propria famiglia. La responsabile della casa editrice si aspetta che i gay siano contrari all’idea che l’omosessualità del protagonista possa essere curata da una rivelazione religiosa. Il libro sarà presentanto nella Chiesa di San Paolo il 19 marzo dalla Crossbrigde Books, società gestita dall’ex insegnante Eileen e da suo marito Gunther. L’autore viaggerà dal Canada per essere presente al lancio, e la signora Mohr spera di organizzare anche una serie di incontri per firmare il libro in vari posti della città inglese.


COMUNITA’ GAY IN RIVOLTA - Le associazioni LGBT hanno reagito con forza alla tesi del libro. Secondo la Fondazione Gay e Lesbiche le dichiarazioni della responsabile della Crossbrigde Books alimentano il mito che l’omosessualità possa essere curata. Un portavoce dell’associazione ha spiegato di essere preoccupato dalle dichiarazioni della signora Mohr, che confermano come in questo periodo molti psichiatri provino a curare i gay e le lesbiche con motivazioni religiose. “Questa terapia di conversione è stata condannata dall’associazione degli psicologi e degli psichiatri, sia britannici che americani. Forse il libro di Marion Heath potrebbe evidenziare come la fede e l’orientamento sessuale non sono sempre in contraddizione. Molti gay, lesbiche o bisessuali non sentono il bisogno di essere curati nonostante credano in Dio e abbiano un forte senso religioso. In realtà chi ha un diverso orientamento sessuale subisce un processo mentale opposto, ovvero soffre perché si sente diverso dagli altri e dalle loro aspettative. L’unica cosa di cui avrebbero veramente bisogno è parlare con qualcuno che spieghi loro di essere semplicemente se stessi, senza che qualcuno provi a cambiarli. Questo libro, ci pare, non farà niente per aiutare queste persone che hanno dubbi sulla loro sessualità, promovendo un falso mito su un possibile cambiamento di ciò che si è.

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