sabato 13 febbraio 2016

Pedofilia, coinvolto anche malato di Hiv. "Sapevano l'età dei minori"

Scoperto giro di prostituzione minorile in Lombardia. Coinvolti anche un sacerdote, un allenatore di calcio giovanile e un 56enne malato di Hiv che chiedeva rapporti sessuali non protetti


I Carabinieri del Comando Provinciale di Brescia, in provincia di Brescia, Bergamo, Milano, Monza e Brianza, Parma e Pavia, hanno dato esecuzione ad un'ordinanza di custodia cautelare agli arresti domiciliari emessa dall'Ufficio del giudice per le indagini preliminari del Tribunale ordinario di Brescia, su richiesta della Procura della Repubblica, nei confronti di 11 persone - tra cui un prete, un agente di polizia locale, un allenatore di una squadra di calcio giovanile, indagati per prostituzione minorile continuata. Tra gli undici arrestati c'è anche un 56enne che pur affetto da Hiv chiedeva di consumare rapporti sessuali non protetti.
L'indagine - si legge in una nota - avviata nel mese di agosto ha consentito di identificare quattro minorenni di sesso maschile, tra i 16 ed i 17 anni, i quali, prevalentemente attraverso contatti acquisiti sul social network dedicato ad incontri online, organizzavano approcci con uomini consapevoli della minore eta' dei giovani, cui offrivano prestazioni sessuali dietro corrispettivo di denaro ovvero regalie di varia natura. Ricostruiti numerosissimi episodi di rapporti a pagamento di adulti con minorenni consumati sia a bordo di auto presso parcheggi di centri commerciali e di luoghi di intrattenimento sia presso le abitazioni di alcuni degli indagati.

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sabato 13 giugno 2015

Vaticano, espulso prete pedofilo di Ravenna

Giovanni Desio non è più prete. Per l’ex parroco di Casalborsetti imputato per avere fatto sesso con alcuni minorenni, il Vaticano ha trasmesso alla Diocesi di Ravenna il decreto di espulsione

prete pedofilo
Dal punto di vista tecnico, la decisione non è impugnabile e può essere scavalcata solo da atti di clemenza. Desio, 53 anni, nato a Milano ma residente a Saronno (Varese) era stato sospeso a divinis poco dopo essere stato arrestato dalla polizia nell’aprile dell’anno scorso. Il Pm Isabella Cavallari che coordinava le indagini della squadra Mobile, ha già chiesto per lui nove anni di carcere in abbreviato. La sentenza è attesa per venerdì. «Zio John», come lo chiamavano i suoi fedelissimi, è accusato di atti sessuali con minori e di adescamento per avere fatto sesso tra il 2010 e il 2014 con alcuni ragazzini tra gli 11 e i 15 anni a lui affidati dai familiari. Ma anche di violenza sessuale per avere millantato qualifiche infermieristiche al fine di visitare un paio di giovani. Da ultimo c’è la sostituzione di persona per avere usato un profilo Facebook di un minore (di cui aveva le password) per rilanciare la propria immagine dopo un volo nel canale del paese con il suo suv Bmw nuovo da 35 mila euro e un tasso alcolemico di quasi quattro volte i limiti. Quattro i giovanissimi individuati dalla Procura tra le parti offese: sono delle province di Ravenna, Bergamo e Treviso. Il 53enne, difeso dall’avvocato Battista Cavassi, dopo sette mesi di carcere a Forlì, si trova da mesi in un apposito centro di recupero della provincia di Perugia.

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Violenza sessuale sui ragazzini, parroco arrestato nel Cagliaritano


06/05/2015
VILLAMAR (CAGLIARI)
Li seduceva promettendo regali e quando non bastava li sedava. Così don Pascal riusciva ad abusare dei ragazzini che frequentavano la parrocchia di Villamar: dodicenni e sedicenni che a lungo avevano subito le sue attenzioni morbose. Da quando è scoppiato lo scandalo lui ha sempre negato, ma questo pomeriggio i carabinieri lo hanno arrestato con l’accusa di violenza sessuale su minori.

L’ordinanza di custodia cautelare emessa dalla procura di Cagliari ricostruisce diversi episodi e si basa principalmente sul pericolo di reiterazione del reato. Perché don Pascal Manca, 43 anni, è già recidivo: le prime contestazioni risalgono al 2012, quando era parroco a Mandas, altro paese della provincia di Cagliari.

La storia allora era arrivata alle orecchie del vescovo ma era stata tenuta sotto silenzio e così il sacerdote era stato semplicemente trasferito a Villamar, 2800 abitati a una cinquantina di chilometri da Cagliari. Qui ci è cascato di nuovo e proprio da qui è partito l’esposto anonimo che ha fatto scattare l’indagine. La denuncia è arrivata ai carabinieri della stazione del paese e gli accertamenti hanno consentito ai militari di scoperchiare una storia orribile.

Tutti gli episodi si sarebbero svolti nella canonica, ma i dettagli venuti fuori dagli interrogatori sono rigorosamente coperti dal segreto istruttorio. Anche per tutelare i ragazzini vittime degli abusi. Dalle indagini emerge solo un altro dettaglio: ai giovani corteggiati, don Pascal forniva spesso alcuni video porno che avevano come protagonisti atri ragazzini.

Il sonnifero utilizzato per sedare le sue vittime, secondo i carabinieri, don Pascal se lo procurava nella farmacia di una casa di riposo gestita da una comunità di suore. Fingeva di avere problemi di insonnia e poi utilizzava quei farmaci per abusare dei ragazzini che frequentavano la parrocchia.

Quando è scoppiato lo scandalo, nelle scorse settimane, l’arcivescovo di Cagliari, Arrigo Miglio, aveva deciso di sospendere il sacerdote e don Manca era stato costretto a lasciare in tutta fretta la parrocchia e il paese. Era sparito nel nulla e tutti erano convinti fosse andato via dalla Sardegna per evitare l’arresto ma questo pomeriggio i carabinieri lo hanno trovato a casa della famiglia in un altro paese della provincia.

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Giallo di Zagarolo: perquisita la casa del sacerdote ucciso

I carabinieri indagano per omicidio. Sopralluogo meno di un mese dopo la tragica fine di padre Lanfranco Rossi, trovato morto in un terreno della struttura religiosa

I carabinieri nella tenuta di San Feliciano

Hanno controllato tutto. Dagli abiti alle calzature, dai libri alla porta d’ingresso. Un sopralluogo minuzioso meno di un mese dopo la tragica fine di padre Lanfranco Rossi, il sessantenne trovato morto in un terreno della struttura religiosa da lui aperta a Zagarolo, in località San Feliciano, e parte del movimento dei Ricostruttori della Preghiera.
Giovedì i carabinieri del gruppo di Frascati hanno ispezionato l’abitazione romana del sacerdote in via Mormanno, all’Anagnina, già sequestrata all’indomani della scoperta del cadavere. Gli investigatori dell’Arma indagano per omicidio: Rossi, teologo, già docente della Pontificia università gregoriana, studioso di spiritualità e dottrine orientali, è stato ucciso a bastonate. Un’aggressione selvaggia, confermata solo in un secondo momento dall’autopsia dopo che si era parlato per alcuni giorni di una morte per malore. Non era così.

E così, esclusa l’ipotesi di un tentativo di rapina finito male, ora non si esclude che l’omicidio di padre Rossi possa essere collegato proprio alla sua sfera personale, come ipotizzato fin dall’inizio degli accertamenti. E il sopralluogo nella sua abitazione, che potrebbe essere dissequestrata nelle prossime settimane, sembrano confermarlo.
Già nelle prime battute dell’inchiesta erano state acquisite delle carte oltre al personal computer del religioso, appartenente a un movimento che raccoglie parecchi fedeli attorno alla struttura di Zagarolo ma che negli anni scorsi è stato in qualche modo coinvolto nella vicenda di un sacerdote arrestato per pedofilia in provincia di Arezzo. Una vicenda che aveva scosso non soltanto gli appartenenti ai Ricostruttori, ma anche i genitori di molti ragazzi che si erano avvicinati ai gruppi di preghiera che seguono particolari rituali simili a quelli induisti.
Fino a oggi i carabinieri avrebbero ascoltato decine di persone fra religiosi e frequentatori di San Feliciano per ricostruire le ultime ore di vita di padre Rossi, ucciso probabilmente in piena notte, forse durante una passeggiata di meditazione nel terreno che circonda il centro di preghiera. Era da solo? Oppure si trovava con qualcuno che frequentava anche la sua abitazione all’Anagnina?
http://roma.corriere.it

giovedì 23 aprile 2015

Il racconto: "Don Pascal ci drogava per spogliarci"

Il racconto: "Don Pascal  ci drogava per spogliarci" Don Pascal Manca


Drogati e molestati: nell'esposto (anonimo) arrivato in procura a Cagliari vengono ripercorsi i momenti in cui l'ex parroco di Mandas Pascal Manca avrebbe abusato sessualmente di alcuni ragazzini che frequentavano la chiesa. Don Manca, ora alla guida della parrocchia di Villamar, avrebbe offerto (i fatti risalgono al 2012) bevande con sostanze droganti ai ragazzi, tutti tra i 15 e i 17 anni. Poi, una volta storditi, li avrebbe palpeggiati.

http://www.unionesarda.it/

venerdì 17 aprile 2015

Favori sessuali in cambio di sigarette: 5 anni e 4 mesi al cappellano di San Vittore

Don Alberto Barin è stato condannato in appello a cinque anni e quattro mesi: l'ex cappellano del carcere San Vittore era stato arrestato perché forniva ai detenuti sigarette, shampoo, saponette, spazzolini o 'radioline' in cambio di favori sessuali


san vittore 800 2
Cinque anni e quattro mesi: un anno e quattro mesi in piu' rispetto al primo grado di giudizio. E' questa la pena a cui e' stato condannato in appello don Alberto Barin, l'ex cappellano del carcere di San Vittore che era accusato di violenza sessuale su detenuti. Il pg Laura Barbaini aveva chiesto 7 anni e quattro mesi di reclusione. Per alcuni episodi e' stata dichiarata la prescrizione. In primo grado il 28 marzo 2014 il gup Luigi Gargiulo aveva condannato il religioso a 4 anni col rito abbreviato. Stando alle indagini, l'ex cappellano del carcere milanese, arrestato nel novembre 2012, avrebbe fatto leva sullo "stato di bisogno" dei detenuti che si rivolgevano a lui per avere sigarette, shampoo, saponette, spazzolini o 'radioline'. Piccoli beni per vivere meglio in cella che l'uomo avrebbe consegnato in cambio di favori sessuali. Don Barin si trova attualmente ai domiciliari in una struttura religiosa.

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giovedì 19 febbraio 2015

Swissleaks, Falciani: il Vaticano fermò le indagini sullo Ior

Secondo l’ex dipendente di Hsbc che trafugò la lista dei 100 clienti della banca, la Svizzera era disposta a collaborare, ma arrivò lo stop


ROMA - «Le investigazioni italiane sullo Ior furono fermate dal Vaticano: la Svizzera era disposta a collaborare, il Vaticano mise il suo veto. Io spero che questo messaggio sia un elemento di informazione perché oggi una persona importante, come è papa Francesco, può dare un esempio al mondo»: lo ha rivelato Harvé Falciani, l’ex dipendente della Hsbc che anni fa trafugò la lista di 100mila clienti aprendoil caso Swissleaks. Falciani, che ha presentato a Roma il libro «La cassaforte degli evasori» scritto insieme al giornalista Mincuzzi, giovedì 19 febbraio sarà ospite di Servizio Pubblico.
Falciani a Roma per presentare il suo libro
Il processo in Svizzera
«Se avrò l’autorizzazioni per andarci senza essere immediatamente messo in carcere, andrò al processo che mi faranno in Svizzera. per spiegare, dimostrare che sono stai fatti degli errori e dare un contributo» ha aggiunto Falciani, «in Italia quello che si è fatto, è stato grazie agli agenti dei servizi, ma chi li ha fermati sono i loro superiori: tutti sapevano ai più alti livelli e quindi hanno avuto il tempo di reagire. A Roma arrivò lo stop: i dati non si potevano analizzare. Era il 2011, il premier era Silvio Berlusconi».
«Parlerei con Renzi»
«Cosa farei se mi contattasse Renzi? Oggi la mia priorità assoluta è fornire un aiuto per rompere il segreto che circonda certi meccanismi. Quindi il contatto con qualsiasi politico che voglia fare qualcosa in questa direzione è ben accetto» ha aggiunto. «Io - ha detto ancora l’ex informatico della Hsbc - da questa vicenda non ho mai guadagnato nulla, semmai ho più debiti con gli avvocati».

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