sabato 26 febbraio 2011

Concerto e papa, Roma off limits

Tra la beatificazione di Wojtyla e la musica a San Giovanni, si prospetta un'invasione di 2-3 milioni di persone. Prezzi degli alberghi alle stelle, ma nessuno ha ancora abbozzato un piano viabilità

Un milione di pellegrini? Due, tre milioni? Quante saranno le persone che il Primo maggio arriveranno a Roma per la beatificazione di papa Wojtyla e il concertone di piazza San Giovanni? Per ora c'è una sola certezza: per la capitale, sarà una giornata da bollino rosso.

IL SONDAGGIO Tu dove sarai?

I visitatori. Le prime stime parlavano di una massa di fedeli in movimento. "Si ipotizza che potrebbero arrivare nella città eterna oltre 2 milioni di persone. Del milione già prenotato metà provengono dalla Polonia, ma anche da Paesi di forte tradizione cattolica quali la Spagna, il Portogallo e il Sud America", diceva circa una settimana fa il vicesindaco Mauro Cutrufo. Ma ora i numeri sono stati rivisti al ribasso, in particolare dall'Opera romana pellegrinaggi che gestisce la convergenza sulla capitale dei pellegrini che hanno prenotato tramite le strutture ecclesiastiche e le parrocchie. L'ente del Vaticano vuole restare cauto e prevede al momento un afflusso inferiore al milione. Oltretevere, del resto, è ancora viva la memoria dell'esposizione della salma di Padre Pio, quando il numero di fedeli arrivati fu largamente al di sotto delle attese. In Campidoglio, cautamente, si parla di circa un milione e mezzo di persone in arrivo.

I souvenir già pronti
  I funerali nel 2005  Il dossier

Ma stavolta le cose potrebbero andare in maniera molto diversa. La data scelta dall'arcivescovo di Cracovia Stanislaw Dziwisz, per circa trent'anni segretario di papa Wojtyla a Roma, conosciuto come "don Stanislao", non è una data qualunque: il primo maggio infatti è domenica e il 3 in Polonia è festa. Moltissimi connazionali di Giovanni Paolo II, insomma, potrebbero approfittarne per rendere omaggio al 'loro' Papa. Una possibilità che in Campidoglio hanno ben chiaro, e che provoca qualche velato malumore.


Più netta, invece, è la contrarietà che arriva dalla Fiavet Lazio. Andrea Costanzo, presidente della Federazione che riunisce le agenzie di viaggio, sottolinea che un evento del genere andava annunciato molto prima del 15 gennaio: "Abbiamo viaggi di gruppo che organizziamo con mesi, o addirittura anni di anticipo. E ad oggi ancora non sappiamo qual è il piano per la viabilità cittadina  -  spiega Costanzo  -  Abbiamo bisogno di sapere se le prenotazioni di musei e ristoranti che abbiamo fatto pensando ad un certo itinerario in pullman sono ancora valide".

La mobilità. L'argomento della viabilità sarà al centro di un summit del tutto particolare, nell'ambito delle riunioni della cabina di regia che unisce le due sponde del Tevere e che si incontra ogni lunedì in Campidoglio, sarà il vertice del 7 marzo, dedicato proprio alla pianificazione della mobilità per il grande giorno. Alla riunione parteciperanno anche rappresentanti di Trenitalia ai quali si chiede di potenziare l'orario dei treni, con particolare riguardo ai collegamenti regionali, per agevolare l'afflusso dei visitatori nella Capitale.

Sarà poi messa sul tappeto la questione della circolazione stradale. Su indicazione del prefetto infatti, la città, dal punto di vista degli spostamenti, sarà divisa in due zone per evitare potenziali situazioni di caos che potrebbero sorgere dall'incontro tra il flusso di gente diretto a San Giovanni e quelli diretti a piazza San Pietro, luogo della cerimonia di beatificazione, e al Circo Massimo, dove il rito potrà essere seguito in diretta tramite dei maxischermi. Nell'attesa, il Comune sta cominciando a sistemare gli spazi esterni delle basiliche romane che potrebbero essere meta dei fedeli: San Paolo fuori le mura, Santa Maria Maggiore, Santa Croce in Gerusalemme, San Giovanni e, naturalmente, San Pietro.


I costi. Intanto, dalle serrate e blindatissime riunioni tra gli organi vaticani e quelli italiani riuniti nella cabina di regia che supervisiona la macchina organizzativa della beatificazione di papa Wojtyla, trapelano i primi dati sui costi che ricadranno sulle istituzioni capitoline per la gestione del maxi-evento. Una prima stima parla di 5 milioni di euro la stima della cifra che il Comune di Roma dovrà sborsare per fare fronte a tutte le spese straordinarie. La cifra rappresenta però soltanto la parte dei costi che si accollerà il Campidoglio e non l'intera cifra di un appuntamento dal richiamo mondiale e che si può immaginare di gran lunga superiore.

Secondo quanto trapela dai resoconti delle riunioni che coinvolgono il Comune, la prefettura, la questura e le altre forze di polizia, la Provincia e la Regione da un lato e il Vicariato e l'Opera Romana Pellegrinaggi dall'altro, il Vaticano, tramite l'Orp, si è impegnato ad assumere su di sé l'intero onere delle spese dell'evento, in particolare per gli aspetti che riguardano gli impianti e le strutture che dovranno essere montati per l'occasione. E tuttavia ci sono costi - come quelli di pulizia urbana, quelli relativi agli straordinari degli agenti di polizia municipale, dei conducenti di autobus e metrò, del mancato introito dei biglietti dei mezzi pubblici ai quali, in alcune fasce orarie, sarà possibile accedere gratuitamente - ai quali non potrà che provvedere l'amministrazione capitolina.

Le tariffe
. Ma c'è un'altra questione che continua a tenere banco: il caro-alberghi. "Il periodo tradizionalmente è considerato medio-basso, ma appena arrivato l'annuncio è diventata altissima stagione. Per un quattro stelle ora si arriva anche a mille euro", dice con disapprovazione Costanzo ("E' una questione etica e di immagine"), sottolineando che già ora i posti letto scarseggiano e con l'avvicinarsi della data fatidica i prezzi aumenteranno ancora: "Per un gruppo di 32 persone ho trovato una sistemazione a Firenze, lì per un tre stelle superiore pagano 220 euro a testa, qui a Roma sarebbe costato quasi il triplo. E poi si fa quasi prima ad arrivare a Roma percorrendo l'autostrada che la Pontina o il Raccordo".

"Il prezzo medio di una camera di hotel nella categoria più bassa per la settimana precedente al 1 maggio è di 50 euro - fanno sapere dal sito di Volagratis - Durante il weekend del 1 maggio, invece, il prezzo medio di una camera della stessa categoria è di 200 euro". Dal sito confermano anche l'ormai limitatissima disponibilità di stanze per il fine settimana della beatificazione, "mentre per il weekend precedente al 1 maggio ne sono disponibili  801 per la  stessa categoria di alberghi". Inoltre sul sito tablethotels.it, che raggruppa i migliori hotel di design e boutique hotel del mondo sono finite le stanze con prezzi inferiori ai 150 euro mentre rimangono ancora disponibili le stanze con prezzi oltre i 180 euro a camera.

E c'è chi ha scelto di bypassare direttamente il problema hotel: "Un gruppo proveniente dall'estero  -  rivela il presidente di Fiavet Lazio - ha trovato più economico organizzare un charter e fare andata e ritorno. Altro che tassa di soggiorno  -  conclude Costanzo con una battuta amara - questi di soggiorno non pagano proprio nulla".

http://viaggi.repubblica.it

 

Quale conoscenza? Meglio l'"ora et labora" che l'ozio degli antichi...

L'articolo di presentazione del Convegno su La conoscenza nella scuola a firma di Francesco Valenti pubblicato sul sussidiario.net rappresenta uno spunto interessante per affrontare uno dei temi centrali della scuola. I punti di partenza dell’articolo, da cui Valenti intende prendere le distanze, appartengono a due ordini di osservazioni complementari.

Il primo riguarda, anche se in modo inevitabilmente semplificato, il fine della scuola: si sta costruendo (si è costruita) “una scuola attorno a criteri che tolgono, sostanzialmente, valore al momento conoscitivo”; si insegnano “solo saperi (si badi, al plurale), abilità e competenze utili ad esercitare un ruolo nel mondo”.
Il secondo propone punti critici propri della “relazione didattica”: il compito dell’insegnante (“se aiuta momenti di auto-apprendimento o se propone dati e metodi delle discipline”), il contenuto dell’insegnamento (“avere notizia di molte cose o conoscere, pensare, stabilire nessi”, “la rilevanza data alle discipline scolastiche”), l’organizzazione (“la scuola organizzata per ambiti o per classi”, “i tempi e gli spazi” della scuola).

Certamente su queste osservazioni è difficile dissentire. Molte domande nascono, invece, nel momento in cui dalla diagnosi si passa a positive proposte di intervento che obbligano ad uscire dall’inevitabile genericità delle formulazioni per incontrare le problematiche presenti nel nostro sistema formativo e specificare il significato che si assegna ad alcune parole chiave. Tra queste, a nostro avviso due hanno particolare importanza: conoscenza e interesse.

La scelta fatta dall’articolo (anzi, dal convegno presentato) di affrontare il primo di questi temi ignorando il secondo è significativa; nella prospettiva “realista” che viene rivendicata, infatti, questi due aspetti non possono essere considerati disgiuntamente. Conoscenza e interesse vanno considerati contestualmente se si vogliono affrontare i tre interrogativi - Quale sapere/apprendimento? Per chi? Perché? - a cui occorre rispondere per riconoscere soluzioni e strumenti, quindi un percorso, che porti a un intervento efficace.

L’interesse rappresenta, infatti, una dimensione del rapporto educativo che si lega strettamente al termine utilità. A che deve servire, essere cioè utile, l’impegno scolastico (ricordiamolo sempre, l’unico e solo impegno che la società pone a carico del giovane, in particolare nella minore età) se non “a esercitare un ruolo nel mondo”? In questione semmai dovrà essere la natura dell’utilità cui mirare, quale essa sia, dove la si trovi, soprattutto come debba essere resa presente all’alunno in modo tale da sostenerlo nel percorso.

Certo, l’utilità non necessariamente deve essere immediata; ma se non fosse percepibile e riconoscibile dal giovane nei diversi passaggi che compongono il lungo percorso scolastico (quasi vent’anni, i primi, della vita di ciascuno), inevitabilmente si creerebbero le condizioni per una perdita di contatto tra la scuola e il centro dell’esperienza che il giovane compie. Per questo tra i due termini, interesse e utilità, intercorre un nesso che, se rotto, porta inevitabilmente ad un distacco dell’alunno dalla scuola.

Anche per la conoscenza emergono alcuni interrogativi. Riprendo ancora un passaggio di Valenti: “La conoscenza può assumere rilevanza particolare nella scuola perché in essa si svolge un momento indispensabile e particolare dell’avventura conoscitiva, secondo la dinamica di introduzione alla realtà totale che le è propria. La conoscenza nasce dall’evidenza delle cose, dall’accorgersi della realtà, come scintilla e possibilità che la ragione si metta alla prova, indagando il mondo”.

Espressioni anche in questo caso brillanti e condivisibili, che caratterizzano un orizzonte culturale in cui tanti si ritrovano. Ma... Se la “realtà totale da cogliere in tutti i suoi fattori” cui sembra far riferimento Valenti non è quella scolastica ma l’insieme di ciò di cui l’alunno (come pure l’insegnante) fa esperienza, quale posto ha nella scuola (che, ripetiamo, rappresenta il grande appuntamento sociale del giovane) l’esperienza conoscitiva che l’alunno fa fuori dalla scuola? E “fuori dalla scuola significa anche “prima della scuola”: cronologicamente se consideriamo i tempi di vita del bambino, logicamente se osserviamo le modalità con cui ogni uomo si rapporta alla realtà.

Una ragione non secondaria della crisi della scuola come luogo di apprendimento va certamente individuata proprio nel non aver saputo tener conto adeguatamente di ciò. Secondo l’articolo, la dinamica della conoscenza “ricerca i perché sull’apparenza e sulla sostanza delle cose, apre agli intellegibili”; ma ciò non può avvenire al di fuori dell’effettivo percorso nella conoscenza compiuto da ogni uomo attraverso cui arrivare agli “intellegibili”, percorso che presenta, nelle diverse età e nelle diverse situazioni, appuntamenti e caratteristiche profondamente differenti (inoltre è centrale chiarire a che cosa fa riferimento il termine “intellegibili”: essenzialmente alla sola dimensione disciplinare, cioè scientifica, del sapere?).

Inoltre, se “la conoscenza non è mai un processo completamente separato dal rapporto con la realtà e con la storia culturale di un popolo”, ci si deve interrogare su come gli aspetti concreti (operativi, pratici, utili) in cui questa realtà si esprime sono inclusi nel percorso di conoscenza che deve rappresentare il filo rosso del percorso scolastico. A questo proposito, occorre ricordare che questi aspetti concreti sono quelli vissuti per primi e più profondamente dagli alunni (oltre che ovviamente dagli insegnanti).Certamente, l’insegnante è testimone e mediatore di questo rapporto. Ma l’alunno è, sotto questo aspetto, “pari” all’insegnante, anche se certamente non uguale.

Questa precisazione non è ridondante: infatti, l’affermazione di Rémy Brague fatta propria dall’articolista, “noi siamo la nostra conoscenza”, se non si rivendica contestualmente la parità “ontologica” tra i soggetti protagonisti dell’avventura della conoscenza, scivola necessariamente verso una concezione idealistica che identifica la conoscenza insegnabile nel solo sapere formalmente codificato (le discipline). Questo genera inevitabilmente, un mondo di saperi plurali che non hanno la possibilità di comporsi in unità di senso sul piano della razionalità e che per questo, al di là delle intenzioni di chi le propone, quando vengono colte nella vita concreta, sfociano inevitabilmente nell’ideologia.

Molte sono le strade attraverso cui nell’uomo la conoscenza sgorga e si rende consapevole presenza; e così è (e deve essere) anche nella scuola.
Una concezione della conoscenza (e di conseguenza una pratica didattica) che intenda mettere al centro la realtà non può che ripartire da quell’ora et labora cristiano che supera di colpo l’antitesi otium-negotium proprio del mondo antico. Ovviamente tale punto merita di essere approfondito e compreso a fondo, e auspico che le colonne del sussidiario possano dare ospitalità ad un dibattito che aiuti a meglio comprenderlo. Al contrario, muovere un discorso a partire da quelle premesse che qui si è voluto discutere, ci allontana dall’obiettivo comune di cogliere nella conoscenza quella dimensione che accompagna l’uomo nel suo percorso esistenziale, sempre storicamente connotato.

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Perché i dissidenti cinesi diventano cristiani per difendere i loro diritti?

“Il cristianesimo viene combattuto in Cina perché è visto dal potere come il fondamento dei diritti umani”. Di recente padre Bernardo Cervellera (missionario del Pime e direttore di AsiaNews) ha parlato al Centro Asteria di Milano in occasione di un importante incontro serale organizzato dall’Associazione “Le 2 Città”, dal titolo Persecuzione e libertà religiosa.

Tirare in ballo il cristianesimo per rispondere alla domanda sul fondamento dei diritti umani (sui quali si basano anche le democrazie e le costituzioni moderne), come facevano nel 1943 Jacques Maritain (Cristianesimo e democrazia) e, nel secondo dopoguerra, il filosofo del diritto Giuseppe Capograssi (1889-1956), è una strada che oggi gode di sempre più rinnovato interesse. Essa non riesce però a scalfire i presupposti filosofici di quella forma di liberalismo inaugurata dal filosofo americano John Rawls (1921-2002) volta a escludere il riferimento religioso dalla discussione politica nella sfera pubblica.

Infatti, nonostante la tesi delle radici cristiane della moderna nozione di democrazia abbia trovato spazio, alla metà degli anni Novanta, nel liberalismo di Norberto Bobbio (1909-2004), permane tuttavia anche in un pensatore come Jürgen Habermas (che pure è uno dei campioni del riconoscimento delle concezioni comprensive del bene all’interno del dibattito politico) l’idea secondo la quale il cristianesimo arreca allo Stato liberale un apporto soltanto esterno (una specie di ancora di salvezza dalla modernizzazione della società) e non sostanziale.

Bernardo Cervellera non è un filosofo e forse nemmeno un teologo, ma la sua testimonianza non lascia adito a dubbi: è talmente vero che il cristianesimo sta al fondamento dei diritti umani, che diversi dissidenti cinesi diventano cristiani proprio per difendere i loro diritti continuamente negati dal governo comunista. Non in chiave cristiana, ma comunque in chiave di difesa dei diritti umani vanno letti, secondo Cervellera, anche i recenti sommovimenti in Tunisia e in Egitto: qui il presidente dimissionario Mubarak, nonostante avesse fatto promesse di anti-fondamentalismo, avallava leggi fortemente anti-cristiane (e filo-islamiche), come dimostra il fatto che, all’indomani della strage della notte di Capodanno ad Alessandria d’Egitto, i cristiani egiziani hanno protestato non contro i fondamentalisti islamici, ma contro il governo.

Come si vede, anche a proposito dei recenti fatti d’Egitto torna in primo piano il cristianesimo e, questa volta (a differenza ma non in contraddizione con il caso cinese), in una forma ancora più interessante per il dibattito sul rapporto tra cristianesimo e diritti umani. Mentre infatti il caso cinese mette a nudo il ruolo fondativo del cristianesimo nei confronti dei diritti umani, quello egiziano permette di vedere la questione da un altro punto di vista: ogni rivendicazione di libertà e di democrazia è, potenzialmente, una rivendicazione di cristianesimo.

Non a caso (e anche su questo punto Cervellera non poteva essere più chiaro) il fondamentalismo islamico accomuna in un solo obiettivo cristianesimo e modernità, visti come due facce di una stessa medaglia e (aggiungo) a ragione visti così: se è vero infatti che l’Occidente poté giustificare le libertà personali e sociali, politiche ed economiche (che sarebbero passate poi nell’età moderna) sulla base di una dottrina del diritto naturale che risaliva almeno a Cicerone e a Seneca, è altrettanto e forse ancor più innegabile che i vertici di tale riflessione vennero raggiunti durante il periodo della cristianità medievale.

Non mi dilungo su questo aspetto, sul quale ormai non mancano comunque le possibilità di approfondimento, ma faccio notare soltanto come l’equazione tra cristianesimo e modernità sia quanto meno problematica: se infatti la modernità non si spiegherebbe senza il cristianesimo, non tutta la modernità fu conforme alle sue radici cristiane (anzi la maggior parte di essa non lo fu) e, sulla modernità cristiana di Pascal, di Vico, di Tocqueville e di Rosmini (la cui proposta di una via alternativa al moderno veniva richiamata già negli anni Sessanta da Augusto Del Noce), vinse la modernità laicista di Rousseau, di Voltaire, di Kant, di Hegel, di Feuerbach, di Marx e di Nietzsche.

Se per un confronto tra queste due anime della modernità risulta utile il divulgativo Ripensare la modernità di Luigi Negri (Cantagalli 2003), è ancora padre Cervellera nel suo incontro milanese a sottolineare il fatto che “laicismo”, più che con “modernità”, fa rima con “fondamentalismo”: l’anima del laicismo, infatti, non è altro che la pretesa di un potere umano di ergersi a padrone assoluto del destino dell’uomo e, in quest’ottica, risulta indifferente che tale potere sia la ragione, la passione, lo Stato, o la religione stessa, qualora sia privata dei suoi autentici caratteri.

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Promessa mantenuta: Anonymous colpisce la chiesa anti-gay

La Westboro Baptist Church viene mandata in DDoS durante un’intervista online.
L’avevano promesso, l’hanno mantenuto: la Westboro Baptist Church è stata attaccata dagli attivisti di Anonymous proprio durante un picco di massima attività, ovvero mentre dagli schermi della webtv dell’organizzazione religiosa veniva diffusa un’intervista proprio fra un membro della congregazione e un membro di Anonymous. Una sorta di confronto a due, che però era evidentemente una beffa preparatoria all’attacco informatico.
ATTACCO RIUSCITO – La notizia è su tutti i siti specializzati in tecnologie ed informatica.
Il collettivo di hacking Anonymous ha buttato giù questa mattina il sito web della controversa Westboro Baptist Church nel bel mezzo di una diretta radiofonica che comprendeva un portavoce della Chiesa ed un membro di Anonymous. L’attacco è arrivato pochi giorni dopo l’annuncio di Anonymous di un comunicato che diceva di non aver alcun piano di attaccare il sito della chiesa. Il comunicato affermava che una precedente lettera che si affermava dal gruppo e minacciava gli attentati online alla Chiesa era un falso. I membri della WBC sono noti per le loro stridenti visioni anti-gay e per le proteste ai funerali di militari sterminati e simili. L’ultima settimana era uscita una lettera che sfidava Anonymous a farsi sotto.

La storia era appena più intricata, e la raccontavamo pochi giorni fa.
LA STORIA – La Westboro è una chiesa parecchio particolare, visto l’impegno che ci mette nel proclamare la discendenza demoniaca di tutti gli omosessuali, e il terribile destino che attende ogni stato che li ospiterà.
WBC si impegna in marce quotidiane e pacifiche che si oppongono allo stile di vita del flagello omosessuale danna-anime e distruggi-nazioni. Esponiamo cartelli grossi e colorati con frasi della Bibbia e slogan, inclusi: “DIO ODIA I FINOCCHI, I FINOCCHI ODIANO DIO, L’AIDS CURA I FINOCCHI, GRAZIE A DIO PER L’AIDS, I FINOCCHI BRUCINO ALL’INFERNO, DIO NON E’ INVERTITO, I FINOCCHI CONDANNANO LE NAZIONI, GRAZIE A DIO PER I SOLDATI UCCISI, TRUPPE FINOCCHIE, DIO UCCIDA I MILITARI, DIO ODIA L’AMERICA, L’AMERICA E’ CONDANNATA, IL MONDO E’ CONDANNATO.
Questo il tenore degli striscioni esposti dalla Chiesa. E Anonymous aveva deciso di agire, con il comunicato, appunto, che poi, per depistare, gli attivisti hanno definito falso.


Anonymous non può osservare senza conseguenze questo comportamento un minuto oltre. E’ tempo per noi di essere spettatori attivi nel vostro trattamento inumano del vostro prossimo che ha raggiunto il suo apice, ed è necessario per noi entrare in azione. Perciò, vi diamo un’avvertimento, cessate e deisistete da qualsiasi campagna di protesta nel 2011, tornate alle vostre case in Kansas e chiudete i vostri website. Se ignorerete questo avvertimento, conoscerete il braccio di Anonymous: bersaglieremo i vostri siti pubblici e la propaganda e la detestabile dottrina che promuovete sarà sradicata: il danno sarà irreversibile, e la vostra istituzione e la vostra istituzione non sarà mai più in grado di risollevarsi.
Così, un comunicato, poi un passo indietro e l’ospitata nell’intervista radiofonica della Chiesa. Infine, l’attacco informatico.
L’ATTACCO – Guerriglia in piena regola, per gli attivisti a volto coperto.
Una nota postata sul sito attaccato della WBC questa mattina afferma che i tentativi della chiesa “di attirare l’attenzione dei media”, hanno fatto si che il gruppo perdesse la pazienza. “Anche se avevamo la capacità di attaccare il vostro sito anche prima, avevamo scelto di non farlo”, dice la nota. Anonymous ha anche reso pubblico l’intero network interno della Chiesa.
Il sito della chiesa è tuttora irraggiungibile. Sui siti di informazione LGBT qualche notizia in più.
Anonymous ha tirato giù i principali website della chiesa insieme ai siti collegati, come Priestrapeboys.com come anche GodhatesAmerica.com, GodhatestheWorld.com, Jewskilledjesus.com e Americaisdoomed.com. L’unica pagina visibile dei website contiene una lettera dal gruppo Anonymous che dice che il sito della chiesa è stato “sequestrato da Anonymous sulla base della sezione #14 delle regole di Internet.
Gli url dei domini acquistati dalla WBC sono davvero tutto un programma.

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Radio Vaticana, via libera ai rimborsi per i danni subiti dalle radiazioni

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di Valentina Errante
ROMA - Alla fine la Cassazione ha dato ragione agli abitanti di Cesano. Sarà un altro lungo processo quello civile, ma poi Radio Vaticana dovrà risarcirli per i danni subiti, per i tumori e le leucemie che le perizie hanno collegato all’emissione di onde elettromagnetiche dell’emittente.

Il ricorso dell’avvocato Franco Coppi, che chiedeva alla Corte la piena assoluzione per il cardinale Roberto Tucci, è stato respinto. Il reato di ”getto pericoloso di cose”, che aveva portato alla condanna di Tucci a dieci giorni era stato dichiarato prescritto il 14 ottobre 2009. Ma la sentenza di secondo grado bis aveva stabilito, soprattutto, che gli abitanti di Cesano avessero diritto a un riasarcimento per i danni subiti, da quantificare in sede civile.

Ieri il pg della Cassazione, Gabriele Mazzotta, aveva chiesto alla Corte di confermare la prescrizione del reato per Tucci, direttore dell’emittente dall’85 al 2001, e di rinviare il processo in Corte d’Appello. Una requisitoria che aveva fatto temere il peggio agli abitanti di Cesano. La decisione è arrivata in tarda serata. E adesso partirà la causa civile per stabilire quanto l’emittente dovrà risarcire alle parti civili. «La posizione espressa dal pg Mazzotta - aveva commentato il presidente del Codacons Carlo Rienzi, che difende gli abitanti di Cesano anche nel giudizio in Cassazione - è negativa per le legittime aspettative delle parti lese e speriamo che Corte non accolga le indicazioni della requisitoria».

Il processo era cominciato nel 2001, dopo la lunga battaglia dei comitati di Cesano e una guerra di perizie per dimostrare le conseguenze delle emissioni di onde sulla salute dei cittadini. Alla fine, il pm Stefano Pesci era riuscito a portare in giudizio i responsabili dell’emittente. Il procedimento si era concluso anche con la condanna dell’altro responsabile della radio, il cardinale Pasquale Borgomeo, poi deceduto. E’ la seconda volta che la vicenda arriva a piazza Cavour, la prima sentenza era stata annullata con rinvio

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venerdì 25 febbraio 2011

Gesù cura i gay, polemica sul libro omofobo

Una casa di pubblicazione religiosa propone Cristo come terapia per l’omosessualità
Un libro di prossima uscita pubblicato da una casa editrice cristiana ha innescato una pacifica protesta della comunità LGBT inglese. Il libro infatti descrive la storia di alcuni personaggi la cui omosessualità è curata da Gesù. La manifestazione si svolgerà a Worcester il 19 marzo, nei pressi della chiesa cittadina di San Paolo, lo stesso luogo dove il libro verrà presentato.
UN LIBRO PER CURARE I GAY – Il controverso “Dove è mio fratello” racconta la storia di un uomo che lascia sua moglie e i bambini per un compagno gay, per poi avere una rivelazione religiosa e così rigettare la propria scoperta omosessualità. Il libro, scritto da un autore canadese, raggiungerà gli scaffali del Regno Unito dopo che una casa di edizioni cristiana ha deciso di pubblicarlo e promuovere il suo messaggio. “Il libro può aiutare i teenager che si sentono gay a curare la proprio omosessualità”, hanno detto i responsabili della società editrice. Eileen Mohr, 79 anni, la responsabile di Crossbrigde Brooks, ha detto” Vogliamo che il libro abbia un lancio di alto profilo per la natura della storia che racconta. Ci aspettiamo che sarà controverso perché spiega come Gesù possa curare l’omosessualità. Pensiamo che alcuni abbiano tendenze naturali ad amare persone dello stesso sesso, ma moltissimi adolescenti sono deviati dalla tendenza dei media ad enfatizzare in maniera positiva la cultura gay, e siccome la loro sessualità non è ancora bene definita, possono essere influenzati”.
TRAMA CONTROVERSA - Il titolo del libro è preso da una citazione del Signore nel nuovo Testamento, ed è stato scritto dal canadese Marion Heath. La trama segue l’amicizia di Ryan e Tony, che condividono la passione per il rafting e approfondiscono il loro apporto, facendo quello che il libro definisce scelte sbagliate. Tony lascia la propria moglie e i suoi figli adolescenti per andare a vivere con Ryan, ma scoprirà il potere di Gesù che lo porterà sulla retta via, rigettando la sua omosessualità e tornando alla propria famiglia. La responsabile della casa editrice si aspetta che i gay siano contrari all’idea che l’omosessualità del protagonista possa essere curata da una rivelazione religiosa. Il libro sarà presentanto nella Chiesa di San Paolo il 19 marzo dalla Crossbrigde Books, società gestita dall’ex insegnante Eileen e da suo marito Gunther. L’autore viaggerà dal Canada per essere presente al lancio, e la signora Mohr spera di organizzare anche una serie di incontri per firmare il libro in vari posti della città inglese.


COMUNITA’ GAY IN RIVOLTA - Le associazioni LGBT hanno reagito con forza alla tesi del libro. Secondo la Fondazione Gay e Lesbiche le dichiarazioni della responsabile della Crossbrigde Books alimentano il mito che l’omosessualità possa essere curata. Un portavoce dell’associazione ha spiegato di essere preoccupato dalle dichiarazioni della signora Mohr, che confermano come in questo periodo molti psichiatri provino a curare i gay e le lesbiche con motivazioni religiose. “Questa terapia di conversione è stata condannata dall’associazione degli psicologi e degli psichiatri, sia britannici che americani. Forse il libro di Marion Heath potrebbe evidenziare come la fede e l’orientamento sessuale non sono sempre in contraddizione. Molti gay, lesbiche o bisessuali non sentono il bisogno di essere curati nonostante credano in Dio e abbiano un forte senso religioso. In realtà chi ha un diverso orientamento sessuale subisce un processo mentale opposto, ovvero soffre perché si sente diverso dagli altri e dalle loro aspettative. L’unica cosa di cui avrebbero veramente bisogno è parlare con qualcuno che spieghi loro di essere semplicemente se stessi, senza che qualcuno provi a cambiarli. Questo libro, ci pare, non farà niente per aiutare queste persone che hanno dubbi sulla loro sessualità, promovendo un falso mito su un possibile cambiamento di ciò che si è.

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Sei marocchini arrestati a Brescia, minacciavano di "punire" il Papa e Magdi Allam

La poliziadi Brescia ha arrestato sei cittadini marocchini appartenenti al movimento fondamentalista islamico Adl Wal Ihsane (Giustizia e Carità). Cinque di loro sono stati sottoposti alla misura degli arresti domiciliari, mentre per il sesto è stata applicata la custodia cautelare in carcere. Gli stranieri, tutti residenti nel bresciano, sono accusati di aver costituito un gruppo che aveva tra i propri obiettivi l'incitamento alla discriminazione e all'odio razziale e religioso, alla violenza e al jihad nei confronti dei cristiani e degli ebrei.
Le indagini, avviate più di un anno fa hanno documentato come i soggetti arrestati avessero creato, in seno al movimento, una struttura caratterizzata da estrema segretezza nel cui ambito, tra l'altro, i figli degli affiliati venivano educati all'odio verso la cultura e i costumi occidentali nonchè delle religioni diverse da quella islamica, facendo a tal fine ricorso anche alla violenza psicologica e fisica.
In un documento sequestrato ai sei marocchini, inoltre, sono state trovate minacce al Papa e al giornalista, ora parlamentare europeo, Magdi Allam. Il manoscritto è un resoconto di una riunione: in esso il Pontefice viene indicato come il responsabile della conversione al cattolicesimo di Allam e per questo entrambi dovevano essere puniti.

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Radio Vaticana, Cassazione: reato prescritto, sì ai risarcimenti

La IV Sezione penale della Cassazione ha confermato la prescrizione per la condanna a 10 giorni di reclusione nei confronti del cardinale Roberto Tucci in relazione all'elettrosmog prodotto dalle emissioni della Radio Vaticana ai danni degli abitanti di Cesano (Comune alle porte di Roma), a favore dei quali la Suprema corte ha confermato il diritto al risarcimento dei danni patiti. Sara' la Corte d'Appello di Roma a determinare l'entita' del risarcimento.

L'avvocato Franco Coppi ha difeso Tucci innanzi alla Suprema corte chiedendo in primo luogo l'assoluzione con formula ampia e, in subordine, la conferma della prescrizione pronunciata nell'appello bis, il 14 ottobre 2009, dalla Corte d'Appello di Roma.

Non è stata, dunque, accolta la richiesta della Procura della Cassazione, rappresentata dal sostituto procuratore, Gabriele Mazzotta, che aveva chiesto la conferma della prescrizione e l'annullamento con rinvio del 'via libera' ai risarcimenti civili.

"E' una grande vittoria: finalmente giustizia e' fatta e gli abitanti di Cesano potranno ottenere i giusti risarcimenti". Cosi' il presidente del Codacons, l'avvocato Carlo Rienzi, ha commentato la decisione della Cassazione che ha confermato la condanna di Radio Vaticana a risarcire i danni da elettrosmog provocati agli abitanti di Cesano.

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Atei sanno più di Dio dei credenti!

E’ noto che gli Stati Uniti sono un paese molto religioso. Ora una ricerca del Pew Institute – riferito da USA Today – rivela che mentre l’85 percento della popolazione americana asserisce di credere in Dio, sono in pochi a sapere cosa comporta la loro fede: a tal punto che le conoscenze religiose degli atei superano quelle dei fedeli mediamente del 18 percento in un semplice quiz (esempio: “Madre Teresa era… A) cattolica, B) ebrea, C) buddhista, D) mormone, E) hindu”). Solo poco più della metà (55%) dei cattolici americani sa che ostia e vino diventerebbero corpo e sangue di Cristo nel corso della Comunione. Non va meglio tra i protestanti, con un risicato 19 percento che dimostra di conoscere il precetto basilare secondo il quale si entra in Paradiso unicamente attraverso la fede e non per le buone azioni. (Fonte), (Foto)

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In vendita Vergine su albero

Il giornale texano Dallas Morning News dà notizia dell’apparizione della Santa Vergine sulla corteccia di un albero a Dallas. L’immagine, apparsa nell’autunno scorso, avrebbe “arricchito lo spirito di migliaia di persone da tutto il mondo”, ma ora il proprietario ha messo in vendita la pianta perché, dice, possa aiutare i fedeli altrove. Inoltre, le folle che attira stanno rovinando il suo prato. “E’ stata una decisione sofferta”, ha detto, “ma presa nel migliore interesse della famiglia e della comunità“. (Fonte), (Foto)

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Furti e scippi in chiesa, a Genova bodyguard per i fedeli

GENOVA - Un servizio di guardiani volontari per prevenire furti e scippi tra i fedeli che partecipano alla Messa. Anche la chiesa fa i conti con la criminalità. E per garantire la sicurezza fisica dei pellegrini, dopo quella delle anime, si affida a dei bodyguard. È il caso della parrocchia di Nostra Signora Assunta e di Santa Zinta, a Genova. «Da sempre abbiamo avuto i custodi, ma da Natale abbiamo deciso di renderli ben riconoscibili tramite una pettorina colorata recante il nome della nostra chiesa», spiega il parroco, don Francesco Pedemonte, sulle pagine locali del Giornale. Sono in tutto una ventina di uomini, per la maggior parte pensionati, che a turno sorvegliano la chiesa per controllare che nessuno tenti di aprire le cassette per le elemosine e per evitare che malintenzionati si mischino ai fedeli durante le celebrazioni per sottrarre borsette e oggetti di valore. «Anche recentemente - ha aggiunto il parroco - abbiamo avuto un paio di casi di furti, per questo raccomandiamo sempre alle signore di portarsi la borsetta con sè anche quando vanno a fare la Comunione».

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Tribunale assolve prete che suona le campane ogni quarto d'ora

TRENTO - Non è reato far suonare le campane della chiesa a tutte le ore del giorno, ma un legittimo esercizio di culto previsto dal Concordato. Lo ha stabilito il Tribunale di Rovereto che ha assolto il parroco di Sabbionara di Avio, don Ernesto Villa, chiamato in causa per disturbo della quiete pubblica. Il caso era iniziato con la denuncia da parte di un abitante del paese il quale sosteneva che la frequenza dello scampanio, dalle 7 del mattino ogni quarto d'ora, gli precludesse il diritto al riposo.

Approdata in tribunale la vicenda, il pm ha chiesto l'assoluzione del parroco nel nome del rispetto di tradizioni e consuetudini, mentre la parte civile ha insistito sul fatto che la libertà religiosa può essere assicurata con rintocchi meno intensi e meno frequenti. Tesi contestata dalla difesa del parroco che ha sostenuto la tollerabilità del suono delle campane e il dovere del rispetto delle tradizioni. Inoltre suonare le campane - a giudizio della difesa - fa parte della libertà di manifestazione di culto sancita dal Concordato. Tesi fatte proprie dal giudice Corrado Pascucci che ha assolto il parroco.

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Bimbo bestemmia a scuola punito col sapone in bocca

L'episodio in una scuola elementare della Valsusa. La madre ha presentato  un esposto alla procura della Repubblica contro le due insegnanti per abuso dei mezzi di correzione


Un bambino di otto anni da alcuni giorni non va a scuola a Sant'Ambrogio, in val di Susa, per decisione della mamma che sostiene che le maestre hanno lavato la bocca al figlio, con il sapone, per punirlo dopo aver bestemmiato. La donna ha presentato una denuncia ai carabinieri, che hanno informato la Procura della Repubblica di Torino, ipotizzando l'abuso di mezzi di correzione da parte delle due insegnanti. La donna - ha riferito il periodico Luna Nuova - ha chiesto alla scuola l'allontanamento delle due insegnanti, ma la dirigente scolastica, Claudia Rolando, ha sottolineato il valore delle due maestre e ha detto che non adotterà alcun provvedimento prima della decisione della magistratura.

L'episodio - secondo la denuncia della donna - è avvenuto a scuola. Il figlio ha pronunciato alcune parolacce e una bestemmia. Le due insegnanti, dopo averlo rimproverato - sempre secondo il racconto della mamma - gli hanno lavato la bocca con il sapone. La donna riconosce che il figlio ha sbagliato, ma ritiene eccessiva la punizione inflitta e sostiene che non lo farà tornare a scuola se non saranno allontanate le due insegnanti.
Il bambino - riconosce la mamma - è esuberante e non riesce a stare fermo a lungo. Per questo - aggiunge - è seguito da una psicologa, anche se non ha problemi mentali.

Dall'inizio dell'anno sette bambini sono stati spostati dai genitori da quella stessa classe perchè l'hanno considerata troppo turbolenta.

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martedì 22 febbraio 2011

Il dio del tuono diventa un film Arriva il Thor di Kenneth Branagh

Ispirato all'eroe Marvel di Stan Lee. Nel cast Hopkins e Natalie Portman. Il trailer in esclusiva su Corriere.it



In principio la Marvel pensò a Sam Raimi: sembrava lui il regista più adatto per portare sul grande schermo non già la storia del dio Thor, bensì la sua libera interpretazione in chiave super-eroica, ad opera della coppia Stan Lee & Jack Kirby. A realizzare quel progetto, invece, è stato un regista che sembra lontano anni luce sia dalla mitologia nordica che dall'universo dei comics: lo shakespeariano Kenneth Branagh. Il film - di cui Corriere.it mostra in esclusiva il trailer italiano - esce in Italia il 29 aprile e in usa il 6 maggio. A vestire i panni e il mantello rosso di Thor e del suo alter-ego Donald Blake è Chris Hemsworth. Più noti i suoi colleghi di cast: il padre di tutti gli dei del Walhalla Odino è Anthony Hopkins, Natalie Portman è Jane Foster una coraggiosa scienziata che si trova ad aiutare il dio caduto sulla Terra. Sì perché il cuore della trama, basata sulla sceneggiatura di Ashley Miller, Zack Stentz e Don Payne, è la cacciata dal reame di Asgard del nostro sulla Terra, per la precisione in New Mexico, dove si darà da fare - dopo un esper difendere il nostro pianeta, minacciata da forze oscure.
KOLOSSAL - Un kolossal quello firmato Branagh, che prima di iniziare a girare ha reso omaggio al dio del tuono. «Da piccolo, l’unico fumetto di cui ero realmente appassionato era Thor. Da bambino leggevo quel fumetto e mi risvegliava qualcosa dentro, era l’unico ad appassionarmi. Mi piaceva tutto il dramma dinastico che racchiudeva in sé». Asgard è stata ideata con in mente la Roma imperiale . Gli effetti speciali si sprecano. Thor sarà proiettato in 3D, ma è è stato girato in 2D e poi convertito. nei cinema arriverà anche la versione 2D. Al box office sarà uan vera battaglia tra supereroi. I Rivalio? il nuovo Batman di Christopher Nolan, il ritorno di Iron Man e il terzo capitolo dei Transformers.
IL CAMEO DI STAN LEE - Nel film appaiono i cameo di Stan Leee e dell'attore Eric Allan Kramer, che interpretò Thor in tv ne La rivincita dell'incredibile Hulk. Nel frattempo Chris Hemswrth sta girando aun akltro film nel ruolo di Thor: è I vendicatori, una sorta di riunione di supereroi Marvel insieme a Robert Downey Jr. (Iron Man), Scarlett Johansson (Vedova Nera), Chris Evans (Capitan America), Clark Gregg (Agente Coulson).


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Omosessuali, l'ultima crociata Monsignor Rigon: "Sono malati"

Inaugurato l'Anno giudiziario del Tribunale ecclesiastico della Liguria. La relazione del vicario giudiziale svela le ragioni che giusitificano spesso la separazione tra coniugi. Insorgono Arci Gay e Arci Lesbica: "Indietro di trent'anni". Il cardinale Angelo Bagnasco interviene sulla fedeltà nella coppia: "Quando una persona è fedele ai propri doveri di matrimonio e di lavoro, le altre esperienze non diventano assolutamente il criterio della qualità della vita"

di BRUNO PERSANO Matrimoni a pezzi, instabili e, secondo il diritto canonico, annullabili. Tra le molteplici cause, quest'anno, monsignor Paolo Rigon, estrae dal suo cilindro, l'omosessualità. Eh sì, l'omosessualità (mascherata) va a braccetto con la pornografia nella hit delle cause di annullamento presentate dal vicario nel giorno dell'inaugurazione dell'anno giudiziario del tribunale ecclesiastico.

Le immagini dell'inaugurazione dell'Anno giudiziario

Con tanto di spiegazione filosofico-scientifica: "Non si nasce omosessuali  -  sostiene Rigon. "La nascita dell'omosessuale è rarissima, nel senso di disfunzione ormonale o fisica. Quindi, dal momento che l'omosessualità è indotta, bisogna prenderla dall'inizio, perché così si può superare, attraverso la psicoterapia. Un'omosessualità incancrenita non è superabile, non c'è matrimonio che possa aiutare questa persona. E' chiaro che un omosessuale non potrà essere fedele alla moglie o al marito".

Mentre in molti se chiedono se l'infedeltà faccia parte del dna degli omosessuali e quindi anche le invise coppie gay siano costrette a patire gli stessi guai, scendono in campo, furibonde, Arcigay e Arcilesbica. I presidenti Valerio Barbini e Lilia Mulas accusano Rigon: "Va estirpata l'omofobia, l'odio e la discriminazione che monsignor Rigon ha contribuito a diffondere con falsità e disinformazione". A far crescere l'indignazione delle due associazioni è anche (e soprattutto) la notizia che esista, secondo quanto detto dal vicario, un consultorio specializzato in terapie che "curano" l'omosessualità. "Sono passati più di trent'anni  -  ricordano Barbini e Mulas  -  dall'eliminazione dell'omosessualità dal manuale diagnostico dei disturbi mentali, ma Rigon non se n'è accorto".

L'ultimo severo rimprovero il vicario giudiziale lo aveva indirizzato verso "la pornografia dilagante e invadente che presenta la vita sessuale come puro piacere e divertimento". E avverte: "Chi si abitua a questo stile di vita molto probabilmente non riterrà, o sarà incapace, di poter restare fedele ad una sola persona".

Il cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Cei e arcivescovo di Genova, chiamato a presiedere l'inaugurazione dell'anno giudiziario, è intervenuto invece in maniera più diretta sul tema della fedeltà nella coppia: "La qualità della vita non dipende dal numero e dalla quantità delle esperienze, piacevoli, gratificanti, escludendo tutto ciò che appare una ripetizione pesante, faticosa e noiosa. In realtà  -  ha aggiunto il porporato  -  è tutto il contrario: le diverse esperienze sono un arricchimento solo all'interno di un orizzonte di fedeltà. Quando una persona è fedele ai propri doveri di matrimonio e di lavoro  -  ha spiegato il cardinale  -  a quel punto anche altre esperienze diventano un arricchimento ma non diventano assolutamente il criterio della qualità della vita".

Un ultimo avvertimento il vicario giudiziale lo ha rivolto verso coloro che giudicano il tribunale ecclesiastico una "scorciatoia rispetto all'ordinamento civile" o un modo "per evitare di assolvere i propri doveri economici e finanziari nei confronti dell'altro coniuge. Non è così". Monsignor Rigon ha spiegato che i tribunali ecclesiali "non hanno alcuna competenza per affrontare i problemi economici fra i coniugi sposati con matrimonio concordatario. Questa materia,  -  ha detto il vicario giudiziale  -  è demandata totalmente al giudice civile".

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«Habemus Papam», il prossimo papa sarà annunciato dal cardinale Tauran

CITTÀ DEL VATICANO - Avrà tra i suoi compiti anche quello di annunciare l'eventuale elezione di un nuovo Pontefice con il solenne «Habemus Papam» dalla loggia centrale di San Pietro. Il cardinale francese Jean-Louis Tauran, attuale presidente del Pontificio Consiglio per il Dialogo interreligioso, è da oggi il nuovo cardinale protodiacono. Lo ha annunciato papa Benedetto XVI durante il Concistoro ordinario tenuto oggi in Vaticano per la canonizzazione - il prossimo 23 ottobre - dei tre nuovi santi Guido Maria Conforti, Luigi Guanella e Bonifacia Rodriguez de Castro.

Tauran, 68 anni, succede come protodiacono al cardinale Agostino Cacciavillan, che - trascorsi i canonici dieci anni - ha lasciato l'Ordine cardinalizio dei diaconi per passare a quello dei presbiteri. Con lui lo hanno fatto anche i cardinali Sergio Sebastiani, Zenon Grocholewski, Jorge Maria Majia, Walter Kasper e Roberto Tucci. A seguito delle sei promozioni, Tauran e diventato il primo nell'elenco dei diaconi.

Al cardinale protodiacono spetta il compito di annunciare l«'Habemus Papam» e il nome del nuovo Pontefice dopo la «fumata bianca» nel Conclave. Impone anche il pallio agli arcivescovi metropoliti nella festa dei santi Pietro e Paolo (29 giugno) e al nuovo Papa nella messa di insediamento. È sempre vicino al Pontefice, sulla loggia delle Benedizioni, in occasione dei messaggi «Urbi et Orbi».

Gli ultimi protodiaconi ad annunciare l'elezione di Papi sono stati l'italiano Pericle Felici, che nel 1978 ne annunciò ben due, Giovanni Paolo I e Giovanni Paolo II, e il cileno Jorge Arturo Medina Estevez, che nell'aprile 2005 presentò al mondo il neo-eletto Benedetto XVI.

Il cardinale Jean-Louis Tauran, nato a Bordeaux il 5 aprile 1943, ha alle spalle una lunga esperienza diplomatica, essendo stato prima sottosegretario e poi - dal 1990 al 2003 - segretario per i rapporti con gli Stati nella Segretaria di Stato vaticana. Nel 2003 è diventato archivista e bibliotecario di Santa Romana Chiesa e poi, nel giugno 2007, presidente del dicastero per il Dialogo interreligioso. Ebbe un ruolo notevole nelle relazioni diplomatiche in occasione della guerra in Iraq. Sottolineò l'importanza del dialogo e delle Nazioni Unite per risolvere i conflitti e dichiarò che «una guerra di aggressione unilaterale avrebbe costituito un crimine contro la pace e una violazione della Convenzione di Ginevra». Successivamente dichiarò che i fatti accaduti in Iraq dimostravano che paradossalmente i cristiani erano più tutelati durante il regime di Saddam Hussein. Attualmente, malgrado qualche problema di salute, è fortemente impegnato nel dialogo con le altre confessioni religiose e proprio in questi giorni - il 23 e 24 febbraio - avrebbe dovuto incontrare i rappresentanti dell'Università sunnita di Al-Azhar se quest'ultima non avesse sospeso le relazioni con il Vaticano in seguito agli appelli del Papa per la protezione delle minoranze cristiane in Medio Oriente.

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In gita a casa del Papa

Il boom di visitatori, dall'abitazione di Wojtyla a Palazzo Pacelli. Ormai il turismo religioso vale 3 miliardi l'anno

L'invidia, secondo il catechismo, è uno dei sette peccati capitali. Per Sant'Agostino, è "il peccato diabolico per eccellenza". Ma Rinaldo De Rocco, sindaco di questo piccolo Comune dove nacque papa Albino Luciani, sembra non curarsene troppo.
"Sì, sono invidioso. È venuto a trovarci Eva Filipiak, il sindaco di Wadowice, dove c'è la casa natale di papa Wojtyla, che si sta preparando ai festeggiamenti per la beatificazione del primo maggio. Nel 1983, quando l'ex cardinale di Cracovia era papa appena da cinque anni, la sua abitazione è stata trasformata in un museo e adesso, ogni anno, arrivano un milione di pellegrini. Un milione, capisce? Si riempiono i ristoranti, gli hotel, i negozi dei ricordini. Da noi invece papa Luciani per troppo tempo è stato quasi dimenticato. Ma adesso ci siamo svegliati. Anche il nostro paese ha avuto un papa e vogliamo che Canale d'Agordo diventi una meta importante nel turismo religioso. Se arrivassero il 10% dei pellegrini che vanno a Wadowice, saremmo già contenti. Centomila all'anno, quasi un sogno. I giovani potrebbero trovare lavoro".

Le impalcature che avvolgono il vecchio municipio raccontano che adesso si fa sul serio. "Stiamo ristrutturando questo palazzo del '500, che prima di essere sede del Comune ospitava la confraternita dei Battuti. L'investimento è davvero importante: 3.040.000 euro, una cifra importante, per un Comune di 1.230 abitanti. Ma noi mettiamo 540.000 euro, il resto arriva dalla Regione, dalla Cariverona e dal Bim, il bacino imbrifero montano. A piano terra ci sarà un centro diurno per gli anziani, che si fermeranno anche a pranzo. Nei due piani superiori, le sale con gli oggetti di papa Luciani, la sua biblioteca, i documenti che adesso sono in parrocchia. Ci saranno salette per i convegni di studio. Il nostro concittadino è stato papa solo per 33 giorni, ma prima è stato parroco, vescovo e poi patriarca di Venezia. Ha detto e scritto cose importanti, che non vanno dimenticate".


Sarà pronto fra un anno, il museo, quando arriverà il centenario della nascita di Albino Luciani. "E speriamo che allora ci siano novità anche per la casa", dice il sindaco. La casa natale di un papa è il fulcro di attrazione per pellegrini e turisti. A Sotto il Monte, 16 chilometri da Bergamo, i fedeli entrano nella stanza dove nacque Giovanni XXIII, il papa buono. A Marktl am Inn tutti vogliono visitare la palazzina dove nacque papa Ratzinger, ancora regnante. Con una prenotazione, si possono visitare gli appartamenti lussuosi dove videro la luce papa Eugenio Pacelli a palazzo Pediconi a Roma e Giovanni Battista Montini a Concesio nel bresciano. Anche in piazza papa Luciani, qui a Canale, c'è una freccia che indica: "Casa natale a 150 metri", ma dopo la breve camminata una targa annuncia che "la casa non è visitabile". C'è la bandiera del Vaticano, in giardino. C'è una bacheca con quattro fotografie, con la casa ritratta negli anni '30 e i volti del papà Giovanni Luciani e della moglie Bortola Tancon accanto a quello di Albino, con un gran cappello di paglia, a tre anni. 

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lunedì 21 febbraio 2011

Suora spagnola cacciata dal convento perché stava troppo su Facebook


Una suora spagnola è stata espulsa dal suo convento perché passava troppo tempo su Facebook.
In realtà, a noi sembra più verosimile che le sue consorelle fossero invidiose dei 600 amici di suor Maria Jesus Galan, del convento di Santo Domingo el Real di Toledo, in Spagna, e della sua dimestichezza con il computer.
Oltre che mantenere i contatti con i suoi amici di Facebook,infatti, la sorella usava l’unico computer del convento per digitalizzare musica e per fare qualche piccola operazione bancaria. Pare che sia troppa tecnologia tutta insieme per le altre ospiti del convento. E così a suor Maria Jesus Galan è stato chiesto di lasciare il convento che si è trincerato dietro il silenzio davanti alle insistenti domande dei media.
L’unica motivazione fornita dalle sorelle è stata che tutto quello stare su Facebook aveva reso “impossibile vivere con suor Galan”. Non chiedeteci cosa voglia dire perché resta un mistero.
Adesso suor Galan è tornata a vivere con la madre dove speriamo possa godere di una connessione ad alta velocità e di un computer tutto per lei. (c.c.)


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Preti pedofili: il sacerdote accusato si difende in radio

Succede a Philadelphia. Un religioso interviene in trasmissione per respingere le accuse di abusi ad una minore.
Di processi mediatici se ne vedono a bizzeffe. Ma è difficile vedere una persona che interviene pubblicamente per difendersi dalle accuse di abusi sessuali. E’ successo a Philadelfia. Un sacerdote rimosso dal suo incarico insieme ad altri due religiosi per aver abusato di minori ricorre ai microfoni di una stazione radio per esporre le sue ragioni.
ABUSO SESSUALEJoseph Di Gregorio, il cui caso è al vaglio della arcidiocesi definisce “completamente e totalmente una bugia” i fatti che gli vengono contestati. “Spero io non stia diventando una sorta di caprio espiatorio. Spero la diocesi non permetterà questo”, ha detto venerdì all’emittente WPHT. Il prete nel 2005 è stato accusato da una donna di aver abusato di lei nel lontano 1968, quando era ancora una ragazza. “Ogni affermazione è una menzogna assoluta”, ha affetmato Di Gregorio durante l’intervista – Non l’ho mai toccata. Non ho mai tentato o assunto alcun comportamento fuori luogo”. Un test della macchina della verità, però, gli dà torto: rivela che il sacerdote “ha mentito quando ha negato di aver toccato la ragazza nella sua auto e in camera da letto”. Lo rende noto il rapporto del grand jury che si deve esprimere sulla vicenda. Su quella relazione Di Gregorio dice: “L’ho vista. E Letta. E’ inconcludente”.
63 SACERDOTI NEL CICLONE - Di casi simili ce ne sono diversi. Alla fine di questo mese il grand jury della città ha accusato altre cinque persone, quattro sacerdoti e un ex insegnante di religione, per aver stuprato ragazzi o di aver coperto reati. Un rapporto del 2005 si scaglia contro la chiesa per aver ignorato i casi di abuso sessuale dei quali si sarebbero resi protagonisti 63 sacerdoti dell’arcidiocesi di Philadelphia presentate negli ultimi decenni. Per Di Gregorio non bisogna generalizzare: alcuni dei preti andrebbero accusati sono colpevoli, altri sarebbero innocenti. Lui compreso, ovviamente. Il religioso promette di combattere fino in fondo contro le accuse che gli vengono rivolte. “Cerchiamo di essere precisi e di condannare chi ha commesso un reato, e non semplicemente un gruppo, un certo numero di sacerdoti da dare in pasto ai lupi”, ha dichiarato. “Perché è questo - ha spiegato – quello che sta realmente accadendo”.

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La Chiesa farà diventare beato un assassino

Il criminale Jacques Fesch, condannato a morte, salirà agli onori degli altari. Unico precedente: il Buon Ladrone crocifisso sul Calvario accanto a Gesù
Dopo il processo diocesano celebrato a Parigi, stanno per arrivare a Roma gli atti della causa di beatificazione di Jacques Fesch, un giovane francese ghigliottinato 53 anni fa per aver ucciso un poliziotto e ferito un cambiavalute durante una rapina.
UN SOLO PRECEDENTE, 2000 ANNI FA – Nella Chiesa Cattolica c’è un solo precedente di condannato a morte per delitti comuni salito all’onore degli altari, ed è quello del Buon Ladrone crocifisso sul Calvario accanto a Gesù. Questo spiega l’estrema prudenza con la quale è stata affrontata la causa introdotta a circa 40 anni dalla morte di Fesch, cioè dopo una lunghissima riflessione, dall’allora arcivescovo di Parigi, e autorizzata dalla Congregazione delle Cause dei Santi alla quale compete ora la seconda fase del processo. All’atto di aprire la causa, il card. Lustigier fece precisare dal suo portavoce che “dichiarare qualcuno santo non significa per la Chiesa far ammirare i meriti di questa persona ma dare l’esempio della conversione di qualcuno che, quale che sia il suo percorso umano, ha saputo ascoltare la voce di Dio e convertirsi. Non esistono peccati tanto gravi da impedire che Dio raggiunga l’uomo e gli proponga la salvezza”. Parole analoghe il porporato le aveva pronunciate il 23 novembre ’86, in un discorso ai detenuti della Sante’, evocando per la prima volta in pubblico la possibile beatificazione dell’omicida.
ASSASSINO CONVERTITO – “Beatificare Jacques Fesch non significa riabilitarlo sul piano morale, nè dargli un certificato di buona condotta o un’onorificenza tipo la Legion d’Onore. La sua conversione è d’ordine spirituale. Beatificare Jacques Fesch sarebbe riconoscere che la comunità cristiana può pregare qualcuno che sta al lato di Gesu’”, ha scritto il teologo Andrè Manaranche in risposta alle polemiche sollevate in Francia all’inizio della causa e che da in questi anni ciclicamente sono state riproposte dai media. Il 2 dicembre 2009 il card. Angelo Comastri ha accompagnato in Vaticano da Benedetto XVI la sorella di Feschi, Monique, che confida al Papa: “Con mio fratello ci intendevano alla grande. Di otto anni piu’ grande, sono stata sua madrina di battesimo e andandolo a trovare in prigione ho seguito da vicino la sua straordinaria conversione”. Il card. Comastri ha poi raccontato all’Osservatore Romano: “E’ stato un detenuto, quando ero cappellano a Regina Coeli, a farmi conoscere la storia affascinante di Fesch, una testimonianza unica: giovane sbandato di ricca famiglia, diventa assassino e viene condannato a morte. Aveva ventisette anni. In carcere vive una conversione radicale, folgorante, raggiungendo alte vette di spiritualita’”. In Italia, nei giorni scorsi, e’ stata Radio Maria a raccontare la storia di questo sfortunato giovane di origine belga, rampollo di una famiglia dell’alta borghesia.


LA RAPINA – Il padre Georges, gia’ direttore d’un importante istituto di credito a Bruxelles, dirigeva una banca a Saint Germain en Laye, vicino Parigi. Ateo e di temperamento autoritario non capiva le insicurezza di suo figlio Jacques, sensibile e inquieto, tanto da negargli l’aiuto economico che gli chiedeva per intraprendere una navigazione solitaria e fuggire dalle conseguenze di un fallimento commerciale e dalle responsabilità della famiglia che giovanissimo si era formato. Per procurarsi ugualmente quei fondi, il 24 febbraio 1954 il giovane entra armato a Parigi nel negozio di un cambiavalute, che ferisce alla testa con il calcio della pistola. Poi, tentando di fuggire, uccide senza volerlo un poliziotto: il colpo parte senza che abbia estratto il revolver dalla tasca. Incarcerato, i genitori trovano la forza di andargli a far visita e consolarlo. E quando la madre apprende con terrore che il figlio rischia la ghigliottina, giunge ad offrire a Dio la propria vita, affinche’ il tanto trascurato figlio possa almeno “morire bene”.
L’ESPERIENZA MISTICA – Mentre la giustizia degli uomini, fa il suo corso con i processi, gli interrogatori, le accuse del pm e i piani di difesa, il giovane nella solitudine della sua cella prende a leggere riviste, classici e romanzi, che gli passa il carcere. Altri libri arrivano dalla famiglia, e poi dal cappellano e dall’avvocato Baudet, un convertito divenuto terziario carmelitano. E’ colpito dalle figure di Francesco d’Assisi, Teresa d’Avila, e Teresa del Bambin Gesù come dalla “Divina Commedia”. Dopo un anno di detenzione ha una esperienza mistica. “Quella sera – scrive in una lettera destinata alla figlia Veronique che allora aveva solo 6 anni – ero a letto con gli occhi aperti, e soffrivo realmente, per la prima volta in vita mia, con un’intensità rara, per ciò che mi era stato rivelato riguardo a certe cose di famiglia. E fu allora che un grido mi scaturì dal petto ‘Mio Dio!’ e istantaneamente, come un vento impetuoso che passa, senza che si sappia donde viene, lo Spirito del Signore mi prese alla gola”.
L’ESECUZIONE DELLA CONDANNA – E ad un amico confida in un’altra missiva: “ora ho veramente la certezza di cominciare a vivere per la prima volta. Ho la pace e ho dato un senso alla mia vita, mentre prima non ero che un morto vivente”. Isolato in una piccola cella comunica la sua fede con lettere divenute poi oggetto di riflessione da parte dei giovani cattolici francesi, specie negli oratori salesiani. Attende l’esecuzione in preghiera, accettandola come un’occasione di grazia. Il presidente della Repubblica Francese Renè Coty, pur respingendo la domanda di fermare il boia, fa sapere: “Gli stringo la mano per ciò che egli è diventato”. Alle 5,30 del primo ottobre 1957 le guardie carcerarie che sono venute a prenderlo per l’esecuzione capitale, lo trovano in ginocchio e in preghiera accanto al letto rifatto. “Signore non abbandonarmi, io confido in te!”, le sue ultime parole.

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Primo Maggio, per Wojtyla beato raddoppiano i prezzi degli hotel romani

Concerto e cerimonia in San Pietro spingono verso l'alto le tariffe. E c'è addirittura chi quadruplica il listino


L'ingresso dell'Eden hotel a via Ludovisi
L'ingresso dell'Eden hotel a via Ludovisi
ROMA - «Il 1° maggio? È rimasta la suite a millecinquecento euro. Vediamo, forse il giorno dopo possiamo scendere un po' di prezzo», pronosticano dall'ufficio prenotazioni dell'Hotel Eden.
Mentre Roma si prepara a un primo maggio più biblico che musicale, con centinaia di migliaia di pellegrini attesi per la beatificazione di papa Wojtyla a San Pietro, al sontuoso cinque stelle terrazzato di via Ludovisi si lucida l'argenteria e s'innalzano le tariffe.
DELUXE DI PRIMAVERA - La Deluxe che per una qualunque notte della primavera romanacosterebbe 410 euro - vedi Trip Advisor, Booking.com e altri motori di prenotazione online - il 1° maggio svetterà a 1.500, quasi quattro volte in più. (Materasso e cuscini saranno magari quelli usati da Monica Bellucci, ospite per la festa del cinema nel 2008, ma perfino in quel caso le tariffe erano più basse). Il rischio d'una lievitazione arbitraria dei prezzi in occasione del 1° maggio era già stato anticipato dal quotidiano britannico Guardian a fine gennaio e, in seguito, da altri giornali.

I funerali di Giovanni Paolo II l'8 aprile 2005: la folla chiede «Santo subito»
I funerali di Giovanni Paolo II l'8 aprile 2005: la folla chiede «Santo subito»
CAMERE RIVALUTATE - Forse, in tempi di crisi, agli albergatori romani preoccupa più l'occasione perduta che la sfida dell'opinione pubblica. Abbiamo contattato direttamente un campione di 25 hotel di varie categorie - dalle cinque alle due stelle - e i risultati confermano quanto previsto. Che cioè dormire a Roma il 1° maggio prossimo costerà a una famiglia mediamente tra il 30 e il 70 per cento in più di un primo maggio qualunque.
A cominciare dagli alberghi a due stelle, come ad esempio l'Hotel Ariston dell'Esquilino. Qui per una executive (la migliore) si paga di solito 147,40. Ma il primo maggio, spiega telefonicamente Rubi, quella stessa stanza «costerà 340 euro». Vale a dire più che raddoppiata.
SALASSO BED & BREAKFAST - Aumenti del genere anche all'Everest Inn del Viminale (segnalato sulle guide anche come bed and breakfast: a quale delle due categorie appartiene?) dove la stanza da 140 euro diventa una «super suite» da 370. Mentre all'Hotel Altavilla si passa dagli 80 -90 euro soliti ai 180 per il primo maggio, spiega il concierge.

Una suite dell'hotel Boscolo Exedra  (Jpeg)
Una suite dell'hotel Boscolo Exedra (Jpeg)
TRE STELLE SUPER LUSSO - Quanto ai tre stelle le «rivalutazioni» sono appena più contenute. All'Hotel Amalia in Prati una camera, che in genere costa tra i 130 e i 210 euro a notte, verrà 378: «Inclusa la prima colazione», è la puntualizzazione di conforto che viene dalla reception. Aumenti anche all'albergo Abruzzi di via del Pallaro: 330 euro per una matrimoniale anziché i 210 soliti.
All'albergo del Sole in piazza del Biscione, dove secondo una guida aggiornata come la Gaffi, una matrimoniale costa tra i 120 e i 140 euro, questo primo maggio ne vorranno 180. Più modestamente al San Carlo di via del Corso il prezzo di una matrimoniale salirà da 210 a 250 come spiegano telefonicamente. Precisazione: la maggioranza degli albergatori, alla richiesta di una camera libera per il 1° maggio, dirotta automaticamente il potenziale cliente sulla suite di cui poi declinerà il prezzo insolitamente elevato.


La terrazza dell'Atlante Garden Hotel in San Pietro
La terrazza dell'Atlante Garden Hotel in San Pietro
SUITE GALATTICHE - Alberghi a quattro stelle: se per una notte qualunque l'Hotel Farnese affitta la sua superior a 190 euro, per il 1° maggio ne chiederà 480. All'Hotel Abitart di via Pellegrino Matteucci (dirimpetto al Gazometro) la suite passa dai 210 consueti ai 350 richiesti in questo caso.
Tra gli hotel in prossimità di piazza San Pietro, spicca per le rivalutazioni tariffarie l'Atlante Garden Hotel che invece dei soliti 140 euro a notte, ne chiede 400 per quella del 1° maggio.
Aumenti del 30% anche agli Hotel Valadier - 650 euro anziché i 449 generalmente richiesti - e Grand Hotel Palatino dove il prezzo di una matrimoniale raddoppia, passa da 218 a 430 euro, proposti telefonicamente dal concierge, giovedì scorso.
COLAZIONE A PARTE - Chi pensa che i prezzi elevati di per sé dell'ospitalità a cinque stelle non siano sottoposti a significative variazioni, sbaglia. Anche qui il ritocco verso l'alto è in qualche caso sorprendente. A parte il caso già citato dell'Eden, ecco l'Aldrovandi Palace dei Parioli. In un fine settimana di marzo la matrimoniale super verrebbe 295 euro (Trip Advisor) mentre il primo maggio spiega una dipendente «sono 765 euro». Ritocchi tariffari anche per gli Hotel Boscolo. Se all'Exedra, spiega Roberto «non c'è più disponibilità» all'Aleph le notti del 1°, due e tre maggio, costeranno 1.593 euro anziché 684. La colazione si paga a parte.

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