lunedì 31 gennaio 2011

Neocatecumenali: quella setta che zitta zitta conquista la Chiesa

Il Cammino di Nuova Evangelizzazione è una delle realtà ad un tempo più attive e più misteriose . “Chi vuole fare il prete?”: e si alzano in 200. “Sono particolarmente lieto di poter inviare oggi, in diverse parti del mondo, più di 200 nuove famiglie, che si sono rese disponibili con grande generosità e partono per la missione, unendosi idealmente alle circa 600 che già operano nei cinque Continenti. Care famiglie, la fede che avete ricevuto in dono sia quella luce posta sul candelabro, capace di indicare agli uomini la via del Cielo.”: così papa Joseph Ratzinger, solo il 18 gennaio scorso. Inviando in missione mondiale di evangelizzazione ben 200 nuove famiglie, in massima parte appartenenti al Cammino. Il Cammino è il nome confidenziale per definire uno dei percorsi ecclesiali più controversi e, volendo, misteriosi, della Chiesa Cattolica moderna: i Neocatecumenali. Appunto, Cammino Neocatecumenale è il nome completo del percorso ecclesiale che nasce dall’idea di un convertito spagnolo e che attecchisce, principalmente, in Italia ed in Spagna, con numeri che definire impressionanti è poco. E bisognerà subito, nella nostra trattazione, chiedere scusa ad eventuali neocatecumenali di passaggio che, leggendo, non si ritrovassero nella nostra narrazione, rilevassero imprecisioni o sbagli: il fatto è che di voi, cari fratelli, si sa davvero molto poco. E se avrete da correggere, correggete pure: sarà utile per saperne un po’ di più. Dicevamo, del Papa, che invia in missione in giro per il mondo ben 200 famiglie del Cammino.
Avete abbandonato, per così dire, le sicurezze delle vostre comunità di origine per andare in luoghi più lontani e scomodi, accettando di essere inviati per aiutare parrocchie in difficoltà e per ricercare la pecora perduta e riportarla all’ovile di Cristo. Nelle sofferenze o aridità che potete sperimentare, sentitevi uniti alla sofferenza di Cristo sulla croce, e al suo desiderio di raggiungere tanti fratelli lontani dalla fede e dalla verità, per riportarli alla casa del Padre
IN MISSIONE – 200 famiglie del Cammino diventano dunque, secondo le denominazioni proprie dell’organizzazione ecclesiale, catechiste itineranti. Un membro del Cammino Neocatecumenale, poi fuoriuscitone, ha deciso di spiegarne alcuni insiders su un forum, rispondendo a diretta richiesta di un iscritto.
Sono coppie (circa 300 su 120.000 catecumeni in tutto il mondo) che decidono di lasciare il lavoro per andare ad evangelizzare in un’altra parte del mondo. Questi catechisti, rimangono fissi in una zona, ma cambiano città ogni due o tre anni (rimanendo nella stessa provincia o zona). Essi partono con tutti i figli che hanno. tempo fa non c’erano criteri particolari per decidere se andare in itineranza o meno; ora invece è necessario che la coppia sia almeno ad una certa tappa di cammino e che i suoi figli non abbiano un’ età superiore ai 12 anni. questi vivono di provvidenza; i loro fratelli di comunità si occupano di loro; e si occupano di loro anche le comunità sotto di loro.

KATECUMENOS – 200 coppie in giro per il mondo. Insieme ai figli. Per evangelizzare il mondo. Neo-Catecumenia, nuova necessità di essere istruiti, traducendo un po’ a spanne dal greco. Il catecumenato, nell’antichità cristiana, era il periodo precedente al battesimo; nelle prime comunità cristiane, certamente fino al periodo agostiniano, non c’era l’uso di battezzare bambini infanti. L’adesione alla Chiesa Cattolica era più adulta, ed interveniva in età più avanzata: così ci definisce il termine, in maniera asettica, Wikipedia.
Il candidato durante il percorso di preparazione doveva dimostrare di essere in grado di mantenere gli impegni connessi al Battesimo, sviluppando il desiderio di essere unito a Cristo Salvatore, condividendone la vita, la morte e dunque la Resurrezione. Una volta completata la preparazione del candidato, che non aveva di per sé un tempo prestabilito, poteva durare all’incirca dai tre anni in su, il Catecumeno nella settimana precedente alla Pasqua si preparava con digiuni e preghiera a ricevere il Battesimo, che avveniva all’interno della liturgia della veglia Pasquale. La celebrazione specialmente nei primi tempi si svolgeva, nella chiesa principale con tutta la comunità riunita, nella maggioranza dei casi in questo modo: Era ammessa la partecipazione del candidato alla prima parte della liturgia in cui venivano letti e commentati i testi sacri, ma prima dell’offerta e della prima celebrazione aveva l’obbligo di uscire.
Così, i catecumeni stazionavano nella zona antistante alla basilica vera e propria, che era a loro riservata.
KIKO – Potevano vivere della parola di Dio, ma non assistere ai sacri misteri fino a quando non fossero membri appieno della comunità cristiana. Con l’avvento del battesimo di massa per gli infanti, queste sottigliezze si sono in un certo senso perse. Ma il Concilio Vaticano II le ha ritirate fuori. Nella costituzione Sacrosantum Concilum dell’assise che ha rivoluzionato la storia della Chiesa, la costituzione che si occupa di dare nuovi indirizzi alla liturgia, il Catecumenato è evidenziato come necessità e ripreso come pratica.

64. Si ristabilisca il catecumenato degli adulti diviso in più gradi, da attuarsi a giudizio dell’ordinario del luogo; in questa maniera il tempo del catecumenato, destinato ad una conveniente formazione, potrà essere santificato con riti sacri da celebrarsi in tempi successivi. 66. Siano riveduti entrambi i riti del battesimo degli adulti, sia quello semplice sia quello più solenne connesso con la restaurazione del catecumenato; e sia inserita nel messale romano una messa propria « Nel conferimento del battesimo ».
Basta, con questi battesimi facili. Ma le pratiche affermate sono dure a morire. I genitori cattolici battezzano i loro figli ancora neonati: è ormai, appunto, un assunzione consolidata. Ed è qui che entra in gioco il Cammino. Francisco José Gómez Argüello Wirtz è un pittore spagnolo. Formazione esistenzialista, sostanzialmente marxista, atea e senza Dio. Fino alla profonda conversione, al suo incontro con Cristo, al momento vitale che segnerà la sua esistenza. Fino a spingerlo a creare il più impressionante movimento ecclesiale del ventesimo secolo.
Studia Belle Arti all’Accademia di San Ferdinando di Madrid, conseguendo il titolo di professore di pittura e disegno. Nel 1959 ottiene a Madrid un Premio Nazionale Straordinario di Pittura. In seguito ad una profonda crisi esistenziale avviene in lui una seria conversione che lo porta a dedicare la sua vita a Gesù Cristo e alla Chiesa cattolica, specialmente come professore di Cursillos de Cristianidad, dando “Corsi” a Madrid, Ceuta, Cáceres ed in altre regioni della Spagna. Nel 1960, con lo scultore Coomontes ed il vetratista Muñoz de Pablos, forma un gruppo di ricerca e sviluppo dell’Arte sacra “Gremio 62″. Una borsa di studio per cercare punti di contatto tra l’arte protestante e quella cattolica, in vista del Concilio Vaticano II, gli permette di visitare l’Europa, entrando in contatto con il rinnovamento liturgico. Convinto che Cristo è presente nella sofferenza degli ultimi della terra e seguendo le orme di Charles de Foucauld, di cui conobbe i piccoli fratelli, nel 1964 va a vivere tra i più poveri, in una baracca di Palomeras Altas, alla periferia di Madrid. Più tardi, conosce Carmen Hernández, laureata in chimica e licenziata in teologia. Grazie al liturgista P. Pedro Farnés Scherer entra in contatto con il rinnovamento liturgico del Concilio Vaticano II e con la centralità del mistero pasquale.
Il suo nome cambia. Per tutti, lui, ora è Kiko.

Spinti dall’ambiente dei poveri, Kiko e Carmen furono incoraggiati a trovare una forma di predicazione, una sintesi kerigmatico-catechetica, che diede luogo alla formazione di una piccola comunità cristiana. Nasce così la prima comunità tra i poveri formata da gitani analfabeti, vagabondi, kinkis, ex-carcerati, prostitute, ecc. che dà corpo a quella ispirazione iniziale che Kiko ebbe nei primi anni sessanta: una visione della Madonna che gli aveva detto di fare “comunità cristiane che vivano in umiltà, semplicità e lode come la Sacra Famiglia di Nazareth e dove l’altro è Cristo”.Questa comunità delle baracche, nella quale diviene visibile l’amore di Cristo crocifisso, si trasforma in un “seme” che, grazie all’allora arcivescovo di Madrid, mons. Casimiro Morcillo, si diffonde nelle parrocchie prima di Madrid e poi di Roma e di altre nazioni. In Italia l’invito proviene da don Dino Torreggiani, fondatore dei Servi della Chiesa e nel 1968 inizia nella parrocchia dei Martiri Canadesi a Roma.
Kiko Arguello, primo fondatore del Cammino Neocatecumenale, per certi versi anticipa il Concilio Vaticano II su molti temi.
NASCE IL CAMMINO – La sua vicinanza ai poveri, la sua “eresia” dogmatica, i cambiamenti liturgici: tutti elementi che troveranno accoglienza nei testi del Concilio sventolati dalle frange ecclesiastiche che lottano per una riforma … “democratica”, anche se l’aggettivo è davvero improprio, della Chiesa Cattolica. Il più informato di tutti, come al solito, è Sandro Magister, storico vaticanista del gruppo l’Espresso e conoscitore profondo delle segrete cose dei sacri palazzi.
I due, Kiko e Carmen, si conobbero nel 1964 tra i baraccati di Palomeras Altas, periferia di Madrid. Entrambi avevano alle spalle una giovinezza turbolenta. Kiko, che oggi ha 57 anni, era stato miscredente, poi s´era convertito e s´era cacciato tra i poveracci, «ladri e assassini», per convertire anche loro, «soltanto con una Bibbia e una chitarra«. Racconta che davanti alla sua predicazione quelli «crollarono» di schianto. Ma erano gente grezza, peccatori coi fiocchi, che «non avevano niente da difendere» e quindi «credevano a tutto ciò che dicevamo, credevano al vangelo alla lettera». Quando Kiko e carmen tentarono di far crollare anche i parrocchiani di due vicine chiese di Madrid, il miracolo non si ripetè. «Questi altri erano gente per bene, erano vaccinati. Era necessario un lungo cammino perchè anche loro si riconoscessero peccatori». Mollarono Madrid e nel 1968 si trasferirono a Roma, al Borghetto latino, lui in un «pollaio», lei in una «baracca». Carmen aveva messo piede in convento e studiato un po´ di teologia. I suoi autori preferiti erano il teologo Louis Bouyer, il liturgista e patrologo Bernard Botte, il biblista Xavier Léon-Dufour. Il modello che sognavano era quello dei primi secoli cristiani, quando si era battezzati adulti dopo una severa iniziazione chiamata catecumenato: come sant´Ambrogio, come sant’Agostino, quest´ultimo gran specialista in “catechizandis rudibus”, nel predicare la fede ai principianti.

E torniamo al Battesimo, da dove siamo partiti, e da dove tutto parte, per un cristiano.
NUOVA EVANGELIZZAZIONE – Il battesimo, oggi, si da ai bambini. Molto piccoli. Non si dovrebbe: ci vorrebbe il catecumenato, bisognerebbe aspettare un’iniziazione vera del candidato credente, che dovrebbe essere pienamente cosciente degli impegni che si prende. Bisognerebbe, forse, che scegliesse lui. Ma ormai, non si usa. “Che importa?”, si dissero Kiko e Carmen; “è necessario riprendere il cammino catecumenale anche dopo il battesimo, dopo il sacramento formale”: ed ecco, è nato il Cammino Neocatecumenale. Sei già battezzato, ma hai ancora bisogno di imparare. E di imparare molto, visti i ritmi, intensivi e le pratiche, importanti, mediante i quali un candidato è ammesso alla comunità neocatecumenale. Mica scherzi: c’è un numero prefissato di giorni, di incontri catechetici a cui il candidato deve partecipare per poter entrare nella comunità di sentiero; e ci sono dei momenti vitali ben precisi ai quali è richiesta la sua presenza.
Non è il mercato del tempio ma quello del Testaccio, il più popolare di Roma. Eppure quei due tipi sono lì in mezzo che predicano il Vangelo a gran voce, tra pesce di paranza e cicorione. Non sono testimoni di Geova, nè avventisti, nè bambini di Dio. sono cattolici neocatecumenali. Ma mica velo dicono. Se volete saperne di più, segnatevi la parrocchia che vi indicano e andateci. Troverete all´ingresso un vistoso manifesto con scritto «Catechesi per adulti», e gli orari, e l´icona di una Madonna dipinta da uno spagnolo di nome Francisco Argüello, per gli amici Kiko, che dei neocatecumenali è il fondatore. Ma neppure questo piccolo segreto ve lo riveleranno subito. Prima dovrete andare alle catechesi, due sere alla settimana per sette settimana di fila, con in cattedra i due del Testaccio più un prete con la barba che però sta quasi sempre zitto. Vietato fare domande. Il velo vi sarà tolto solo alla fine, alla «convivenza» di tre giorni che corona il corso, in un luogo appartato fuori città. Alla fine? Macchè questo è solo il prologo. Per saperne davvero di più dovrete «fare comunità» e intraprendere con i vostri compagni di viaggio un «cammino» d´iniziazione che può durare anche vent´anni. Di cui per ora continuano a dirvi poco. Ma che di sicuro «rivoluzionerà la nostra vita di peccatori».
Ancora il sempre puntuale Magister. Si chiama “mistagogia”, o catechesi dei misteri, e non è per tutti: non deve esserlo. I sacramenti che iniziano la vita del Cristiano, non a caso, si chiamano “sacramenti di iniziazione cristiana”, e sono Battesimo, Comunione e Cresima. Servono per entrare in un’organizzazione di salvazione universale e, nelle intenzioni, andrebbero presi appena un po’ più sul serio di quelle commercialate che si vedono ormai in giro. Ecco, i Neocatecumenali si prefiggono proprio questo fine. Riportare l’importanza e il senso vero dell’iniziazione cristiana, inserita in un cammino vitale comunitario molto forte che aiuti il candidato a capire in che situazione si è messo, a capirlo davvero e a viverlo nella sua vita. Tutti i termini del lessico del Cammino spingono a questo esito.

Nell’aprile del 1970, a Majadahonda, nei pressi di Madrid, Kiko e Carmen, insieme ad altri responsabili e parroci, si posero il problema circa l’identità delle comunità che si stavano formando nelle parrocchie. Da tale riflessione furono definite le caratteristiche fondamentali del Cammino neocatecumenale come movimento organizzato e strutturato sul territorio. n quell’occasione, i seguenti capisaldi furono fissati dagli iniziatori, insieme con i parroci che avevano accolto il Cammino e altri catechisti e responsabili. * La nascita di ogni singola comunità, che segue l’annuncio del Kerigma, è interpretata come la Chiesa che, ogni volta, scaturisce dalla Buona Novella, Chiesa intesa dunque come Corpo Mistico di Cristo, Comunità dei Santi. * Gli aderenti al Cammino sono chiamati ad essere “sacramento di salvezza” all’interno della parrocchia, in cammino verso una fede matura, sostenuti dal Tripode: Parola di Dio, Liturgia, Comunione fraterna. * Il Cammino è detto neocatecumenato o catecumenato, rispettivamente a seconda del caso che l’adulto sia già battezzato o meno e si ispira al catecumenato antico (con tappe come gli Scrutini battesimali, l’Iniziazione alla preghiera, la Traditio Symboli, la Redditio, ecc.). * Compito della comunità è rendere visibile un nuovo modo di vivere il Vangelo, tenendo presenti le esigenze degli uomini contemporanei. * Gli aderenti al Cammino sono chiamati a non distruggere niente, a rispettare tutto, presentando il frutto di una Chiesa che si rinnova. * Le comunità sono tenute a rimanere all’interno delle parrocchie, e sono tenute alla comunione con il parroco che le ospita.
Questa la struttura del Cammino, gli obiettivi, e i fini.
UN FATICOSO APPRENDISTATO – Ma ancora sulla Catechesi per Adulti di cui ci parlava Sandro Magister, il fuoriuscito già citato, con molta voglia di descrivere i 14 anni della sua vita nella comunità di neocatecumenali di cui faceva parte, si spinge un passo più in là. Descrivendoci, nel dettaglio, i contenuti delle prime 15 catechesi obbligatorie accennate da Magister.
Durante questi 15 incontri si parla sinteticamente di come è nato il Cammino, di alcune esperienze dei catechisti (cioè alcuni di loro parlano brevemente della propria vita descrivendo come Dio l’abbia trasformata nell’arco del tempo; vi sono molte esperienze forti e significative: matrimoni ricostruiti, ritrovamento del senso della vita, forza per affrontare le difficoltà, ecc.) e di (vari) temi. (NOTA per i catecumeni che leggeranno: la sintesi delle catechesi iniziali che farò non danneggeranno l’evangelizzazione; infatti, in pubblico, in molte parrocchie, è stata fatta una cosa simile; infatti io non sto predicando, ma illustrando: cioè quello che fanno i catechisti nelle parrocchie quando hanno la possibilità di farne una descrizione di fronte a vescovi e ad altri prelati)

Stupisce la necessità di apporre un vero e proprio disclaimer: perchè se il nostro fuoriuscito si fosse posto in atteggiamento di predicazione, avrebbe infranto le regole del Cammino che vogliono la catechesi esclusivamente comunitaria, e guidata da persone formate alle indicazioni del Cammino e, in un certo senso, autorizzate a farlo. Appfondiremo più avanti, e diffusamente, il problema.
LE TAPPE – Il Cammino è più che iniziatico, si struttura per fasi e tappe, alcune molto lunghe.
1) Precatecumenato (o fase dell’Umiltà): è il primo periodo; dura dai 5 ai 7 anni (di solito); fase in cui il fedele si rende conto del proprio peccato e di non riuscire ad amare l’altro così come è. Molti infatti credono di essere tutto sommato buoni oppure non vogliono pensare di essere il contrario. Questo perchè credono che, se non sono buoni, nessuno li possa amare così come sono. Infatti si dice che il Cammino è in discesa perchè scendi dentro te stesso nella tua realtà di peccatore; ammettere di essere peccatore è spesso umiliante; vedere che, in fondo, non sei migliore di un assassino; che, in fondo, non ami nessuno. Umiltà significa Verità; e quale è la Verità? che sei un peccatore. 2) Catecumenato (fase della Semplicità): qui si entra nel Catecumenato vero e proprio; questa fase dura 8-10 anni mediamente. La semplicità è una forma superiore di umiltà; qui il fedele si è reso ormai conto della sua realtà di peccatore ed impara finalmente ad ascoltare le parole di Dio; impara ad ascoltarlo nei fatti quotidiani e a capire cosa gli vuole dire. 3) Lode: qui il cristiano è quasi pronto per il rinnovo delle promesse battesimali; (dura 4-5 anni di solito) ha imparato ad ascoltare Dio che gli parla; non è più alienato; quindi loda Dio per le meraviglie che ha compiuto nella sua vita. E’ ovvio che la Fede si può perdere e va sempre alimentata. Come l’amore tra due persone: anche se maturo, va sempre alimentato e approfondito; altrimenti si perde. Finito il cammino si rinnovano le promesse battesimali. Tutti questi periodi, in realtà, durano molto di più perchè spesso le persone escono dalle comunità (che che se ne dica, il cammino è duro) e quindi, rimanendo in pochi, le comunità si fondono tra di loro e tornano indietro nelle tappe (se ti fondi con una comunità che sta alcune tappe indietro, poi ti ritocca farle di nuovo)
Un percorso forte di evangelizzazione: nuova evangelizzazione. Il Vangelo preso sul serio, ché mica è una barzelletta. Una vita totalizzante e comunitaria per educare i futuri figli di Dio all’amore del Padre. Il Cammino neocatecumenale si propone di fare questo. Ed inizia una colonizzazione a tappe forzate delle parrocchie. Prima romane, poi italiane, poi si diffonde in Spagna. Ma è certamente da noi in Italia, dati alla mano, che il Cammino prende più piede. Comunità di Cammino sorgono un po’ ovunque. E quando si insediano in una parrocchia, la totalizzano. Per tutte le altre realtà ecclesiali, associazioni, gruppi, è spesso difficile reggere il confronto con una comunità così solida e organizzata, strutturata.

A MACCHIA D’OLIO – Il movimento cresce, e avanza. Le parrocchie cadono come birilli, alcune, ci racconta Sandro Magister, cambiano addirittura la loro architettura. Niente sembra resistere a quest’avanzata: facile, in un mondo, si legge ancora, in cui se ci si battezza, ci si battezza da neonati, senza comprendere; e accanto a questi battezzati, non per loro scelta, ci sono i figli delle famiglie che hanno rifiutato il rito tradizionale-familiare del battesimo neonatale, e non hanno battezzato i figli, scegliendo di posticipare la scelta, lasciandola a loro. E proprio fra questi soggetti, i “lontani”, i “distanti”, il Cammino sembra avere maggior presa.
Il colpo di genio di Kiko e Carmen è d´offrire alla Chiesa questa loro invenzione in un momento di nuova e crescente domanda. Oggi nelle cristianità del vecchio mondo il battesimo ai bambini non è più così generalizzato come in passato: anche nella cattolica Italia un numero crescente di coppie, ormai una su trenta, non battezza più i propri nati. Torna quindi d´attualità il battesimo degli adulti per chi, cresciuto, intenda farsi cristiano per sua scelta. Oggi, di questi moderni catecumeni, a Roma c´è nè circa 300, a Milano 150. Per regolare la loro preparazione al sacramento, il Vaticano ha pubblicato nel 1972 un rituale guida, che ripristina le tappe essenziali del catecumenato della Chiesa antica.(…) I frutti ci sono, e sono il gran numero di convertiti. Il moltiplicarsi esponenziale delle comunità e dei catechisti itineranti. L´altissimo numero di figli messi al mondo dalle coppie neocatecumenali. Il «perseverare» di queste figliolanze nel cammino già intrapreso dai genitori. Le miriadi di vocazioni al sacerdozio e alla vita religiosa. Lo stupefacente numero di famiglie che abbandonano tutto e partono per missioni remote. Insomma, tutto l´opposto di quello che avviene tra i cattolici comuni e nella Chiesa ordinaria, che i neocatecumenali si sentono in dovere di giudicare fiacca, smorta e di poca fede, se non peggio, fatta di tanti Giuda.
C’è il progetto di Catechesi per adulti consigliato dal Vaticano. Ma il Cammino, è meglio.
Kiko e Carmen offrono molto di più e di diverso: un progetto neocatecumenale brevettato, coperto da copy-right esclusivissimo, con proprio personale anch´esso fornito chiavi in mano, di pronto impiego per qualsiasi parrocchia, valido per i non battezzati ma soprattutto per gli altri, per l´intera «massa dannata» dei cattolici solo di nome.

 “ORIENTAMENTI ALLE EQUIPES DEI CATECHISTI” – Tutto si fonda su di essa. E qui, inizia il vero mistero. Le linee guida dei fondatori del movimento Neocatecumenale, il materiale che poi diventerà gli Orientamenti alle Equipes dei Catechisti, sono state, e sono tuttora, del tutto segrete. E’ per questo che il fuoriuscito che racconta, sul forum, la sua vita da Neocatecumenale, si sente in dovere di precisare: non sto evangelizzando. Non sono un catechista. Perchè se fosse un Catechista, dovrebbe rendere conto alle Equipes e al loro metodo. Così ci descrive la situazione il nostro “apostata”: quando un equipe di catechisti correttamente formata, composta dal presbitero e dai laici, viene a farti visita, Dio è dalla loro.
È nelle direttive del Cammino, tutti i fratelli lo sanno, non c’è possibilità di equivoco, è innegabile: il CN si fonda sull’obbedienza ai Catechisti! Il catecumeno medio è convinto (perché è la stessa struttura del CN ad affermarlo) che Dio parli per bocca dei catechisti quando questi sono riuniti insieme in equipe insieme ad almeno un sacerdote (o presbitero) e vanno a trovare le comunità per vedere come stanno. Il CN afferma che, in questa situazione (cioè quando l’equipe è completa, con sacerdote e si è riuniti presso una comunità) che: · I catechisti hanno un discernimento di natura divina; lo Spirito Santo ispira loro cosa dire in quel momento al singolo fedele. · Catechisti e sacerdoti non fanno errori (o comunque molto raramente) anche nella guida spirituale; è quasi infallibilmente vero e/o buono e/o adeguato al fedele, ciò che dicono. Lo Spirito Santo parla bene sempre attraverso di loro e chi non lo capisce bene è perché non ha l’orecchio pronto o il cuore indurito. · Gli eventuali errori dei catechisti e sacerdoti non rimangono tali; eventuali affermazioni o consigli falsi e cattivi sono trasformati dallo Spirito Santo in modo tale che il fedele li ascolti come veri e buoni. · Se il catechista ti dà un ordine fuori ogni logica, vuol dire che Dio, anche se neanche lui sa quel che dice, ha un disegno buono sul fedele e sta usando anche quel consiglio cattivo, per saggiare quanto tu ti fidi di lui o per chissà quale divino disegno di provvidenza (e comunque il fedele ci guadagna la vita eterna visto che ha obbedito fino ad annullare la propria ragione)
La segretezza delle pratiche neocatecumenali è proprio il problema che ha impedito al movimento di trovare una pronta accettazione presso il Vaticano.


ADUNATE DI MASSA – Certo, era solo questione di tempo: i risultati parlano da soli, e non era davvero pensabile che il Papa, perno della gerarchia, rifiutasse per questioni formali di imprimere il proprio timbro su un tale movimento. Atei che tornano nel gregge, nuovi sacerdoti, nuove famiglie cattoliche, missioni spontanee: come dire di no?
L´astante numero uno è (stato per) molti anni papa Karol Wojtyla. Un´adunanza tipo è quella che vede riuniti davanti a lui migliaia di giovani neocatecumenali, con Kiko che predica con vigore e all´improvviso chiede: «C´è qualcuno di voi che vuole portare l´acqua delle fede nel deserto del mondo? Chi lo vuole si alzi». E come per incanto si alzano a decine, a centinaia, ragazzi e ragazze che all´istante si offrono a fare il prete o la suora a servizio del cammino. La scorsa estate, a Loreto, si alzarono addirittura in tremila. E il papa a esclamare: «Se questo accade così, spontaneamente, sotto la forza dello Spirito, è la prova che Dio vi chiama». Idem con le famiglie che vogliono andare in missione. Nel 1991, nel meeting estivo internazionale tenuto dai neocatecumenali nelle Marche, a Porto San Giorgio, si alzarono 400 coppie. Il successivo 29 dicembre si ritrovarono in Vaticano, davanti al papa. E le 100 prescelte furono estratte pubblicamente a sorte, in un diluvio di emozioni. E´ il papa, ogni anno, a mandare queste famiglie al fronte. Partono con la loro frotta di figli per la Siberia, per la Terra del Fuoco, per il Bronx, per il Giappone. Non importa che non abbiano un lavoro nè sappiano una parola della lingua del posto. «Dio provvede».
Impressionante. Eppure, il Cammino è fuori da ogni controllo. Anche solo per avere il materiale, le linee guida catechetiche, il Vaticano ha dovuto sudare. Lo Statuto del Cammino, ovvero l’autorizzazione ufficiale pontificia, definitiva e ratificata, è arrivata solo pochissimo tempo fa, nel 2008.
LO STATUTO, LE CRITICHE - Ora fa bella mostra di se nel sito ufficiale dell’organizzazione, con il timbro del Pontificio Consiglio dei Laici, ma c’è voluto un certo quantitativo di tempo per arrivare a questo risultato. Quali sono le criticità? Perchè i Neocatecumenali sono, da molte parti della Chiesa, davvero malvisti? Facile: perchè Kiko non è prete. E’ un laico. Un laico che ha creato un sistema di catechesi totalmente indipendente, in realtà, dalla gerarchia presbiteriale. Il Cammino è fatto di famiglie che vivono la religione in comunità. Il prete guida il gregge, ma le celebrazioni del sabato sera vengono interamente animate dai laici, che provvedono anche ai commenti alle letture. E comunque, per capire la sostanza delle critiche che vengono rivolte al Cammino, possiamo rivolgerci a chi, di una Chiesa di un certo tipo, orizzontale, post-conciliare, è feroce avversario: la comunità di Mons.Lefebvre, i tradizionalisti cattolici.


Vista l’ostinazione con cui i necatecumenali continuano a magnificare a a difendere strenuamente il loro “Rito”, che presenta contaminazioni sincretistiche introdotte dal loro iniziatore diventano ineludibili alcune precisazioni. Da rilevare che le innovazioni, anzi i veri e propri abusi liturgici introdotti, sono opera di un laico, peraltro né teologo né liturgo, ma che si arroga la prerogativa di parlare in nome di Dio, che trasferisce ai suoi catechisti, ‘formati’ esclusivamente dalle sue catechesi e dalle sue prassi iniziatiche. Essi risultano poi formalmente ‘mandati’ a catechizzare nelle diocesi da vescovi ignari o ammaliati o conniventi.
Kiko crea il cammino e le linee guida per i catechisti. Invia i suoi adepti in giro, e loro parlano in nome di Dio. Trova l’errore: manca il prete.
Le due anomalie più macroscopiche dello Statuto riguardano 1. il riferimento all’art. 2 … “il Cammino Neocatecumenale si attua nelle diocesi: 1°. sotto la giurisdizione, la direzione del Vescovo diocesano e con l’assistenza, la guida dell’Équipe Responsabile internazionale del Cammino, o dell’Équipe responsabile delegata, di cui all’art. 3, 7º; [si parla della direzione del Vescovo, ma ci piacerebbe conoscere quanti vescovi hanno letto le catechesi 'segrete' e conoscono le prassi che violano l'intimità della persona degli scutini. Di fatto quella che entra in campo è la “guida dell'Equipe responsabile internazionale del cammino”, cioè il suo vertice, che garantisce la ferrea disciplina e la rigida struttura e prassi imposte dagli iniziatori, compreso il 'segreto' di sospetta matrice gnostica, dell'interno lunghissimo percorso iniziatico a tappe. Ciò avviene attraverso catechisti-ripetitori acritici degli insegnamenti kicarmeniani, totipotenti sulla vita e sulla psiche delle persone della loro comunità, compresi i presbiteri, assoggettati ad essi con l'obbligo di percorrere lo stesso iter di formazione di ogni camminante ] 2º. secondo «le linee proposte dagli iniziatori», contenute nel presente Statuto e negli Orientamenti alle Èquipes di Catechisti. [Testi rimasti invariati dal oltre 40 anni, con alcune modifiche solo di facciata e mai approvati dalla Congregazione per la Dottrina della Fede, quindi mai resi pubblici. Di conseguenza lo Statuto fa riferimento e si basa su testi mai approvati! Inoltre non esiste alcuna Associazione laicale che nella Chiesa usi un catechismo proprio... ma che senso ha, che esista un catechismo proprio?]
Problemi sulla liturgia (messe diverse, animate da laici, eresie liturgiche) e sulla pastorale (poco o nessuno spazio lasciato ai preti). Ma tali critiche non sembrano spaventare gli adepti del Cammino.


REDEMPTORIS MATER -Tanto è vero che i due papi che si sono trovati a rapportarsi con il Cammino, prima Giovanni Paolo II, e poi Benedetto XVI, non hanno potuto fare altro che cedere davanti all’avanzata di Kiko e dei suoi. Troppi fedeli. Troppi nuovi preti. Un aiuto troppo grande al gregge perchè si potesse – e fosse giusto – ignorarlo. No. E se fanno tutto in segreto, pazienza. Anche se arrivano addirittura a formare i preti, in segreto. I Neocatecumenali hanno i loro seminari, si chiamano Redemptoris Mater e dilagano. Un sacerdote che nasce nel seno di una comunità di neocatecumenali è prima appartenente al Cammino e solo poi, e dunque, sacerdote: in quanto il suo brodo di coltura ha fatto nascere in lui la vocazione specifica del presbiterato. E’ una, una delle tante, uno dei tanti carismi che sbocciano in seno al popolo di Dio e che gli animatori delle comunità di Cammino devono individuare e promuovere. Indirizzando il vocato verso una struttura adatta.
Un’accusa da cui i Neocatecumenali si smarcano frequentemente è quella di essere creatori di seminari propri del Cammino e non alle dipendenze dei Vescovi. Questo è falso, ma solo in parte. Sebbene infatti i Seminari Redemptoris Mater siano alle dipendenze dei Vescovi e prevedano la medesima formazione degli altri seminari cattolici, condizione per farne parte è l’appartenenza al Cammino: “Condizione per entrare in questo tipo di seminario è quindi la partecipazione al Cammino neocatecumenale. Si antepone, o meglio, si premette e si affianca così alla formazione sacerdotale, l’iniziazione cristiana tout court. Ogni seminarista proviene da una comunità neocatecumenale in cui ha cominciato a conoscere il Signore e il suo amore, la comunione con i fratelli, il discernimento su se stesso, la vita di preghiera e di liturgia. Tale percorso lungi dall’essere sospeso durante il tempo di formazione sacerdotale ne è considerato parte integrante. Sicché, oltre alla vita di preghiera, disciplina, studio e servizio, propria di ogni seminario, i membri del Redemptoris Mater seguono il “Cammino” nelle comunità locali e ritornano nella loro comunità di origine per le “tappe” più importanti. Con l’ordinazione, costoro non si inseriscono in una congregazione o fraternità peculiare, bensì sono incardinati nel presbiterio di una chiesa locale per servire la missione evangelizzatrice della Chiesa.”
E così, Kiko Arguello c’è riuscito: è il primo laico che, a suo modo, è riuscito a dare ordini anche ai preti.

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Polizia spegne luce di Gesù

Secondo quanto riferito dall’Associated Press, la polizia di East Chicago, Indiana, avrebbe fatto togliere la corrente a un lampione che, a dire dei fedeli, creava un’ombra che aveva l’aspetto di Gesù Cristo. Le autorità cittadine comunicano che la luce è stata spenta nell’interesse della sicurezza pubblica in quanto gli abitanti della zona si sono lamentati del blocco del traffico e degli assembramenti che andavano avanti fino alle 5 del mattino.

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L'ultima della Turchia: "Troppi cristiani in europa

L'Europa è troppo cristiana. Dirlo in un'epoca di immigrazione islamica martellante e di violenze ai danni dei credenti occidentali sembra una battuta di cattivo gusto; eppure il vice premier turco Ali Babacan, ospite del World Economic Forum a Davos, sembra pensarlo seriamente. Babacan, in un incontro assieme al presidente del Consiglio europeo Herman Van Rompuy ha definito l'Unione europea un "club per cristiani", ripiegati in loro stessi e chiusi all'allargamento. "

INGRESSO A RISCHIO - "Abbiamo sempre pensato che l’Ue rappresentasse un grande processo di pace", ha detto il politico turco. "Invece in processo di allargamento è letteralmente in stallo e la politica della 'porta apertaì non è più lì". Babacan ha aggiunto uno dei motivi dell'ostilità all’ingresso della Turchia in Ue sarebbe proprio questa predominanza cristiana. Ankara ha iniziato la procedura per l’ingresso in Ue nel 2005 ma il processo si è fermato per via dell’opposizione di alcuni membri. "Tutti cercano di capire cosa succederà - ha aggiunto il vice premier - e che tipo di Europa ne uscirà sarà di immensa importanza per la nostra area".

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domenica 30 gennaio 2011

Dio dentro per spaccio

Il San Francisco Chronicle dà notizia dell’arresto per spaccio di coca di un uomo dal nome di “God Lucky Howard” a Tampa, Florida. Secondo quanto riferito, è stato preso dopo che ha inopinatamente ceduto una dose di droga a un agente in borghese. Altri 22 grammi di cocaina e un bilancino di precisione sono stati trovati nel suo alloggio. “God”, of course, significa “Dio” in inglese e il cronista si diverte abbastanza con il fatto che l’operazione di polizia si è svolta nei pressi di una chiesa. (Fonte)

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Tutto esaurito per Wojtyla beato

Il Papa più amato si vede anche dalla corsa per essere a piazza San Pietro nel giorno della sua beatificazione, il primo maggio. Una corsa dei fedeli che ha fatto registrare un boom di prenotazioni da ogni parte d'Italia e del mondo, già 24 ore dopo l'annuncio della solenne cerimonia per Giovanni Paolo II. Ma alla valanga di giovani che arriveranno da tutta la Terra non servirà collegarsi a internet per trovare un posto letto. Migliaia e migliaia di papaboys saranno accolti nei due campus - quasi certamente alle porte di Roma - che sta allestendo la Cabina di Regia sui Grandi eventi per la beatificazione di Wojtyla. «Ci siamo già attivati per allestire due campus per ospitare i giovani che verranno da tutto il mondo» ha confermato la governatrice del Lazio Renata Polverini. Molti pellegrini ripartiranno in pulman dopo la solenne cerimonia. Ma tanti ne approfitteranno per visitare Roma. E altrettanti vorranno conoscere monumenti, cultura e gastronomia della nostra regione. «Da martedì inizieremo le consultazioni con le Province, i Comuni e le Associazioni per agevolare la permanenza dei pellegrini non solo a Roma ma in tutto il Lazio» conferma la governatrice che annuncia anche che «stiamo predisponendo un piano di rilancio dei percorsi religiosi relativi alla via Francigena».
Ci sarà un grande piano anche per la sicurezza, compresa quella sanitaria. La centrale operativa di Roma del 118 diretto da Livio De Angelis sta predisponendo la "macchina" dei soccorsi con la Regione. Intanto le camere nei dintorni del Vaticano sono quasi esaurite. Romana Pellegrinaggi, il gigante del turismo religioso, darà i dati in settimana. Ma un quadro delle dimensioni dell'imminente «assalto» dei pellegrini su Roma, si ottiene già con i numeri forniti ieri da Andrea Misuri, amministratore di una società che lavora con le 200 strutture religiose della Provincia (di cui 160 si trovano nella Capitale) che dispongono di circa 15 mila posti letto (diecimila in città). «I letti sono andati esauriti nel giro di 24 ore dalla comunicazione della data - dice Misuri - originando anche una copiosa lista di attesa». Le prenotazioni sono anche state confermate «nel giro di una settimana». E non solo a Roma. «Tutto il Lazio è mobilitato - continua - dai Castelli fino a Fiuggi, Viterbo, Formia, San Felice Circeo. I pellegrini vengono da tutto il mondo: Italia ovviamente ma anche Francia, Germania, Spagna e molto Sudamerica».
Il pernottamento negli istituti religiosi, spiega ancora l'amministratore, «costa in media dal 30 al 50 per cento in meno del prezzo alberghiero. In questo caso ci sono stati ritocchi verso l'alto, ma comunque contenuti». E proprio mentre ci si avvia al tutto esaurito, si registrano anche casi con ritocchi sui prezzi, dal 100 fino al 300 per cento, e per un appartamento si può arrivare a pagare fino a 300 euro. Ma «non c'è nessuna speculazione» chiarisce il presidente di Federalbeghi Roma, Giuseppe Roscioli. È una legge di mercato per cui «al crescere della domanda sale il prezzo», che però, conclude «non può mai essere superiore alla tariffa esposta dichiarata».

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È morale la causa della crisi

Assistendo allo «spettacolo» delle proposte più fantasiose, ascoltate e lette, orientate alla soluzione della crisi economica in corso, sempre più son costretto a riconoscere che senza la razionalità della morale cattolica sarà molto difficile riuscire ad uscirne. Così vorrei dare un contributo con una modesta riflessione di principio. Negando le leggi di economia naturale si confondono le leggi economiche opportune. Questo avviene perché la ragione umana, più corrotta della sua stessa natura, ha corrotto l’uso delle leggi economiche. Ma anche il richiamo alla esigenza di morale in economia è preoccupante perché non spiega a quale morale ci si riferisce. Si ha piuttosto l'impressione che ci si riferisca a morali generate arbitrariamente e liberamente da istinti non governati e senza riferimenti, per non sospettare di peggio. Vien da temere che si sia enfatizzato troppo e male il concetto di libertà, fine a sé stessa.
Così anche la libertà economica è stata imposta per esser intesa come fine a sé stessa perché è lei che produce il valore uomo. Così ha prodotto un uomo soddisfatto sostanzialmente solo materialmente. E questa soddisfazione materiale è stata imposta come morale vera, altrimenti non si sarebbe potuto produrre l'artificiale crescita economica consumistica e a debito degli ultimi decenni. Ma è vero? L'uomo libero è morale o l'uomo morale è libero? Se non rispondiamo a questa domanda sarà difficile trovare soluzioni sostenibili. Se è vero, come scrisse Jean Guitton, che si possiede veramente solo ciò di cui possiamo privarci (altrimenti sarà lui a possedere noi), dobbiamo riconoscere che per l'uomo di oggi la libertà è stata finora sotto tirannia dei beni materiali, del consumismo alternativa (illusoria) ad altre libertà che presuppongono il distacco dalle cose, da cui oggi dovremo per forza distaccarci, con sofferenza. Appare evidente oggi, durante questa crisi, che l'economia è stata mal usata, sbagliando gli obiettivi ha sbagliato le strategie e le azioni.
E di errori ne sono stati fatti fin troppi nel mondo occidentale di radici cristiane, che avrebbe dovuto rafforzare la razionalità di detta morale, anziché disconoscerla, come ha fatto. In campo sociale si è sbagliata la scelta strategica di difesa del più debole, con un assistenzialismo di stato inefficiente e indebitante. In campo politico si è sbagliata la scelta strategica di raggiungimento di obiettivi di uguaglianza, perseguendo un egualitarismo irrazionale. In campo di politica economica si è perseguita una crescita forzata, consumistica e a debito, ignorando la vita umana, ignorando il progresso integrale, penalizzando famiglie e nascite. E soprattutto scoprendo che non avendo fatto figli, oggi questo sistema non è in grado di mantenere i troppi vecchi. La natura è fin troppo logica, per rispettare la vita allo stadio finale va rispettata la vita allo stadio iniziale. Oggi molti si cimentano in proposte fantasiose per risolvere la crisi, ma nessuno ha il coraggio di affrontarla nelle cause, bensì solo negli effetti. Ridicolo, non ci riuscirà mai!
Le civiltà sono mortali, le crea e distrugge l'uomo stesso. E ci riesce con eresie che minano la sua natura. Il precetto cartesiano di divisione tra ragione e pratica ha confuso il pensiero dell'uomo, invece bisognoso di unità di vita. Separare anima e corpo blocca il funzionamento di entrambi, perché la ragione cerca verità fini a sé stesse e la volontà si compiace solo di soddisfazione materiali. Separando anima e corpo l'economia lavora per il corpo e non per l'uomo intero. E in più si crea un dogmatismo economico che, nel cercare soluzioni alla crisi, le trova negli effetti anziché nelle cause. Poiché le cause vere della crisi sono morali e centrate sostanzialmente sul rifiuto della vita azzerando il tasso di crescita della popolazione in occidente, mi pare illusorio pensare di risolverla modificando gli strumenti economici o i modelli capitalistici. Come spiega Benedetto XVI in Caritas et Veritate, sono gli uomini che vanno rinnovati piuttosto che gli strumenti. Anche Proudhon sognava di poter eliminare il lato cattivo delle cose e riuscire a conservare quello buono. Ugualmente oggi si sogna di poter risolvere la crisi eliminando la parte cattiva del mercato e del capitalismo. Quale elimineranno? Le cause del debito insensato prodotto o quelle del risparmio sacro e virtuoso?

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Tettamanzi richiama chi guida il paese ad essere esemplare nel pubblico e nel privato

Da coloro che guidano il paese «tutti attendono esemplarità, nel pubblico e nel privato». L'arcivescovo di Milano, il cardinale Dionigi Tettamanzi, non fa alcun riferimento esplicito al caso Ruby ma il messaggio arriva forte e chiaro nell'incontro con i giornalisti per la festa del patrono della categoria, san Francesco di Sales. Durante il quale l'arcivescovo rivolge un invito al mondo dell'informazione perché quando parla di politica non si limiti al «racconto degli scandali». «Nessuno chiede di tacere episodi, fatti, denunce, indagini, ma i problemi veri del paese sono altri».
Sui media ci sono troppi litigi permanenti che producono ansia e rassegnazione invece che indurre a uno scatto in avanti, a un moto di orgoglio. Con l'immagine di una classe politica ripiegata su se stessa.
«Il paese reale e le forze del bene» che in Italia agiscono «sono poco rappresentate dai media», dice Dionigi Tettamanzi. Che richiama il mondo della comunicazione a testimoniare la verità «inserendo i fatti della realtà in un contesto più ampio». Spesso invece i singoli episodi vengono utilizzati per dar ragione a uno o all'altro schieramento politico. Il lettore/spettatore, indica l'arcivescovo, va aiutato «ad alzare lo sguardo», perché diventi «consapevole». Il mondo dell'informazione ha un ruolo determinante per spronare il paese a «uscire dal clima di scoraggiamento e depressione che rischia di diventare cronico». Ci sono «persone, comunità, modelli che aspettano di essere raccontati», ricorda Tettamanzi, e con loro «il paese che ce la fa, le categorie che lottano per uscire dalla crisi».

Una critica arriva anche a certi programmi tv fondati «sull'esposizione oltre misura dell'intimità delle persone». E poi c'è la raccomandazione al giornalismo a non cedere alle logiche del potere.
Il momento è tutt'altro che da sottovalutare, ammonisce il cardinale. Che indentifica nell'attuale una situazione speculare a quella sperimentata dall'Italia alla fine della seconda guerra mondiale. Con una differenza sostanziale: «Oggi rischiamo di rimanere vittime del benessere, che ci rende ciechi e sordi». Rimettere in circolo la passione sana, immunizzarsi dal racconto delle banalità, non rassegnarsi: sono queste le strade suggerite dall'arcivescovo di Milano.


Sciortino (Famiglia Cristiana): «L'Italia sembra il set del Grande Fratello»
Coniugare verità e informazione è la parte più difficile oggi, dice Antonio Sciortino, direttore di Famiglia Cristiana. Perchè «il nostro paese sembra trasformato in un set televisivo che ha le stesse logiche del Grande Fratello», dove «lo scoop vale più della dignità delle persone». Sciortino dice basta all'utilizzo «improprio» dei giornali, «come strumenti di consenso, per delegittimare e distruggere l'avversario». E all'uso del dossieraggio per cui «non importa che i fatti siano veri, basta che siano verosimili», il cosiddetto metodo Boffo, quello «del killeraggio mediatico». Insomma «in questo clima da guerra civile verbale in atto che rovina i rapporti a tutti i livelli», è più che mai importante saper «distinguere il grano dalla pula». E in questo Sciortino rivendica il ruolo della stampa cattolica, «non siamo casa e chiesa, siamo la piazza», dice. «Perché il punto di vista cristiano è quello dell'uguaglianza degli essere umani in tutte le situazioni».
Tarquinio (Avvenire): «C'è un deficit di speranza perché non si raccontano certe storie»
Anche Marco Tarquinio, direttore di Avvenire ha qualcosa da dire su come certa stampa cattolica viene vissuta. «Siamo l'unico giornale che ha un nome e un cognome», dice. Il cognome è Cei, ossia vescovi. Quando «il nostro editore è una fondazione, senza cioè fini di lucro». E «il nostro è un lettore non sempre fedele». Insomma nessuna rendita per il quotidiano dei cattolici che adopera «uno sguardo laico» per raccontare un paese (l'Italia) «in crisi di sistema, anche a livello istituzionale e non solo politico o di leadership di governo». Pure Tarquinio denuncia «un deficit di speranza», perché ci sono alcune storie che non si vogliono raccontare. E cita il caso della trasmissione di Fabio Fazio e Roberto Saviano in cui si è parlato dell'eutanasia senza portare, sottolinea il direttore di Avvenire «storie diverse, storie di chi ha trovato le ragioni per andare avanti».
Mentana (Tg La 7): «La cosa che più mi appassiona nel mio mestriere è essere spassionato»
Il grande problema del mondo dei media oggi secondo Enrico Mentana direttore del Tg di La 7, è la credibilità. Perché «la rappresentazione della realtà non può essere visualizzazione», con «l'iperrealismo che nasconde il resto della scena». Ad esempio porta il caso di Avetrana, quando «si è costruito un reality su un fatto di sangue». Criterio seguito anche da quei «gangli vitali, le cattedrali dell'informazione che credevamo al riparo» da queste tentazioni, e che invece si sono adeguate «alla realtà commerciale». Ma l'anomalia «gigantesca» dell'Italia resta quella di un'informazione spesso «nata o adattata non alla necessità di informare ma a spiegare che Berlusconi ha ragione oppure che ha torto». Invece «la cosa che più mi appassiona nel mio mestriere è essere spassionato», dice Mentana, saper essere «mediatori credibili quando indichiamo quali sono le notizie del giorno e quanto pesano». Berlusconi? «È il dito e non la luna, la luna sono le ragazze senza valori che vanno da lui per portarsi a casa la paghetta».
Calabresi (La Stampa): «Guardarsi da spettacolarizzazione ed enfatizzazione»
Siamo giornalisti, riflette Mario Calabresi direttore de La Stampa «se abbiamo lo stomaco e la schiena per sopportare le pressioni. Si paga un prezzo per resistere. Ma lì sta il nucleo, la sfida della nostra professione». La spettacolarizzazione e l'enfatizzazione del particolare sono, secondo Calabresi, i pericoli dai quali guardarsi. Perché il rischio «è quello di perdere di vista le proporzioni» e quindi «non essere rappresentativi della realtà». Occorre perciò «saper indicare contesti e chiavi di lettura». Per farlo è fondamentale «saper scegliere e saper rinunciare tra la sovrabbondanza di notizie che la tecnologia e la digitalizzazione offrono». La bussola? Il trafiletto della testata del New York Times: dare spazio a «tutte le notizie che vale la pena pubblicare».

Dio appare dentro melanzana

L’agenzia AP dà notizia di una nuova prova che Dio non solo esiste ma parla l’inglese. La Sig.ra Felicia Traske, di Boothwyn, Pennsylvania, ha trovato il nome dell’Onnipotente scritto in chiare lettere – “GOD” in inglese – all’interno di una melanzana che stava affettando. La donna, per niente intimorita dall’apparizione sacra, ha subito chiamato le televisioni, spiegando che dopo una recente morte in famiglia, ha tratto molto conforto dal segno divino. Secondo la fonte, la Traske e suo marito hanno messo da parte la fetta miracolata, consumando il resto per cena. (Fonte), (Foto)

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Sudafrica, ancora un prete violentatore

Arrivato nel paese nel 1998, avrebbe commesso un abuso contro un ventenne: arrestato, ma rilasciato su cauzione.
La notizia arriva praticamente dagli antipodi: a Mthatha, cittadina orientale del Sudafrica, un nuovo caso di abusi nel clero cattolico. Un sacerdote 68enne è stato arrestato con l’accusa di aver violentato un ragazzo di 20 anni nella casa di accoglienza che gestiva.
ABUSI AFRICANI – Sono i media africani a raccontare la notizia.
La procura di Mthatha ha concesso una cauzione di 1000 rupie martedì e il sacerdote riapparirà presso la corte il 2 febbraio”, ha detto il procuratore nazionale Luxolo Tyali. Il prete, 68 anni, è stato arrestato domenica e ha chiesto la cauzione già lunedì. La violenza sarebbe stata perpetrata nel 2009.
Subito arriva la reazione della Chiesa locale: sapevamo, e abbiamo agito.
Un portavoce per la Chiesa, Padre Chris Townsend afferma che gli abusi sessuali furono visti in una luce molto seria dal vescovo di Mthatha, Sithembele Siphuka. “Tutte le lamentele verso il clero e i lavoratori religiosi nella Diocesi di Mthatha sono stati gestiti secondo il protocollo per le indagini sulle lamentele contro sacerdoti…riguardo agli abusi sessuali su minori, una linea guida della Conferenza Sudafricana dei Vescovi. I vescovi hanno già aperto una indagine preliminare sul caso, ha detto.


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BAGNASCO/ 2. Non sarà mai il moralismo a renderci migliori

Riceviamo e pubblichiamo l'intervento di Oscar Pini a commento della recente prolusione  del presidente dei vescovi italiani, card. Angelo Bagnasco, sulla difficile situazione del paese.

Riguardo ai fatti che da vari giorni occupano le prime pagine dei giornali e che coinvolgono il premier del nostro governo, la confusione è almeno proporzionale alla quantità di notizie erogate. Il bombardamento mediatico tende a sollecitare le corde più viscerali e istintive del popolo italiano, somministrando succulenti pezzi di vite private e chiedendo soltanto, come nei vecchi circhi imperiali, che si ruoti il pollice in su o in giù, senza troppe domande, senza giudicare la sensatezza della questione posta, senza ficcare il naso nei criteri tacitamente fatti valere.

A tali fatti si è riferito il cardinale Bagnasco, nella sua prolusione di lunedì. Ha parlato di «debolezza etica» e di «stili non compatibili con la sobrietà e la correttezza» e ha, insieme, con esemplare coraggio, denunciato «l’ingente mole di strumenti di indagini», in una situazione in cui «i poteri si tendono tranelli, in una logica conflittuale che perdura ormai da troppi anni», con la conseguenza che «l’equilibrio» e «l’immagine generale del Paese» risultano gravemente minacciati.

Comunque si chiariranno le cose, da una simile situazione «nessuno ricaverà realmente motivo per rallegrarsi e per ritenersi vincitore»; anzi vi è il pericolo reale che si producano «segni anche profondi, se non vere e proprie ferite» nell’animo collettivo, che «si affermino modelli mentali e di comportamento radicalmente faziosi», realizzando con ciò «un attentato grave alla coesione sociale» del Paese, inquinando il terreno in cui vive. Perciò «è necessario fermarsi – tutti – in tempo, fare chiarezza in modo sollecito e pacato, e nelle sedi opportune».

Se questa presa di posizione è significativamente diversa da tutte le altre, e stupisce per equilibrio e lucidità, è perché in essa è all’opera un altro criterio (il grande assente di quasi tutte le discussioni attuali), che la Chiesa ha sempre usato per giudicare la politica e i politici: il bene comune, prima e più che l’ineccepibilità morale del singolo, fatta salva ovviamente la differenza tra peccato e reato.

Il servizio al bene comune (che è, attenzione, il bene di tutti e di ciascuno) è lo scopo cui deve concorrere l’operato di chiunque abbia responsabilità pubbliche. L’irreprensibilità morale individuale, sempre auspicabile, potrebbe benissimo infatti coniugarsi con una profonda immoralità nell’esercizio delle proprie funzioni, qualora valutazioni e azioni non avessero al centro il bene del Paese, ma ne mettessero a repentaglio la coscienza unitaria e il raggiunto benessere. Vi è certamente un problema relativo al rapporto tra moralità e democrazia. Ma esso non può essere ridotto alla moralità privata.

Ancora il cardinale Bagnasco offre un decisivo passaggio al riguardo: «La vita di una democrazia – sappiamo – si compone di delicati e necessari equilibri, poggia sulla capacità da parte di ciascuno di auto-limitarsi, di mantenersi cioè con sapienza entro i confini invalicabili delle proprie prerogative». Che cosa si chiede a un politico? Che cosa deve fare e come deve essere un magistrato? Quale scopo devono perseguire i mezzi di comunicazione? Si tratta di altrettante questioni morali, che toccano il cuore di una democrazia, ma non riguardano il comportamento privato dei singoli attori, bensì una moralità pubblica, cioè connessa con l’esercizio delle rispettive funzioni in vista del bene comune.

A prescindere da come si chiariranno le cose nelle sedi opportune, il fatto che nell’attuale contingenza tutta l’attenzione si sposti sulla moralità intesa come capacità di coerenza nei comportamenti privati non lascia tranquilli, poiché mantiene aperto il varco a pericolose strumentalizzazioni, indebolendo la stabilità del Paese e distogliendo dalle urgenze che occorrerebbe affrontare e a partire dalle quali anzitutto giudicare le decisioni di chi si assume una responsabilità nella sfera politica.

Non è scontato che nel panorama attuale vi sia qualcuno che, irriducibile al gioco delle parti, richiami al bene comune come criterio di giudizio. Anzi, in un clima di preoccupante scontro e sconfinamento di poteri, ciò rappresenta un fattore essenziale per la salute di questa come di ogni democrazia.

Ancor meno scontata è la presenza di chi affermi, sfidando un moralismo dilagante (spesso interessato e sapientemente orientato), che quando si parla di debolezza e di incoerenza siamo tutti in questione («Se diciamo di essere senza peccato inganniamo noi stessi e la verità non è in noi»; 1 Gv 1,8). D’altra parte, collocandosi sul piano della moralità privata e spingendo al limite la logica implicita in ciò che sta accadendo, non si fatica a immaginare una società che faccia di alcuni valori morali preventivamente selezionati e adeguatamente enfatizzati uno strumento di lotta politica per l’eliminazione degli avversari. Nulla di nuovo, intendiamoci. La storia ci ha già fornito esempi in questo senso.

Non sarà mai il moralismo a rendere migliori. Occorre un luogo dove l’uomo possa venire ridestato nella sua grandezza, sostenuto nella sua tensione ideale, non ridotto ai suoi errori e alle sue miserie. Una società in cui mancasse un luogo dove l’uomo può sempre ritrovare se stesso, essere affermato al di là dei propri limiti, abbracciato e corretto, e perciò, in una umiltà che cresce, continuamente riprendersi, «guardare avanti con fiducia», come ancora ha detto Bagnasco, sarebbe una società senza speranza, esposta al terrore dell’arbitrio e delle mode e alla violenza, anche se in forme più sofisticate di un tempo. Per questo, oltre al bene comune, l’altro criterio di giudizio sulla vita politica che la tradizione cristiana consegna alla storia è quello della libertas ecclesiae, che ha a che fare col fatto che la Chiesa – luogo di educazione e di perdono – abbia la possibilità di esistere e di esprimersi, in funzione del cammino umano di tutti.

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sabato 29 gennaio 2011

TERRA SANTA/ Il Tg della Custodia di Terra Santa: la settimana di preghiera a Gerusalemme per l'unità dei cristiani (28 gennaio 2011)

IL TG DELLA SETTIMANA DALLA TERRA SANTA  - Uniti nell'insegnamento degli apostoli, nella comunione, nello spezzare il pane e nella preghiera'”. Benedetto XVI, prima dell'Angelus di domenica scorsa, ha voluto ricordare le prime comunità cristiane di Gerusalemme, all’inizio della settimana per l’unità che porta proprio questo titolo. Perciò, ha affermato il Pontefice, “mentre accogliamo con gioia gli spunti di riflessione offerti dalle comunità che vivono a Gerusalemme, ci stringiamo intorno ad esse, e questo diventa per tutti un ulteriore fattore di comunione”. Nel vivo ricordo del discorso del Pontefice si è finalmente aperta la settimana di preghiera per l’unità dei cristiani nella città santa. Una lunga maratona che ha preso il via nella chiesa melchita, alla presenza dei moltissimi fedeli accorsi e dei rappresentanti di tutte le confessioni.

IN PREGHIERA PER L’UNITA’
La settimana di preghiera per l’unità dei cristiani a Gerusalemme. Ancora una volta si ha avuto la prova che ciò che unisce è più grande di quel che divide.


VICINI, SUL GOLGOTA
Vicini … nel  luogo dove Cristo ha versato il suo sangue. Per tutti. La vigilia della settimana di preghiera, all’altare del Gologota, ... con i fratelli greci ortodossi.

GIORNATA MEMORIA
Giornata della memoria. Racconta la storia della sua famiglia David Neahus, vicario della comunita’ cattolica di espressione ebraica a Gerusalemme.

CARITAS JERUSALEM
Tantissime le persone aiutate da Caritas Jerusalem. A parlarci dell’organizazzione, nata più di 40 anni fa, la direttrice Claudette Habesch.



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Ancona, ateo denuncia vescovo: "Dire che l'ostia è corpo di Cristo è abuso di credulità"

Dante Svarca, ex comandante dei vigili urbani di Ancona e dirigente dell’Ufficio statistica del Comune in pensione, membro dell’Unione degli atei e degli agnostici razionalisti, sostenendo che la somministrare l’ostia consacrata affermando che essa e’ ‘corpo di Cristo’ e’ abuso della credulita’ popolare, ha presentato un esposto a carico del vescovo, mons. Edoardo Menichelli.
L'esposto arriva dopo che l'ateo aveva diffidato il monsignore a dare disposizioni ai sacerdoti della sua diocesi di ‘’astenersi dal presentare ai fedeli l’eucaristia come il miracolo della transustanziazione, affermando la presenza effettiva nell’ostia consacrata della vera e viva carne di Gesu’’’.
‘’Non ho ricevuto risposta e il vescovo di Ancona e i sacerdoti della sua diocesi - afferma nella denuncia Svarca, 72 anni, originario del Pesarese - continuano a presentare l’ostia come il vero corpo di Gesu’, in aperto contrasto con la ragione e i risultati della scienza’’.
Ritenendo che ‘’in tale comportamento si possa configurare un plateale abuso della credulita’ popolare’’, Svarca va oltre e chiede che vengano acquisiti ‘’campioni di ostia consacrata e ancora da consacrare’’ per poi procedere all’esame del Dna, in modo da ‘’chiarire definitivamente se sia avvenuto qualche reale cambiamento nell’ostia, a seguito della consacrazione’’.
‘’Nel caso in cui venga accertato che con la consacrazione nessun cambiamento si e’ prodotto nelle ostie - seguita puntiglioso Svarca - si prega di voler procedere contro il vescovo mons. Edoardo Menichelli per i reati che la S.V. riterra’ di ravvisare nel comportamento segnalato’’.
 A margine, Svarca segnala che Ancona ospitera’ il Congresso eucaristico nazionale e che all’evento ‘’e’ stato concesso un contributo statale di 2,5 milioni di euro, quindi un contributo a carico di tutti i contribuenti siano essi cattolici, credenti in altre religioni o non credenti’’. ‘’L’erogazione di tale somma - incalza - appare ingiustificata, trattandosi di una semplice riunione interna di una confessione religiosa, anche se maggioritaria, ma cio’ appare ancora piu’ ingiustificato qualora venisse accertato, con indagini ordinate da codesto Ufficio, che durante il rito eucaristico non avviene alcun fatto magico e l’ostia consacrata sia in tutto uguale a quella non consacrata e, in particolare, il Dna contenuto nelle due ostie sia sempre quello del grano da cui proviene la farina’’.

E proprio il tema dell’eucarestia sara’ il filo conduttore del 25/o Congresso eucaristico nazionale
in programma a settembre ad Ancona, dal titolo ‘’Eucarestia e vita’’. ‘’Il dono del pane della vita - ha detto giovedi’ scorso il segretario generale della Cei, mons. Mariano Crociata, parlando ai delegati diocesani riuniti nel capoluogo marchigiano in vista del Congresso - diventa nutrimento e sazia una fame alla quale non si puo’ rimanere insensibili quando la si incontra nel nostro prossimo vicino o remoto, sia essa una fame materiale sia un bisogno morale e spirituale’’.
 
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“Matrimonio tra preti gay? Teologicamente corretto”

Può sposarsi un pastore protestante? Sì, se è un eterosessuale, no se è gay. Questo avviene finora in Germania, e il dibattito si sta accendendo su un eventuale cambiamento che sarebbe epocale
Da alcuni anni i gay tedeschi possono unirsi civilmente, in una forma giuridica simile ai Pacs francesi o alle civil partnership britanniche. Settimana scorsa otto vescovi emeriti hanno scritto una lettera a Christ & Welt, inserto della Die Zeit, per rimarcare la loro ferma contrarietà alla presenza di pastori gay uniti davanti alla legge nella comunità evangelica. Questa settimana la Die Zeit ospita la risposta dei teologi , affermando  otto motivi per i quali il matrimonio gay è compatibile con il sacerdozio protestante.
NUOVI MODELLI – Ciò che viene predicato dai pastori non dovrebbe essere in contrasto con il loro stile di vita. Partendo da questo assunto, la teologa Stephanie Schardien rimarca come i sacerdoti protestanti possano essere single, divorziati, conviventi, forme di famiglia in passato non accettate ma ancora pienamente integrate nella comunità evangelica. Un cambiamento di prospettiva riconosciuto dalla Chiesa protestante negli ultimi decenni, perché non conta più la forma esterna nelle quali le relazioni vengono vissute, ma il loro modo di essere. Dove c’è amore, c’è una famiglia. Il modello, che si accorda al messaggio evangelico, è quello di un concorde, responsabile e armonioso vivere comune, e in questo non c’è differenza tra un matrimonio o un’unione civile.
L’ANTICA NATURALEZZA – L’uomo definisce da sé la sua natura, perché a differenza degli altri esseri viventi noi plasmiamo il mondo che ci circonda. In questo senso, essere gay, un orientamento sessuale che caratterizza fin dalla nascita chi lo è, sarebbe contro natura come la lettura o la scrittura. Neanche la visione solamente biologica del rapporto uomo e donna finalizzato alla sola concezione regge per la nuova dottrina luterana. Il teologo Bernd Oberdorfer rimarca come il compito della Chiesa non sia quello di confermare gli antichi pregiudizi, ma di mettere in discussione, come già fece Gesù, chi veniva escluso dalla società perché all’epoca era un barbaro, o anche una donna. “Se la Chiesa protestante si definisce una comunità radicalmente inclusiva, perché dovrebbe escludere solo i gay e le lesbiche?”


IL GRANDE AMORE DIVINO - Helga Kuhlmann evidenzia come Dio sia l’essenza stessa e anche la fonte dell’amore, e tutti coloro che si amano devono essere rispettati perché così si rispetta anche Dio. Dopo molti secoli la Chiesa protestante ha smesso per fortuna di discriminare chi trova l’amore in persone del suo stesso sesso, così che avere preti sposati con il loro partner non dovrebbe suscitare alcuna forma di protesta. La loro unione sarebbe un modello di amore per i fedeli, il vero messaggio che il matrimonio del sacerdote deve comunicare. “Contraddice l’amicizia e  l’amore di Dio limitare la sua benedizione solo agli uomini che amano le donne, e viceversa. La sacralità della Chiesa, la sua appartenenza al Dio dell’amore, può invece mostrarsi, quando rafforza e difende l’amore in tutte le forme nei quali l’uomo lo vive”.
LE REGOLE DELLA BIBBIA – Il professor Peter Dabrock, teologo dell’università di Erlangen-Norimberga, chiede ai vescovi che contestano il matrimonio omosessuale sulla base delle Sacre Scritture quali cristiano vivano la Bibbia parola per parola? Nessuno sacrifica più i figli perché così ha fatto Abramo con Isacco, nessuno nega il ruolo sociale alla donna perché così era nelle società descritte nel Vecchio e Nuovo Testamento, nessuno tiene ancora gli schiavi anche se San Paolo lo permetteva ai cristiani.  Il teologo Dabrock contesta ai vescovi la scelta di alcuni passaggi biblici per contrastare l’omosessualità, perché le Sacre Scritture sono una lunghissima e ricca collezione di testimonianze, che copre un arco temporale millenario, il cui messaggio è stato poi rimodulato con i cambiamenti sociali intercorsi. Martin Lutero si chiedeva che cosa spinge Cristo oggi, e la risposta è la fiducia, la fedeltà e la curiosità verso la diversità del giardino di Dio, non certo la riproposizione di antiche proposizioni dismesse a partire dagli anni sessanta.
MEZZA SACRALITA’ – Il teologo Michael Nausner invece pone il problema sull’unità della comunità cristiana di fronte al dilemma dell’omosessualità. Una preoccupazione che condivide con i vescovi, che però hanno sbagliato l’oggetto della loro lettera, visto che la loro condanna dei matrimoni gay per i pastori protestanti si basa su motivazioni di biasimo per l’omosessualità in generale. Una simile posizione trascende il problema del possibile impatto sulla comunità evangelica, e diventa un’inaccettabile condanna all’esclusione dei gay. Secondo Nausner il tema dell’unità cristiana va declinato come ha spiegato il teologo John Wesley, non come l’occasione di confronto per immutabili opinioni, ma come una domanda di un Cuore, che viene formato dalla fede in Cristo. E Gesù non ha mai pronunciato condanne a morte nei confronti di chi ama persone dello stesso sesso.
AUTENTICA FEDELTA’ – La differenza tra le unioni degli animali, spiegate dagli istinti, e il matrimonio degli uomini è il concetto di fedeltà. Nella cerimonia cristiana è questo il concetto più importante, che sostanzia la relazione davanti al Signore, la promessa della fedeltà eterna, qualsiasi cosa succeda. Il matrimonio diventa in questo senso la relazione più importante, specchio della fedeltà di Dio nei confronti del suo popolo. Secondo Johann Hafner nel momento in cui si accetta, come fa la moderna scienza, la presenza in natura di istinti omosessuali, un elemento non conosciuto all’epoca della redazione della Bibbia, non c’è nessuna base per negare il matrimonio tra gay. Le persone omosessuali possono esprimere nella loro relazione la stessa fedeltà che è la base del matrimonio eterosessuale, e chi nega questo cade in un discorso naturalistico ormai sorpassato nelle dottrina della stessa Chiesa protestante.


NOTTE DELLA COMUNITA’ - Ulrike Link-Wieczorek discute la penultima tesi della lettera degli otto vescovi protestanti, dove il matrimonio gay dei sacerdoti omosessuali era definito una sorta di punto più basso della comunità ecclesiale. La teologa rimarca come il concetto di omosessualità come orientamento contro la natura è stato ormai superato, e solo i fedeli della comunità protestante decidono chi potrà diventare il loro parroco. Se il matrimonio del pastore è accettato in caso di legame eterosessuale, allo stesso tempo non ci sono ragioni per respingerlo se questo è di natura omosessuale.
ECUMENE SBAGLIATA – Martin Hailer, che insegna Teologia ecumenica all’università di Erlangen, critica invece l’ultima tesi proposta dai vescovi protestanti, ovvero che accettare pastori legati in un un’unione civile con un partner gay preclusa il dialogo con le altri parti della comunità cristiana, ortodossi e cattolici, che rifiutano simili istituti. Secondo Hailer la tesi non è sostanziata dal vero dissidio presente per esempio con la Chiesa cattolica, che è la rottura con il vescovo di Roma e la sua linea di successione, non più riconosciuti come la guida dei fedeli cristiani. Inoltre, il dialogo non presuppone con le altre fedi non presuppone di certo disconoscere la propria dottrina.

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venerdì 28 gennaio 2011

La Chiesa che veniva dal freddo

Benedetta, in Romania, un’innovativa cappella: tutta fatta di ghiaccio, compreso il crocefisso. Una Chiesa certamente dall’atmosfera un po’ … fredda.



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BAGNASCO: IN EUROPA RISCHIO ESCLUSIONE DELLA CHIESA

 Il rischio che possa esistere una "volonta' graduale e sottile di presentare la Chiesa Cattolica come incompatibile con lo spirito della Costituzione Europea" e' stato denunciato dal cardinal Angelo Bagnasco, presidente della Cei. "Culla della cultura cristiana, il Vecchio Continente - ha detto il cardinale intervenendo al Circolo di Roma sul tema delle radici cristiane d'Europa - paradossalmente e' anche il luogo dove si e' sviluppata la cultura che piu' radicalmente oggi contraddice le tradizioni religiose. Un rifiuto non solo del cristianesimo ma della dimensione religiosa".
  La Costituzione Europea, ha osservato in proposito il presidente della Cei, "e' di fatto caratterizzata da due no, il primo a Dio, citato invece esplicitamente in alcune Carte nazionale come quella della Polonia, e l'altro al riconoscimento delle radici ciristiane".
Per Bagnasco, "le ragioni invocate per dire questi no, cioe' il non voler ferire la sensibilita' delle minoranze, in realta' non convincono".
  "L'Europa - ha rilevato - e' la zona del mondo a piu' alto rischio dal punto di vista dell'umanesimo, in quanto perseguito il disegno di costruire un mondo senza Dio". "Se non ci sara' - ha osservato ancora il cardinale - lo scontro tra religioni, nonostante tutti segnali che ci addolorano, certo assistiamo a uno scontro tra la visione, che avanza, di una radicale emancipazione dell'uomo fino a negare Dio e le grandi culture umanistiche che sono tutte di tradizione religiosa. Si costruisce infatti una societa' che esclude sistematicamente il Divino proprio nel Continente dove il cristianesimo ben prima del Rinascimento ha affermato la dignita' piena di ogni uomo in quanto appartenente alla famiglia umana". .

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SENSO RELIGIOSO/ John Waters: così don Giussani mi ha offerto una "nuova" vita

Nel 2005, il giorno del mio cinquantesimo compleanno, Don Giussani mi ha messo di fronte al Senso religioso e, in tal modo, anche di fronte a una nuova versione della mia vita. A quell’epoca era morto ormai da tempo, ma ho l’impressione che così gli sia stato più facile arrivare a me.
Come ho già raccontato altre volte, ero in viaggio verso Roma per festeggiare il mio compleanno quando incontrai Mario Biondi all'aeroporto di Dublino; da questo incontro casuale è iniziata una serie di eventi che mi hanno condotto a leggere il Senso religioso e a entrare sempre più in un’amicizia con Comunione e Liberazione.
                                                                                                                 
Ho definito il Senso religioso come il libro più radicale che abbia mai letto. Può apparire come una deliberata iperbole, ma non lo è. Penso che chiunque lo legga con cuore e mente aperti possa arrivare alla stessa conclusione. È un libro che riunisce tutti quei pensieri dissociati, quelle domande frammentarie e quelle esperienze disgregate che popolano le nostre menti, e ce le ripresenta in una forma nuova, con una coerenza che non avremmo creduto possibile.
La coerenza non è una questione intellettuale, ma la percezione che le cose vengano rimesse al proprio posto sulla base  della vita che abbiamo vissuto e del suo significato. In realtà, ciò che questo libro mi ha dato è una nuova mappa di me stesso e del mio viaggio attraverso la realtà.

Spesso ho affermato che per me il capitolo 10, che inizia a pagina 100 nell'edizione inglese, è il vero inizio del libro. Questo non significa che io voglia ignorare i primi 9 capitoli, ma che nelle prime 99 pagine è come se Don Giussani mi portasse per mano in un viaggio attraverso la cultura in cui vivo e mi mostrasse quanto sia possibile che io mi sia  alienato da me stesso.


E, avendomi aperto gli occhi su questa possibilità, si voltasse improvvisamente e mi dicesse all’incirca: “Ehi, hai mai conosciuto questo tizio, John Waters?”  Così, mi riporta alla mia primaria origine e mi invita, alla luce di ciò che mi ha detto sul mio viaggio, a una nuova conoscenza di me stesso e a ricominciare di nuovo la mia vita. Mi chiede di aprire gli occhi, come se fosse la prima volta.

Cosa vedo? Come mi sento? Mi riporta al senso della realtà della mia infanzia, alla percezione del mio essere creato, della mia dipendenza, alla sensazione di essere accompagnato. E mi offre questo come un metodo per vivere il resto della mia vita, per venir fuori da ciò che sono stato erroneamente portato a considerare realtà e rientrare nel puro, originale stato dell'umano.
Ogni volta che ci penso, rimango sbalordito di fronte al dono che tutto questo rappresenta.


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Elisa Claps, gli inquirenti:“Corpo trovato nel 2008”

I magistrati sono stati in Congo per interrogare il prete che per primo avrebbe fatto la scoperta. Il fratello della studentessa uccisa: “Preti, parlate, il talare non vi protegge”.

Il corpo di Elisa Claps, scoperto ufficialmente il 17 marzo del 2010 nel sottotetto della chiesa Ss. Trinità di Potenza a 17 anni dalla scomparsa, era visibile già dal 2008. A stabilirlo è la perizia botanica richiesta dalla procura di Salerno. Inoltre, in un articolo pubblicato oggi, il quotidiano «La città di Salerno» ipotizza che i preti sapessero di Elisa già due anni fa. «La famiglia ora ha la certezza che il corpo è stato trovato nel 2008”, dice il fratello di Elisa, Gildo Claps. “Abbiamo tutti i riscontri confortati dai dati forniti dalle perizie. Mi rivolgo nuovamente ai sacerdoti: se sapete parlate perché il fatto di indossare una talare non vi mette al riparo da conseguenze penali”.




Secondo il quotidiano salernitano, i preti del tempio potentino sapevano della presenza del corpo di Elisa Claps nel sottotetto della chiesa già dal 2008 e i magistrati di Salerno, che indagano sull’omicidio della studentessa, sono stati in Congo la scorsa estate per interrogare don Guy Noel Okamba, il giovane sacerdote congolese che ha affiancato l’anziano parroco della Trinità, don Mimì Sabia, nella reggenza della chiesa da marzo 2008. Sarebbe stato don Noel, durante alcuni sopralluoghi per «verificare lo stato di abbandono e decadimento in cui versavano alcuni locali dei piani superiori dove c’erano gravissime infiltrazioni d’acqua», a scoprire il corpo di Elisa «sepolto da un cumulo di tegole e altro materiale». Poi il prete «informa i suoi superiori dello scioccante ritrovamento. O, almeno, è altamente probabile che lo abbia fatto. Fatto sta - continua l’articolo - che la reggenza della Trinità gli viene tolta di lì a poco e qualche tempo dopo Don Noel viene rispedito inaspettatamente in Congo, diocesi di Owando».È lì che l’estate scorsa lo hanno rintracciato i magistrati di Salerno.


Analizzando le foglie e i semi alati di acero che erano presenti sui resti di Elisa, il perito botanico, «dallo stato di conservazione», ha stabilito che risalivano a «due anni prima», quindi al 2008. La perizia merceologica, inoltre, affidata alla paleontologa Eva Sacchi, ha stabilito che dopo l’omicidio, l’assassino coprì il cadavere con tegole e calcinacci: materiale edile che al momento del ritrovamento, a marzo 2010, non era più presente nel sottotetto. Che fine aveva fatto quel materiale? È partendo da questo interrogativo che gli investigatori sono riusciti a stabilire la data presunta del primo vero ritrovamento della salma di Elisa: il 22 maggio del 2008, giorno della festa della Polizia. Un testimone riferì agli inquirenti di aver visto, nella piazzetta alle spalle della chiesa, «un cumulo di materiale edile di risulta» e riportò anche di un atto vandalico: «qualcuno danneggiò la vetrina di un negozio con una pietra presa proprio da quel cumulo di rifiuti». Il testimone disse anche di ricordare perfettamente la data perchè era il giorno della festa della Polizia dell’anno 2008, ovvero il 22 maggio.


«Mi rivolgo a tutti coloro che sanno e non hanno detto nulla di ciò che hanno visto”, dice Gildo Claps. “Fatevi avanti perché comunque tutti i tasselli del puzzle stanno andando a posto e coloro che non hanno responsabilità diretta nell’omicidio di Elisa dovrebbero avere tutto l’interesse ad aiutare la magistratura nella ricostruzione di ciò che è accaduto». Il fratello di Elisa si rivolge in particolar modo agli operai della ditta edile che hanno comunicato, a marzo 2010, la presenza del cadavere nel sottotetto: «Dicano finalmente quello che hanno visto, perché altrimenti nel momento in cui venisse accertata la loro presenza sul luogo del delitto potrebbero incorrere in responsabilità penali pesantissime».

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BAGNASCO/ Cittadini: educarsi al possesso più vero

Il momento attuale sembra dominato dalla lotta tra poteri ingigantita da casse di risonanza mediatiche che distorcono i contorni e le proporzioni delle cose nel contesto dei problemi reali del nostro Paese.

Come ha sostenuto il cardinale Angelo Bagnasco, al recente Consiglio Episcopale Permanente della Cei, stiamo assistendo a una “convulsa fase che vede miscelarsi in modo sempre più minaccioso la debolezza etica con la fibrillazione politica e istituzionale, per la quale i poteri non solo si guardano con diffidenza ma si tendono tranelli, in una logica conflittuale che perdura ormai da troppi anni. Si moltiplicano notizie che riferiscono di comportamenti contrari al pubblico decoro e si esibiscono squarci - veri o presunti - di stili non compatibili con la sobrietà e la correttezza, mentre qualcuno si chiede a che cosa sia dovuta l’ingente mole di strumenti di indagine”.

Per ciò che concerne la giustizia, i magistrati battono il chiodo dell’“obbligatorietà dell’azione penale” verso il premier, ma la priorità data al bene comune dovrebbe far preoccupare maggiormente del fatto che sicurezza della pena e tempi equi dei processi non sono garantiti allo stesso modo per tutti. Ad esempio, che ne è di quei debitori morosi responsabili del fallimento di tanti imprenditori (e perdita di lavoro dei loro dipendenti) che devono aspettare anni perché i loro diritti vengano riconosciuti?

Oppure, che ne è di chi ha rovinato la vita di tante persone continuando impunemente a pubblicare notizie secretate, calunniando in trasmissioni televisive o articoli di giornale persone poi rivelatesi innocenti? O, ancora, perché tante inchieste sembrano essere andate a velocità diversa a seconda del colore politico dell’imputato? Lasciare che tante risorse umane e materiali siano destinate a poche inchieste orientate politicamente, come nel caso Why Not, è come decidere che la sanità pubblica venga concentrata su grandi trapianti per poche persone e trascuri le altre. Il tutto in perfetta apparente legalità, visto che ciò avviene semplicemente decidendo di aprire un procedimento invece che l’altro...

Pensare che, come sotto la rivoluzione francese, sia compito dei giudici esprimere la volontà popolare di un Paese, o dimenticare che in un referendum del 1987 la maggioranza degli italiani ha chiesto la responsabilità civile dei giudici, vuol dire affermare un sistema ingiusto. Forse per questo un recente sondaggio rivela che il 54% degli italiani ha poca o nessuna fiducia nella giustizia e che il 56% ritiene che i magistrati agiscano con fini politici.

Quanto detto non significa far finta che in Italia non stia succedendo nulla sul piano dell’etica personale di personaggi pubblici che offrono un’immagine squallida che, al di là delle strumentalizzazioni e dei possibili reati ancora da provare, squallida è e rimane. Ma è giusto ricordarsi che un certo modo di considerare la donna, l’amore, i rapporti sessuali è frutto di una mentalità a cui hanno contribuito tutti, chi oggi è accusato e chi accusa: i progressisti che si stracciano le vesti e i conservatori che invocano leggi morali che non rispettano, ipocriti come i Buddenbrock di Thomas Mann. Neanche chi è contro a certe manifestazioni di degrado umano è innocente da colpe, se si è limitato a opporsi in nome di regole etiche senza mostrare la convenienza umana di un modo di concepire i rapporti tra persone all’altezza del vero desiderio dell’uomo.

Per uscire dalle secche nella guerra tra certo potere giudiziario e potere politico, e per imparare a concepire i rapporti tra uomini in modo più adeguato alla grandezza dell’uomo, occorre tornare a guardare l’esperienza di quelle persone, quelle famiglie, quelle comunità dove una diversità di vita si realizza; dove è tenuto vivo il desiderio della bellezza come segno del vero e l’amore è rispetto della sacralità dell’altro, come anche alcune opere letterarie ci mostrano (vedi il Dolce stil novo di Dante, il Miguel Manara di Milosz o I promessi sposi del Manzoni). Solo questo tipo di esperienze possono far capire quanto dice don Giussani in un suo libro: “Possedette di più la donna da marciapiede, la Maddalena, Cristo che la guardò un istante mentre le passava davanti o tutti gli uomini che l’avevano posseduta?”.

Il sostegno a questa ricerca è il contenuto dell’educazione. Non per niente da qualche anno si parla di “emergenza educativa”, termine usato anche dal cardinal Bagnasco nella prolusione citata. Solo l’educazione di noi stessi (chi di noi è esente da peccato?), del popolo e dei potenti alla scoperta dei desideri più profondi sperimentati personalmente e sostenuti nelle formazioni sociali, può aprire al desiderio del bene comune, a livello del singolo cittadino, come dei tre poteri, giudiziario, legislativo, esecutivo, che possono così ritornare a rispettarsi.

Di fronte all’imbarbarimento della lotta politica, o alla degradazione dell’amore, solo testimonianze vissute di rinnovato senso civico, di amore al Mistero che c’è nell’altro possono creare una nuova mentalità e maturare una nuova pietà, come quella che fa dire all’ex prostituta Sonia in Delitto e castigo,di frontea Raskolnikov che le ha confessato di avere ucciso una vecchietta: “Che pena devi avere nel cuore”. Senza scandalizzarsi, né giustificare l’errore, educarsi ed educare a un rinato desiderio personale e collettivo di bene, bello, giusto è l’unica via per il necessario cambiamento.

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mercoledì 26 gennaio 2011

Cattolici dell’altro mondo

Quando leggerete questo articolo, il presidente Barack Obama avrà probabilmente già tenuto il suo discorso sullo “Stato dell’Unione” al Congresso in seduta plenaria, e sarà senza dubbio questo il tema che terrà banco sui media per il resto della settimana.

Tutti si aspettano un discorso ideologicamente “centrista”, che enfatizzi la riduzione della spesa federale e la creazione di nuovi posti di lavoro attraverso “l’investimento” (cioè la spesa!) del denaro risparmiato con i tagli alla spesa. Sembra contraddittorio? Vuole esserlo.

I Repubblicani sono pronti a insistere su maggiori tagli alla spesa, magari tornando ai livelli del 2006, ma i Repubblicani del Tea Party non sono inclini a negoziare e hanno perfino scelto, per rispondere al discorso del presidente, una persona diversa da quella scelta dal Partito Repubblicano “ufficiale”.

Tuttavia, questo confronto avverrà verosimilmente in modo da riflettere la nuova “correttezza”, che si suppone ciascuno faccia propria in risposta alla tragedia di Tucson di poche settimane fa, come sollecitato dal presidente, la cui popolarità ha cominciato a crescere dopo il suo discorso sui fatti di Tucson. Sembra quindi che Repubblicani e Democratici saranno insieme, piuttosto che nel tradizionale schieramento su due fronti (si spera che il “popolo americano” veda oltre tutti questi gesti da show-business. Ma chi lo sa, sempre più gente ha una visione della vita filtrata dagli spettacoli televisivi. Posso immaginare che i sostenitori del Tea Party e i poveri guarderanno a tutto questo con scetticismo).

Secondo i commentatori, c’è un altro movimento politico la cui popolarità è crescente: “l’ala sinistra dei libertari”, come descritta da Sheldon Richman in un interessante articolo nell’ultimo numero di The American Conservative (due miei riferimenti a questa rivista nei miei articoli faranno pensare ai miei amici moderati di sinistra che io stia rischiando di perdere la mia identità politica, che presumono essere simile alla loro. Non devono preoccuparsi, perché sono ancora ben radicato nel “Partito Mistico”, che non è né di destra, né di sinistra, progressista o conservatore, ma, al di sopra di tutto questo, avvolto nel Mistero).

Questi libertari di sinistra in favore del libero mercato hanno forti radici nel pensiero politico americano, come spiega Richman nel suo articolo, e anche se divisi al loro interno (naturalmente!), sembrano guadagnare popolarità. A volte appaiono simili al Tea Party, altre volte si riferiscono positivamente al pensiero marxista. Sebbene il neo conservatorismo sia il loro comune nemico, possono essere definiti dei “neo-liberal”.

In questa atmosfera politica di cecità e totale confusione, ho riletto il messaggio di Papa Benedetto XVI per la Giornata Mondiale della Pace 2011. È un documento che va alle radici della dottrina sociale cattolica, tanto soddisfacente sotto il profilo intellettuale, quanto “bello” da ammirare. Direi che è un “altro mondo” rispetto al nostro attuale dibattito nazionale; questo è proprio il punto, è un altro mondo, ma in questo mondo e con lo scopo di salvare la nostra umanità dal nichilismo attuale.

Come al solito, mi chiedo quanti cattolici sono preparati per essere testimoni del tipo di vita che il documento descrive e definisce possibile e che corrisponde ai nostri bisogni e desideri. L’interesse dimostrato la scorsa settimana nella Chiesa e tra le personalità politiche e accademiche di Porto Rico per la presentazione di Don Julián Carrón de Il Senso Religioso di Don Giussani, come successo anche al New York Encounter, ci fa sperare che le cose stiano cambiando.

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“I gay? Chiamateli finocchi”

Si scalda la campagna elettorale per le presidenziali in Peru. Sul tavolo della discussione le nozze omosessuali; la Chiesa schieratissima sul fronte del no.
Dopo la sentenza del tribunale di Città del Messico che ha concesso alle coppie omosessuali il riconoscimento degli effetti civili del matrimonio; dopo la sentenza del tribunale centrale messicano che ha imposto l’estensione della pronuncia a tutto il territorio della repubblica federale, assicurando così l’uniforme attuazione della pronuncia, e dopo la legalizzazione delle nozze gay in Argentina, potrebbe toccare al Perù.
CAMPAGNA ELETTORALE – Il paese è in piena campagna elettorale per le elezioni presidenziali, e il tema del riconoscimento delle coppie di fatto anche omosessuali tiene banco nella discussione pubblica.
L’anno scorso il legislatore in Peru ha tentato di introdurre un provvedimento che avrebbe garantito alle coppie gay l’unione civile. La Chiesa cattolica si è schierata contro la legge, sostenendo che si sarebbe trattato di un trucco demagogico. Il tema è tornato in prima linea la scorsa settimana quando il candidato alla carica di vicepresidente Carlos Bruce, del partito Peru Possibile, ha detto al quotidiano El Comercio che le unioni gay “sono parte del nostro programma”. Bruce ha in ogni caso accennato alle unioni civili, dicendo che il matrimonio rimane fuori portata.

E prevedibilmente la Chiesa cattolica del paese non ha cambiato la sua opinione: accanto a chi si è espresso in maniera generica contro l’ipotesi legislativa, c’è anche chi è sceso in campo a toni molto decisi, col chiaro intento di scaldare gli animi.
Pur non menzionando direttamente Bruce, il cardinale Juan Luis Cipriani Thorne di Lima ha sollecitato i cattolici affinchè rigettino le nozze gay. “Il matrimonio è l’unione inscindibile tra un uomo e una donna, nonostante i tentativi di alcuni di proporre altre versioni”, ha detto durante una Messa in commemorazione della fondazione di Lima.
Diversi, e davvero più radicali, i toni di un altro prelato.
L’arcivescovo Luis Bambaren ha detto ai reporter che i politici “stanno solo cercando voti proponendo cose inutili tipo il matrimonio gay. E poi non ho capito perchè si parli di gay. Parliamo in Creolo, o in Castigliano: sono finocchi. Si dice così, no?” ha aggiunto.



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